{"id":31637,"date":"2025-08-12T11:37:01","date_gmt":"2025-08-12T09:37:01","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=31637"},"modified":"2025-08-13T10:42:26","modified_gmt":"2025-08-13T08:42:26","slug":"ue-il-costo-reale-della-guerra-e-dellassenza-di-una-diplomazia-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2025\/08\/12\/ue-il-costo-reale-della-guerra-e-dellassenza-di-una-diplomazia-europea\/","title":{"rendered":"UE.Il costo reale  della guerra e dell\u2019assenza di una diplomazia  europea"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Due conti della serva. I costi sopportati dalla UE\u00a0 per le sanzioni comminate alla Russia e le spese militari a sostegno dell\u2019Ucraina hanno superato ad oggi i 1300 miliardi di EURO. E il caso Italia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Prima&nbsp; ancora del \u201c&nbsp;bacio della pantofola\u201d di Trump a Turnberry, in Scozia, ai bordi di un campo di golf,&nbsp; l\u2019assenza di ogni politica estera e la scelta delle istituzioni europee di indebolire comunque la Federazione Russa sino all\u2019ultimo ucraino \u00e8 costata sinora ai cittadini europei pi\u00f9 di mille trecento&nbsp; miliardi di EURO, quasi due volte il NEXT GENERATION EU e programmi collegati immaginati dopo il COVID. Al di l\u00e0 dei proclami di guerra e della psicosi anti-russa chi pensa nelle istituzioni ai cittadini europei e alla loro compromessa condizione? Procediamo con ordine e definiamo prima il costo puramente economico della interruzione di ogni contatto economico con la Federazione russa.<\/p>\n\n\n\n<p>Come abbiamo gi\u00e0 scritto su PassaParola, dotata di una economia di trasformazione e poco ricca di risorse energetiche, l\u2019Unione europea aveva trovato nella Federazione Russa un fornitore a basso costo di energie indispensabili come il petrolio e il gas, di cui \u00e8 il primo produttore mondiale (terzo per il petrolio) sino alla distruzione del Nord-Stream, che gli permetteva di restare concorrenziale sui mercati internazionali, soprattutto nei suoi settori energivori, come p.e. acciaio e ceramiche. Ma non solo: la Russia \u00e8 anche il terzo produttore di carbone e il terzo produttore di grano e mais del mondo insieme all\u2019Ucraina. Dipendono dalle forniture di grano di Russia ed Ucraina fra l\u2019altro paesi come il Kazakistan, la Turchia, l\u2019Egitto, il Sudan, la Libia, il Libano, l\u2019Algeria, la Tunisia, il Pakistan, lo Yemen e l\u2019Indonesia. Per l\u2019economia europea un gas sostitutivo di quello russo non \u00e8 reperibile n\u00e9 in Algeria, n\u00e9 in Libia, n\u00e9 in Kazakhistan, n\u00e9 in Turkmenistan-Azerbaigian, n\u00e9 nei paesi del Golfo come invece sperato da Boris Johnson con i primi infruttuosi contatti avviati con Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Forse l\u2019Iran potrebbe in parte supplire, ma i gasdotti attraversano la Crimea sotto controllo russo. Ma non basta. Restavano guarda caso gli Stati Uniti con il loro <em>shale gas<\/em> costoso ed inquinante frutto di fracking di strati geologici, che pu\u00f2 arrivare a quattro\/cinque\u00a0 volte il costo del gas di tubo russo (anche per via del processo di trasporto e di rigassificazione). La Russia produce anche alluminio, uranio, palladio, vanadio, germanio, terre rare, tutti componenti che rientrano nelle produzioni europee siderurgiche, metallurgiche, nucleari o di alta tecnologia, per non parlare delle componenti produttive che entrano nel nostro agroalimentare sino al cibo per animali, o nella propulsione dei nostri mezzi di trasporto. Non solo.\u00a0Le ca. 18.000 sanzioni europee approvate sinora, ancora di recente, con il 19\u00b0 treno di sanzioni, mettono anche in questione il delicatissimo insieme del mondo finanziario internazionale facendo mancare la base per molte attivit\u00e0 di assicurazione e riassicurazione che sono alla base delle attivit\u00e0 del mondo bancario europeo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img  loading=\"lazy\"  width=\"604\"  height=\"812\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-31645 pk-lazyload\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 604px) 100vw, 604px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/carlo-.jpg\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/carlo-.jpg 604w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/carlo--223x300.jpg 223w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Per l\u2019Italia,<\/strong> poi, si devono osservare due cose. Un mercato relativamente modesto in dimensione come quello russo \u00e8&nbsp;invece importantissimo per comparti come la moda o l\u2019agroalimentare. In secondo luogo l\u2019Italia ha fra i paesi UE lo stigma di essere caratterizzato da una&nbsp;gravissima diseguaglianza distributiva&nbsp;che ha ormai raggiunto gli indici negativi dei peggiori \u2013 in questo senso \u2013 Paesi OCSE come la Turchia, gli Stati Uniti, Israele, la Gran Bretagna. In altri termini, in Italia esiste una grande massa di poveri che vivono al limite delle risorse per i quali diventa sempre pi\u00f9 una tragedia quotidiana assorbire i rincari comportati dalle sanzioni anti Putin.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora se si vuole dare delle cifre sulle perdite derivanti dalla cooperazione con la Russia, in termini energetici e di scambi commerciali, le stime della maggior parte degli esperti coincidono proprio con le cifre riportate dal Ministero degli esteri russo. Si tratta di un trilione di EURO, 1.000 miliardi di EURO. Questa cifra \u00e8 frutto ad un tempo della fine della cooperazione energetica, del <em>decouplig <\/em>Europa\/Russia, sempre ardentemente desiderato del resto dagli Stati Uniti per il loro egoismo commerciale, ma anche della drastica riduzione del commercio euro-russo. Nel 2013 il valore degli scambi commerciali fra la Federazione Russa e la UE aveva raggiunto il picco di&nbsp; 417 miliardi di EURO , dieci anni dopo, nel 2024,&nbsp; \u00e8 sceso a 60 miliardi, oggi \u00e8 praticamente nullo, almeno sul piano ufficiale. Oggi con il cambio del sistema delle forniture il prezzo del gas naturale in Europa \u00e8 da quattro a cinque volte superiore rispetto al prezzo pagato negli Stati Uniti, mentre l\u2019elettricit\u00e0 costa due o tre volte di pi\u00f9. Per non parlare del caso limite dell\u2019Italia, dove nessun governo di destra o di sinistra ha mai osato&nbsp; staccare il calcolo del prezzo del gas dal prezzo di fonti molto pi\u00f9 costose&nbsp; cui \u00e8 riferito&nbsp; il prezzo finale del gas consumato, con l\u2019effetto di produrre bollette&nbsp; addirittura insostenibili per moltissime famiglie. Anche se \u00e8 ben noto dai notiziari nazionali che l\u2019Italia del Governo Melloni sta invece andando economicamente benissimo, addirittura a gonfie vele.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma un trilione di EURO non basta. Occorre aggiungerci le cifre ufficiali del sostegno UE armato all\u2019Ucraina.&nbsp; Non solo l\u2019UE ha gi\u00e0 speso secondo i dati ufficiali del Consiglio 158,6 miliardi di aiuti militari all\u2019Ucraina, ma si dice pronta a stanziare in armi per altri 800 miliardi, mettendo subito a disposizione degli Stati membri 150 miliardi di prestito per spese militari, con il Fondo <em>Save<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Risultato: ai cittadini europei sono sottratti pi\u00f9 di&nbsp; 1300&nbsp; miliardi, che non ci sono nei bilanci, saranno pagati dalle future generazioni.<\/strong> A cui vanno poi aggiunte le forniture nazionali all\u2019Ucraina dei singoli paesi UE aderenti alla NATO ( 23 su 27) per importi&nbsp; sulla cui natura paesi come l\u2019Italia fanno poi valere il segreto di stato&nbsp; su importi, consistenza e destinazione, rendendo impossibile ogni calcolo motivato.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevamo anche detto all\u2019inizio che non contavamo nel calcolo le conseguenze dell\u2019accordo doganale con gli Stati Uniti, meglio della sottomissione doganale della UE avvenuta in Irlanda sui campi di golf di Trump&nbsp; agli interessi americani.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma dobbiamo perlomeno sottolineare gli impegni militari sottoscritti nell\u2019ambito della NATO al recente vertice dell\u2019Aja. <strong>La recente decisone dell\u2019Aja di far passare al 5% del PIL entro il 2035&nbsp; la spesa militare degli Stati membri <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/2025\/07\/12\/vertice-nato-e-euro\/\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/2025\/07\/12\/vertice-nato-e-euro\/\" target=\"_blank\">NATO<\/a><\/strong>, cio\u00e8 nei i prossimi dieci anni (cio\u00e8 tutti i paesi UE tranne Austria, Cipro, Malta, Repubblica d\u2019Irlanda) ne \u00e8 il corollario piu\u2019 evidente. Innanzi tutto, visto che il riarmo dell\u2019Europa \u00e8 indirizzato verso un nemico indicato come planetario, la Federazione Russa, diamo qualche dato sui rapporti di forza attuale fra UE, Gran Bretagna e Norvegia rispetto alla Federazione Russa che gi\u00e0 oggi va tutto a favore, nonostante il corrente narrativo,&nbsp; della UE e dei suoi alleati. Correggendo gli errori di un noto rapporto puntualmente riportato fra gli altri dal Financial Times sulla spesa russa, l\u2019Osservatorio CPI -Osservatorio dei Conti Pubblici- diretto da Carlo Cottarelli dell\u2019Un. Cattolica di Milano- ha provato&nbsp; come gi\u00e0 pubblicato da PassaParola, che nel 2024 \u00e8 stata a parit\u00e0 di potere di acquisto la spesa militare europea ad eccedere quella russa del 58%. Ma scendendo nei dettagli, una recente configurazione dei rapporti attuali di forza NATO\/Russia secondo le statistiche mondiali delle forze miliari \u00e8 pubblicata da Le Point \u2013 G\u00e9opolitique per il 2025, rivista che appartenente al gruppo editoriale di Fran\u00e7ois Pinault, pu\u00f2 essere difficilmente accusabile di filo-putinismo. Detto in soldoni, il linguaggio delle cifre della fonte citata dimostra chiaramente che la Federazione Russa sta sotto in tutto tranne che in riservisti e sottomarini nucleari.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi, ci si domanda quale sia stata l\u2019urgenza che ha visto la NATO nella sua ultima riunione dell\u2019Aja decidere: \u201c<em>Allies agree that 5% commitment will comprise two essential categories of defence investment\u20263,5% of GDP annually ..to resource core defense equipment\u2026.1,5% to inter alia protect our critical infrastructure, defend our networks, ensure our civil preparedness and resilience<\/em>\u2026\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma a noi interessano soprattutto le cifre conseguenti dell\u2019impegno europeo con la NATO. Affidiamo a questa tavola riassuntiva lo sforzo che l\u2019aumentato impegno militare richieder\u00e0 ai sistemi sociali, sanitari ed educativi degli stati Europei. Senza contare il basso leverage in temine di moltiplicatore\u00a0 degli impieghi del settore militare rispetto ad altri settori concorrenti e di altrettanta se non maggiore importanza (I.A., numerico, spaziale, etc.).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il caso Italia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Se si prende il caso dell\u2019Italia ci si pu\u00f2 domandare come potr\u00e0 passare dall\u20191,5% al 5% del PIL in spese militari promesso all\u2019Aja quando gi\u00e0 spende per la salute e l\u2019educazione\u00a0 cifre di PIL (6,2% contro media UE del 6,8% e 4,1 % contro media UE del 4,7%- rispettivamente con dati aggiornati al 2024) nettamente inferiori a quelle dei principali Stati membri? Infine se manteniamo la promessa di non infierire sul 15% di dazi concessi a Donald Trump dalla presidente della Commissione UE delegata al commercio, Ursula\u00a0 Von der Leyen nata Albrecht, per le importazioni americane di prodotti europei, dobbiamo perlomeno fare un\u2019osservazione capitale sul resto del contenuto della trattativa.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La signora Von der Leyen non solo ha rinunziato a proporre delle contropartite come una tassazione europea sui servizi americani, settore in cui la bilancia americana nei confronti della UE segna un surplus quasi pari al deficit commerciale americano verso l\u2019Europa, ma ha assunto nei confronti di Trump degli impegni politici per i quali non aveva legalmente il minimo mandato<\/strong>. Si tratta dell\u2019impegno ad investimenti europei in USA per 600 miliardi e all\u2019 acquisto di altri 750 miliardi in energia statunitense entro la fine del mandato di Trump, cio\u00e8 entro il gennaio 2029. In questo modo, impegnando l\u2019Europa al di fuori di un preciso mandato, ha ulteriormente indebolito la posizione europea sino a renderla una sottomissione totale, dando a Trump l\u2019argomento dialettico di poter ulteriormente aumentare il livello dei dazi se le condizioni accettate dalla Von der Leyen non fossero concretamente rispettate. <strong>Perch\u00e9 lo ha fatto?<\/strong> Qual \u00e8 stata\u00a0 la sua\u00a0 logica negoziale nell\u2019immaginare la deindustrializzazione dell\u2019Europa o la sua totale dipendenza al 60% dalla energia americana, un livello che non solo \u00e8 costosissimo e rovinoso sotto il profilo economico ed ambientale, ma neppure risponde alle effettive possibilit\u00e0 produttive dell\u2019industria americana? La storia risponder\u00e0 delle ragioni di una tale sottomissione, che porta l\u2019Europa con i suoi 450 milioni di consumatori a non essere altro che un vaso di coccio manzoniano, stritolato fra americani e cinesi. La stessa condizione vissuta dall\u2019emiro afghano Abdurrahman alla fine del 1800, schiacciato fra l\u2019orso russo e il leone britannico. Ma l\u2019Emiro di Ferro aveva almeno una qualit\u00e0: agiva nel rispetto e nella convinzione del miglioramento della vita dei suoi sudditi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Carlo degli Abbati<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Due conti della serva. I costi sopportati dalla UE\u00a0 per le sanzioni comminate alla Russia e le spese militari a sostegno dell\u2019Ucraina hanno superato ad oggi i 1300 miliardi di EURO. 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