{"id":29054,"date":"2024-12-09T10:00:45","date_gmt":"2024-12-09T09:00:45","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=29054"},"modified":"2024-12-09T10:29:57","modified_gmt":"2024-12-09T09:29:57","slug":"il-neoplatonismo-ecologico-dellue-dopo-le-automotive-si-attacca-al-trasporto-marittimo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2024\/12\/09\/il-neoplatonismo-ecologico-dellue-dopo-le-automotive-si-attacca-al-trasporto-marittimo\/","title":{"rendered":"Il neoplatonismo ecologico dell\u2019UE dopo le automotive si attacca al trasporto marittimo"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Si \u00e8 svolto nel giugno scorso a Roma il workshop \u201cPronti per il 55%? Sfide e opportunit\u00e0 del FuelEU Maritime\u201d organizzato dal Gruppo Giovani di Confitarma, in collaborazione con RINA e Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto \u2013 Guardia Costiera. Al centro del confronto le principali criticit\u00e0 del Regolamento FuelEU Maritime, che fra pochi giorni, il 1\u00b0 gennaio 2025, entrer\u00e0 in vigore e sar\u00e0 applicato alle navi che operano da\/verso l\u2019Unione Europea, ponendo numerose sfide agli armatori da un punto di vista sia amministrativo che economico<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img  loading=\"lazy\"  width=\"1024\"  height=\"435\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-29057 pk-lazyload\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/CARLO-FuelEU-1-1024x435.jpg\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/CARLO-FuelEU-1-1024x435.jpg 1024w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/CARLO-FuelEU-1-300x127.jpg 300w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/CARLO-FuelEU-1-768x326.jpg 768w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/CARLO-FuelEU-1-800x340.jpg 800w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/CARLO-FuelEU-1-1160x493.jpg 1160w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/CARLO-FuelEU-1.jpg 1486w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Argomento non trascurabile per l\u2019Europa dato che la flotta mondiale ha speso in media il 17% del proprio impiego totale in un anno in viaggi europei e il 38% delle unit\u00e0 sopra le 5 mila tonnellate di stazza ha toccato almeno una volta il Continente. Ma non si tratta solo di navi extra large per rinfuse liquide o solide, di tanker, portacontainer, grossi multi-purpose, ma anche di roll-on roll-off , di navi traghetto. Il pacchetto comunitario FIT FOR 55 si articola in due provvedimenti: la FuelEU citata per la riduzione progressiva del GHg (gas ad effetto serra) e l\u2019 <em>European Trading System<\/em> ( ETS) gi\u00e0 adottato rivolto alle riduzioni delle emissioni di anidride carbonica. Anche qui come per il Green Deal le autorit\u00e0 europee hanno scelto la via della mandate policy, delle politiche vincolanti, assistite da scadenze e sanzioni, come per l\u2019automotive.<br>Come affermato da pi\u00f9 parti ed in particolare dal presidente dell\u2019italiana Confitarma, Mario Zanetti, \u201cil Green Deal europeo non \u00e8 adeguato n\u00e9 per i tempi n\u00e9 per le modalit\u00e0. Le normative locali \u2013 in particolare <em>ETS e FuelEu Maritime<\/em>\u201d sono disallineate, per approccio e obiettivi rispetto a quelle dell\u2019IMO (international Maritime Organisation) a livello internazionale e generano in questo modo un aggravio gestionale e una distorsione di mercato\u201d, questo nonostante l\u2019impegno profuso dall\u2019armamento nazionale italiano nella transizione ecologica.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Ora l\u2019IMO \u2013 the International Maritime Organization \u2013 United Nations specialized agency with responsibility for the safety and security of shipping and the prevention of marine and atmospheric pollution by ships \u2013 ha gi\u00e0 fissato a livello globale delle norme meno stringenti di quelle europee cui si \u00e8 gi\u00e0 conformato il naviglio mondiale. L\u2019idea di dare al mondo un esempio come Europa di una superiore purezza ecologica potrebbe mettere cos\u00ec in grave disagio economico anche il settore marittimo come gi\u00e0 \u00e8 avvenuto per l\u2019automotive nei confronti della concorrenza mondiale. Non perch\u00e9 l\u2019obiettivo non sia nobile, ma perch\u00e9 i provvedimenti sono stati platonicamente adottati in maniera autoreferenziale sulla testa di operatori, consumatori, mercati. Gi\u00e0 provocando, per mancanza di coscienza e attenzione alle vie di concreta realizzazione della misura, il disastro dell\u2019unica industria europea manifatturiera che funzionava, l\u2019automobilistica, gettando sul lastrico centinaia di migliaia di lavoratori impegnati nella produzione delle auto a propulsione termica.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Elemento chiave del pacchetto &#8220;Pronti per il 55%&#8221; l\u2019 Iniziativa FuelEU Maritime adottata dal Consiglio il 25 luglio 2023 ha la lodevole intenzione di contribuire alla decarbonizzazione del settore marittimo, grazie alla quale un maggior numero di combustibili rinnovabili e a basse emissioni di carbonio ridurr\u00e0 l&#8217;impronta di carbonio del settore marittimo nell&#8217;UE.<br>Ma il provvedimento appare completamente astratto rispetto alla situazione operativa reale del naviglio europeo. Per Salvatore d\u2019Amico, proprietario di una delle pi\u00f9 importanti flotte mondiali di navi portarinfuse e di navi cisterne \u201cLa prossima entrata in vigore del FuelEU \u00e8 un tema delicato\u2026.Spesso, purtroppo, le norme non tengono sufficientemente conto della voce dell\u2019industria e, soprattutto, delle tecnologie effettivamente disponibili.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p><br>Non ci sono dubbi, tenendo conto che l\u2019iniziativa FuelEu si congegna, come gi\u00e0 il provvedimento sull\u2019automotive non su misure di accompagnamento per favorire il graduale mutamento produttivo, ma su termini perentori e sanzioni che possono arrivare per gli armatori, come calcola l\u2019istituto specializzato Clarksons, sino a 58 mila USD al giorno. Il calendario europeo prevede in effetti una riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra che vanno dal 91,6% del 2020 sino al 18,23% del 2050 quando si raggiunger\u00e0 una riduzione dell\u201980% delle emissioni.<br>Se l\u2019unica via per evitare le sanzioni -previste anche per le imprese automobilistiche, che non vendono l\u2019elettrico dato che nessuno aveva pensato in anteprima a preparare una capillare rete distributiva di refilling (con la fornitura passata a 7 ampere nei garage della capitale granducale il settore elettrico andrebbe oggi direttamente in tilt) \u2013 \u00e8 decarbonizzare e rendere pi\u00f9 verde la flotta, non sempre \u00e8 possibile seguire le tempistiche inventate dall\u2019UE, semplicemente perch\u00e9 gli obiettivi stabiliti dal pacchetto FIT FOR 55 per il settore marittimo, secondo il presidente della ASSARMATORI Stefano Messina, \u201cnon sono sufficientemente realistici. <\/p>\n\n\n\n<p>Di conseguenza il alcuni casi sono diventati uno shock per il settore, soprattutto per i segmenti pi\u00f9 fragili\u201d. Nel Mediterraneo non circolano solo portacontainers ma roll on \/roll off e navi traghetto spesso di cabotaggio con le isole. In questo modo il provvedimento europeo finisce per sanzionare armatori che usano carburanti tradizionali anche quando questi non hanno di fatto alternative percorribili su larga scala, come aggiunge ancora Stefano Messina. Il che comprova che l\u2019approccio che sottende l\u2019iniziativa europea ha dimenticato le condizioni del mercato europeo in nome di una sorta di affermazione di un primato ecologico neo-platonico, che \u00e8 del resto autistico, dato che non compara con una colpevole sineddoche olistica l\u2019Europa nelle sue modeste dimensioni con il resto del mondo. Rendendo problematiche le condizioni operative delle stesse industrie europee indebolendone le capacit\u00e0 concorrenziali proprio con il resto del mondo. Con una sola via d\u2019uscita: fare cambiare al pi\u00f9 presto la regolamentazione europea \u2013 cio\u00e8 il regolamento e la direttiva in vigore \u2013 per la stessa sopravvivenza della industria marittima europea.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Carlo degli Abbati<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Professore associato di Politica economica e Finanziaria insegna Diritto dell\u2019Unione Europea e Organizzazioni Internazionali al Dip. di Lingue e Culture Moderne dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Genova. Gi\u00e0 docente di Economia dello Sviluppo presso lo stesso Ateneo e di Storia dei Paesi musulmani presso il Dip. di Lettere e Filosofia dell\u2019Universit\u00e0 di Trento<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Si \u00e8 svolto nel giugno scorso a Roma il workshop \u201cPronti per il 55%? 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