{"id":27786,"date":"2024-06-28T08:59:00","date_gmt":"2024-06-28T06:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=27786"},"modified":"2024-06-25T16:00:19","modified_gmt":"2024-06-25T14:00:19","slug":"difendiamo-le-parole-24-palazzeschi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2024\/06\/28\/difendiamo-le-parole-24-palazzeschi\/","title":{"rendered":"Difendiamo le parole (24)"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Ogni settimana una poetessa, un poeta, un profilo, una citazione sul suo intendere il modo di costruire le parole, la sua poesia<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large\"><img  loading=\"lazy\"  width=\"421\"  height=\"316\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-27788 pk-lazyload\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 421px) 100vw, 421px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/palazz.png\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/palazz.png 421w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/palazz-300x225.png 300w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Aldo Palazzeschi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Del resto Aldo Pietro Vincenzo Giurlani, nato nel 1885 in centro, a Firenze, in via Guicciardini, da Alberto e Amalia Martinelli, umbra di Citt\u00e0 di Castello, \u00e8 destinato dal padre a studi di ragioneria, ma quasi subito passa al teatro, si trova un nome d\u2019arte, quello della nonna materna e si iscrive alla scuola di recitazione \u201cTommaso Salvini\u201d, perch\u00e9 il padre \u00e8 contrario che reciti col nome di famiglia.&nbsp; E\u2019 baciato subito dalla Musa della poesia. Vuole pubblicare una raccolta di poesie a verso libero, si rivolge ad editori che quasi si offendono per l\u2019impudenza di un giovine autore (ha vent\u2019anni) che non rispetta alcun canone metrico. Allora pubblica a sue spese, prende il nome del suo gatto, <em>Cesare Blanc<\/em>, e immagina un indirizzo di fantasia della casa editrice, via Calimala 2, Firenze. Nascono cosi\u2019 le sue prime due raccolte di versi <em>I cavalli bianchi<\/em> e <em>Lanterna<\/em>, che la casa editrice Empiria ha di recente ripubblicato. Inizia con degli accenti crepuscolari ma non \u00e8 che l\u2019inizio. Lo stesso editore immaginario fa uscire nel 1908 il suo primo romanzo in stile liberty, <em>Riflessi<\/em>, incredibile m\u00e9lange di decadentismo, comicit\u00e0, leggerezza mondana. Segue la sua terza antologia, <em>Poemi.<\/em> L\u2019agilit\u00e0 con cui infrange la rigidit\u00e0 dello schema metrico per esprimersi in versi di ogni lunghezza pur privilegiando ancora il ternario e il senario viene notata dal personaggio piu\u2019 in vista del futurismo milanese, Francesco Tommaso Marinetti, che entusiasta lo complimenta per lo \u201c<em>sforzo talora riuscitissimo per rivelare in un modo assolutamente nuovo un\u2019anima indubbiamente nuova\u201d.<\/em> Invitato a collaborare alla rivista \u201cPoesia\u201d pubblica l\u2019antologia \u201c<em>L\u2019Incendiario<\/em>\u201d dedicata a \u201cF.T. Marinetti anima della nostra fiamma\u201d, e poco prima il \u201c<em>Rapporto sulla vittoria futurista a Trieste<\/em>\u201d che contiene la poesia <em>E lasciatemi divertire<\/em>, una delle sue piu\u2019 conosciute, volume poi sequestrato a Trento per i toni accesamente interventisti della prefazione. Nel 1909 \u00e8 al Tribunale di Milano accanto a Marinetti, accusato e poi assolto, per oltraggio al pudore per il suo romanzo <em>\u201cMafarka il Futurista<\/em>\u201d. L\u2019anno dopo la pubblicazione del romanzo <em>Il codice di Perel\u00e0<\/em> si avvicina a Ardengo Soffici e Giovanni Papini, che allontanatisi dalla <em>Voce <\/em>sono impegnati a fondare la rivista <em>Lacerba.<\/em> Con loro si ritrova a Parigi nel 1914 e come loro incontra Apollinaire, Alexis L\u00e9ger, Franco Modigliani, Max Jacob, Umberto Boccioni, Pablo Picasso e vi trova anche Ungaretti, uscito dalla Sorbona. Comunque se Palazzeschi aderisce al futurismo, ammirando in particolare la vitalit\u00e0 straordinaria di Marinetti, riesce comunque sempre a mantenere una sua personale autonomia creativa e proprio per questo ha successo piu\u2019 di altri nel ruolo di pontiere nella <em>rissa futurista scoppiata da Firenze con il futurismo milanese, per una<\/em> stroncatura di Govoni su Lacerba di una mostra futurista a Milano. Del resto, all\u2019inizio della prima guerra Palazzeschi sar\u00e0 contrario all\u2019acceso interventismo espresso dai futuristi e seguendo il messaggio di pace di Benedetto XV replicher\u00e0<em>:\u201d Mi offrite una guerra che ha per mezzo la morte e per fine la vita, io ve ne domando una che abbia per mezzo la vita e per fine la morte\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Cambier\u00e0 in seguito parere, convinto dai compagni che combattere avrebbe significato impedire alla lunga la guerra stessa. Diventa soldato del genio. A differenza di Marinetti dopo la guerra non aderisce alla cultura ufficiale, con Giuseppe De Robertis continua a collaborare con la <em>Voce<\/em> ma anche con il <em>Corriere della sera <\/em>e altri giornali e riviste. Alla fine di un libero percorso intellettuale, qualche anno dopo, nel 1932, dopo anni fecondi di pubblicazioni e traduzioni (celebri quelle di Alphonse Daudet per Mondadori) ritorna a forme di espressione piu\u2019 tradizionali pubblicando per suggerimento di Ugo Ojetti <em>Stampe dell\u2019Ottocento<\/em>, un volume in prosa che gli vale una menzione del Premio Mussolini. Sono lontani i tempi in cui Palazzeschi pubblicava solo \u2026col suo gatto. Ormai \u00e8 un saggista, poeta, pubblicista affermato. Anticipato a puntate nella <em>Nuova Antologia<\/em> diretta da Luigi Federzoni, Vallecchi pubblica nel 1934 il suo terzo romanzo <em>Sorelle Materassi<\/em>&#8211; dopo il <em>Codice di Perel\u00e0<\/em> era uscito nel 1926 <em>Piramide<\/em> -, positivamente recensito da Antonio Baldini sulla rivista <em>Omnibus <\/em>di Longanesi. Le <em>Sorelle Materassi<\/em> sceneggiato dalla RAI nel 1972 gli assicurer\u00e0 una larga celebrit\u00e0. Iniziata nel 1939 una collaborazione con la rivista di Curzio Malaparte <em>Prospettive<\/em> dopo la morte di entrambi i genitori nel 1941 decide di trasferirsi a Roma. Alla fine della guerra pubblica il saggio autobiografico <em>Tre imperi..mancati<\/em>, opera che ha lui stesso sempre ritenuto <em>mancata<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma tre anni dopo nel 1948 con il romanzo <em>I fratelli Cuccoli<\/em> ottiene il Premio Viareggio (ex-aequo con Elsa Morante) e nel 1953 con <em>Roma<\/em> il Premio Marzotto. Con Vanni Scheiwiller pubblica nel 1955 l\u2019antologia <em>Viaggio sentimentale<\/em> e nel 1957 gli viene assegnato dall\u2019Accademia dei Lincei il premio Feltrinelli per la letteratura. Laureato in Lettere <em>honoris causa<\/em> dalla Universit\u00e0 di Padova nel 1960, dopo aver pubblicato l\u2019autobiografia \u201c<em>Il piacere della memoria<\/em>\u201d riceve a Cascais dalle mani dell\u2019ex-sovrano Umberto II, gi\u00e0 luogotenente generale del Regno,&nbsp; l\u2019onorificenza di cavaliere dell\u2019Ordine al merito civile di Savoia. Altri riconoscimenti italiani e francesi seguiranno negli anni \u201970. Mentre collaborando col principale editore dei suoi ultimi anni, Arnoldo Mondadori, con le riviste <em>Verri <\/em>e <em>Galleria<\/em> sta per celebrare il suo novantesimo anno, se ne va, dopo una vita culturale straordinaria, per un ascesso dentario trascurato, al Fatebenefratelli il 17 agosto 1975. Sulla sua tomba di Settignano sta giustamente riassunto in una sola parola tutto il senso della sua lunga vita. Resta inciso il suo nome d\u2019arte \u201cAldo Palazzeschi scrittore\u201d. Forse un\u2019ultima prova di rispetto della volont\u00e0 di quel padre che lo voleva ragioniere ma che avrebbe probabilmente volentieri modificato nel tempo il suo divieto all\u2019uso del nome di famiglia nei primi tentativi teatrali del figlio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Loris Jacin<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cI miei primi tre libri di poesie, trattandosi di componimenti in verso libero non avendo trovato a nessun costo possibilit\u00e0 di pubblicazione presso nessun editore, (gli editori non soltanto opponevano il pi\u00f9 deciso rifiuto, ma si ritenevano direttamente offesi per la sfacciataggine di una simile offerta) vennero pubblicati da me e l\u2019editore Cesare Blanc. Non fu che un mio espediente nella decisione di superare qualsiasi ostacolo. E cosi\u2019 mi vedevo destinato con la piu\u2019 grande disinvoltura a continuare, fino a quando nel 1909 ricevetti un caloroso e fraterno invito per parte di Marinetti, che mi aveva scoperto nell\u2019ombra e mi chiamava con entusiasmo a partecipare a collaborare con la mia opera al movimento futurista. E senza conoscerci, senza sapere nulla l\u2019uno dell\u2019altro, tutti quelli che da alcuni anni in Italia praticavano il verso libero, nel 1909 si trovarono raccolti intorno a quella bandiera; per modo che \u00e8 col tanto deprecato, vilipeso e osteggiato verso libero, che agli albori del secolo si inizia la lirica del 900. E i poeti che contemporaneamente praticano le antiche forme devono essere considerati come gli ultimi dell\u2019800.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAllegoria di Novembre\u201d, (nuovo titolo scelto per <em>Riflessi <\/em>ndr)&nbsp; quello che io chiamo il mio romanzo liberty, \u2026rispecchia fedelmente una giovinezza turbata e quasi disperata. E tale fu fino al giorno che tale disperazione e turbamento come per un miracolo, come per virtu\u2019 di un incantesimo del quale non saprei io stesso spiegare il mistero (approfondita conoscenza della vita, degli altri e di me stesso?) si risolsero in allegria. E pur rimanendo un solitario fedele e geloso della mia solitudine, fui da quel giorno molto allegro, sempre pi\u00f9 allegro. Poche persone in questo mondo risero quanto io ho riso, e tale ho saputo conservarmi sino alla vecchiezza\u2026Chiudo questa breve nota aggiungendo che queste mie opere giovanili furono in parte legate al movimento futurista, anche per esservi state, in parte, ospitate editorialmente, pure non avendo quei caratteri che per futurismo comunemente s\u2019intese e che rispecchiavano in modo particolare la personalit\u00e0 di Marinetti. Futurismo volle dire soprattutto, ora lo vediamo chiaramente, spirito di avanguardia, e i pochi che in quello spirito vivevano, sparuti e dispersi, ebbero tutti con esso qualche contatto in un paese che dopo essere stato per secoli all\u2019avanguardia nella vita dello spirito, cedendo poi il passo ad altri, imperdonabilmente rinunciatario, quasi si fosse per lui fermato il tempo, si \u00e8 addormentato sul passato. Marinetti usava spesso dire di me che io traevo futurismo dal passato pi\u00f9 deprecabile. Precisamente, perch\u00e9 la vita \u00e8 movimento. E concluder\u00f2 affermando che i cinque anni nei quali feci parte del movimento futurista furono quelli della mia vita nei quali conobbi la giovinezza.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>( da <em>Opere giovanili<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p><em>I&nbsp;fiori<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Non so perch\u00e9 quella sera,<br>fossero i troppi profumi del banchetto\u2026<br>irrequietezza della primavera\u2026<br>un\u2019indefinita pesantezza<br>mi gravava sul petto,<br>un vuoto infinito mi sentivo nel cuore\u2026<br>ero stanco, avvilito, di malumore.<br>Non so perch\u00e9, io non avea mangiato,<br>e pure sentendomi sazio come un re<br>digiuno ero come un mendico,<br>chi sa perch\u00e9?<br>Non avevo preso parte<br>alle allegre risate,<br>ai parlar consueti<br>degli amici gai o lieti,<br>tutto m\u2019era sembrato sconcio,<br>tutto m\u2019era parso osceno,<br>non per un senso vano di moralit\u00e0,<br>che in me non c\u2019\u00e8,<br>e nessuno s\u2019era curato di me,<br>chi sa\u2026<br>O la sconcezza era in me\u2026<br>o c\u2019era l\u2019ultimo avanzo della purit\u00e0.<br>M\u2019era, chi sa perch\u00e9,<br>sembrata quella sera<br>terribilmente pesa<br>la gamba<br>che la buona vicina di destra<br>teneva sulla mia<br>fino dalla minestra.<br>E in fondo\u2026<br>non era che una vecchia usanza,<br>vecchia quanto il mondo.<br>La vicina di sinistra,<br>chi sa perch\u00e9,<br>non mi aveva assestato che un colpetto<br>alla fine del pranzo, al caff\u00e8;<br>e ficcatomi in bocca mezzo confetto<br>s\u2019era voltata in l\u00e0,<br>quasi volendo dire:<br>\u201cah!, ci sei anche te\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quando tutti si furono alzati,<br>e si furono sparpagliati<br>negli angoli, pei vani delle finestre,<br>sui divani<br>di qualche romito salottino,<br>io, non visto, scivolai nel giardino<br>per prendere un po\u2019 d\u2019aria.<br>E subito mi parve d\u2019essere liberato,<br>la freschezza dell\u2019aria<br>irruppe nel mio petto<br>risolutamente,<br>e il mio petto si sent\u00ec sollevato<br>dalla vaga e ignota pena<br>dopo i molti profumi della cena.<br>Bella sera luminosa!<br>Fresca, di primavera.<br>Pura e serena.<br>Milioni di stelle<br>sembravano sorridere amorose<br>dal firmamento<br>quasi un\u2019immane cupola d\u2019argento.<br>Come mi sentivo contento!<br>Ampie, robuste piante<br>dall\u2019ombre generose,<br>sotto voi passeggiare,<br>sotto la vostra sana protezione<br>obliare,<br>ritrovare i nostri pensieri pi\u00f9 cari,<br>sognare casti ideali,<br>sperare, sperare,<br>dimenticare tutti i mali del mondo,<br>degli uomini,<br>peccati e debolezze, miserie, vilt\u00e0,<br>tutte le nefandezze;<br>tra voi fiori sorridere,<br>tra i vostri profumi soavi,<br>angelica carezza di frescura,<br>esseri puri della natura.<br>Oh! com\u2019 \u00e8 bello<br>sentirsi libero cittadino<br>solo,<br>nel cuore di un giardino.<br>\u2013 Zz\u2026 Zz\u2026<br>\u2013 Che c\u2019\u00e8?<br>\u2013 Zz\u2026 Zz\u2026<br>\u2013 Chi \u00e8?<br>M\u2019avvicinai donde veniva il segnale,<br>all\u2019angolo del viale<br>una rosa voluminosa<br>si spampanava sulle spalle<br>in maniera scandalosa il&nbsp;<\/em>d\u00e9collet\u00e9<em>.<br>\u2013 Non dico mica a te.<br>Fo cenno a quel gruppo di bocciuoli<br>che son sulla spalliera,<br>ma non vale la pena.<br>Magri affari stasera,<br>questi bravi figliuoli<br>non sono in vena.<br>\u2013 Ma tu chi sei? Che fai?<br>\u2013 Bella, sono una rosa,<br>non m\u2019hai ancora veduta?<br>Sono una rosa e faccio la prostituta.<br>\u2013 Te?<br>\u2013 Io, s\u00ec, che male c\u2019 \u00e8?<br>\u2013 Una rosa!<br>\u2013 Una rosa, perch\u00e9?<br>All\u2019angolo del viale<br>aspetto per guadagnarmi il pane,<br>fo qualcosa di male?<br>\u2013 Oh!<br>\u2013 Che diavolo ti piglia?<br>Credi che sien migliori,<br>i fiori,<br>in seno alla famiglia?<br>Voltati, dietro a te,<br>lo vedi quel cespuglio<br>di quattro personcine,<br>due grandi e due bambine?<br>Due rose e due bocciuoli?<br>Sono il padre, la madre, coi figlioli.<br>Se la intendono\u2026 e bene,<br>tra fratello e sorella,<br>il padre se la fa colla figliola,<br>la madre col figliolo\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Che cara famigliola!<br>\u00c8 ancor miglior partito<br>farsi pagar l\u2019amore<br>a ore,<br>che farsi maltrattare<br>da un porco di marito.<br>Quell\u2019oca dell\u2019ortensia,<br>senza nessun costrutto,<br>si fa s\u00ec finir tutto<br>da quel coglione<br>del girasole.<br>Vedi quei due garofani<br>al canto della strada?<br>Come sono eleganti!<br>Campano alle spalle delle loro amanti<br>che fanno la puttana<br>come me.<br>\u2013 Oh! Oh!<br>\u2013&nbsp; Oh! ciel che casi strani,<br>due garofani ruffiani.<br>E lo vedi quel giglio,<br>l\u00ec, al ceppo di quel tiglio?<br>Che arietta ingenua e casta!<br>Ah! Ah! Lo vedi? \u00c8 un pederasta.<br>\u2013 No! No! Non pi\u00f9! Basta.<br>\u2013 Mio caro, e ci posso far qualcosa<br>io,<br>se il giglio \u00e8 pederasta,<br>se puttana \u00e8 la rosa?<br>\u2013 Anche voi!<br>\u2013 Che maraviglia!<br>Lesbica \u00e8 la vainiglia.<br>E il narciso, quello specchio di candore,<br>si masturba quando \u00e8 in petto alle signore.<br>\u2013 Anche voi!<br>Candidi, azzurri, rosei,<br>vellutati, profumati fiori\u2026<br>\u2013 E la violacciocca,<br>fa certi lavoretti con la bocca\u2026<br>\u2013 Nell\u2019ora s\u00ec fugace che v\u2019\u00e8 data\u2026<br>\u2013 E la modestissima violetta,<br>beghina d\u2019ogni fiore?<br>Fa lunghe processioni di devozione<br>al Signore,<br>poi\u2026 all\u2019ombra dell\u2019erbetta,<br>vedessi cosa mostra al ciclamino\u2026<br>povero lilli,<br>\u00e8 la pi\u00f9 gran vergogna<br>corrompere un bambino<br>\u2013 misero pasto delle passioni.<br>Levai la testa al cielo<br>per trovare un respiro,<br>mi sembr\u00f2 dalle stelle pungermi<br>malefici bisbigli,<br>e il firmamento mi cadesse addosso<br>come coltre di spilli.<br>Prono mi gettai sulla terra<br>bussando con tutto il corpo affranto:<br>\u2013 Basta! Basta!<br>Ho paura.<br>Dio,<br>abbi piet\u00e0 dell\u2019ultimo tuo figlio.<br>Aprimi un nascondiglio<br>fuori della natura!<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>(da&nbsp;<em>L\u2019Incendiario<\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ogni settimana una poetessa, un poeta, un profilo, una citazione sul suo intendere il modo di costruire le parole, la sua poesia. 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