{"id":26569,"date":"2024-02-16T08:20:00","date_gmt":"2024-02-16T07:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=26569"},"modified":"2024-03-08T09:18:11","modified_gmt":"2024-03-08T08:18:11","slug":"difendiamo-le-parole-14-umberto-saba","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2024\/02\/16\/difendiamo-le-parole-14-umberto-saba\/","title":{"rendered":"Difendiamo le parole (14)"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Ogni settimana una poetessa, un poeta, un profilo, una citazione sul suo intendere il modo di costruire le parole, la sua poesia<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Umberto Saba<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-26571 pk-lazyload\"  width=\"512\"  height=\"368\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 512px) 100vw, 512px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/saba-1024x735.png\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/saba-1024x735.png 1024w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/saba-300x215.png 300w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/saba-768x551.png 768w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/saba-800x574.png 800w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/saba.png 1042w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La poesia di Umberto Saba si iscrive quasi perfettamente nella prima met\u00e0 del XX Secolo. I suoi primi versi sono del 1900 e i pi\u00f9 antichi \u2013 <em>Sei poesie della vecchiaia<\/em> \u2013 del 1953. Umberto Saba nasce il 9 marzo 1983 a Trieste allora non ancora italiana, sbocco portuale dell\u2019impero austro-ungarico. Il padre Ugo Edoardo Poli convertitosi all\u2019ebraismo in occasione delle nozze la con la madre Felicita Rachele Cohen, nipote di Samuel David Luzzatto, sparir\u00e0 poco dopo, con la moglie ancora incinta, inseguito da un mandato di cattura a seguito della sua prossimit\u00e0 all\u2019irredentista Guglielmo Oberdan, ma anche per il suo carattere \u201cgaio e leggero\u201d come suggerir\u00e0 il figlio che lo rivedr\u00e0 solo \u2026vent\u2019anni pi\u00f9 tardi. Lo allever\u00e0 la madre che invece \u201ctutti sentiva della vita i pesi\u201d, ma soprattutto una balia slovena e cattolica chiamata \u201cPeppa Sabaz\u201d, che il poeta definiva \u201cmadre di gioia\u201d e a cui probabilmente si deve il suo nome d\u2019arte. Anche se esiste una seconda interpretazione secondo il quale Saba discende dal termine ebraico \u201cnonno\u201d o \u201cpersona anziana\u201d. : \u05e1\u05d1\u05d0. Il poeta trascorrer\u00e0 fra Padova e Trieste una giovinezza infelice per l\u2019assenza del padre anche se assistito amorevolmente da tre donne, la madre con le due zie Fortunata e Regina. A ventidue anni \u00e8 a Pisa dove segue corsi di letteratura e di archeologia, poi nel 1905 a Firenze che echeggia di esperienze \u201cvociane\u201d, conoscendo fra gli altri Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini. E qui la vita letteraria di Umberto Saba potrebbe avere avuto un esito scontato. A Firenze pubblica la prima poesia il <em>Borgo<\/em> che firma con lo pseudonimo di \u201cUmberto da Montereale\u201d, certamente ispirato da un Gabriele d\u2019Annunzio, che Saba ammirava. Avrebbe potuto in seguito divenire un antesignano dell\u2019ermetismo fiorentino.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma Umberto Saba era innanzi tutto un triestino. Un uomo \u201cdell\u2019altra sponda\u201d. Nonostante la sua italianit\u00e0 e il suo senso innato della lingua e della forma italiana, il cielo della sua poesia \u00e8 quello \u201cinconfondibile\u201d di Trieste, non il cielo fermo di Firenze. Era figlio di una citt\u00e0 \u201cperiferica\u201d, lontana dai fermenti stilistici di ogni tipo che si preparavano in Italia, di cui probabilmente non aveva bisogno semplicemente come citt\u00e0 fondamentalmente romantica. E Saba la sua citt\u00e0, la interpreta, la respira. Resta come scrive Sergio Solmi \u201cmoderno in moto quasi sconcertante, rimanendo al tempo stesso fedele alla tradizione, lontano dalle pugne letterarie.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCon una natura che aveva bisogno di appoggiarsi sempre al pi\u00f9 solido, al pi\u00f9 sicuro, a quello che aveva fatto le prove in un lungo, nel pi\u00f9 lungo possibile passato per poi partire da quello alla conquista di s\u00e9 stesso\u201d.&nbsp; Anche quando diventa celebre e affermato la danza cosmica di Umberto Saba si anima sempre intorno a tre componenti, Trieste, la figura di Lina, moglie amatissima sposata con rito ebraico nel 1909, l\u2019espressione della sua intimit\u00e0. Nella sua Trieste \u00e8 proprietario dal 1919 di una libreria antiquaria, insieme all\u2019amico filosofo Giorgio Fano, mentre ormai la critica aveva scoperto il valore della sua opera. La prima edizione del Canzoniere (1900-1921) esce nel 1922. Ma nel 1938 perseguitato dalle leggi razziali dovr\u00e0 affidare ad altri la sua libreria e, prima, emigrare in Francia per poi nascondersi dopo l\u20198 settembre a 1943 a Firenze dove gli sar\u00e0 di conforto l\u2019amicizia di Eugenio Montale e quella di Carlo Levi che poi si legher\u00e0 sentimentalmente alla figlia Linuccia. Nel dopoguerra vive per dieci anni a Milano collaborando con il Corriere della Sera e con Mondadori pubblica un libro di aforismi, <em>Scorciatoie<\/em>, ed un commento in terza persona al suo Canzoniere con lo pseudonimo di Giuseppe Carimandrei.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1946 vice ex-aequo con Silvio Miceli il Premio Viareggio. Seguiranno nel 1951 il premio dell\u2019Accademia dei Lincei e il Premio Taormina. Nel 1953 l\u2019Universit\u00e0 di Roma La Sapienza gli conferisce la laurea in Lettere <em>honoris causa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Morir\u00e0 a Gorizia il 25 agosto 1957 solo nove mesi dopo la morte della moglie lasciando incompiuto un romanzo, <em>Ernesto,<\/em> che sar\u00e0 pubblicato postumo.<\/p>\n\n\n\n<p>Come nel caso di Luigi Fallacara, il suo archivio \u00e8 conservato presso il Centro per gli studi sulla tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei dell\u2019Universit\u00e0 di Pavia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Loris Jacin<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPer aver scritto delle poesie \u2013 mettiamo anche, senza falsa modestia, delle belle poesie -io non mi sono mai sentito (se non nell\u2019esaltazione della prima ignara giovinezza) pi\u00f9 di un altro uomo; voglio dire pi\u00f9 di un uomo qualunque. Oggi poi sono abbastanza vecchio, abbastanza esperto di beni e di mali, per non sapere che tutto a questo mondo si paga, e che dove c\u2019\u00e8 pi\u00f9 sole c\u2019\u00e8 pi\u00f9 ombra. Cos\u00ec le partite, in qualche modo si pareggiano sempre. O quasi\u2026Che cos\u2019\u00e8 in fondo un poeta, se poeta davvero? L\u2019ho gi\u00e0 detto altrove: un poeta pu\u00f2 essere molte cose, ma \u00e8, soprattutto, un bambino che si meraviglia di quello che accade a lui stesso diventato adulto. Rimane quindi, nell\u2019intimo della sua natura, molto \u2013 troppo \u2013 della prima infanzia, della preistoria sua e del mondo: tutto questo \u00e8 fonte per lui di debolezze e di smarrimenti infiniti. Per quanto sia, d\u2019altra parte, un adulto; abbia, nei casi pi\u00f9 fortunati sviluppato perfino \u201cun carattere\u201d, un poeta soffre sempre di attaccamenti eccessivi al passato, che gli rendono la vita, continuamente mutevole, pi\u00f9 difficile che agli altri uomini, i quali li hanno, o si comportano come li avessero, superati. In altre parole, un poeta \u00e8 sempre, piu\u2019 o meno, un <em>enfant terrible<\/em>: non si sa mai cosa possa fare o dire: dire, soprattutto. Ora gli <em>enfants terribles<\/em> sono degli esseri un poco imbarazzanti; sebbene \u2013 lo riconosco volentieri \u2013 possano talvolta (come fanno appunto i poeti) rinfrescare negli altri il senso della vita. E dicendo<em> enfants terribles,<\/em> npn alludo solo ai poeti cosiddetti \u201dmaledetti\u201d( che essendo i pi\u00f9 scoperti, sono anche i pi\u00f9 innocenti), ma mi vengono in mente pure nomi venerabili e venerati; cos\u00ec e cos\u00ec giustamente venerati, che non oso farne, in questo luogo e a questo proposito, i nomi. Platone \u2013 se ricordate \u2013 proponeva che, in una repubblica bene ordinata, i poeti \u2013 tutti i poeti \u2013 fossero, nonch\u00e9 premiati, banditi addirittura. Ora Platone ha detto (sopportate -vi prego \u2013 il mio giudizio, che pu\u00f2 -si capisce \u2013 essere errato) cose molto pi\u00f9 infantili dei poeti; sebbene, come i poeti, le abbia dette in forma squisita; ma c\u2019\u00e8 in questo suo crudele proposito, un granello di realt\u00e0 che, in qualche modo, lo giustifica. ( Dal <em>Discorso di ringraziamento al Corpo Accademico dell\u2019Universit\u00e0 di Roma<\/em> )<\/p>\n\n\n\n<p>TRIESTE<\/p>\n\n\n\n<p>Ho attraversato tutta la citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi ho salito un\u2019erta,<\/p>\n\n\n\n<p>popolosa in principio, in l\u00e0 deserta,<\/p>\n\n\n\n<p>chiusa da un muricciolo;<\/p>\n\n\n\n<p>un cantuccio in cui solo<\/p>\n\n\n\n<p>siedo; e mi pare che dove essa termina<\/p>\n\n\n\n<p>termini la citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Trieste ha una scontrosa<\/p>\n\n\n\n<p>grazia. Se piace<\/p>\n\n\n\n<p>\u00e8 come un ragazzaccio aspro e vorace,<\/p>\n\n\n\n<p>con gli occhi azzurri e mani troppo grandi<\/p>\n\n\n\n<p>per regalare un fiore;<\/p>\n\n\n\n<p>come un amore<\/p>\n\n\n\n<p>con gelosia.<\/p>\n\n\n\n<p>Da quest\u2019erta ogni chiesa, ogni sua via<\/p>\n\n\n\n<p>scopro, se mena all\u2019ingombrata spiaggia,<\/p>\n\n\n\n<p>o alla collina cui, sulla sassosa<\/p>\n\n\n\n<p>cima, una casa, l\u2019ultima, s\u2019aggrappa.<\/p>\n\n\n\n<p>Intorno<\/p>\n\n\n\n<p>circola ad ogni cosa<\/p>\n\n\n\n<p>un\u2019aria strana, un\u2019aria tormentosa,<\/p>\n\n\n\n<p>l\u2019aria natia.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia citt\u00e0 che in ogni parte \u00e8 viva,<\/p>\n\n\n\n<p>ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita<\/p>\n\n\n\n<p>pensosa e schiva<\/p>\n\n\n\n<p>( da <em>Trieste e una donna)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>A MIA MOGLIE<\/p>\n\n\n\n<p>(Il&nbsp; poeta delinea in questa lirica il ritratto della moglie Lina, e lo fa usando la tecnica del confronto. La donna viene paragonata alle femmine di sette animali. La forma metrica \u00e8 data da sei strofe irregolari di endecasillabi e settenari, chiusi da un quinario e liberamente rimati.)<\/p>\n\n\n\n<p>Tu sei come una giovane,<\/p>\n\n\n\n<p>una bianca pollastra.<\/p>\n\n\n\n<p>Le si arruffano al vento le piume, il collo china<\/p>\n\n\n\n<p>per bere, e in terra raspa;<\/p>\n\n\n\n<p>ma, nell\u2019andare, ha il lento<\/p>\n\n\n\n<p>tuo passo di regina,<\/p>\n\n\n\n<p>ed incede sull\u2019erba<\/p>\n\n\n\n<p>pettoruta e superba.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u00c8 migliore del maschio.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u00c8 come sono tutte<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;le femmine di tutti<\/p>\n\n\n\n<p>i sereni animali<\/p>\n\n\n\n<p>che avvicinano a Dio.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec se l\u2019occhio, se il giudizio mio<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;non m\u2019inganna, fra queste hai le tue uguali,<\/p>\n\n\n\n<p>e in nessun\u2019altra donna.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando la sera assonna<\/p>\n\n\n\n<p>le gallinelle,<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;mettono voci che ricordan quelle,<\/p>\n\n\n\n<p>dolcissime, onde a volte dei tuoi mali<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;ti quereli, e non sai<\/p>\n\n\n\n<p>che la tua voce ha la soave e triste<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;musica dei pollai.<\/p>\n\n\n\n<p>Tu sei come una gravida<\/p>\n\n\n\n<p>giovenca;<\/p>\n\n\n\n<p>libera ancora e senza<\/p>\n\n\n\n<p>gravezza, anzi festosa;<\/p>\n\n\n\n<p>che, se la lisci, il collo<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;volge, ove tinge un rosa<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;tenero la sua carne.<\/p>\n\n\n\n<p>Se l\u2019incontri e muggire<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;l\u2019odi, tanto \u00e8 quel suono<\/p>\n\n\n\n<p>lamentoso, che l\u2019erba<\/p>\n\n\n\n<p>strappi, per farle un dono.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 cos\u00ec che il mio dono<\/p>\n\n\n\n<p>t\u2019offro quando sei triste.<\/p>\n\n\n\n<p>Tu sei come una lunga<\/p>\n\n\n\n<p>cagna, che sempre tanta<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;dolcezza ha negli occhi,<\/p>\n\n\n\n<p>e ferocia nel cuore.<\/p>\n\n\n\n<p>Ai tuoi piedi una santa<\/p>\n\n\n\n<p>sembra, che d\u2019un fervore<\/p>\n\n\n\n<p>fervore indomabile arda,<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;e cos\u00ec ti riguarda<\/p>\n\n\n\n<p>come il suo Dio e Signore.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando in casa o per via<\/p>\n\n\n\n<p>segue, a chi solo tenti<\/p>\n\n\n\n<p>avvicinarsi, i denti<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;candidissimi scopre.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Ed il suo amore soffre<\/p>\n\n\n\n<p>di gelosia.<\/p>\n\n\n\n<p>Tu sei come la pavida<\/p>\n\n\n\n<p>coniglia. Entro l\u2019angusta<\/p>\n\n\n\n<p>gabbia ritta al vederti<\/p>\n\n\n\n<p>s\u2019alza;<\/p>\n\n\n\n<p>e verso te gli orecchi<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;alti protende e fermi;<\/p>\n\n\n\n<p>che la crusca e i radicchi<\/p>\n\n\n\n<p>tu le porti, di cui<\/p>\n\n\n\n<p>priva in s\u00e9 si rannicchia,<\/p>\n\n\n\n<p>cerca gli angoli bui.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi potrebbe quel cibo<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;ritoglierle? chi il pelo<\/p>\n\n\n\n<p>che si strappa di dosso,<\/p>\n\n\n\n<p>per aggiungerlo al nido<\/p>\n\n\n\n<p>dove poi partorire?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Chi mai farti soffrire?<\/p>\n\n\n\n<p>Tu sei come la rondine<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;che torna in primavera.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma in autunno riparte;<\/p>\n\n\n\n<p>e tu non hai quest\u2019arte.<\/p>\n\n\n\n<p>Tu questo hai della rondine:<\/p>\n\n\n\n<p>le movenze leggere;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;questo che a me, che mi sentiva ed era<\/p>\n\n\n\n<p>vecchio, annunciavi un\u2019altra primavera.<\/p>\n\n\n\n<p>Tu sei come la provvida<\/p>\n\n\n\n<p>formica. Di lei, quando<\/p>\n\n\n\n<p>escono alla campagna,<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;parla al bimbo la nonna<\/p>\n\n\n\n<p>che l\u2019accompagna.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;E cos\u00ec nella pecchia<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;ti ritrovo, ed in tutte<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;le femmine di tutti<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;i sereni animali<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;che avvicinano a Dio;<\/p>\n\n\n\n<p>e in nessun\u2019altra donna.<\/p>\n\n\n\n<p>( da <em>Il Canzoniere<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p>ULISSE<\/p>\n\n\n\n<p>Nella mia giovinezza ho navigato<\/p>\n\n\n\n<p>lungo le coste dalmate. Isolotti<\/p>\n\n\n\n<p>a fior d\u2019onda emergevano, ove raro<\/p>\n\n\n\n<p>un uccello sostava intento a prede,<\/p>\n\n\n\n<p>coperti d\u2019alghe, scivolosi, al sole<\/p>\n\n\n\n<p>belli come smeraldi. Quando l\u2019alta<\/p>\n\n\n\n<p>marea e la notte li annullava, vele<\/p>\n\n\n\n<p>sottovento sbandavano pi\u00f9 al largo,<\/p>\n\n\n\n<p>per fuggire l\u2019insidia. Oggi il mio regno<\/p>\n\n\n\n<p>\u00e8 quella terra di nessuno. Il porto<\/p>\n\n\n\n<p>accende ad altri i suoi lumi; me al largo<\/p>\n\n\n\n<p>sospinge ancora il non domato spirito,<\/p>\n\n\n\n<p>e della vita il doloroso amore<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ogni settimana una poetessa, un poeta, un profilo, una citazione sul suo intendere il modo di costruire le parole, la sua poesia. Umberto Saba La poesia di Umberto Saba si iscrive quasi perfettamente nella prima met\u00e0 del XX Secolo. 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