{"id":27019,"date":"2024-04-12T08:23:00","date_gmt":"2024-04-12T06:23:00","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=27019"},"modified":"2024-04-08T18:24:18","modified_gmt":"2024-04-08T16:24:18","slug":"difendiamo-le-parole-17-govoni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2024\/04\/12\/difendiamo-le-parole-17-govoni\/","title":{"rendered":"Difendiamo le parole (17)"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Ogni settimana una poetessa, un poeta, un profilo, una citazione sul suo intendere il modo di costruire le parole, la sua poesia<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>CORRADO GOVONI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-27020 pk-lazyload\"  width=\"416\"  height=\"420\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 416px) 100vw, 416px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/govoni.png\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/govoni.png 766w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/govoni-297x300.png 297w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/govoni-150x150.png 150w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/govoni-80x80.png 80w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nella storia della scrittura ci sono autori che nascono con una via gi\u00e0 aperta per diritto di nascita e la seguono con coerenza e con passione.<\/p>\n\n\n\n<p>Altri che nascendo avendo tutto contro, hanno almeno il dono di un carattere forte e contro ogni avversit\u00e0 riescono in un modo ben pi\u00f9 sofferto a mantenere comunque la stessa coerenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Altri, i pi\u00f9, vorrebbero essere poeti, scrittori, autori di successo. Ma per mille circostanze, una indecisione, la pressione degli ambienti familiari, la facilit\u00e0, la pigrizia, vanno altrove e ne soffrono per tutta la vita. Sono degli incoerenti che mancando di temperamento hanno deciso di lasciare le loro vere vocazioni incompiute e di adattarsi in professioni lontane dalle loro aspirazioni. Spesso per essere stati troppo bravi figli incapaci di resistere alle concrete suggestioni familiari. Ma ne soffriranno per tutta la vita. Fino a che, certi di loro, restando comunque la loro vocazione pi\u00f9 forte di ogni ostacolo, sia pur per vie traverse, nel mezzo delle routines pi\u00f9 disparate cui sono costretti ad adattarsi per vivere, riescono comunque a far emergere prima o poi la loro vera natura. E finalmente ad esprimersi. E quello che riescono a produrre ha ai loro occhi tutta l\u2019importanza di nascere dal vento contrario della vita, di essere pi\u00f9 che una conferma una liberazione personale, un grido talvolta tardivo di esistenza che comunque vale a riconciliarli definitivamente con s\u00e9 stessi.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi c\u2019\u00e8 una quarta categoria: quella di coloro che partono incoerenti, ma dopo un po\u2019 non ce la fanno e decidono di accettare linearmente tutti i rischi della loro coerenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Corrado Govoni appartiene per noi a quest\u2019ultima categoria.<\/p>\n\n\n\n<p>  In fondo \u00e8 nato nel 1884 nella Bassa ferrarese, a T\u00e0mara, frazione di Copparo, da una famiglia di agricoltori benestanti, con buone terre. Come scrive lui stesso, se come molti contadini dell\u2019epoca \u201c<em>fossi arrivato solo alla terza elementare molto probabilmente sarei diventato uno dei pi\u00f9 grossi mugnai e fortunati agricoltori di tutto il Delta padano<\/em>\u201d. Ma in Italia esiste la rete delle parrocchie e i curati cercano dovunque i giovani migliori da avviare agli oratori. Va cos\u00ec in collegio a Ferrara dai Salesiani e l\u2019incontro con la letteratura italiana da Manzoni a Leopardi lo apre alla poesia. Gi\u00e0 nel 1903 a sue spese pubblica con la casa editrice Lumachi di Firenze due raccolte, <em>Le fiale<\/em> e <em>Armonie in grigio e silenzio<\/em>. Per un po\u2019 lavora nell\u2019azienda di famiglia, poi incontra alcuni poeti crepuscolari, si lega di amicizia a Sergio Corazzini, decide di vendere terreni e casa di campagna e di trasferirsi a Milano dove cerca di divenire scrittore, \u00e8 attratto dalle novit\u00e0 dell\u2019avanguardia e in particolare dal Futurismo. Stringe amicizia con Filippo Tommaso Marinetti, aderisce al movimento. Certo, collabora a varie riviste letterarie fra cui <em>Riviera Ligure<\/em> diretta da Mario Novaro, <em>Poesie<\/em>, <em>La Voce<\/em>, <em>Lacerba<\/em>, ma non riesca ad inserirsi professionalmente e torna melanconicamente a Ferrara, diventa archivista comunale sino alla chiamata alle armi del 1917. Nel frattempo si \u00e8 sposato con Teresa e deve mantenere tre figli, Aladino, Ariele e Mario. Smobilitato compie vari tentativi di sistemazione pratica. A trentacinque anni ispira a Giovanni Papini questo melanconico e sorridente bilancio delle sue attivit\u00e0: \u201c<em>Ha fatto l\u2019agricoltore, l\u2019impiegato, il soldato, l\u2019allevatore di polli, di maiali, di cigni, di serpenti a sonagli ecc. Ha moglie e due bambini..\u201d<\/em>Nel 1919 si trasferisce a Roma e dopo il 1922 ottiene un impiego al Minculpop, il Ministero della Cultura Popolare. Nel 1928 diviene infine stabilmente segretario del Sindacato Nazionale Scrittori e Autori, oggi SIAE. Grato per la nomina che gli permette di raggiungere infine una tranquillit\u00e0 economica, scrive due poemetti di lode al Duce che gli varranno su l\u2019Avanti la stroncatura di Lorenzo Catania \u201cGovoni adulatore di Mussolini per denaro\u201d. Perder\u00e0 il posto nel 1943 con lo scioglimento della Confederazione da cui dipendeva. L\u2019affermazione della resistenza popolare al nazi-fascismo gli fa perdere poi il figlio Aladino che aderente a Bandiera Rossa, il Movimento Comunista d\u2019Italia, sar\u00e0 fucilato nel 1944 dai tedeschi alle Fosse Ardeatine. Questa tragedia familiare gli detta i dolorosi versi di <em>Aladino<\/em> (1946). Nel dopoguerra in precarie condizioni economiche si dovr\u00e0 cercare un nuovo lavoro: diventa \u201cavventizio\u201d nella categoria ministeriale degli inservienti e uscieri. Divide la vita fra Roma e Marina di Tor San Lorenzo. Raggiunta la pensione dopo dieci anni esprime ancora la coerenza della sua vocazione dirigendo la Rivista \u201c<em>Il sestante letterario<\/em>\u201d da Lido dei Pini presso Roma in cui si spegne, ormai quasi cieco, nel 1965.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Loris Jacin<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIo devo confessare che la mia dedizione alla poesia risponde ad una vera e propria vocazione, che risale ai primi anni della mia lontana adolescenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Come senza dubbio tutte le vocazioni, essa ebbe origine da una circostanza assolutamente occasionale: che per me fu quella della mia chiusura all\u2019et\u00e0 di 11 anni in un collegio di Ferrara. Se fossi rimasto nel paese natio, e la massima punta dei miei studi pubblici si fosse arrestata alla terza classe elementare, <strong>molto probabilmente sarei diventato uno dei piu\u2019 grossi mugnai e fortunati agricoltori di tutto il Delta padano<\/strong> (come si sa, i miei avi di parte materna e paterna furono mugnai e agricoltori in Romagna e sul Po). Cos\u00ec invece l\u2019occasione mi ha fatto poeta. La lettura dei \u201cPromessi Sposi\u201d e di poche cose permesse del Leopardi, nel corso ginnasiale del severo collegio salesiano, ha servito sicuramente ad aprire il misterioso germe di gusto artistico latente in me, e che non avrebbe forse mai avuto campo di svilupparsi e sarebbe rimasto eternamente infecondo come le gemme dormienti delle piante buone solo per gli innesti e a produrre foglie e spine.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019occasione dunque, la prima spinta, l\u2019accensione decisa, e pi\u00f9 tardi l\u2019immancabile sviluppo crescita e consolidamento, con l\u2019appropriato nutrimento delle letture che si confacevano alla mia indole, finirono col portare quella vocazione spiegata ad una specie di inesorabile dannazione spirituale. Perch\u00e9 da quel momento posso ben dire di aver vissuto <strong>la pi\u00f9 tormentosa vita di sdoppiamento che si possa immaginare, nell\u2019insanabile drammatico conflitto fra l\u2019esistenza ideale, volubile, indipendente ed estrosa della poesia e quella delle realt\u00e0 quotidiana comune, <\/strong>schiavo di mille pregiudizi convenienze legami e leggi ed odiosissime necessit\u00e0 di famiglia&nbsp; e di civile societ\u00e0 : un conflitto atroce di ogni giorno e di ogni ora, capace di influenzare maleficamente persino l\u2019area dei sogni, e che mi ha fatto tante volte maledire la mia condizione&nbsp; di poeta.<\/p>\n\n\n\n<p>Sottostando a questo ineluttabile destino, accanito e inestirpabile come un inveterato vizio, ho cercato di sfruttarlo se non altro come evasione e lenimento della insopportabile, massacrante brutta vita pratica: ma a prezzo di quali e quante rinunce, di sofferenze di ogni genere, di dolori e di infinite preoccupazioni li ho avaramente ottenuti!<\/p>\n\n\n\n<p>No sar\u00f2 io per\u00f2 a negare ed a rinnegare il puro solitario godimento della creazione poetica che, come avviene nei sogni, supera di gran lunga, per intensit\u00e0 e durata emotiva, quello riserbatoci nelle sue pi\u00f9 svariate e ricercate forme, dalla stessa realt\u00e0. Ma, in ogni modo, non ho mai potuto fare a meno di invidiare tutti coloro che la poesia in tutte le sue pi\u00f9 comuni manifestazioni (dalla conquista della donna al possesso della ricchezza) hanno la fortuna di goderla in natura, e non attraverso il supplizio cinese e la tortura intellettuale dell\u2019arte e dei sentimenti inumanamente castigati e snaturati. Perch\u00e9 \u00e8 ben questo in fondo il solo compenso e il solo amaro dono di cui devono accontentarsi i poeti; il passaggio dal regno delle chimere, delle aspirazioni insoddisfatte, dei rimpianti vani e dei pi\u00f9 vani pianti e delle fedi tradite, che sul piano pratico, e purtroppo anche su quello ideale, si riducono poi sempre ad un modesto pugno di cenere: cos\u00ec poca cenere che basterebbe appena a cospargersene il capo chino nel triste Mercoled\u00ec delle Ceneri della nostra dura consumata vita.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Corrado Govoni (da Antilogia popolare dei poeti del Novecento-I)<\/p>\n\n\n\n<p><strong>TANTA FU LA PAURA DEI MIEI BACI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Tanta fu la paura dei miei baci<\/p>\n\n\n\n<p>nella casa improvvisamente buia<\/p>\n\n\n\n<p>che rimanesti tutto il temporale<\/p>\n\n\n\n<p>trasalendo alle vampe degli scoppi<\/p>\n\n\n\n<p>sulla soglia, coi piedi nella pioggia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ritornando ventenne nel ricordo,<\/p>\n\n\n\n<p>Ti dedico i coralli di quei fulmini.<\/p>\n\n\n\n<p>(da <em>Govonigiotto<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p>UN VENTO FREDDO SUI LUNGARNI FERMA<\/p>\n\n\n\n<p>Un vento freddo sui Lungarni ferma<\/p>\n\n\n\n<p>nel ricordo le belle fiorentine<\/p>\n\n\n\n<p>tra un vibrar di acque calme e un nuvoloso<\/p>\n\n\n\n<p>saettare di raggi nel crepuscolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sbarrati ponti inquadran l\u2019universo<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle profonde arcate ove i fanali<\/p>\n\n\n\n<p>piangeranno fra poco come lumi<\/p>\n\n\n\n<p>in fila di pazienti pescatori.<\/p>\n\n\n\n<p>E dai tetti in declivio grigie cupole<\/p>\n\n\n\n<p>fiorendo fanno il cielo cittadino<\/p>\n\n\n\n<p>tra le frane d\u2019odore delle piazze<\/p>\n\n\n\n<p>a cui vanno a lavarsi le correnti<\/p>\n\n\n\n<p>delle tortuose strade piene d\u2019echi.<\/p>\n\n\n\n<p>Come \u00e8 dolce l\u2019andare senza scopo<\/p>\n\n\n\n<p>verso il gorgo del centro o dei sobborghi<\/p>\n\n\n\n<p>pur di arrivar leggeri e trasparenti,<\/p>\n\n\n\n<p>spogliati alle vetrine ed alle donne<\/p>\n\n\n\n<p>d\u2019ogni primaverile fuoco e voglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Si resta incerti sull\u2019ignota soglia,<\/p>\n\n\n\n<p>nel bagno della luce di Toscana<\/p>\n\n\n\n<p>ch\u2019\u00e8 architettura musica e foreste,<\/p>\n\n\n\n<p>tra aurora e notte, cosa strana e acerba.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosi le ombre si specchiano nell\u2019erba.<\/p>\n\n\n\n<p>(da <em>Govonigiotto<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p><strong>TRA TANTE PENE E\u2019 NON MINORE PENA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Tra tante pene non \u00e8 minore pena<\/p>\n\n\n\n<p>il vedere la mamma che con cura<\/p>\n\n\n\n<p>conserva i tuoi vestiti come nuovi:<\/p>\n\n\n\n<p>le stampelle pi\u00f9 belle son per essi<\/p>\n\n\n\n<p>con il posto d\u2019onore nell\u2019armadio<\/p>\n\n\n\n<p>e i sacchetti di pura naftalina<\/p>\n\n\n\n<p>(litigando col dolce Fiorellino<\/p>\n\n\n\n<p>se dice \u201cla mia <em>tamera<\/em>\u201d: no, cara,<\/p>\n\n\n\n<p>questa camera \u00e8 <em>popio <\/em>d\u2019Aladino):<\/p>\n\n\n\n<p>li spolvera li stira li ripone.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che provo io sol lo so, con Dio,<\/p>\n\n\n\n<p>ad ogni principiare di stagione;<\/p>\n\n\n\n<p>quando tornando a casa, alle finestre<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;io vedo dondolare i tuoi vestiti,<\/p>\n\n\n\n<p>come pubblica nuova atrocit\u00e0<\/p>\n\n\n\n<p>impiccati da lei che ancor non sa.<\/p>\n\n\n\n<p>(da <em>Aladino<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ogni settimana una poetessa, un poeta, un profilo, una citazione sul suo intendere il modo di costruire le parole, la sua poesia. 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