{"id":27130,"date":"2024-04-29T23:50:02","date_gmt":"2024-04-29T21:50:02","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=27130"},"modified":"2024-04-29T23:50:03","modified_gmt":"2024-04-29T21:50:03","slug":"leuro-nella-crisi-dellordine-europeo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2024\/04\/29\/leuro-nella-crisi-dellordine-europeo\/","title":{"rendered":"L\u2018euro nella crisi dell\u2019ordine europeo"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>La fine della pace in Europa&nbsp;e la situazione&nbsp; della moneta unica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Carlo degli Abbati riprende la situazione monetaria dell\u2019Europa dopo l\u2019uno-due che per una zona gi\u00e0 di scarsa crescita hanno rappresentato e rappresentano gli effetti della pandemia e la fine della pace in Europa<\/em><\/strong>.<strong> <em>Ritorna sugli aspetti politici che hanno condizionato l\u2019EURO prima nella sua concezione (non pi\u00f9 moneta comune ma moneta unica priva di una Banca centrale) e poi nella sua gestione (approccio ordo-liberistico di aspirazione e non di diffusione della massa monetaria nel sistema) e si interroga sulla evidenziazione\u00a0 dei difetti strutturali dell\u2019EURO che l\u2019attuale drammatica congiuntura inevitabilmente comporta per l\u2019Italia e l\u2019Europa.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-27179 pk-lazyload\"  width=\"512\"  height=\"224\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 512px) 100vw, 512px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/bce-1024x448.png\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/bce-1024x448.png 1024w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/bce-300x131.png 300w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/bce-768x336.png 768w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/bce-800x350.png 800w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/bce.png 1107w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Uno dei principali argomenti che si affrontano quando si tratta con gli studenti il tema dei sistemi economici comparati \u00e8 la necessit\u00e0 di una corretta comparazione fra modelli teorici diversi e fra sistemi reali diversi e non l\u2019obliqua messa a confronto delle qualit\u00e0 di un modello teorico con i difetti di un sistema reale di tipo opposto.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa considerazione viene in mente se ci si riferisce alla constatazione che fa nell\u2019ultimo LIMES Gabriele Guzzi sul tema: <strong><em>\u201cL\u2019euro \u00e8 la moneta del nostro declino possiamo uscirne?\u201d<\/em><\/strong>. Forse nessun aspetto della costruzione europea come l\u2019EURO pone lo iato fra la indiscutibilit\u00e0 dell\u2019integrazione europea anche monetaria come modello teorico e la sua invece sempre pi\u00f9 problematica attuazione come sistema reale. E qui l\u2019autore giustamente si interroga sulla urgenza di \u201d<em>ridare un minimo di base razionale a quei processi economici che se non vengono rapidamente affrontati continuano a contribuire al declino economico dell\u2019Italia entro l\u2019Europa<\/em>\u201d. E aggiunge:\u201d Mentre il mondo brucia fra guerre e divisioni, l\u2019UE continua a discutere di zero virgola, di percentuali, di saldo strutturale. <em>L\u2019ideologia contabilistica e ragionieristica<\/em> di Bruxelles si mostra ancora l\u2019unico collante economico realmente esistente oggi in Europa\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0 basta riferirsi come abbiamo fatto recentemente agli ultimi <em>up-date<\/em> 1\/24 delle previsioni del FMI sulla crescita mondiale per constatare che se l\u2019Europa \u00e8 stata per decenni al centro della crescita, negli ultimi anni \u00e8 in corso una suo processo di periferizzazione che la allontana sempre di piu\u2019 dalla crescita e la rende quindi sempre meno interessante per futuri investimenti, con un modesto 7,5% di crescita complessiva prevista, ripartita nel periodo 2022-2025, contro una media dell\u201911,5 % di crescita degli altri paesi, sino al +20,2% dei paesi asiatici o al +21,3 dei PVS. Movimento di decrescita \u201cinfelice\u201d per l\u2019economia europea che gi\u00e0 precedeva gli effetti negativi sulla economia europea aggiuntisi con la pandemia di SARS-Covid 19&nbsp; e con la condizione di guerra in Europa. Anche se naturalmente non vanno sottovalutati gli ulteriori effetti compressivi dovuti agli ultimi avvenimenti &#8211; rallentamento economico provocato dalla pandemia di Covid-19 a partire dal 2020 a cui si sono aggiunti l\u2019aumento dei costi dell\u2019energia e l\u2019effetto boomerang delle 17.500 sanzioni comminate contro la Federazione Russa a causa della invasione ucraina dal 2022. Se ci riferiamo al paese cardine della economia europea, la Germania, la perdita di crescita ha raggiunto cosi\u2019 il -5,68 % fra il 2022 e il 2024 e non molto meglio fa la Francia con un -3,0%. Se poi prendiamo i dati previsionali UE osserviamo una crescita complessiva per il&nbsp; 2024 dell\u20190,9% (Francia 0.9 Italia 0,7 Germania 0,3 Svezia 0,2) contro il 2,1 degli Stati Uniti, il 3,2% della Russia, il 5% della Cina, il 6,5% dell\u2019India. Il caustico matematico Piergiorgio Odifreddi, parafrasando Shakespeare, a questo punto osserverebbe \u201c<em>Something is rotten in the state of&nbsp; Danemark\u201d<\/em>. Solo che apparentemente \u2013 questo \u00e8 il punto \u2013 non sono solo i fattori congiunturali legati alla pandemia e alla <em>proxy war<\/em> ai confini in cui l\u2019Europa \u00e8 coinvolta a costituire i fattori essenziali dell\u2019evidente declino europeo (ed italiano).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Gi\u00e0 nel 2018 il premio Nobel per L\u2019Economia, l\u2019americano Joseph Stiglitz, mondialmente noto per la sua chiara disamina della crisi americana 2008 dei <em>sub-prime<\/em>, nella prefazione al suo critico volume sull\u2019EURO gettava sull\u2019EUROPA un grido di allarme. Premettendo: <\/strong>\u201c <em>Il mondo \u00e8 bombardato in permanenza da terribili notizie dall\u2019Europa. La Grecia \u00e8 in depressione e la met\u00e0 dei suoi giovani sono disoccupati. L\u2019estrema destra ha fatto in Francia dei progressi considerevoli. In Catalogna, la regione di Barcellona, gli indipendentisti che vogliono rompere con l\u2019Europa, hanno la maggioranza al parlamento regionale. All\u2019ora in cui questo lavoro \u00e8 stampato, numerosi paesi europei arrivano al termine di un decennio perduto: il loro PIL per abitante \u00e8 piu\u2019 basso che prima della crisi finanziaria mondiale. Anche quando l\u2019Europa festeggia qualche successo si tratta di un fallimento. Il tasso di disoccupazione si \u00e8 abbassato in Spagna: dal 26% del 2013 al 20% dell\u2019inizio del 2016! Ma quasi un giovane su due resta disoccupato, e il tasso di disoccupazione sarebbe ancora peggiore se tanti giovani di talento non avessero nel frattempo abbandonato il paese per cercare lavoro altrove. Cosa sta succedendo ?\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Stigltz offriva una sua chiave di interpretazione dell\u2019enigma europeo: la decisione presa nel 1992 di adottare <em>una moneta unica<\/em> (e non comune) senza dotarla delle istituzioni che l\u2019avrebbero fatta funzionare dato che \u201c<em>i buoni sistemi monetari non possono garantire la prosperit\u00e0, ma i cattivi sistemi possono condurre a delle recessioni e a delle depressioni\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Qui si pu\u00f2 anche scendere a qualche ricordo personale. L\u2019euforia nelle capitali europee della riuscita dell\u2019<strong>Atto Unico del 1987<\/strong>, l\u2019affermazione del grande mercato unificato europeo all\u2019orizzonte 1992 con il ripristino delle fondamentali libert\u00e0 di circolazione di beni, servizi, persone, capitali aveva fatto immaginare alle istituzioni europee un ulteriore passo in avanti. Nasceva il \u201c1992 LE DEFI\u201d del presidente della Commissione Jacques Delors. Si immaginava il superamento del quadro economico europeo con una integrazione non solo economica ma anche monetaria europea. Dopo il rilancio del mercato unico, potentemente voluto dalla <em>ERT -European Round Table for Industry<\/em>&#8211; si era dato corpo alla vecchia idea del Commissario economico Raymond Barre del 1969, poi divenuta Rapporto Werner dal nome del presidente lussemburghese del Consiglio Pierre Werner che lo aveva approvato,\u00a0 per la costruzione per tappe di una unione economica e monetaria europea. <\/p>\n\n\n\n<p>Vent\u2019anni dopo il 1970, per\u00f2, un fatto nuovo ed inatteso aveva sconvolto gli equilibri in Europa: la riunificazione tedesca, la <em>Wiedervereinigung<\/em>, frutto della frantumazione dell\u2019URSS, con una modifica netta dei principi fondanti della partecipazione della Germania all\u2019Europa. Da allievo diligente della classe europea a superpotenza regionale, protesa verso la realizzazione di un duplice obbiettivo: riuscita del proprio processo di riunificazione nazionale e dell\u2019 inserimento del paese riunificato con capitale Berlino in una concorrenza mondiale che, con gli accordi WTO dal 1994, le allora soverchianti multinazionali americane erano riuscite ad improntare ad una <em>full deregulation,<\/em> in modo da poter produrre in condizioni di quasi monopolio mondiale per un mercato globale di sette miliardi di consumatori. Nelle mutate condizioni geopolitiche europee, il sopravvivere del D-Mark con la sua forza avrebbero vanificato l\u2019esistenza delle altre monete europee legate alla fluttuazione congiunta del cosiddetto serpente monetario europeo. Ne era stata constatazione evidente la crisi monetaria del 1992, che aveva obbligato la lira italiana e la lira sterlina inglese (da cui lo stress britannico all\u2019origine vera del Brexit) ad abbandonare la fluttuazione congiunta delle monete non appena la Bundesbank, per attirare i capitali internazionali per la ricostruzione della DDR, aveva portato al 4% la rimunerazione dei depositi in Marchi. La Francia di Mitterand non avrebbe dopo di allora mai potuto accettare il mantenimento in circolazione del D-Mark. La proposta di Delors di una moneta comune europea (pensava di denominarla umanisticamente Fiorino) non poteva mantenersi. Un \u2018intesa franco-tedesca doveva fare dell\u2019EURO una moneta non comune ma unica, una sorta di <em>killer<\/em> delle monete nazionali.\u00a0 Mentre precise regole di bilancio, i famosi parametri \u2013 si dice inventati\u00a0 in una notte nei locali di Bercy da una dirigente. Silvestre, delle Finanze francesi \u2013 avrebbero dovuto mantenere la convergenza dei sistemi economici europei. Nascevano i parametri di Maastricht, nasceva a fine febbraio 2002 l\u2019EURO come moneta unica europea. Ma l\u2019EURO nasceva anche non dotato di istituzioni sufficienti a seguirne e proteggerne l\u2019evoluzione. La BCE al centro del Sistema Europeo delle Banche Centrali <em>non era una vera e propria banca centrale<\/em>, dotata della funzione fondamentale di essere prestatrice di ultima istanza. Non era altro che la\u00a0 banca epigona della <em>Bank Deutscher Laender, <\/em>\u00a0immaginata nel 1948 dal comitato inter-alleato di occupazione della Germania per sottrarre al nuovo governo federale il controllo della massa monetaria nel timore di una ripetizione della drammatica inflazione weimeriana, che era stata prodroma del nazismo. Un \u201cnon banca centrale\u201d, concepita solo per il controllo della inflazione monetaria, mentre al governo federale si riservava esclusivamente il controllo della politica di cambio. Con l\u2019introduzione dell\u2019EURO, se la politica del tasso di cambio e del tasso di interesse veniva delegata al livello europeo, la politica fiscale era vincolata a stretti vincoli di austerit\u00e0. La conseguente perdita di sovranit\u00e0 monetaria conseguente alla creazione di una moneta senza Stato, senza ministero del Tesoro, non veniva controbilanciata da adeguati trasferimenti fiscali correttivi, in assenza di una comune politica di bilancio e fiscale. La nuova moneta invece di stimolare la convergenza aveva l\u2019effetto di approfondire le differenze e la frammentazione fra i diversi mercati finanziari europei, avvantaggiando i paesi eccedentari con provviste ampie a tassi convenienti e offrendo ai paesi deficitari dell\u2019Eurozona (i c.d. PIIGS) linee di credito scarse a tassi pi\u00f9 elevati. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img  loading=\"lazy\"  width=\"1024\"  height=\"575\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-27180 pk-lazyload\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/spread-1024x575.png\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/spread-1024x575.png 1024w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/spread-300x168.png 300w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/spread-768x431.png 768w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/spread-800x449.png 800w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/spread.png 1038w\" ><figcaption>\/www.trend-online.com<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Planava sull\u2019Europa la minacciosa ombra dello spread. Situazione ulteriormente aggravatasi con la crisi dei <em>sub-prime<\/em>, vergognoso episodio di rapacit\u00e0 bancaria nei confronti delle classi americane pi\u00f9 deboli, originata negli USA\u00a0 nel 2008 ma trasmessa all\u2019Europa. Con l\u2019effetto perverso di fare nella crisi dell\u2019\u2019EURO della BCE, concepita nella lontananza dalle questioni politiche, l\u2019autorit\u00e0 pi\u00f9 politica della UE. Nata per difetto non di economisti, ma di politici che avevano scelto di ignorare le teorie economiche per raggiungere una finalit\u00e0 politica, agendo secondo una <em>chimera istituzionale<\/em>, cita Guzzi, che finiva per fagocitare le sovranit\u00e0 nazionali. Alla fine rendendo, come osservava Stiglitz,\u00a0 le scelte di politica monetaria europea indipendenti da centri democratici, ma strettamente dipendenti invece da\u00a0 influenze di paesi, interessi e gruppi di potere opachi, malgrado la democraticit\u00e0 formale delle votazioni nel consiglio dei governatori, un voto per ciascun paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora senza avere la pretesa di voler indicare delle vie di uscita per l\u2019Italia e l\u2019Europa, \u00e8 indubbio che le conseguenze della pandemia, il taglio degli approvvigionamenti del gas russo a basso costo, l\u2019effetto boomerang delle 17.500 sanzioni europee comminate contro la Federazione Russa che sembrano aggravare innanzi tutto le condizioni gi\u00e0 precarie di una&nbsp; economia europea di pura trasformazione, priva di risorse energetiche, non possono che mettere ulteriormente in risalto i difetti strutturali dell\u2019impianto europeo. A cominciare dalla zona EURO che continua a rappresentare la zona economica mondiale a piu\u2019 basso tasso di crescita, non assistita da una vera Banca centrale, e anche priva di una comune politica fiscale e di una mutualizzazione del debito dei paesi partecipanti. Un EURO disegnato nel suo funzionamento per un solo andamento -irrealistico nei fatti \u2013 , il ciclo continuo di crescita dell\u2019economia europea, senza provvidenze per manovre anti-cicliche.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa natura \u201cacefala\u201d\u00a0 dell\u2019EURO, caso unico di moneta priva\u00a0 di una vera banca centrale, a differenza p.e. del binomio USD-FED-,\u00a0 si conforta in Europa\u00a0 di una visione\u00a0 ordoliberista\u00a0 &#8211; la scuola tedesca di Friburgo \u2013 che comporta ampie limitazioni di sovranit\u00e0 nazionale per gli stati dell\u2019EURO in materia di bilancio ( l\u2019ultima decisione al riguardo \u00e8 del 2012), ci pone di fronte ad un interrogativo inquietante. In altri termini l\u2019EURO nella sua struttura attuale comprime proprio quel fattore G ( spesa governativa) che \u00e8 essenziale per l\u2019equilibrio dei sistemi economici come abbiamo gi\u00e0 potuto matematicamente provare nel 2013 per la<strong> Rivista di Economia Internazionale di Genova.<\/strong> Cominciamo allora a\u00a0 domandarci se nella drammatica congiuntura attuale, di pandemia e di guerra europea, si stiano meglio comportando, rispetto ai paesi dell\u2019EURO, quegli altri paesi della UE che hanno preferito conservare ( trascurando il caso della Gran Bretagna) la loro sovranit\u00e0 monetaria, come Svezia, Finlandia, Bulgaria, Croazia, Cechia, Ungheria, Polonia, Romania.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordando che l\u2019EURO sin dalla sua introduzione nel 2002 ha ridotto della met\u00e0 \u2013 grazia anche al <em>benign neglect<\/em> del governo berlusconiano del tempo in tema di controllo dei prezzi &#8211; il potere di acquisto in lire degli italiani, mentre l\u2019Italia \u00e8 oggi&nbsp; quasi totalmente inserita&nbsp; nella catena di valore del paese motore che oggi presenta il minor livello di crescita in Europa (la <strong>Germania, <\/strong>0,3% nel 2024 ) sarebbe forse opportuno che avvenisse in Italia una riflessione nazionale intorno ad un tema molto piu\u2019 rilevante di tanti futili altri che occupano&nbsp; le prime pagine e i talk shows dei media italiani.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tema del pieno recupero da parte dell\u2019<strong>Italia <\/strong>della sua\u00a0 sovranit\u00e0 monetaria per sfuggire ad una strutturale perdita di crescita, in nome\u00a0 di una stabilit\u00e0 devitalizzata dell\u2019EURO, che quasi si potrebbe definire \u201ccastrante\u201d. Come se la crescita bloccata del paese\u00a0 ricordasse i prigioni di Michelangelo nella Galleria dell\u2019 Accademia di Firenze.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Carlo degli Abbati<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La fine della pace in Europa&nbsp;e la situazione&nbsp; della moneta unica Carlo degli Abbati riprende la situazione monetaria dell\u2019Europa dopo l\u2019uno-due che per una zona gi\u00e0 di scarsa crescita hanno rappresentato e rappresentano gli effetti della pandemia e la fine&hellip;\n","protected":false},"author":2,"featured_media":27178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_seopress_robots_primary_cat":"none","_seopress_titles_title":"","_seopress_titles_desc":"","_seopress_robots_index":""},"categories":[8074,46],"tags":[12670,7117,382,9860,12669],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27130"}],"collection":[{"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=27130"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27130\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":27182,"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27130\/revisions\/27182"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/media\/27178"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=27130"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=27130"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=27130"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}