{"id":27474,"date":"2024-06-07T09:12:00","date_gmt":"2024-06-07T07:12:00","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=27474"},"modified":"2024-05-30T00:26:20","modified_gmt":"2024-05-29T22:26:20","slug":"difendiamo-le-parole-22-soffici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2024\/06\/07\/difendiamo-le-parole-22-soffici\/","title":{"rendered":"Difendiamo le parole (22)"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Ogni settimana una poetessa, un poeta, un profilo, una citazione sul suo intendere il modo di costruire le parole, la sua poesia<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large\"><img  loading=\"lazy\"  width=\"442\"  height=\"288\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-27475 pk-lazyload\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 442px) 100vw, 442px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/soffici.png\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/soffici.png 442w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/soffici-300x195.png 300w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Ardengo Soffici<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ardengo Soffici non merita il semplice appellativo di poeta, piuttosto di artista perch\u00e9 non fu solo poeta, ma anche pittore, saggista, scrittore. Per alcuni critici meriterebbe l\u2019appellativo di \u201cApollinaire italiano\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Nato a Rignano sull\u2019Arno, &#8211; come un personaggio a dir poco sconcertante della recente politica italiana &#8211; nel 1879, figlio di agiati agricoltori, deve assistere anni dopo alla rovina finanziaria del padre. Essendo la famiglia gi\u00e0 da tempo trasferita a Firenze, Soffici lavora per sopravvivere come impiegato in uno studio di avvocati, ma frequenta anche l\u2019Accademia di Belle Arti dove erano maestri Giovanni Fattori e Telemaco Signorini. Qui vi stringe una durevole amicizia con il pittore emiliano Giuseppe Graziosi. Con lui ed altri pittori decide, dopo la morte del padre, di partire nel 1900 per Parigi. Qui conduce una vita da classico boh\u00e9mien, traendo dalle sue illustrazioni alla rivista <em>L\u2019assiette au Beurre<\/em> qualche magro guadagno. Ma intanto vi incontra artisti come Picasso, Derain, Braque, Matisse, Apollinaire, Max Jacob, quel Max Jacob&nbsp;&nbsp; che doveva qualche anno dopo raggiungere la celebrit\u00e0 con il&nbsp; romanzo mistico \u201dMartorel\u201d. Rientrato in Italia nel 1911, si stabilisce presso la madre a Poggio a Caiano e si lega a Firenze a Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini, divenendo uno dei pi\u00f9 assidui collaboratori della rubrica delle arti nella rivista <em>La Voce,<\/em> da loro fondata nel 1908. Ma collabora anche con <em>La Riviera ligure,<\/em> rivista che i fratelli Mario e Angelo Silvio Novaro pubblicano ad Oneglia (Imperia) cui contribuisce un gruppo straordinario di scrittori, da Pascoli alla Deledda, da Marradi a Pirandello e Chiesa, sino agli allora meno noti Marino Moretti e Massimo Bontempelli. Dalle pagine della <em>Voce<\/em> divulga l\u2019Impressionismo, Rimbaud e il Cubismo. Critico all\u2019inizio del movimento futurista, lo stronca nel 1911 sulla <em>Voce,<\/em> provocando la reazione violenta di Marinetti, Russolo, Carr\u00e0, Boccioni con quest\u2019ultimo venendo addirittura alle mani in un noto caff\u00e8, <em>Le Giubbe Rosse<\/em>, di Firenze. La riconciliazione con i futuristi avverr\u00e0 qualche anno dopo, grazie alla mediazione di Aldo Palazzeschi. In seguito, allontanatosi da Prezzolini perch\u00e9 in disaccordo con la sua direzione della rivista, fonda nel 1913 con Giovanni Papini la rivista <em>Lacerba<\/em> che diventa l\u2019organo ufficiale del Futurismo, anche se quasi subito il gruppo fiorentino entra in rottura con il movimento futurista milanese, accusato di \u201c<em>marinettismo, modernolatria e culto delle macc<\/em>hine\u201d. Con Papini nel 1914 Soffici pubblica \u201c<em>L\u2019almanacco purgativo<\/em>\u201d, intrattenendo un dialogo culturale con Cezanne e i Cubisti.<\/p>\n\n\n\n<p>Partito volontario nella Prima Guerra mondiale, ufficiale pi\u00f9 volte ferito sulla Bainsizza, scrive <em>Kobilek-Giornale di battaglia<\/em> (1918) e dopo Caporetto <em>La ritirata del Friuli<\/em> (1919).<\/p>\n\n\n\n<p>Nel dopoguerra, ritiratosi a Poggio a Caiano, Soffici lascia i temi di avanguardia, ritorna ad un maggiore classicismo e politicamente aderisce al fascismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Firma nel 1925 il <em>Manifesto degli intellettuali fascisti<\/em>, si avvicina a Leo Longanesi e collabora con <em>L\u2019Italiano<\/em>. Per la sua pittura riceve nel 1932 il Premio Mussolini dell\u2019Accademia d\u2019Italia. Divenuto nel 1939 accademico d\u2019Italia per la classe delle Arti, aderisce dopo l\u20198 settembre alla Repubblica di Sal\u00f2. Con Barna Occhini fonda nel 1944 la rivista <em>Italia e Civilt\u00e0<\/em> che propugna l\u2019amor patrio, il carattere sociale del fascismo e la fedelt\u00e0 alla Germania nazista. Arrestato, internato, processato ed infine assolto nel 1946 per insufficienza di prove, torna dal 1948 ad esporre a Firenze. Oltre alle numerose opere di critica d\u2019arte da <em>Cubismo e oltre<\/em> sino a <em>Selva, arte<\/em>, la sua principale attivit\u00e0 di scrittore \u00e8 rappresentata negli ultimi anni da una lunga autobiografia in cui la ricchezza straordinaria della sua contradditoria esperienza artistica ed umana \u00e8 rappresentata in quattro volumi: <em>L\u2019uva e la croce<\/em> (1952), <em>Paesi fra le rovine<\/em> (1953), <em>Il Salto vitale<\/em> (1954), <em>Fine di un mondo<\/em> (1955). Si spegne nella sua Poggio a Caiano nel 1964. Oltre ai riconoscimenti ricevuti nel periodo fascista, Ardengo Soffici aveva ottenuto nel 1955 il premio Marzotto per la letteratura.<\/p>\n\n\n\n<p>Loris Jacin<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;\u201cEbbene: sar\u00f2 categorico. E\u2019 proprio questo che voglio; affermare col fatto ch\u2019io non credo alla superiorit\u00e0 delle lunghe fatiche, dell\u2019opere vaste e sublimi. Parler\u00f2 un giorno del mio disprezzo per la \u201cgrandezza\u201d; oggi noter\u00f2 che secondo me esistono due tipi di letteratura. Una, misurata, architettonica, esplicativa \u2013 didascalica in fin dei conti, elaborata ad uso di coloro che non san comprendere se non si dice tutto distesamente e con ordine, che non conoscono l\u2019arte<\/em> <em>di legger tra le righe di uno scritto, &#8211; e degli spiriti lenti e degli imbecilli; l\u2019altra riassuntiva, in iscorcio, sommaria, furbesca, per cos\u00ec dire, tutta fatta di cenni, di strizzatine d\u2019occhio passando, di sorrisi sottili, e che solo gli amici, gli iniziati, i fratelli possono capire e gustare. La mia. Qualcuno scrisse che un intero poema poteva essere contratto in un\u2019esclamazione. E\u2019 il principio stesso che informa la mia maniera lirica. Questo per il metodo. In quanto al soggetto, non so cosa dire. Amo troppo la vita, per non apprezzarne devotamente anche le briciole ( le briciole?). Sono il malato della sfumatura, del lampo fugace, della quisquilia, importanti al mio occhio come l\u2019intero universo che riassumono per la mia terribile sensibilit\u00e0 \u2013 come una gocciola d\u2019acqua rispecchia i colori del sole-. Un volo dorato di mosca, un fiore nell\u2019erba, un passo di notte, un motto di spirito, un sarcasmo sugli idoli pi\u00f9 cari al nostro cuore, ecco delle cose gravissime per me, significatissime e drammatiche al pi\u00f9\u2019 alto grado\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Portare ogni senso all\u2019esasperazione, al parossismo, all\u2019impressionabilit\u00e0, ecco il fine delle arti prese nella loro purezza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il mondo percepito in un\u2019allucinazione infiammata: penetrato, bevuto in tutto il suo essere concreto da ogni singolo senso.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>( da Giornale di bordo)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Arcobaleno&nbsp;<br><br><\/p>\n\n\n\n<p>Inzuppa 7 pennelli nel tuo cuore di 36 anni finiti ieri 7 aprile<br>E rallumina il viso disfatto delle antiche stagioni.<br><br>Tu hai cavalcato la vita come le sirene nichelate dei caroselli da fiera<br>In giro,<br>Da una citt\u00e0 all&#8217;altra di filosofia in delirio,<br>D&#8217;amore in passione di regalit\u00e0 in miseria:<br>Non c&#8217;\u00e8 chiesa, cinematografo, redazione o taverna che tu&nbsp;non conosca;<br>Tu hai dormito nel letto d&#8217;ogni famiglia.<br><br>Ci sarebbe da fare un carnevale<br>Di tutti i dolori<br>Dimenticati con l&#8217;ombrello nei caff\u00e8 d&#8217;Europa,<br>Partiti tra il fumo coi fazzoletti negli sleeping-cars diretti al<br>nord al sud<br>Paesi ore,<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono delle voci che accompagnan pertutto come la luna e&nbsp;i cani;<br>Ma anche il fischio di una ciminiera<br>Che rimescola i colori del mattino<br>E dei sogni<br>Non si dimentica n\u00e8 il profumo di certe notti affogate nelle<br>ascelle di topazio.<br><br>Queste fredde giunchiglie che ho sulla tavola accanto all&#8217;inchiostro<br>Eran dipinte sui muri della camera n.19 nell&#8217;Hotel<br>des Anglais a Rouen<br>Un treno passeggiava sul quai notturno<br>Sotto la nostra finestra<br>Decapitando i riflessi delle lanterne versicolori<br>Tra le botti del vino di Sicilia<br>E la Senna era un giardino di bandiere infiammate.<br><br>Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 tempo:<br>Lo spazio<br>E&#8217; un verme crepuscolare che si raggricchia in una goccia&nbsp;di fosforo<br>Ogni cosa \u00e8 presente:<br>Come nel 1902 tu sei a Parigi in una soffitta,<br>Coperto da 35 centimetri quadri di cielo<br>Liquefatto nel vetro dell&#8217;abbaino;<br>La Ville t&#8217;offre ancora ogni mattina<br>Il bouquet fiorito dello Square de Cluny;<br>Dal boulevard Saint-Germain scoppiante di trams e d&#8217;autobus,<br>Arriva la sera a queste campagne la voce briaca della&nbsp;giornalaia<br>Di rue de la Harpe:<br>\u00abPari-curses\u00bb, \u00ab&nbsp;l&#8217;Intransigeant\u00bb \u00abLa Presse\u00bb.<br>Il negozio di Chaussures Raoul fa sempre concorrenza alle&nbsp;stelle:<br>E mi accarezzo le mani tutte intrise dei liquori del tramonto<br>Come quando pensavo al suicidio vicino alla casa di&nbsp;Rigoletto,<br><br>Si caro!<br>L&#8217;uomo pi\u00f9 fortunato \u00e8 colui che sa vivere nella contingenza&nbsp;al pari dei fiori;<br><br>Guarda il signore che passa<br>E accende il sigaro orgoglioso della sua forza virile<br>Ricuperata nelle quarte pagine dei quotidiani,<br>O quel soldato di cavalleria galoppante nell&#8217;indaco della&nbsp;caserma<br>Con una ciocchetta di lill\u00e0 fra i denti.<br><br>L&#8217;eternit\u00e0 splende in un volo di mosca.<br>Metti l&#8217;uno accanto all&#8217;altro i colori dei tuoi occhi;<br>Disegna il tuo arco<br>La storia \u00e8 fuggevole come un saluto alla stazione;<br>E l&#8217;automobile tricolore del sole batte sempre pi\u00f9 invano<br>il suo record fra i vecchi macchinari del cosmo.<br><br>Tu ti ricordi insieme ad un bacio seminato nel buio,<br>Una vetrina di libraio tedesco Avenue de l&#8217;Op\u00e9ra,<br>E la capra che brucava le ginestre<br>Sulle ruine della scala del palazzo di Dario a Persepoli.<br>Basta guardarsi intorno<br>E scriver come si sogna<br>Per rianimare il volto della nostra gioia.<br><br>Ricordo tutti i climi che si sono carezzati alla mia&nbsp;pelle d&#8217;amore,<br>Tutti i paesi e civilt\u00e0<br>Raggianti al mio desiderio:<br>Nevi,<br>Mari gialli,<br>Gongs,<br>Carovane;<br>Il carminio di Bomay e l&#8217;oro bruciato dell&#8217;Iran<br>Ne porto un geroglifico sull&#8217;ala nera.<br>Anima girasole il fenomeno converge in questo centro di danza;<br>Ma il canto pi\u00f9 bello \u00e8 ancora quello dei sensi nudi.<br><br>Silenzio musica meridiana,<br>Qui e nel mondo poesia circolare<br>L&#8217;oggi si sposa col sempre<br>Nel diadema dell&#8217;iride che s&#8217;alza.<br>Siedo alla mia tavola e fumo e guardo:<br>Ecco una foglia giovane che trilla nel verziere di faccia,<br>I bianchi colombi volteggiano per l&#8217;aria come lettere&nbsp;d&#8217;amore buttate dalla finestra:<br><br>Conosco il simbolo la cifra il legame<br>Elettrico,<br>La simpatia delle cose lontane;<br>Ma ci vorrebbero della frutta delle luci e delle moltitudini<br>Per tendere il festone miracolo di questa pasqua.<br>Il giorno si sprofonda nella conca scarlatta dell&#8217;estate;<br>E non ci son pi\u00f9 parole<br>Per il ponte di fuoco e di gemme.<br><br>Giovinezza tu passerai come tutto finisce al teatro,<br>Tant pis! Mi far\u00f2 allora un vestito favoloso di vecchie affiches.<br><br><br><\/p>\n\n\n\n<p>(da Marsia e Apollo)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ogni settimana una poetessa, un poeta, un profilo, una citazione sul suo intendere il modo di costruire le parole, la sua poesia. 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