{"id":26659,"date":"2024-02-29T09:52:13","date_gmt":"2024-02-29T08:52:13","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=26659"},"modified":"2024-02-29T09:52:15","modified_gmt":"2024-02-29T08:52:15","slug":"mali-francia-analisi-di-un-cartellino-rosso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2024\/02\/29\/mali-francia-analisi-di-un-cartellino-rosso\/","title":{"rendered":"Mali. Francia: analisi di un cartellino rosso"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Uno studioso di cose africane gi\u00e0 professore della Scuola di Guerra di Saint Cyr, Bernard Lugan, ha di recente affermato sulla rivista OMERTA che per il Sahel la Francia \u201cha preferito ascoltare quelli che escono da Sciences Po e che hanno una visione Sofitel dell\u2019Africa\u201d, facendo riferimento alla multinazionale alberghiera presente in molti paesi africani, cio\u00e8 genti lontane dal terreno confinate ad interpretazioni astratte<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Per capire perch\u00e9 la Francia si \u00e8 fatta espellere progressivamente dal Sahel, dobbiamo concentrarci su di una regione africana che sembra un punto quasi insignificante di questo grande continente: il Nord del Mali.<\/strong> La abbiamo gi\u00e0 descritta. Ci si arriva lasciandosi dietro il verde tropicale africano e si va a nord o nord-est e tutto progressivamente si perde nell\u2019immensit\u00e0 degli spazi desertici. Ma non \u00e8 un <em>erg<\/em> alla libica, un fotogenico deserto di dune gialle, ma un deserto petroso di pietra macinata, un paesaggio lunare, sconfinato, dove non c\u2019\u00e8 il segno di un albero, di un filo d\u2019erba, solo qualche raro cespuglio spinato, che vibra nel vento, su sfondi di massicci sfumati, in quella che sembra una cortina di nebbia ma \u00e8 solo polvere lontana, polvere sollevata dal vento. Ma questa zona dal clima violento, dalle escursioni termiche incredibili, fra giorni divorati dalla calura e notti segnate dai lamenti dei dromedari intirizziti, vivono anche delle persone: sahraui, originari del Sahara, tebu, retaggio umano di quando il Sahara era savana abitata da popolazioni che provenivano dall\u2019Africa equatoriale, tuareg, <em>uomini blu<\/em>, arabo-berberi i cui turbanti colorati all\u2019indaco finiscono per segnare anche la pelle del viso. E anche gli <em>Imghad,<\/em> i tuareg neri. Genti che nella storia sopravvivevano con commerci transahariani di cui abbiamo gi\u00e0 riferito e allevamenti nella libert\u00e0 di spazi indefiniti e sconfinati. Poi dalla fine dal XIX secolo hanno conosciuto i primi confini coloniali sovrapposti ai vecchi reami, Macina, Songhai, Mali e poi sono finite nel secolo scorso nelle prigioni fisiche dai limiti assurdi tirati sulle carte militari a delimitare la Mauritania, il Mali, il Niger, il Burkina Faso, il Ciad con la dissoluzione dell\u2019Africa governata dalla Francia, l\u2019Africa Occidentale Francese (A.O.F.), e il processo delle indipendenze dal 1960. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-26662 pk-lazyload\"  width=\"454\"  height=\"365\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 454px) 100vw, 454px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/mali-interno.png\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/mali-interno.png 605w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/mali-interno-300x241.png 300w\" ><figcaption>Source: University of Texas, Perry Castaneda Library Map Collection \u2013 Courtesy of the Un. of Texas Libraries, The University of Texas at Austin<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nel meccanismo post-coloniale diventati loro, sahraui e tuareg, abituati ad una antica superiorit\u00e0 razziale bianca, gli esponenti di una piccola minoranza marginale e reietta, parte del \u201ccattivo Mali\u2019\u201d per il governo dei neri del \u201cBuon Mali\u201d, quello tropicale, incentrato su Bamako. Governo centrale con cui comunque la Francia intratteneva le sue relazioni e i suoi interessi. Il \u201cBuon Mali\u201d della <em>Francafrique<\/em>. Storicamente gi\u00e0 colonia francese con il nome di Sudan francese, il Mali \u00e8 diventato indipendente il 22 settembre 1960. Dopo la presidenza di Modibo Keita (1960-1968) segue la lunga dittatura militare di Moussa Traor\u00e9 (1968-1991) e un processo di democratizzazione inizia nel 1992. Ma anche in Mali, pi\u00f9 di recente, il rovesciamento occidentale del regime libico di Muammar al-Gheddafi nel 2011 ha provocato un peggioramento della situazione della sicurezza. Muammar al Gheddafi aveva dovuto confrontarsi prima con i Fratelli musulmani egiziani ma soprattutto con il Gruppo Libico Islamico Combattente (GLIC) formato da <em>mojahidin<\/em> arabo-afghani di origine libica rientrati nel paese, ma aveva anche inquadrato nel suo esercito esponenti delle rivolte tuareg che avevano ripiegato verso questo paese. Sono questi miliziani che ritornano nel Nord del Mali dopo aver combattuto in Libia a fianco del Colonnello sino al 2011 contro la coalizione occidentale organizzata dalla Francia sotto la presidenza di Nicolas Sarkozy e vi\u00a0 ridestano la ribellione della minoranza\u00a0 tuareg che si riconosce nel MNLA (Movimento Nazionale di Liberazione dell\u2019Azawad) che riesce a prendere il controllo della parte settentrionale del paese. Qui occorre rilevare il sostegno di movimenti islamici integralisti legati ad AQMI (Al-Qaida nel Maghreb\u00a0 Islamico), Ansar ad-Din e MUJAO (Movimento per l\u2019Unit\u00e0 e il jihad nell\u2019Africa occidentale). Certo sono tutti musulmani\u00a0\u00a0 e molti si sono inseriti nel proselitismo wahhabita sempre incoraggiato nella regione dall\u2019Arabia saudita attraverso la creazione e il finanziamento di migliaia di madrasa coraniche. <\/p>\n\n\n\n<p>Ma sono innanzi tutto tuareg e pi\u00f9 che una guerra santa contro gli infedeli vogliono il riconoscimento di una loro autonomia e il miglioramento delle loro condizioni economiche nelle difficili zone marginali rispetto a Bamako in cui vivono. E\u2019 difficile non vedere che se di jihadismo si tratta \u00e8 legato a rivendicazioni locali, \u00e8 jihadismo locale, non \u00e8 un sollevamento contro l\u2019Occidente, \u00e8 solo un sollevamento tuareg, il quinto dal 1960 che impone accanto ad un intervento militare la ricerca di una soluzione politica. Ci sono anche gli uomini, gli <em>opinion leaders, i capi indiscussi,<\/em> su cu costruire un tentativo di soluzione politica, di durevole pacificazione. Il protagonista principale della quinta rivolta \u00e8 un nobile tuareg, Iyad Ag Ghali, tuareg della tribu\u2019 degli Ifogas, figlio di Ghali Ag Babakar rimasto ucciso durante la prima rivolta del 1962-64. Dopo la fine della Libia di Gheddafi \u00e8 rientrato in Mali come molti tuareg passati dal 2009 nelle fila delle unit\u00e0 sahariane dell\u2019armata libica. Fondatore storico nel 1988 del Movimento Popolare di Liberazione dell\u2019Azawad (MPLA) aveva fondato un proprio gruppo, Ansar ad-Dine, \u201cI Difensori della religione\u201d, gruppo salafita prossimo ad AQMI di cui \u00e8 allora capo Abdelmalek Drukdel. Dopo aver conquistato la regione di Kidal e la piu\u2019 grande parte della regione di Tombuctu\u2019 con AQMI, nel gennaio 2013 Iya Ag Ghali lancia una offensiva verso il Sud del Mali. La risposta francese \u00e8 quasi immediata: nel gennaio del 2013 un corpo di spedizione francese (operazione Serval) affiancato da truppe ciadiane condotte da Idriss D\u00e9by e nigerine riprende quasi totalmente il controllo della regione settentrionale. Il presidente Hollande riceve a Bamako una calorosa accoglienza e dichiara di vivere il momento migliore della sua presidenza. <strong>Il 25 aprile 2013 viene istituita la MINUSMA (Missione di stabilizzazione delle Nazioni Unite in Mali). Nello stesso anno l\u2019UE nell\u2019ambito delle \u201cmissioni Petersberg\u201d lancia la missione EUTM di formazione dell\u2019esercito maliano cui partecipano anche <em>dei soldati lussemburghesi<\/em>.<\/strong> Nel 2014 la Francia allarga al Sahel la missione Barkane, mentre viene formato il gruppo 5G Sahel che ha missione il mantenimento dell\u2019ordine fra Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger e Ciad. Ma l\u2019intervento francese e occidentale non \u00e8 mai uscito dal suo confinamento militare alla lotta al terrorismo. Le autorit\u00e0 francesi non hanno compreso che l\u2019azione militare Serval doveva essere completata da una azione politica che desse dei risultati durevoli di pacificazione della zona tuareg. Avevano in mano l\u2019uomo\u00a0 che avrebbe potuto marcare una intesa durevole con le autorit\u00e0 di Bamako, che gi\u00e0 aveva fatto parte della amministrazione centrale, Iyad Ag Ghali, e ne hanno invece fatto il loro nemico pubblico\u00a0 n\u00b01 di cui Macron ha ordinato l\u2019abbattimento dopo quello di Abdelmalek Drukdel e El Para. In dieci anni il consenso del Sahel verso la Francia si \u00e8 convertito in rigetto. <strong>Come \u00e8 potuto accadere?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019incomprensione francese della situazione tuareg in Mali rientra per noi nel quadro piu\u2019 generale dell\u2019 approccio occidentale all\u2019Africa. Un approccio che definiamo un misto letale di narcisismo e di ignoranza ambientale. Il narcisismo spinge l\u2019Europa occidentale a volere fare dell\u2019Africa un copia- e-incolla delle situazioni democratiche europee immaginando che il problema dell\u2019Africa sia l\u2019assenza della democrazia (discorso di Mitterand a La Baule, 1991) o il non ingresso dell\u2019Africa nella storia (discorso di Sarkozy a Dakar, 2007). <\/p>\n\n\n\n<p>Quindi, tutta la cooperazione con l\u2019Africa si immagina condizionata al raggiungimento di valori democratici, come unica via di soluzione dei problemi locali, senza comprendere che un multipartitismo imposto al di fuori di una percezione della situazione reale, sistematicamente tribale, avrebbe fatto saltare i fragili equilibri costruiti intorno a Stati dalla struttura debole che dovevano essere prima di ogni altra cosa opportunamente rinforzati, anche per ridurre quello che \u00e8 poi divenuto lo sconfinato campo della corruzione delle \u00e9lites africane. Il secondo elemento \u00e8 stato il progressivo allontanamento dal processo decisionale della cooperazione di amministratori dotati di una sufficiente comprensione antropologica della situazione africana, con delle letture affidati a civili inesperti ma comunque \u201cunti dal Signore\u201d o a militari spesso sprovvisti di sufficienti conoscenze della struttura antropologica dei popoli con cui venivano a contatto. <strong>Un esempio fra tutti: il genocidio del Rwanda.<\/strong> Con una lettura tutta belga i Tutsi sono passati per i valloni dominanti e gli Hutu come fiamminghi dominati, il che ha contribuito a far saltare secolari equilibri interetnici e aperto le lotte fratricide fra gli stessi Hutu. Ancora, nel caso del Sahel si \u00e8 aggiunto un intervento militare anti-jihadista inserito in una replica della bushiana <em>War on Terror<\/em> che ha scambiato i problemi tribali locali con un dovere di lotta contro il terrorismo internazionale. Come se il problema fosse l\u2019islam e non la situazione locale dei tuareg e degli altri gruppi minoritari rispetto ai dominanti Bambara, Fulbe, Soninko, Senufo.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornando alla situazione attuale in Mali, malgrado gli accordi di pace firmati nel 2015, si sono da allora protratti gli attacchi di gruppi armati, grazie alla saldatura del salafismo jihadista con le rivendicazioni delle citate minoranze etniche che porta alla creazione nel 2017 del Gruppo di Sostegno all\u2019Islam e ai Musulmani (GSIM). Il GSIM si \u00e8 ulteriormente inserito accanto allo Stato islamico nel Grande Sahara (SIGS)\u00a0 nelle violente lotte inter-etniche che hanno corso nel paese fra allevatori nomadi, Fulbe, Peul, condizionati dall\u2019accelerato degrado ambientale dovuto al riscaldamento climatico e agricoltori Dambara e Dogon. <strong>Dal 24 maggio 2021 dopo un doppio colpo di stato il col. Assimi Goita ha assunto la presidenza della repubblica. <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Un primo colpo di stato contro il presidente Boubacar Keita nel maggio 2020, che vedeva lo stesso col. Goita assumere la\u00a0 presidenza del \u201cComitato nazionale per la salvezza del popolo\u201d, aveva comportato l\u2019arresto del presidente e del primo ministro. La giunta militare mostra un chiaro allontanamento dalla Francia (l\u2019ambasciatore francese in Mali nel febbraio 2022 \u00e8 stato espulso in condizioni applicabili alle espulsioni delle spie) ed un avvicinamento alla Federazione russa presente nel paese con le milizie Wagner, nel quadro della progressiva privatizzazione della sicurezza africana attraverso contractors, vigilantes, cybersorveglianza. <\/p>\n\n\n\n<p>Troppo tardivamente quasi dieci anni dopo la Francia ha immaginato di uscire dal solo intervento militare allargandolo ad una <em>palette<\/em> pi\u00f9 vasta concernente l\u2019educazione la sanit\u00e0 le infrastrutture per tagliare l\u2019erba sotto i piedi al reclutamento giovanile nei gruppi radicali. Dopo l\u2019abbandono americano dell\u2019Afghanistan nel 2021, il Mali nel 2022 prova tutta la difficolt\u00e0 dell\u2019Occidente nel dialogo con il resto del mondo, la separazione fra <em>West and the Rest<\/em>, il resto numericamente soverchiante della popolazione non occidentale del pianeta. Separazione ben chiara all\u2019ONU se si contano i paesi che si astengono dal supporto all\u2019Ucraina. Nel frattempo Mali, Burkina Faso e Niger si sono anche dimessi dalla CEDEAO, la Comunit\u00e0 Economica degli Stati dell\u2019Africa occidentale, in cui la Nigeria figura come socio principale. Il Ciad resta ormai l\u2019ultimo partner fondamentale della Francia nella regione centro-occidentale sahelica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Potrebbero vedersi dietro questa situazione delle trame russe. Non bisogna farsi illusioni: Russi, Cinesi, Turchi, Emiratini, Sauditi occupano lo spazio in Africa lasciato vacante da altri. Indovinare chi.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Carlo degli Abbati<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Professore associato di Politica economica e finanziaria gi\u00e0 docente universitario di Economia dello sviluppo e responsabile del controllo della politica di cooperazione allo sviluppo della UE presso la Corte dei Conti Europea<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h5 id=\"potrebbe-interessarti-anche-questo\">POTREBBE INTERESSARTI ANCHE QUESTO<\/h5>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/2023\/08\/16\/migrazioni-africane-mediterraneo-perche\/\">Le migrazioni africane dal Mediterraneo : innanzitutto chiediamoci il perch\u00e8 &#8211; PassaParola Magazine<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/2024\/01\/17\/il-sahel-dai-regni-medievali-delloro-al-jihadismo-attuale-una-storia-africana\/\">Il Sahel. 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