{"id":28905,"date":"2024-11-26T06:46:51","date_gmt":"2024-11-26T05:46:51","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=28905"},"modified":"2024-11-26T06:48:37","modified_gmt":"2024-11-26T05:48:37","slug":"matteotti-dalliperuranio-del-mito-alla-storia-intervista-al-prof-fimiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2024\/11\/26\/matteotti-dalliperuranio-del-mito-alla-storia-intervista-al-prof-fimiani\/","title":{"rendered":"Matteotti, dall&#8217;iperuranio del mito alla storia. Intervista al prof. Fimiani"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Un libro che si attendeva (Ridolfi). Un libro diverso (Rapone). Cos\u00ec \u00e8 stato definito il volume &#8220;Un&#8217; idea di Matteotti. Un secolo dopo&#8221;<\/strong> <strong>(edito <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.mariettieditore.it\/libro\/9788821101182-un-idea-di-matteotti\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/www.mariettieditore.it\/libro\/9788821101182-un-idea-di-matteotti\" target=\"_blank\">Marietti1820<\/a>, 2024) che Enzo Fimiani, professore di Storia contemporanea all&#8217;Universit\u00e0 &#8220;G. D&#8217;Annunzio&#8221; di Chieti-Pescara, \u00e8 stato invitato a presentare il prossimo venerd\u00ec 29 novembre (ore 19) alla Libreria italiana di Lussemburgo dalla sezione <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.anpi.it\/unidea-di-matteotti-un-secolo-dopo\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/www.anpi.it\/unidea-di-matteotti-un-secolo-dopo\" target=\"_blank\">ANPI-Lussemburgo<\/a> e dal Circolo &#8220;E.Curiel&#8221; in occasione dei 100 anni dalla morte.  Modera  Maria Luisa Caldognetto. Ne abbiamo parlato con l&#8217;autore<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-28906 pk-lazyload\"  width=\"451\"  height=\"638\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 451px) 100vw, 451px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/matteotti_finale-724x1024.png\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/matteotti_finale-724x1024.png 724w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/matteotti_finale-212x300.png 212w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/matteotti_finale-768x1086.png 768w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/matteotti_finale-1086x1536.png 1086w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/matteotti_finale-800x1132.png 800w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/matteotti_finale-1160x1641.png 1160w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/matteotti_finale.png 1414w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Nel suo libro, cosa emerge di nuovo o di poco conosciuto sulla figura di Giacomo Matteotti e sul suo sacrificio per la democrazia italiana?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In una recensione firmata da uno degli storici italiani pi\u00f9 autorevoli, Maurizio Ridolfi, \u00e8 stato scritto che questo era \u201cil libro che si attendeva\u201d. In una delle ventiquattro presentazioni dall\u2019uscita del volume che, in Italia e in Francia, hanno finora preceduto quella che si terr\u00e0 a Lussemburgo il 29 novembre, un altro storico italiano molto noto e autorevole, Leonardo Rapone, l\u2019ha invece definito \u201cun libro diverso\u201d. Mi permetto di pensare che simili giudizi su un lavoro che, non a caso, si intitola \u201cUn\u2019idea di Matteotti, un secolo dopo\u201d (Bologna, Marietti1820 editore, 2024), vadano al di l\u00e0 dei graditi e forse immeritati riconoscimenti, che pure da soli gi\u00e0 compensano la fatica di averlo condotto a termine. Essi esprimono bene gli obiettivi di fondo dell\u2019opera, dai quali sono partito, quando appunto ho avuto \u201cl\u2019idea\u201d, complicata, di avventurarmi anch\u2019io all\u2019interno di questo centenario dell\u2019assassinio di Giacomo Matteotti.<\/p>\n\n\n\n<p>Un libro che in realt\u00e0 non volevo scrivere. Sapevo infatti che decine di pubblicazioni, di varia natura e consistenza, sarebbero uscite nel 2024. Intendevo dunque evitare di scrivere il \u201csolito\u201d libro su Matteotti, che si perde in mezzo a tanti altri e che finisce per ripercorrerne le vicende pi\u00f9 classiche, magari solo con altre parole, incentrandosi soprattutto sui due momenti pi\u00f9 clamorosi, il ben noto discorso del 30 maggio e poi delitto, nel 1924, e poi il farsesco processo del 1926. Per di pi\u00f9, vi sono specialisti che all\u2019uomo politico socialista hanno dedicato una vita di studi e ricerche, come Mauro Canali o Stefano Caretti, i quali hanno ormai delineato in modo del tutto attendibile i principali passaggi della parabola in vita di Matteotti.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, quando infine mi sono lasciato convincere dall\u2019editore (una gloriosa casa editrice dell\u2019Ottocento italiano, poi fallita qualche anno fa e ora rinata su nuove basi, rilanciata con alla guida un gruppo di giovani donne di grande valore), l\u2019ho fatto solo perch\u00e9 volevo tentare, pur in tutta modestia, di scrivere un libro \u201cdiverso\u201d. In altri termini: intendevo muovermi al di fuori, per quanto possibile, dei canoni matteottiani, battendo un terreno almeno in parte differente e adottando strumenti interpretativi non troppo influenzati da una lunga narrazione attorno a uno degli uomini politici pi\u00f9 importanti della storia dell\u2019Italia unita.<\/p>\n\n\n\n<p>La \u201cdiversit\u00e0\u201d del libro consiste nel fatto che al centro dell\u2019interesse si colloca non tanto e non solo la sua vicenda in s\u00e9, quanto quella che definisco la seconda vita di Matteotti, o se vogliamo la sua \u201csecond life\u201d, con una locuzione pi\u00f9 consona alla presente et\u00e0 digitale. Un tempo che comincia esattamente al momento della sua uccisione per mano di un gruppo organizzato al servizio del ministero dell\u2019Interno del governo fascista (ergo: di Mussolini medesimo, essendo egli allora, come di fatto per tutto il periodo del regime, non solo \u201cduce\u201d ma al contempo anche ministro dell\u2019Interno, la qual cosa spesso ci si dimentica di sottolineare). Dall\u2019istante del delitto, prende avvio la lunga memoria matteottiana, durata finora gi\u00e0 un secolo, assai di pi\u00f9 della sua (breve) vita carnale tra 1885 e 1924.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi interessava, cio\u00e8, capire il Matteotti \u201cmemorato\u201d. Come la memoria attorno a lui si \u00e8 evoluta nel tempo? Quanto \u00e8 mutata, si \u00e8 rimodulata a seconda delle stagioni politiche, oppure \u00e8 stata usata, pervertita, diluita, annacquata? E perch\u00e9 si sono verificati questi fenomeni? Un secolo di memorie, potremmo dire, che questo volume prova, in tutta modestia, a seguire, sviscerare, capire, interpretare. Anche in ragione del fatto che intorno a Matteotti si \u00e8 in effetti accumulata una tale massa di memorie, da renderlo oggi, per alcuni versi, irriconoscibile, quasi confuso in una nebbia rispetto alla sua esistenza reale, al concreto contesto storico nel quale ha operato, si \u00e8 impegnato, ha lottato, ed \u00e8 stato assassinato. Un contesto che assume soprattutto i contorni del fascismo, naturalmente. Partendo da prospettive del genere, si pu\u00f2 in breve dire che i cardini interpretativi del libro si muovano su due assi principali.<\/p>\n\n\n\n<p>Da un lato, il mito di Matteotti: l\u2019eroe, il martire, sono dimensioni dalle quali egli non sfugge e che, mentre ovviamente lo definiscono (perch\u00e9 \u00e8 senza dubbio anche eroe e martire), al contempo in qualche modo lo ingabbiano in un pantheon senza tempo, allontanandolo dalla sua storia concreta e dalle motivazioni per cui \u00e8 stato ucciso, e dalle responsabilit\u00e0 di questo assassinio. Il volume perci\u00f2 tenta di decostruire la mitologia matteottiana, per renderlo invece nelle sue complessit\u00e0 storiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Dall\u2019altro lato, questa \u201cIdea di Matteotti\u201d prova a comprendere le ragioni che stanno alla base di un mito memoriale che spesso finisce per porre l\u2019uomo politico socialista in una specie di teca, come una sorta di santino laico, innocuo e dunque buono per tutte le stagioni. Non un uomo in carne ed ossa ma un mito, pi\u00f9 facile da \u201cmaneggiare\u201d, tanto per chi \u00e8 erede di coloro che, del Matteotti in vita e dei suoi ideali, era stato feroce avversario o almeno di certo non amico, quanto per molti dei suoi stessi compagni di strada. Matteotti infatti \u2013 \u00e8 una delle tesi principali del libro \u2013 \u00e8 stato scomodo per tutti, sia in vita, sia post mortem: nemici, avversari, amici (molti, falsi amici), compagni di lotta. Per tutte le famiglie politiche italiane, guardare Matteotti negli occhi ha significato e significa dover fare i conti con i propri scheletri nell\u2019armadio, con errori, limiti, manchevolezze, incoerenze di un passato politico del \u2018900 che nell\u2019Italia repubblicana \u00e8 ancora vivo, e pesa. Se la destra naturalmente fatica a rapportarsi con Matteotti, e se le famiglie liberali e cattoliche, dopo averlo tanto osteggiato in vita, hanno dovuto trovare proprio nel mito dell\u2019eroe e del martire la scorciatoia per elaborarne la scomoda memoria e diventarne \u201camiche\u201d, \u00e8 anche la stessa sinistra italiana che, filtrate nella vicenda matteottiana, nella coerenza etica del politico, nel suo sforzo unitario contro il fascismo che pure si rivela un fallimento, pu\u00f2 leggere le tragedie del suo Novecento, le scissioni, le lacerazioni, gli smottamenti ideali rispetto alla sua idea originaria.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come il contesto storico e politico dell\u2019epoca ha influenzato il messaggio e l\u2019eredit\u00e0 di Matteotti nel panorama italiano ed europeo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra delle tesi che il libro propone pu\u00f2 forse rispondere a questa domanda. Nelle pagine del volume si sostiene che, se davvero si vuole capire Matteotti e il suo tempo, \u00e8 proprio al suo reale contesto storico che bisogna ritornare. Occorre cio\u00e8 riportare Matteotti dall\u2019iperuranio del mito alla storia, per cos\u00ec dire. Un contesto storico e politico da cui l\u2019eroicit\u00e0 mitizzata e la sacralit\u00e0 quasi religiosa del suo martirologio lo hanno invece progressivamente allontanato, spesso in maniera voluta, appunto, per renderlo pi\u00f9 digeribile per tutti, pi\u00f9 inoffensivo.<\/p>\n\n\n\n<p>La dimensione concreta nella quale egli si \u00e8 mosso \u00e8 invece fondamentale per comprendere e interpretare il senso della sua vita ma anche e soprattutto le sue eredit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Matteotti, infatti, sta dentro i drammi delle democrazie del Novecento. Nelle sue battaglie per la centralit\u00e0 del parlamento rispetto al potere esecutivo, per la giustizia sociale, per la democrazia minacciata dall\u2019anti-democrazia, c\u2019\u00e8 tutta la storia tormentata dell\u2019idea democratica e del cortocircuito rispetto alla prassi. Sono questioni, queste, che certo non riguardano soltanto l\u2019Italia, ma almeno l\u2019Europa tutta. Peraltro, Matteotti \u00e8 stato un politico di respiro europeo, che viaggiava, conosceva mondi diversi, parlava molte lingue, studiava, si informava al di l\u00e0 dell\u2019orticello italiano.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi, Matteotti sta dentro la storia del fascismo, naturalmente, con tutte le eredit\u00e0 che essa ha lasciato all\u2019Italia democratica e repubblicana, e che ancora fanno sentire i loro effetti nella nostra attualit\u00e0 di questo secolo XXI. Anche oggi, infatti, i disagi che vivono le democrazie hanno molto a che fare con il tempo concreto di Matteotti. E, per noi italiani, il fascismo \u00e8 quel \u201cpassato che non passa\u201d che lacera ancora la nostra vita pubblica. Per gli europei tutti, poi, i termini fascisme, in area anglosassone e francofona, e Faschismus in quella germanofona, ancora oggi indicano un regime anti-democratico tout court, di cui l\u2019esperienza fascista italiana \u00e8 stata un autentico modello a livello continentale, ispirando e influenzando tutti i regimi sorti tra le due guerre mondiali, dalla Grecia alla Germania, dal Portogallo alla Spagna, dalla Romania alla stessa vicenda di Vichy in Francia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Che insegnamenti possiamo trarre dalla vicenda di Matteotti per affrontare le attuali minacce alla democrazia e ai diritti civili?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Almeno tre.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo riguarda appunto la fondamentale inconciliabilit\u00e0 tra assetti democratici di uno Stato e impianti che in senso lato possiamo definire pi\u00f9 \u201cautoritari\u201d. Non esiste, non pu\u00f2 esistere un\u2019autentica democrazia in modelli (ne vediamo tanti anche nel nostro panorama europeo di oggi, si parla persino di \u201cdemocratura\u201d) che pur lasciando intatte le forme della democrazia le svuotano della loro sostanza. Rinunciare a parti della democrazia concreta per avere in cambio societ\u00e0 all\u2019apparenza pi\u00f9 \u201cordinate\u201d, significa aprire il varco a regimi anti-democratici. Questo, Matteotti l\u2019aveva capito prima di tutti i suoi compagni di strada, gi\u00e0 dal 1920 o 1921: il fascismo non era un movimento poi partito politico come gli altri, magari pi\u00f9 di destra, che dunque si proponeva di governare nella \u201cnormale\u201d alternanza democratica. No: il fascismo aveva, in s\u00e9, una natura totalitaria, che intendeva rovesciare la democrazia, per farsi tutt\u2019uno con lo Stato.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo insegnamento: la divisione, l\u2019equilibrio e l\u2019assoluta indipendenza reciproca dei tre poteri fondamentali dello Stato \u2013 legislativo, esecutivo, giudiziario \u2013 costituiscono l\u2019architrave irrinunciabile di una democrazia. La quale si fonda sul ruolo fondamentale dell\u2019assemblea legislativa, luogo deputato a dare sostanza al confronto, alla pluralit\u00e0 naturale e alle variabili degli assetti democratici. Matteotti ne \u00e8 stato il testimone pi\u00f9 coerente e consequenziale. Non \u00e8 il potere esecutivo, di governo, a caratterizzare le democrazie, visto che governi forti esistono, naturalmente e ancor meglio, nelle dittature, bens\u00ec sono i parlamenti. Ogni volta che, in storia, c\u2019\u00e8 stato un forte disequilibrio a favore del potere esecutivo, lo sbocco \u00e8 stato quasi sempre in regimi non democratici, in varia misura, autoritari, dittatoriali, totalitari.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, il terzo insegnamento: si pu\u00f2 far parte del ceto politico anche in un modo diverso rispetto all\u2019oggi, cio\u00e8 studiando, impegnandosi, lasciando da parte la vuota retorica o la spettacolarizzazione mediatica. Matteotti ne \u00e8 stato l\u2019emblema, e perci\u00f2, oggi, \u00e8 cos\u00ec inattuale: non era un retore n\u00e9 un parolaio, bens\u00ec ogni suo intervento (parlamentare, sempre) si basava su fatti, cifre, dati, studio costante, logica, coerenza. E perci\u00f2, per il fascismo, egli \u00e8 stato l\u2019Arcinemico. Perch\u00e9 non si limitava a fare polemica ma lo incalzava sui fatti, ne svelava limiti, omissioni, errori, violenze, inadeguatezze, incalzando il governo mussoliniano sul piano concreto, mettendolo dunque spalle al muro, denudandolo degli orpelli propagandistici, in certo modo. Un antifascista consequenziale e, dunque, pericoloso: questo era Matteotti.<\/p>\n\n\n\n<p>(Red\/se.pc.mgg)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Un libro che si attendeva (Ridolfi). Un libro diverso (Rapone). Cos\u00ec \u00e8 stato definito il volume &#8220;Un&#8217; idea di Matteotti. Un secolo dopo&#8221; (edito Marietti1820, 2024) che Enzo Fimiani, professore di Storia contemporanea all&#8217;Universit\u00e0 &#8220;G. 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