{"id":31184,"date":"2025-06-16T18:08:24","date_gmt":"2025-06-16T16:08:24","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=31184"},"modified":"2025-06-16T18:08:25","modified_gmt":"2025-06-16T16:08:25","slug":"referendum-il-flop-fra-amarezza-e-autocritica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2025\/06\/16\/referendum-il-flop-fra-amarezza-e-autocritica\/","title":{"rendered":"Referendum : il flop degli italiani alle urne fra amarezza e autocritica"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Il referendum che si \u00e8 svolto ai primi di giugno non ha raggiunto purtroppo la percentuale di votanti che potesse renderlo valido. Gli italiani hanno disertato le urne, confondendo anche in buona parte la sfiducia nella politica con il diritto\/dovere civico a poter scegliere in prima persona per cambiare ci\u00f2 che non va. Cosa non ha funzionato? da dove si deve ripartire per guadagnare una nuova coscienza civica e politica nel nostro Paese? \u00a0Dove possiamo leggere comunque un segnale positivo\u00a0? Lo abbiamo chiesto a Edoardo Pizzoli e Roberto Serra, due rappresentanti autorevoli della comunit\u00e0 associativa italiana in Lussemburgo, Paese che ha registrato, importante sottolinearlo, fra le \u00a0migliori <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/elezioni.interno.gov.it\/risultati\/20250608\/referendum\/scrutini\/estero\/1238\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/elezioni.interno.gov.it\/risultati\/20250608\/referendum\/scrutini\/estero\/1238\" target=\"_blank\">partecipazioni <\/a>al voto degli italiani residenti all\u2019estero<\/strong> <\/p>\n\n\n\n<p><strong>Edoardo Pizzoli (presidente Inca CGIL Lussemburgo e presidente ANPI Lussemburgo)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il risultato del Referendum dell\u20198-9 giugno scorso ci permette di fare due importanti riflessioni sulla vita democratica del nostro amato Paese. Purtroppo c\u2019\u00e8 stato un partito ostile all\u2019 <em>iniziativa legislativa del popolo\u00a0<\/em> e all\u2019istituto democratico del referendum sin dall\u2019Assemblea Costituente italiana e dall\u2019introduzione dell\u2019articolo 75 della Costituzione. Si dovr\u00e0 attendere infatti la Legge n. 352 del 1970 per l\u2019attuazione del principio costituzionale (ben 25 anni dopo!). Umberto Terracini, uno dei padri della nostra Costituzione Repubblicana, Presidente dell\u2019Assemblea Costituente, citava ad esempio in un discorso al Senato del 1951 \u00a0\u2018\u2019la voce dell\u2019onorevole Zotta (Democratico Cristiano) che a forza di parlarci di esplosioni simboliche e allegoriche ha probabilmente finito per credere lui stesso di trovarsi oggi, in quest\u2019Aula, di fronte se non ad un fatto rivoluzionario, quanto meno a un ordigno dinamitardo. No, il referendum non \u00e8 nulla di ci\u00f2. E nulla c\u2019\u00e8 nella nostra Costituzione che possa anche lontanamente essere paragonato ad un\u2019esplosione\u2019\u2019. Il referendum non implica pericoli per la nostra vita nazionale; ma rappresenta invece un riparo contro pericoli che forse gi\u00e0 maturano,\u00a0\u00bbmolti oggi sono qui nel loro intimo sfavorevoli all\u2019istituto del <em>referendum<\/em>\u2019\u2019. Questa ostilit\u00e0 degli avversari aperti o nascosti dell\u2019istituto del referendum, purtroppo (e va ricordato alle nuove generazioni) ha una lunga storia ed \u00e8 ancora presente.\u00a0 <strong>L\u2019invito al non voto, il quorum elevato per la sua validit\u00e0, la possibilit\u00e0 di formulare solo quesiti referendari abrogativi, la scelta delle date del voto, sono ostacoli evidenti a chiunque<\/strong>, posti affinch\u00e9 questo istituto fallisca nella sua applicazione concreta; fallisca ovvero la democrazia \u2018\u2019realizzata\u2019\u2019 che dovrebbe andare oltre il richiamo dei sui principi teorici. <strong>Un secondo spunto di riflessione <\/strong>\u00e8 stato dato dal modo in cui sono stati presentati e discussi pubblicamente i contenuti dei quesiti referendari. Questo, nello specifico, dei quattro quesiti che riguardavano <strong>il lavoro<\/strong>, uno dei cardini fondamentali della nostra Costituzione Repubblicana, che si collegavano con il quinto quesito che dava diritto di cittadinanza ai lavoratori stranieri nel nostro Paese. I cittadini italiani potevano spingere il legislatore a \u00abporre fine alla precariet\u00e0, alle morti sul lavoro, ai licenziamenti ingiusti\u00bb, citando in questo caso Maurizio Landini. Ci si sarebbe aspettato un approfondimento e una divulgazione delle \u00a0\u2018\u2019vitali\u2019\u2019 questioni in ballo, dati alla mano, dopo 10 anni dall\u2019applicazione del <em>Jobs Act<\/em>, \u00a0che tratta la riforma della legislazione italiana in senso \u2018\u2019iberista\u2019\u2019 del mercato del lavoro, dopo le \u00a0sudate\u00a0conquiste dello Statuto dei lavoratori del Maggio 1970. Argomenti che interessavano tutti, giovani e anziani, lavoratori o meno, in Italia o all\u2019estero, di ogni colore politico. Nulla di tutto questo: <strong>tutti i principali partiti e i grandi media hanno presentato il referendum superficialmente <\/strong>come un voto pro o contro il governo attuale di centro-destra. Un voto risultato poco interessante ai pi\u00f9, visto che si conoscevano gi\u00e0 gli orientamenti degli elettori e quindi, come risultato politico, una sconfitta annunciata dell\u2019attuale centro-sinistra. E l\u2019istituto del referendum?\u00a0 Umiliato, come umiliate le questioni vitali poste per milioni di cittadini italiani (e non solo).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Roberto Serra (presidente Circolo Ricreativo e Culturale \u201cEugenio Curiel\u201d)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il risultato dei 5 referendum dell\u20198 e 9 giugno \u00e8 stato, tecnicamente, una sconfitta. Tecnicamente perch\u00e9 la legge che regola le consultazioni referendarie in Italia impone che si rechi alle urne il 50 pi\u00f9 uno per cento degli aventi diritto al voto. E, dunque, una sconfitta per chi ha promosso i 5 quesiti referendari. Ricordiamo: i 4 sul lavoro promossi dalla CGIL e il quinto sulla cittadinanza promosso da +Europa e altre formazioni politiche di ispirazione socialista e progressista. La sconfitta, ovviamente, riguarda anche quelle forze politiche e quella parte del mondo associativo che hanno sostenuto la battaglia referendaria: PD, M5S e AVS in primis. Tuttavia, quella parte della politica che si dedica alle analisi del voto insegna che sarebbe ingeneroso, oltre che superficiale, fermarsi al dato \u201ctecnico\u201d citato poc\u2019anzi.\u00a0<strong>Il voto \u00e8 un dato numerico che sempre contiene in s\u00e9 un dato politico.<\/strong> E anche riguardo a quest\u2019ultimo bisogna cercare di andare oltre lo schema, tanto di moda in questa epoca manicheistica \u201cvincitori-vinti\u201d. Il dato numerico del referendum dell\u20198 e 9 giugno scorsi ci dice che poco pi\u00f9 del 30% degli aventi diritto al voto si sono recati alle urne. In termini numerici assolut<strong>i poco oltre 14 milioni di votanti<\/strong>. Se da un lato siamo ben lontani dal quorum di met\u00e0 pi\u00f9 uno di poco oltre 25 milioni di aventi diritto al voto, dall\u2019altro siamo gi\u00e0 di dieci punti percentuali oltre il dato di affluenza dell\u2019ultima consultazione referendaria del giugno 2022 (il pacchetto di referendum sulla giustizia). Insomma, il dato conferma la disaffezione degli italiani a questa forma di democrazia diretta, <strong>ma abbiamo assistito ad una sorta di \u201csussulto\u201d di partecipazione che \u00e8 gi\u00e0, di per s\u00e9, un indicatore importante. <\/strong>Degli oltre 14 milioni di votanti, circa 13 milioni hanno votato S\u00cc, e cio\u00e8 hanno accolto le indicazioni dei promotori di modificare alcune norme del <em>Jobs Act<\/em> e quelle relative alla sicurezza sui posti di lavoro. Difficile derubricare un risultato di questo tipo semplicemente come una \u201csconfitta\u201d. <strong>13 milioni di italiane e italiani hanno chiesto di poter lavorare in sicurezza, di avere maggiori tutele sul posto di lavoro e di vincolare le imprese a una responsabilit\u00e0 sociale pressoch\u00e9 sconosciuta al mercato imprenditoriale italiano. <\/strong>Tecnicamente \u00e8 certamente una sconfitta, come gi\u00e0 detto. Politicamente, invece, \u00e8 stata conferita una dimensione e data una voce a una parte consistente del Paese che pensa che il lavoro non \u00e8 solo o anzitutto merce, ma soprattutto luogo di dignit\u00e0, crescita personale e professionale, \u00a0apprendimento. \u00a0<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Una considerazione a parte merita il voto del referendum sulla cittadinanza.<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel gi\u00e0 citato quadro di una sconfitta tecnica, i votanti per il S\u00cc sono sotto i 10 milioni. Il dato politico rilevante \u00e8 che circa 3 milioni di elettori che hanno votato per un allargamento dei diritti nel mondo del lavoro hanno, invece, optato per un \u201ccongelamento\u201d del diritto di cittadinanza a chi non \u00e8 italiano. Detto altrimenti, anche nel fronte \u201cprogressista\u201d si teme quella che potremmo definire \u201cla regina\u201d delle aperture. E cio\u00e8 la facilitazione a diventare cittadini, a pieno titolo, per oltre 5 milioni di stranieri che contribuiscono, anch\u2019essi lavoratori, alla ricchezza di un Paese troppo ripiegato su se stesso, invecchiato e incerto sul proprio futuro.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>RED<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il referendum che si \u00e8 svolto ai primi di giugno non ha raggiunto purtroppo la percentuale di votanti che potesse renderlo valido. 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