{"id":27471,"date":"2024-05-31T09:04:00","date_gmt":"2024-05-31T07:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=27471"},"modified":"2024-05-30T00:04:44","modified_gmt":"2024-05-29T22:04:44","slug":"difendiamo-le-parole-21-marinetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2024\/05\/31\/difendiamo-le-parole-21-marinetti\/","title":{"rendered":"Difendiamo le parole (21)"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Ogni settimana una poetessa, un poeta, un profilo, una citazione sul suo intendere il modo di costruire le parole, la sua poesia<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Filippo Tommaso Marinetti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-27472 pk-lazyload\"  width=\"441\"  height=\"290\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 441px) 100vw, 441px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/marinetti-.png\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/marinetti-.png 865w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/marinetti--300x197.png 300w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/marinetti--768x504.png 768w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/marinetti--800x525.png 800w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Marinetti nasce nel 1876 ad Alessandria d\u2019Egitto da un avvocato civilista originario di Voghera e da Amalia Grolli, una madre che avr\u00e0 nella sua vita una importanza fondamentale perch\u00e9 sin dall\u2019infanzia lo incoragger\u00e0 a praticare l\u2019arte della poesia. Il suo amore per la letteratura si manifesta sin dai primi anni del collegio. A 17 anni fonda la rivista Papyrus. Si diploma a Parigi &#8211; le sue prime poesie sono pubblicate in francese &#8211; e poi si laurea in legge a Genova dopo studi a Pavia. Ma dopo il trauma della morte prematura del fratello Matteo si allontana definitivamente dalle pandette e decide di assecondare la sua vocazione letteraria, in questo seguendo l\u2019influenza avuta dalla madre che si spegner\u00e0 nel 1922. I primi versi in francese sono notati a Parigi. Si tratta di versi liberi di stampo liberty influenzati da St\u00e9phane Mallarm\u00e9 e da Gabriele d\u2019Annunzio, poeta con cui Marinetti avr\u00e0 un rapporto ambivalente, distanziandosi da lui per un diverso rapporto con l\u2019orrido e il grottesco.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra il 1905 e il 1909 dirige e promuove la rivista milanese <em>Poesia, <\/em>lanciata insieme a Sem Benelli e Vitaliano Ponti. L\u2019anno fondamentale del poeta \u00e8 per\u00f2 il 1908. Amante della velocit\u00e0 esce di strada con la sua Isotta Fraschini. Ripescato in un fossato, trasfigura l\u2019episodio nel suo <em>Manifesto del Futurismo.<\/em> Si sente un uomo nuovo, capace di chiudere i conti con il passato, col decadentismo e lo stile liberty e \u201c<em>distruggere i musei, le biblioteche, le accademie di ogni specie<\/em>\u201d e \u201ccantare le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa, glorificare la guerra &#8211; la sola igiene del mondo \u2013 il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna, della sua \u201cfemminilit\u00e0 metallica\u201d. Programma iconoclasta, rivoluzionario, maschilista. Il suo Manifesto trova spazio nella stampa italiana con la Gazzetta dell\u2019Emilia che lo pubblica per prima il 5 febbraio 1909, ma viene anche ripreso in Francia dal <em>Figaro<\/em>. Dopo la pubblicazione del Manifesto inizia una produzione letteraria delle prime opere \u201cfuturiste\u201d che incontrano all\u2019inizio scarso successo, sia i due primi drammi \u201c<em>Le roi Bombance<\/em>\u201d e \u201c<em>La donna \u00e8 mobil<\/em>e\u201d (<em>poup\u00e9es \u00e9lectriques<\/em>) in cui fa muovere dei robot precedendo di dieci anni Karel Capek, inventore del termine. Ma anche il suo primo romanzo \u201c<em>Mafarka il futurista<\/em>\u201d \u00e8 discusso e viene difficilmente esonerato dall\u2019accusa di oltraggio al pudore. Comunque il suo movimento incontra quasi inaspettatamente l\u2019adesione di numerosi pittori e poeti, da Boccioni a Carr\u00e0, da Russolo a Palazzeschi. Dopo il lancio delle serate futuriste, Marinetti lancia nel 1910 il Manifesto \u201c<em>Contro Venezia passatista\u201d<\/em> dal campanile di S. Marco dove si propone \u201cdi colmare i piccoli canali male odoranti con le macerie dei vecchi palazzi crollanti e lebbrosi\u201d, per preparare la nascita di una nuova Venezia industriale e militare in grando di \u201cdominare il grande lago italiano, l\u2019Adriatico\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando la destra italiana al governo, frustrata per la presa del controllo della Tunisia da parte della Francia, lancia nel 1911 la guerra di Libia contro l\u2019Impero ottomano, Marinetti \u00e8 il solo futurista a perorare la causa della guerra. Dopo una tardiva autorizzazione ricevuta dal Primo Ministro Giovanni Giolitti, Marinetti sbarca in terra libica come giornalista. Testimone della difficile conquista di quello che pi\u00f9 che la \u201cquarta sponda\u201d era per la sinistra italiana \u201cuno scatolone di sabbia\u201d, Marinetti torna in patria per scrivere \u201cLa battaglia di Tripoli\u201d, stampata in 38.000 copie, che gli porter\u00e0 il successo. Ma, insoddisfatto degli sforzi di rinnovamento del linguaggio poetico tentati sino ad allora, va oltre, con un nuovo manifesto predica \u201cle parole in libert\u00e0\u201d, il superamento della sintassi tradizionale, una nuova tecnica espressiva che abolisce la punteggiatura e ricorre a nuovi artifici verbo-visivi. Non tutti lo seguono. Disorientati, Govoni e Palazzeschi lasciano il movimento che comunque continua ad avere il tiepido sostegno della rivista fiorentina <em>Lacerba <\/em>di Papini e Soffici. Marinetti compone in questo modo <em>Zang Tumb Tumb<\/em> sulla guerra turco-bulgara e si incontra nel 1914 a Mosca e Sanpietroburgo con i futuristi russi che per\u00f2 non lo prenderanno troppo sul serio. Decisamente interventista alla vigilia della Prima Guerra mondiale, si porta volontario negli Alpini e durante una convalescenza pubblica scrive un manualetto destinato ad avere grande fortuna,\u201c<em>Come si seducono le donne\u201d.<\/em> Ritornato sul fronte, parteciper\u00e0 alla trionfale avanzata su Vittorio Veneto a bordo di una autoblindo iZ, esperienza che narrer\u00e0 nel romanzo <em>\u201cL\u2019alcova d\u2019acciaio\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Reduce di guerra decorato al valore, ritiene la vittoria italiana \u201cmutilata\u201d, partecipa all\u2019impresa fiumana con D\u2019Annunzio ma in seguito se ne allontana. Sul piano politico decide la creazione del Partito Politico Futurista che programma \u201clo svaticanamento dell\u2019Italia\u201d e il passaggio alla repubblica. Si avvicina a Mussolini con cui partecipa il 23 marzo 1919 all\u2019adunata di piazza San Sepolcro a Milano e fa confluire il PPF nei Fasci di combattimento. In seguito \u00e8 protagonista di scontri a Milano con anarchici e socialisti e dell\u2019assalto alla sede del quotidiano socialista \u201cL\u2019Avanti!\u201d. Detenuto con Mussolini per la detenzione illegale di armi da fuoco, dopo la sconfitta elettorale nel novembre 1919. rester\u00e0 in prigione molto pi\u00f9 a lungo di Mussolini, subito liberato. Da lui si distacca perch\u00e9 il futurismo predica la repubblica, mente il fascismo decide di avvicinarsi al regime monarchico per la conquista del potere.<\/p>\n\n\n\n<p>Ritornato alla letteratura dopo l\u2019esperienza politica Marinetti pubblica alcune opere di successo (<em>Gli indomabili, Il tamburo di fuoco<\/em>) e insieme alla nuova compagna, Benedetta Cappa, scrittrice e pittrice, inventa una nuovo forma d\u2019arte<em>, il Tattilismo<\/em>, evoluzione multi-settoriale del futurismo,&nbsp; che con scarso successo tenta di propagare in Francia dove per\u00f2 non \u00e8 pi\u00f9 accolto come \u201cla caffeina d\u2019Europa\u201d da ambienti che, ormai, hanno sposato il dadaismo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Deluso dalla tiepida accoglienza parigina si riavvicina al fascismo e a Mussolini che lo riempie di onori. Firma nel 1925 il <em>Manifesto degli intellettuali fascisti<\/em> e da Accademico nell\u2019Accademia d\u2019Italia voluta da Mussolini, dal 1929 si adopera nel ruolo nuovo di difensore della letteratura e della lingua italiana contro l\u2019esterofilia dilagante, frutto della penetrazione anglosassone. Si adopera a trasformare il futurismo in una vera e propria scuola poetica di cui resta sempre il rappresentante pi\u00f9 interessante con opere come <em>Il fascino d\u2019Egitto<\/em> o <em>Il suggeritore nudo<\/em>. La sua partecipazione al futurismo resta sempre propulsiva, ricca di iniziative che la sua posizione di accademico consente di condurre con seguito ed efficacia.<\/p>\n\n\n\n<p>Firma nel 1929 il <em>Manifesto dell\u2019aeropittura futurista<\/em>, dopo una esperienza di volo sul Golfo della Spezia, nel 1930 organizza con Tato il primo concorso fotografico nazionale, nel 1930-31 propone il <em>Manifesto della fotografia futurista, <\/em>nel 1932 il <em>Premio di pittura Golfo di La Spezia<\/em>, nel 1934 il <em>Manifesto dell\u2019Architettura&nbsp; <\/em>&nbsp;e presiede a Genova la prima <em>Mostra nazionale di plastica murale per l\u2019edilizia fascista.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Da Accademico, non risparmia nel 1938 le critiche al regime in materia di leggi razziali e di riavvicinamento dell\u2019Italia alla Germania dopo l\u2019<em>Anschluss<\/em>, il cui leader aveva definito il futurismo come \u201carte degenerata\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Dimostrando un\u2019ammirevole coerenza, Marinetti partecipa volontario alla guerra d\u2019Etiopia (1936) e, a ben sessantasei anni di et\u00e0, alla tragica spedizione di Russia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ritorner\u00e0 dal fronte stanco e malato, ma non mancher\u00e0 di pubblicare un memoriale <em>\u201cla grande Milano tradizionale e futurista<\/em>\u201d e di aderire alla Repubblica Sociale Italiana in cui vede il ritorno degli ideali repubblicani del 1919 che gli sono propri.<\/p>\n\n\n\n<p>Morir\u00e0 d\u2019improvviso sul lago di Como, in un hotel di Bellagio, il 2 dicembre 1944, alla fine di una vita intellettualmente e fisicamente \u201ccaffeinica\u201d, come avrebbe potuto scrivere lui stesso. Avr\u00e0 diritto ad un solenne funerale di Stato celebrato il 5 dicembre nella chiesa di San Sepolcro a Milano, con una grande partecipazione della cittadinanza, sensibile ai suoi versi:\u201d Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Loris Jacin<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>IL MANIFESTO DEL FUTURISMO (1909)<\/p>\n\n\n\n<p>\u201dUccidiamo il chiaro di luna !\u201d<\/p>\n\n\n\n<ol type=\"1\"><li>Noi vogliamo cantare l&#8217;amor del pericolo, l&#8217;abitudine all&#8217;energia e alla temerit\u00e0.<\/li><li>Il coraggio, l&#8217;audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.<\/li><li>La letteratura esalt\u00f2 fino ad oggi l&#8217;immobilit\u00e0 pensosa, l&#8217;estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l&#8217;insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.<\/li><li>Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si \u00e8 arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocit\u00e0. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall&#8217;alito esplosivo&#8230; un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, \u00e8 pi\u00f9 bello della&nbsp;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Nike_di_Samotracia\"><em>Vittoria di Samotracia<\/em><\/a>.<\/li><li>Noi vogliamo inneggiare all&#8217;uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.<\/li><li>Bisogna che il poeta si prodighi, con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l&#8217;entusiastico fervore degli elementi primordiali.<\/li><li>Non v&#8217;\u00e8 pi\u00f9 bellezza, se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo pu\u00f2 essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all&#8217;uomo.<\/li><li>Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!.. Perch\u00e9 dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell&#8217;Impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo gi\u00e0 nell&#8217;assoluto, poich\u00e9 abbiamo gi\u00e0 creata l&#8217;eterna velocit\u00e0 onnipresente.<\/li><li>Noi vogliamo glorificare la guerra &#8211; sola igiene del mondo &#8211; il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.<\/li><li>Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d&#8217;ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni vilt\u00e0 opportunistica o utilitaria.<\/li><li>Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole pei contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l&#8217;orizzonte, le locomotive dall&#8217;ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d&#8217;acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aereoplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>\u00c8 dall&#8217;Italia, che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il \u00ab&nbsp;<em>Futurismo<\/em>&nbsp;\u00bb, perch\u00e9 vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d&#8217;archeologhi, di ciceroni e d&#8217;antiquarii. Gi\u00e0 per troppo tempo l\u2019Italia \u00e8 stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagl\u2019innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri innumerevoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Musei: cimiteri!&#8230; Identici, veramente, per la sinistra promiscuit\u00e0 di tanti corpi che non si conoscono. Musei: dormitor\u00ee pubblici in cui si riposa per sempre accanto ad esseri odiati o ignoti! Musei: assurdi macelli di pittori e scultori che vanno trucidando si (sic) ferocemente a colpi di colori e di linee, lungo le pareti contese!<\/p>\n\n\n\n<p>Che ci si vada in pellegrinaggio, una volta all\u2019anno, come si va al Camposanto nel giorno dei morti&#8230;. velo concedo. Che una volta all\u2019anno sia deposto un omaggio di fiori davanti alla&nbsp;<em>Gioconda<\/em>, ve lo concedo&#8230;. Ma non ammetto che si conducano quotidianamente a passeggio per i musei le nostre tristezze, il nostro fragile coraggio, la nostra morbosa inquietudine. Perch\u00e9 volersi avvelenare? Perch\u00e9 volere imputridire?<\/p>\n\n\n\n<p>E che mai si pu\u00f2 vedere, in un vecchio quadro, se non la faticosa contorsione dell\u2019artista, che si sforz\u00f2 di infrangere le insuperabili barriere opposte al desiderio di esprimere interamente il suo sogno?&#8230; Ammirare un quadro antico equivale a versare la nostra sensibilit\u00e0 in un\u2019urna funeraria, invece di proiettarla lontano, in violenti getti di creazione e di azione.<\/p>\n\n\n\n<p>Volete dunque sprecare tutte le vostre forze migliori, in questa eterna ed inutile ammirazione del passato, da cui uscite fatalmente esausti, diminuiti e calpesti?<\/p>\n\n\n\n<p>In verit\u00e0 io vi dichiaro che la frequentazione quotidiana dei musei, delle biblioteche e delle accademie (cimiteri di sforzi vani, calvarii di sogni crocifissi, registri di slanci troncati!&#8230;) \u00e8, per gli artisti, altrettanto dannosa che la tutela prolungata dei parenti per certi giovani ebbri del loro ingegno e della loro volont\u00e0 ambiziosa. Per i moribondi, per gl\u2019infermi, pei prigionieri, sia pure: \u2014 l\u2019ammirabile passato \u00e8 forse un balsamo ai loro mali, poich\u00e8 per essi l\u2019avvenire \u00e8 sbarrato&#8230;. Ma noi non vogliamo pi\u00f9 saperne, del passato, noi, giovani e forti&nbsp;<em>futuristi<\/em>!<\/p>\n\n\n\n<p>E vengano dunque, gli allegri incendiarii dalle dita carbonizzate! Eccoli! Eccoli!&#8230; Suvvia! date fuoco agli scaffali delle biblioteche!&#8230; Sviate il corso dei canali, per inondare i musei!&#8230; Oh, la gioia di veder galleggiare alla deriva, lacere e stinte su quelle acque, le vecchie tele gloriose!&#8230; Impugnate i picconi, le scuri, i martelli e demolite, demolite senza piet\u00e0 le citt\u00e0 venerate!<\/p>\n\n\n\n<p>I pi\u00f9 anziani fra noi, hanno trent\u2019anni: ci rimane dunque almeno un decennio, per compier l\u2019opera nostra. Quando avremo quarant\u2019anni, altri uomini pi\u00f9 giovani e pi\u00f9 validi di noi, ci gettino pure nel cestino, come manoscritti inutili. \u2014 Noi lo desideriamo!<\/p>\n\n\n\n<p>Verranno contro di noi, i nostri successori; verranno di lontano, da ogni parte, danzando su la cadenza alata dei loro primi canti, protendendo dita adunche di predatori, e fiutando caninamente, alle porte delle accademie, il buon odore delle nostre menti in putrefazione, gi\u00e0 promesse alle catacombe delle biblioteche.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma noi non saremo l\u00e0&#8230;. Essi ci troveranno alfine \u2014 una notte d\u2019inverno \u2014 in aperta campagna, sotto una triste tettoia tamburellata da una pioggia monotona, e ci vedranno accoccolati accanto ai nostri aeroplani trepidanti e nell\u2019atto di scaldarci le mani al fuocherello meschino che daranno i nostri libri d\u2019oggi fiammeggiando sotto il volo delle nostre immagini.<\/p>\n\n\n\n<p>Essi tumultueranno intorno a noi, ansando per angoscia e per dispetto, e tutti, esasperati dal nostro superbo, instancabile ardire, si avventeranno per ucciderci, spinti da un&#8217;odio tanto pi\u00f9 implacabile inquantoch\u00e8 i loro cuori saranno ebbri di amore e di ammirazione per noi.<\/p>\n\n\n\n<p>La forte e sana Ingiustizia scoppier\u00e0 radiosa nei loro occhi. \u2014 L\u2019arte, infatti, non pu\u00f2 essere che violenza, crudelt\u00e0 ed ingiustizia.<\/p>\n\n\n\n<p>I pi\u00f9 anziani fra noi hanno trent\u2019anni: eppure, noi abbiamo gi\u00e0 sperperati tesori, mille tesori di forza, di amore, d\u2019audacia, d\u2019astuzia e di rude volont\u00e0; li abbiamo gettati via impazientemente, in furia, senza contare, senza mai esitare, senza riposarci mai, a perdifiato&#8230;. Guardateci! Non siamo ancora spossati! I nostri cuori non sentono alcuna stanchezza, poich\u00e8 sono nutriti di fuoco, di odio e di velocit\u00e0!&#8230; Ve ne stupite?&#8230; \u00c8 logico, poich\u00e8 voi non vi ricordate nemmeno di aver vissuto! Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!<\/p>\n\n\n\n<p>Ci opponete delle obiezioni?&#8230; Basta! Basta! Le conosciamo&#8230;. Abbiamo capito!&#8230; La nostra bella e mendace intelligenza ci afferma che noi siamo il riassunto e il prolungamento degli avi nostri. \u2014 Forse!&#8230; Sia pure!&#8230;. Ma che importa? Non vogliamo intendere!&#8230; Guai a chi ci ripeter\u00e0 queste parole infami!..<\/p>\n\n\n\n<p>Alzate la testa!&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!&#8230;\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>(<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Filippo_Tommaso_Marinetti\">Filippo Tommaso Marinetti<\/a>,&nbsp;<em>Manifesto del Futurismo<\/em>, poi pubblicato in lingua francese sul quotidiano&nbsp;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Le_Figaro\"><em>Le Figaro<\/em><\/a>&nbsp;il 20 febbraio 1909, con titolo&nbsp;<em>Manifeste du Futurisme<\/em>.)<\/p>\n\n\n\n<p>ALL\u2019AUTOMOBILE DA CORSA&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Veemente dio d\u2019una razza d\u2019acciaio,<br>Automobile ebbrrra di spazio,<br>che scalpiti e frrremi d\u2019angoscia<br>rodendo il morso con striduli denti&#8230;<br>Formidabile mostro giapponese,<br>dagli occhi di fucina,<br>nutrito di fiamma<br>e d\u2019ol\u00ee minerali,<br>avido d\u2019orizzonti e di prede siderali&#8230;<br>Io scateno il tuo cuore che tonfa diabolicamente,<br>scateno i tuoi giganteschi pneumatici,<br>per la danza che tu sai danzare<br>via per le bianche strade di tutto il mondo!&#8230;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em><br>Allento finalmente<br>le tue metalliche redini,<br>e tu con volutt\u00e0 ti slanci<br>nell\u2019Infinito liberatore!<br>All\u2019abbaiare della tua grande voce<br>ecco il sol che tramonta inseguirti veloce<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>accelerando il suo sanguinolento<br>palpito, all\u2019orizzonte&#8230;<br>Guarda, come galoppa, in fondo ai boschi, laggi\u00f9!&#8230;<br>Che importa, mio d\u00e8mone bello?<br>Io sono in tua bal\u00eca!&#8230; Prrrendimi!&#8230; Prrrendimi!&#8230;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em><br>Sulla terra assordata, bench\u00e9 tutta vibri<br>d\u2019echi loquaci;<br>sotto il cielo accecato, bench\u00e9 folto di stelle,<br>io vado esasperando la mia febbre<br>ed il mio desiderio,<br>scudisciandoli a gran colpi di spada.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><br><em>E a quando a quando alzo il capo<br>per sentirmi sul collo<br>in soffice stretta le braccia<br>folli del vento, vellutate e freschissime&#8230;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Sono tue quelle braccia ammalianti e lontane<br>che mi attirano, e il vento<br>non \u00e8 che il tuo alito d\u2019abisso,<br>o Infinito senza fondo che con gioia m\u2019assorbi!&#8230;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ah! ah! vedo a un tratto mulini<br>neri, dinoccolati,<br>che sembran correr su l\u2019ali<br>di tela vertebrata<br>come su gambe prolisse&#8230;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ora le montagne gi\u00e0 stanno per gettare<br>sulla mia fuga mantelli di sonnolenta frescura,<br>l\u00e0, a quella svolta bieca.<br>Montagne! Mammut in mostruosa mandra,<br>che pesanti trottate, inarcando<br>le vostre immense groppe,<br>eccovi superate, eccovi avvolte<br>dalla grigia matassa delle nebbie!&#8230;<br>E odo il vago echeggiante rumore<br>che sulle strade stampano<br>i favolosi stivali da sette leghe<br>dei vostri piedi colossali&#8230;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>O montagne dai freschi mantelli turchini!&#8230;<br>O bei fiumi che respirate<br>beatamente al chiaro di luna!<br>O tenebrose pianure!&#8230; Io vi sorpasso a galoppo!&#8230;<br>Su questo mio mostro impazzito!&#8230;<br>Stelle! mie stelle! l\u2019udite<br>il precipitar dei suoi passi?..<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>.<br>Udite voi la sua voce, cui la collera spacca&#8230;<br>la sua voce scoppiante, che abbaia, che abbaia&#8230;<br>e il tuonar de\u2019 suoi ferrei polmoni<br>crrrrollanti a prrrrecipizio<br>interrrrrminabilmente?&#8230;<br>Accetto la sfida, o mie stelle!&#8230;<br>Pi\u00f9 presto!&#8230; Ancora pi\u00f9 presto!&#8230;<br>E senza posa, n\u00e9 riposo!&#8230;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Molla i freni! Non puoi?<br>Schi\u00e0ntali, dunque,<br>che il polso del motore centuplichi i suoi slanci!<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Urrrr\u00e0! Non pi\u00f9 contatti con questa terra immonda!<br>Io me ne stacco alfine, ed agilmente volo<br>sull\u2019inebriante fiume degli astri<br>che si gonfia in piena nel gran letto celeste!<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>(Da Lussuria -Velocit\u00e0)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>CAMMINO ASTRALE<\/p>\n\n\n\n<p>Si andava a cento chilometri l\u2019ora.<\/p>\n\n\n\n<p>La sera avanzava a miliardi di miglia il minuto.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutte le globaglie del piombo fuso erano in cielo.<\/p>\n\n\n\n<p>I monti rizzavano falesie d\u2019antracite.<\/p>\n\n\n\n<p>Il lago era un bacino prolisso d\u2019inchiostro di seppia.<\/p>\n\n\n\n<p>Le prime vite dei lumi lucciolavano per le costiere.<\/p>\n\n\n\n<p>Si andava, si andava come entro un\u2019acqua forte<\/p>\n\n\n\n<p>velati dai tratteggi fittissimi della penombra<\/p>\n\n\n\n<p>le nari ebbre d\u2019un effluvio di ragia pluviosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il paesaggio sonava nell\u2019ansito folle della macchina.<\/p>\n\n\n\n<p>Cantava il mio cuore un\u2019ode al motore, inenarrabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Dietro, le signore felici chioccolavano come le fonti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il profumo de\u2019 lor veli fuggiva coi morsi del turbine.<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019un tratto, i fanali s\u2019accesero.<\/p>\n\n\n\n<p>Spazzammo., cometa mostruosa caudata di petto,<\/p>\n\n\n\n<p>la via, gli abissi di pietra e d\u2019acqua e d\u2019aria,<\/p>\n\n\n\n<p>col prisma satanico dei riflettori.<\/p>\n\n\n\n<p>La pioggia croscio\u2019 tempestando diamanti:<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019eretta coperta parve un ciel buio sotto il cielo buio.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli occhi delle signore&nbsp; sprizzaron scintille sul fondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed ebbimo, nell\u2019orbita libera luminosa,<\/p>\n\n\n\n<p>la grande vertigine a vortici<\/p>\n\n\n\n<p>dell\u2019anime strane ch\u2019esistono<\/p>\n\n\n\n<p>in fuoco ai sistemi cosmici sospesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Piu\u2019 tardi, l\u2019ossa imbevute<\/p>\n\n\n\n<p>Del metafisico liquido asteroidale,<\/p>\n\n\n\n<p>divino \u2013 nell\u2019intima pace di un ciborio d\u2019anime \u2013<\/p>\n\n\n\n<p>scaldar e tibie e sogni<\/p>\n\n\n\n<p>(Da <em>Versi liberi<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ogni settimana una poetessa, un poeta, un profilo, una citazione sul suo intendere il modo di costruire le parole, la sua poesia. 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