{"id":28835,"date":"2024-11-20T16:03:43","date_gmt":"2024-11-20T15:03:43","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=28835"},"modified":"2024-11-20T17:43:17","modified_gmt":"2024-11-20T16:43:17","slug":"il-bazar-international-tra-le-polemiche-unitaliana-racconta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2024\/11\/20\/il-bazar-international-tra-le-polemiche-unitaliana-racconta\/","title":{"rendered":"Il Bazar International tra le polemiche. Un&#8217;italiana racconta"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Tenutosi lo scorso fine settimana(15-17 novembre) l&#8217;appuntamento annuale di raccolta fondi, i cui profitti sono devoluti a progetti umanitari in ogni angolo del mondo, \u00e8 da sempre considerato come una festa multiculturale prenatalizia che attira, ogni anno, migliaia di visitatori nei padiglioni del <em>LuxExpo The Box<\/em> nel quartiere Kirchberg della capitale del Granducato.<\/strong> <strong>Quest&#8217;anno per\u00f2, a causa della situazione geopolitica internazionale, la presenza dello stand di Israele \u00e8 stata considerata da molti residenti come ingiusta se confrontata alla mancanza dello stand rappresentante la Palestina. Nonostante il &#8220;Collectives for Palestine&#8221;, la piattaforma di associazioni  nata per difendere il diritto all&#8217;autodeterminazione e lavorare insieme per la pace, l&#8217;uguaglianza e la giustizia &#8211;  avesse gi\u00e0 espresso le sua preoccupazioni per la presenza dello stand israeliano e per il rafforzamento delle misure di sicurezza che quest&#8217;anno sono state senza precedenti, tuttavia sono state rilevate aggressioni personali ed episodi di discriminazione; ad alcuni visitatori filopalestinesi \u00e8 stato negato l&#8217;ingresso ed altri, che indossavano la  kefiah<\/strong>, <strong>sono potuti entrare solo scortati dal personale di sicurezza. <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>L&#8217;italiana Martina Patone ci ha inviato la sua testimonianza<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Luned\u00ec mattina, i giornali parlavano del Bazar Internazionale come di un evento festoso e spensierato. Descrivevano la folla, i loro diversi accenti e il suono delle empanadas che sfrigolavano nelle friggitrice. I resoconti mettevano in evidenza i fondi raccolti, perch\u00e9, dopotutto, in un evento dove tutti i proventi sono destinati a organizzazioni benefiche in tutto il mondo, ci\u00f2 che conta davvero sono i soldi raccolti.<br>Si accennava anche al fatto che alcune persone erano in piedi fuori dal <em>LuxExpo<\/em> a Lussemburgo citt\u00e0, con bandiere palestinesi e cartelli scritti a mano. Fermavano i passanti e raccontavano storie che per\u00f2, per qualche motivo, non sono sembrate abbastanza rilevanti da essere raccontate.<br>Al Bazar ci sono pi\u00f9 di 60 stand, ognuno rappresentante di un Paese diverso. Dopo un anno di assenza per motivi di sicurezza, quest&#8217;anno \u00e8 tornato lo stand di Israele. \u00c8 di un bianco luminoso, con la scritta &#8220;Israel&#8221; in azzurro, in alto sul soffitto, ripetuta sui quattro lati. Qualcuno lo definir\u00e0 &#8220;uno dei pi\u00f9 visibili&#8221;. A poca distanza si trova lo stand del Libano, composto da tavoli rivestiti con tovaglie e una grande bandiera con il cedro verde appesa al soffitto. Entrambi servono hummus.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Allo stand israeliano, tra il vino delle Alture del Golan e le creme viso dei minerali del Mar Morto, un uomo prende una mappa di Israele. Sulla cartina ci sono due regioni chiamate come nella Bibbia: &#8220;Giudea&#8221; e &#8220;Samaria&#8221;. Se anche il governo israeliano ancora oggi usi questi termini per enfatizzarne l\u2019importanza storica e religiosa per il popolo ebraico, e legittimarne il controllo, queste sono regioni che, secondo il diritto internazionale e la maggioranza della comunit\u00e0 internazionale, costituiscono la Cisgiordania, un territorio palestinese occupato da Israele sin dalla Guerra dei Sei Giorni nel 1967. Ma questo non viene detto. L\u2019uomo prende la mappa, la mette in tasca e si dirige verso le ceramiche giapponesi.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Nello stand israeliano, le persone indossano t-shirt bianche, con una stella di David stampata sopra e lo slogan &#8220;Stand with Israel&#8221;, un gioco di parole che nemmeno prova a nascondere la loro posizione. Una visitatrice, passando, lascia su uno dei tavoli un volantino con una citazione del presidente israeliano Netanyahu che dice: &#8220;Sto dicendo al popolo di Gaza: uscite da l\u00ec ora, perch\u00e9 stiamo per agire ovunque con tutta la nostra forza&#8221;. Quel volantino, con un quasi tempismo perfetto, si posa esattamente sotto gli occhi della donna dello stand che sta raccogliendo quello che \u00e8 rimasto di una pita con hummus. Non lo gradisce. Insegue la visitatrice, la spinge e strappa l&#8217;adesivo &#8220;Free Palestine&#8221; che aveva attaccato al suo maglione. Le due vengono separate e si allontanano. A detta della rappresentante dello stand di Israele non si pu\u00f2 fare politica nel Bazar &#8211; almeno non quella che contrasta la sua.<br>Quando agli organizzatori del Bazar vengono chieste spiegazioni riguardo la presenza dello stand israeliano, rispondono che la scelta degli stand non dipende dai governi dei Paesi e ribadiscono la neutralit\u00e0 politica dell&#8217;evento.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la neutralit\u00e0 pu\u00f2 facilmente essere infranta dal peso degli eventi storici di oggi. La stessa presenza dello stand israeliano, mentre la Palestina \u00e8 stata lasciata senza rappresentanza, parla di politica. \u00c8 una scelta, fatta consapevolmente o inconsapevolmente, che porta conseguenze, specialmente quando le linee tra politica e cultura si sfumano. <\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 stato detto che uno stand palestinese non avrebbe potuto fornire abbastanza ritorni, ritorni essenziali per assicurare il successo dell\u2019evento, ma ci\u00f2 non pu\u00f2 giustificare tale esclusione. Nel nome della neutralit\u00e0, l&#8217;associazione del Bazar avrebbe potuto fornire supporto aggiuntivo a quegli Stati che avevano espresso interesse a partecipare ma faticavano nelle risorse, piuttosto che portare avanti quella narrazione per cui solo quelli con rappresentazioni pi\u00f9 forti e ricche meritano di essere inclusi. La vera neutralit\u00e0 richiede uno sforzo attivo.<\/p>\n\n\n\n<p>La giornata trascorre senza particolari interruzioni. Dentro si continua a spendere in nome della carit\u00e0, fuori ci si scambiano sorrisi timidi di solidariet\u00e0. Quasi alla chiusura, quelli che stavano fuori provano a entrare in gruppo, ma vengono respinti. Le loro keffiyeh sono considerate troppo politiche, la loro presenza troppo rischiosa. Alla fine viene deciso che il gruppo pu\u00f2 entrare solo se scortato dalla polizia, per garantire che l&#8217;evento prosegua senza domande scomode sull&#8217;origine dei prodotti venduti \u2013 prodotti che potrebbero provenire da insediamenti illegali \u2013, o sulla legittimit\u00e0 della presenza di un Paese che, da oltre un anno, bombarda civili privi di un luogo sicuro dove rifugiarsi e che, all&#8217;interno dell&#8217;evento, perpetua una narrazione di colonialismo e occupazione.<br><\/p>\n\n\n\n<p>La protesta \u00e8 permessa fuori, senza cori e a distanza dall&#8217;ingresso principale, con misure di sicurezza aggiuntive. All&#8217;interno si deve fare beneficenza, a qualsiasi costo, anche rischiando di cadere in una forma di complicit\u00e0 silenziosa.<br>Qualcuno entra, qualcuno va via. L\u2019organizzazione riesce nel suo intento di mantenere un&#8217;atmosfera tranquilla e rilassata che non interrompe la raccolta fondi. E\u2019 un successo. Beneficenza \u00e8 stata fatta, e per una giusta causa, le coscienze sono rassicurate, e anche il silenzio, quello che lascia intatta l\u2019oppressione, alimentando sofferenza e perpetuando ingiustizia, \u00e8 stato raggiunto.<br><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Martina Patone<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Tenutosi lo scorso fine settimana(15-17 novembre) l&#8217;appuntamento annuale di raccolta fondi, i cui profitti sono devoluti a progetti umanitari in ogni angolo del mondo, \u00e8 da sempre considerato come una festa multiculturale prenatalizia che attira, ogni anno, migliaia di visitatori&hellip;\n","protected":false},"author":2,"featured_media":28848,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_seopress_robots_primary_cat":"none","_seopress_titles_title":"","_seopress_titles_desc":"","_seopress_robots_index":""},"categories":[4316],"tags":[7925,13312,13314,11105,176,13315,13310],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28835"}],"collection":[{"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=28835"}],"version-history":[{"count":17,"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28835\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":28853,"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28835\/revisions\/28853"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/media\/28848"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=28835"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=28835"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=28835"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}