{"id":26791,"date":"2024-03-15T19:29:00","date_gmt":"2024-03-15T18:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=26791"},"modified":"2024-05-29T23:38:46","modified_gmt":"2024-05-29T21:38:46","slug":"difendiamo-le-parole-16-cardarelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2024\/03\/15\/difendiamo-le-parole-16-cardarelli\/","title":{"rendered":"Difendiamo le Parole (16)"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Ogni settimana una poetessa, un poeta, un profilo, una citazione sul suo intendere il modo di costruire le parole, la sua poesia<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>VINCENZO CARDARELLI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-26792 pk-lazyload\"  width=\"408\"  height=\"239\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 408px) 100vw, 408px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/carda.png\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/carda.png 655w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/carda-300x176.png 300w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Quando Nazareno Cardarelli nasce nel 1887 nell\u2019etrusca Tarquinia (Viterbo) nulla farebbe presagire il ruolo straordinario che come Vincenzo Cardarelli occuper\u00e0 nella cultura italiana sino alle soglie degli Anni\u201960 del secolo scorso, lungo i suoi&nbsp; del resto brillanti ma&nbsp; faticosi 72 anni di vita. <\/p>\n\n\n\n<p>Nasce figlio illegittimo dal gestore di un buffet ferroviario, fisicamente menomato ad un braccio, senza conoscere l\u2019affetto di una madre, Giovanna, che lo abbandona da piccolo. Ma questo bimbo cos\u00ec poco favorito dalla sorte ha un temperamento di ferro ed un\u2019ansia irresistibile di vivere, di apprendere. Dopo studi irregolari a diciassette anni se ne va di casa e approda a Roma. In questa citt\u00e0 che, unica, ha il merito ineguagliabile in un\u2019Italia clanica di non chiedere mai alla gente da dove viene, come nasce, fa i piu\u2019 svariati mestieri sino ad approdare al quotidiano socialista \u201c<em>L\u2019Avanti<\/em>\u201d come correttore di bozze. Per la sua facilit\u00e0 di scrivere e il suo stakanovismo lavorativo (sia autodefinir\u00e0 \u201c<em>uno dei piu\u2019 fertili imbrattacarte che si siano scatenati in una redazione<\/em>\u201d) \u00e0 ventidue anni \u00e8 gi\u00e0 redattore. Collabora anche con altri fogli \u201c<em>Il Marzocco\u201d, \u201c La Voce\u201d , \u201cLirica\u201d, \u201cIl Resto del Carlino<\/em>\u201d. Ma trova anche il tempo di frequentare la Biblioteca Nazionale e l\u00ec, da autentico autodidatta, si forma sui testi di Pascal, Nietzsche, Baudelaire, Leopardi. Il distante Montale lo considerer\u00e0 in seguito lo scopritore del vero Leopardi, quello dello Zibaldone e delle Operette morali, per l\u2019intuizione che forse favoriva la stessa rara malattia presente nei due autori, il morbo di Pott, l\u2019osteomielite, di cui oltre Cardarelli aveva probabilmente sofferto anche Leopardi. Riformato per la sua menomazione nel periodo della Prima guerra mondiale lo ritroviamo a Firenze nel 1915 e qui frequenta l\u2019ambiente letterario fiorentino riunito intorno a <em>La Voce <\/em>che Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini avevano fondata nel 1908 e che da allora costituiva il cenacolo degli intellettuali fiorentini dedicati a diffondere in Italia delle esperienze di rottura dal classicismo tradizionale, dall\u2019impressionismo francese, a Rimbaud, sino al cubismo. Ardengo Soffici e Giuseppe De Robertis gli divengono amici. A Firenze pubblica nel 1916 la sua prima antologia, <em>Prologh<\/em>i. Divenuto collaboratore del <em>Tempo<\/em> di Roma vi conosce Giovanni Papini che gli apre le porte dell\u2019editore Vallecchi. <\/p>\n\n\n\n<p>Nel frattempo Cardarelli ha rotto con l\u2019esperienza avanguardistica di rottura vociana per divenire co-direttore della <em>Ronda<\/em> nel 1919, rivista che si potrebbe definire di \u201crestaurazione neo-classica\u201d, movimento letterario definito \u201crondismo\u201d. Risale a quel periodo la raccolta <em>Viaggi nel tempo<\/em> che esce con i tipi di Vallecchi. Esaurita anche l\u2019esperienza rondista lo troviamo collaboratore del <em>Tevere <\/em>che lo manda da inviato in Russia fra il 1928 e il 1930, ma anche dal 1926 del <em>Corriere Padano<\/em> di Ferrara, e poi dell\u2019<em>Italiano <\/em>fondato da Leo Longanesi con cui ebbe peraltro un sempre cos\u00ec difficile rapporto legato alla supponenza di Longanesi gli far\u00e0 dire alla sua morte \u201c<em>E\u2019 l\u2018ultimo dispetto che poteva farmi<\/em>\u201d. Dal 1930 al suo ritorno dalla Russia \u00e8 collaboratore del <em>Bargello<\/em> di Firenze e lo vediamo animatore inesauribile di cento dibattiti nei caff\u00e8 letterari del tempo, al caff\u00e8 Aragno di Roma, al Salvini di Milano come alle Giubbe Rosse di Firenze. Finir\u00e0 per esprimere un\u2019adesione al fascismo soprattutto col testo critico del 1931 \u201cParliamo d\u2019Italia\u201d anche se non svolger\u00e0 mai un\u2019attivit\u00e0 politica. Nei dieci anni seguenti esprimer\u00e0 una straordinaria attivit\u00e0 poetica. Dopo la ristampa di <em>Profughi<\/em> (1931) usciranno sempre con Bompiani <em>Giorni in piena<\/em> (1934), <em>Il cielo sulla citt\u00e0<\/em> (1939), la silloge critica <em>Solitario in Arcadia<\/em> e soprattutto nel 1942 <em>Poesie <\/em>che gli vale il Premio Poesia 1942-XX- dell\u2019Accademia d\u2019Italia. Ma gi\u00e0 nel 1929 con \u201c<em>Sole a Picco<\/em>\u201d, versi e prose con le illustrazioni del pittore bolognese Giorgio Morandi, aveva raggiunto la fama con la vittoria del premio Bagutta.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua attivit\u00e0 letteraria continua dopo la guerra e con <em>Villa Tarantola<\/em> vincer\u00e0 nel 1948 il Premio Strega, nel 1954 con <em>Viaggio di un poeta in Russia<\/em> la prima edizione del premio Napoli. Ma, soprattutto, questo autodidatta che nessuno predestinava ad una carriera letteraria diventa nel 1949 per dieci anni insieme al drammaturgo forlivese Diego Fabbri, uno dei \u201cfabbri\u201d potremmo dire della cultura televisiva italiana delle origini, direttore della Fiera Letteraria, la rivista settimanale di lettere, scienze ed arte che illuminer\u00e0 fra il 1925 anno in cui la fonda Umberto Fracchia e gli anni \u201980 il riferimento di tutti gli appassionati italiani di letteratura. Per poi cessare per ragioni economiche alla vigilia del ventennio&nbsp; berlusconiano&nbsp; che render\u00e0 l\u2019Italia nelle condizioni attuali di paese dalla minore circolazione culturale di massa dell\u2019intera Europa, situazione ideale per tentare oggi sotto altre forme la restaurazione politica&nbsp; di un nuovo&nbsp; Ministero della Cultura Popolare attraverso il tentativo di un\u2019 informazione opportunamente formattata per escludere gli utenti italiani tele-radiofonici da un minimo di conoscenza dei problemi reali del pianeta. Cardarelli si spegner\u00e0, solo, a Roma nel Policlinico, proprio nel 1959.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci lascia una poesia che esprime un difficile equilibrio fra una naturale impetuosit\u00e0 descrittiva e una forte volont\u00e0 di autocontrollo, come se in lui, sopravvissuto a due epoche letterarie antitetiche, volesse conciliare nei suoi versi lo spirito avanguardista della <em>Voce <\/em>alla restaurazione letteraria neo-classica espressa dalla <em>Ronda.<\/em> Ma&nbsp; quel che interessa a noi lettori \u00e8 la sua felicit\u00e0 e facilit\u00e0&nbsp; descrittiva che esprime sempre e comunque nella sua voluta compostezza una natura profondit\u00e0 di riflessione poetica.<\/p>\n\n\n\n<p>E l\u2019uomo? Al di l\u00e0 dell\u2019autore? Una vita di solitario, a parte un momento giovanile di amore infelice per Sibilla Aleramo, un uomo appartato che esaurita l\u2019energia profusa nei salotti e nella foga letteraria ritrovava una sua amara solitudine, un suo mondo povero di affetti. Lo descrive cos\u00ec nei suoi ultimi anni di vita, Piero Buscaroli nel 2013:\u201d Quando lo conobbi a Roma negli anni\u201950 era un fagotto. Stava (solo <em>ndr<\/em>)&nbsp; al primo caff\u00e9 di Via Veneto, aveva sempre freddo \u2026(anche<em> ndr<\/em>) Longanesi lo aveva scaricato crudamente, e lui l\u2019aveva capito\u2026Longanesi era capace di freddezze assolute\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Un successo di artista, quello di&nbsp; Vincenzo Cardarelli, che non ha mai corrisposto alla crudezza invalicabile della vicenda umana del vero Nazareno. Ma la su Civita etrusca, tante volte evocata nelle sue poesie e nelle sue prose, non lo ha perlomeno mai dimenticato. La citta di Tarquinia lo ricorda con il premio di pittura a lui dedicato.<\/p>\n\n\n\n<p>LJ<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cHo poco da dire su di me. Confesso che ho un sacro orrore di gettare gli occhi in quell\u2019abisso che sarebbe, per caso, la mia natura. Sono un empirico e uno sperimentalista in materia. Piuttosto che sottopormi ad inutili introspezioni preferirei esprimermi, agire, per potermi giudicare a ragion veduta. Ma qui cominciano i guai. Ho io motivo di lodarmi, di essere contento dell\u2019opera mia?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Sicuramente no. Motivo di disperarne per l\u2019avvenire? Nemmeno. Il tempo opera in me i piu\u2019 strani miracoli. M\u2019ha condotto dove non immaginavo neppure di poter giungere. Nella speranza che non voglia abbandonarmi a questo punto, \u00e8 tutta la mia fede, la mia certezza. \u201dFede \u00e8 sostanza di cose sperate\u2026\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quello che non riuscir\u00f2 mai a prevedere, ad evitare, a sostituire, nella mia vita, \u00e8 l\u2019intervento del tempo, l\u2019opera di questa forza incognita che ci rapisce quando meno ce l\u2019aspettiamo, ci dismemora dei nostri propositi pi\u00f9 fermi, e rende suscettibili di mutamento le consuetudini <em>pi\u00f9<\/em> inveterate. Mediante il tempo si ristabilisce, nell\u2019ordine facilmente disgustoso e logoro della nostra esistenza, un po\u2019 d\u2019incertezza e di trepidazione, torna ad agire la sorpresa e il senso che, vittoriosi o sconfitti, non c\u2019\u00e8 nulla in noi di veramente definitivo. Tutto pu\u00f2 essere perso e riguadagnato in un istante. E quel che ci sostiene e che ci porta avanti \u00e8 l\u2019impossibilit\u00e0&nbsp; di sapere in anticipo l\u2019ora precisa in cui non avremo <em>pi\u00f9<\/em><\/em> <em>speranze, ne timori da collocare nel tempo.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>( da Solitario in Arcadia)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>SERA DI GAVINANA<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ecco la sera e spiove<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>sul toscano Appennino.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Con lo scender che fa le nubi a valle,<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>prese a lembi qua e l\u00e0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>come ragne fra gli alberi intricate,<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>si colorano i monti di viola.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dolce vagare allora<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>per chi s&#8217;affanna il giorno<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>ed in se stesso, incredulo, si torce.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Viene dai borghi, qui sotto, in faccende,<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>un vociar lieto e folto in cui si sente<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>il giorno che declina<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>e il riposo imminente.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Vi si mischia il pulsare, il batter secco<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>ed alto del camion sullo stradone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>bianco che varca i monti.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>E tutto quanto a sera,<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>grilli, campane, fonti,<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>fa concerto e preghiera,<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>trema nell&#8217;aria sgombra.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ma su ogni cosa come piu\u2019 rifulge,<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>nell&#8217;ora che non ha un&#8217;altra luce,<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>il manto dei tuoi fianchi ampi, Appennino.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Sui tuoi prati che salgono a gironi,<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>questo liquido verde, che rispunta<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>fra gl&#8217;inganni del sole ad ogni acquata,<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>al vento trascolora, e mi rapisce,<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>per l&#8217;inquieto cammino,<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>si\u2019 che teneramente fa star muta<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>l&#8217;anima vagabonda.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>( da <em>Poesie<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p>LIGURIA<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 la Liguria una terra leggiadra.<br>Il sasso ardente, l&#8217;argilla polita,<br>s&#8217;avvivano di pampini al sole.<br>\u00c8 gigante l&#8217;ulivo. A primavera<br>appar dovunque la mimosa effimera.<br>Ombra e sole s&#8217;alternano<br>per quelle fondi valli<br>che si celano al mare,<br>per le vie lastricate<br>che vanno in su, fra campi di rose,<br>pozzi e terre spaccate,<br>costeggiando poderi e vigne chiuse.<br>In quell&#8217;arida terra il sole striscia<br>sulle pietre come un serpe.<br>Il mare in certi giorni<br>\u00e8 un giardino fiorito.<br>Reca messaggi il vento.<br>Venere torna a nascere<br>ai soffi del maestrale.<br>O chiese&nbsp;di Liguria, come navi<br>disposte a esser varate!<br>O aperti ai venti e all&#8217;onde<br>liguri cimiteri!<br>Una rosea tristezza vi colora<br>quando di sera, simile ad un fiore<br>che marcisce, la grande&nbsp;luce<br>si va sfacendo e muore.<\/p>\n\n\n\n<p>( da Poesie)<br><br><\/p>\n\n\n\n<p>ABBANDONO<\/p>\n\n\n\n<p><br>Volata sei, fuggita<\/p>\n\n\n\n<p>come una colomba<\/p>\n\n\n\n<p>e ti sei persa, l\u00e0, verso oriente.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma son rimasti i luoghi che ti videro<\/p>\n\n\n\n<p>E l\u2019ore dei nostri incontri.<\/p>\n\n\n\n<p>Ore deserte,<\/p>\n\n\n\n<p>luoghi per me divenuti un sepolcro<\/p>\n\n\n\n<p>a cui faccio la guardia.<\/p>\n\n\n\n<p>(da Poesie)<\/p>\n\n\n\n<p>DISTACCO<\/p>\n\n\n\n<p>Io ti sento tacere da lontano.<\/p>\n\n\n\n<p>Odo nel silenzio il tuo silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Di giorno in giorno assisto<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019opera che il tempo,<\/p>\n\n\n\n<p>complice mio solerte, va compiendo.<\/p>\n\n\n\n<p>E gi\u00e0 quello che eri era presente<\/p>\n\n\n\n<p>divien passato e quel che ci pareva<\/p>\n\n\n\n<p>incredibile accade.<\/p>\n\n\n\n<p>Io e te ci separiamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Tu che fosti per me piu\u2019 di una sposa!<\/p>\n\n\n\n<p>Tu che volevi entrare<\/p>\n\n\n\n<p>nella mia vita, impavida,<\/p>\n\n\n\n<p>come in inferno un angelo<\/p>\n\n\n\n<p>e ne fosti scacciata.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora che t\u2019ho lasciata,<\/p>\n\n\n\n<p>la vita mi rimane<\/p>\n\n\n\n<p>quale un\u2019indegna, un\u2019inutile soma.<\/p>\n\n\n\n<p>Da non poterne avere piu\u2019 alcun bene.<\/p>\n\n\n\n<p>(da <em>Poesie<\/em>, 1942)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ogni settimana una poetessa, un poeta, un profilo, una citazione sul suo intendere il modo di costruire le parole, la sua poesia. 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