{"id":26562,"date":"2024-02-13T06:06:00","date_gmt":"2024-02-13T05:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=26562"},"modified":"2024-02-11T16:21:27","modified_gmt":"2024-02-11T15:21:27","slug":"difendiamo-le-parole-13-leonardo-sinisgalli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2024\/02\/13\/difendiamo-le-parole-13-leonardo-sinisgalli\/","title":{"rendered":"Difendiamo le parole (13)"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Ogni settimana una poetessa, un poeta, un profilo, una citazione sul suo intendere il modo di costruire le parole, la sua poesia<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Leonardo Sinisgalli<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-26564 pk-lazyload\"  width=\"379\"  height=\"361\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 379px) 100vw, 379px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/sini.png\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/sini.png 757w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/sini-300x286.png 300w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Leonardo Rocco Antonio Maria Sinisgalli nasce a Montemurro (Potenza), in Basilicata, nel 1908. Non si chiama Leonardo per caso. Curioso di ogni conoscenza, vuole dapprima fare il garzone di bottega del fabbro mastro Tittillo, dopo aver frequentato la bottega di don Vito Santoro, ma poi continua gli studi a Caserta, Benevento, Napoli sino a Roma, dove si laurea in Ingegneria Elettronica e Industriale dopo un biennio di matematica, ma adora la poesia. Scriver\u00e0 in seguito:\u201d <em>Mi pareva di avere due teste, due cervelli, come certi granchi che si nascondono sotto le pietre<\/em>\u201d.&nbsp; Tutta la sua vita si ingegner\u00e0 da matematico-poeta a conciliare le conoscenze scientifiche con le sue passioni umanistiche. Nel 1929 rinunzia all\u2019invito di Enrico Fermi ad entrare nell\u2019Istituto di Fisica di via Panisperna per concentrarsi sulle attivit\u00e0 letterarie, ma lo fa con i dubbi e le tensioni legate ai due poli magnetici che lo attirano entrambi. Dopo aver sostenuto a Padova nel 1932 l\u2019esame di stato per l\u2019esercizio della professione di ingegnere parte per Milano ed \u00e8 qui che si esprime umanisticamente. Gi\u00e0 a Roma aveva frequentato gli artisti che si incontravano al Caff\u00e8 Aragno, come il pittore Scipione, Mario Mafai, Libero de Libero, collaborando alla rivista <em>Italia Letteraria<\/em>. In seguito si fa apprezzare da Giuseppe Ungaretti e con il suo incoraggiamento partecipa ai Littorali per la giovent\u00f9 a Firenze nel 1934, vincendo il premio per la sua poesia \u201cInterno orfico\u201d. Rientra a Montemurro nel 1935, dopo avere a Milano per nove anni trovato interesse in ogni cosa, interessandosi di architettura, decorazione, pubblicit\u00e0, critica artistica.<\/p>\n\n\n\n<p> Ma poi il richiamo degli amici come Domenico Cantatore e Cesare Zavattini lo riporta a Milano. La sua raccolta \u201cCampi Elisi\u201d del 1939 viene pubblicata da Giovanni Scheiwiller gi\u00e0 editore della sua opera prima \u201c18 Poesie\u201d che con lui inaugura la fortunata collana \u201cAll\u2019insegna del pesce d\u2019oro\u201d dal nome dell\u2019osteria in cui si riunivano Scheiwiller e Sinisgalli, ma&nbsp; anche Quasimodo e Cantatore.&nbsp; Lo plaudono anche critici illustri come Emilio Cecchi e Francesco De Robertis. La sua ispirazione poetica subisce l\u2019influenza delle sue conoscenze scientifiche nella ricomposizione in un disegno unitario delle due culture scientifica e artistica, che il poeta esprime con \u201cRitratti di macchine\u201d e \u201cQuaderni di geometria\u201d per darvi compiuta espressione piu\u2019 tardi nella rivista \u201cCivilt\u00e0 delle macchine\u201d. Su consiglio di Alfonso Gatto fa domanda e viene assunto dalla Societ\u00e0 del Linoleum come organizzatore di convegni e collaboratore di una rivista specializzata. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019anno dopo, Adriano Olivetti lo assume come responsabile dell\u2019Ufficio Tecnico di pubblicit\u00e0. Il suo lavoro professionale \u00e8 di grande successo, all\u2019origine delle vetrine e dei manifesti pubblicitari del tempo che sono quasi antesignani della pop-art. Ma anche la sua antologia poetica \u00e8 encomiabile. Alla base della sua ispirazione sta la Lucania, primordiale, astorica, immobile (dove, poi scriver\u00e0, chiedeva \u201c ispirazione alle vigne e alle vette\u201d) e se lo svolgimento \u00e8 influenzato dall\u2019ermetismo di Gatto o di Quasimodo, il taglio \u00e8 molto piu\u2019 nitido, incisivo, la pronunzia \u00e8 \u201cnetta, senza sbavature\u201d, come scriver\u00e0 Giacinto Spagnoletti, lontana dal terreno allusivo e sfumante dominante in territorio ermetico, restando&nbsp; incline <em>all\u2019esprit de g\u00e9ometrie<\/em>. In seguito da&nbsp; <em>Vidi le Muse<\/em> (1943) a <em>Nuovi Campi Elisi<\/em> (1949) sino a <em>Dimenticatoio<\/em> (1978) il taglio diventa piu\u2019 epigrammatico-aforistico. Ma \u00e8 il suo \u201csecondo cervello\u201d ad impegnarlo di continuo. <\/p>\n\n\n\n<p>Due anni dopo l\u2019Olivetti \u00e8 il passaggio alla Pirelli come direttore artistico, dove vi fonda <em>l\u2019house organ Pirelli<\/em>, la rivista del Gruppo che trover\u00e0 poi espressione nel 1953 in \u201c Civilt\u00e0 delle macchine \u201c. Il suo manifesto&nbsp; che rappresenta una suola con lo slogan \u201cCAMMINATE PIRELLI\u201d diventa celebre. Nel 1949 un suo documentario scientifico sui solidi superiori, <em>Lezione di geometria<\/em>,&nbsp; \u00e8 premiato al Festival del Cinema di&nbsp; Venezia come anche <em>Millesimo di millimetro<\/em>, un cortometraggio girato con Virgilio Sabel che avr\u00e0 lo stesso riconoscimento. Nel 1950 pubblica <em>Furor mathematicus,<\/em> raccolta di saggi scientifici che prelude alla <em>Civilt\u00e0 delle macchine<\/em>. Ma lavora anche per Finmeccanica e su richiesta di Enrico Mattei si impegna in una vasta campagna pubblicitaria per l\u2019AGIP che lo porta a girare il mondo. Nel 1961 diventa anche consulente part-time per l\u2019Alitalia. Si d\u00e0 nel frattempo al disegno e al ritratto e nel 1962 comincia le esposizioni a Milano dove ritorna nel 1963. Pensa di avervi ormai acquisito una solida nomea ma la \u201ccitt\u00e0 tecnica\u201d di Paola Emilio Gadda sembra averlo nel frattempo dimenticato. Ritorna deluso a Roma dove fonda la Rivista di design <em>La botte e il violino,<\/em> collabora al \u201cMondo\u201d di Pannunzio e al \u201cTempo Illustrato\u201d. Crea allora una <em>house organ per l\u2019Alfa Romeo<\/em>, \u201cIl quadrifoglio\u201d rivista automobilistica che diriger\u00e0 sino ai 65 anni. Nel 1966 una sua antologia <em>la Poesia di ieri<\/em> vince il Premio Fiuggi.&nbsp; In pensione dal 1967 cura dopo il <em>Teatro dell\u2019Usignolo,<\/em> programma radiofonico curato nel dopoguerra, un nuovo programma \u201cLa lanterna\u201d&nbsp; con il noto regista televisivo Giandomenico Giagni,&nbsp; che andr\u00e0 avanti per due anni. Intanto negli anni \u201970 si moltiplicano i premi e i riconoscimenti, il premio Gubbio-Interami (1971), il Premio Viareggio (1975), il Premio Vallombrosa nel 1978 che \u00e8 anche il doloroso anno della perdita della moglie Giorgia de Cousandier. Nel 1980 vedono la luce le \u201cImitazioni della Antologia Palatina\u201d per le edizioni della Cometa. Ma il poeta \u00e8 ormai preso dalla passione per il disegno, fonda a Roma la Galleria \u201cIl Millennio\u201d. Durante una sua seconda mostra personale di acquarelli e di disegni nella Galleria muore d\u2019improvviso per un secondo infarto il 31 gennaio 1981. E\u2019 sepolto a Montemurro (Potenza) con una lapide su cui, per volont\u00e0 dell\u2019esecutore testamentario Rodolfo Borra, sta scritto:\u201d Risorger\u00f2 fra tre anni o tre secoli tra raffiche di grandine nel mese di giugno\u201d. Per auspicio del Comune di Montemurro e della Fondazione Banco di Napoli nel centesimo della sua nascita \u00e8 nata la Fondazione <em>Casa delle Muse<\/em> nella casa prospiciente a quella dove nacque il poeta che conserva libri, disegni, pubblicit\u00e0, pubblicazioni editoriali, riviste e poesie sue e di altri artisti a lui cari come Gentilini, Cantatore, Turcato. Una Casa delle Muse che racchiude tutta la versatilit\u00e0 straordinaria del Leonardo, ingegnere-poeta.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Loris Jacin<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u201cDecade inesorabilmente l\u2019idea dell\u2019arte come mestiere perch\u00e9 inesorabilmente decadono i mestieri e subentrano le tecniche. Con le mani si fanno i tappeti e piramidi e pergamene a beneficio dei sacerdoti e dei principi, delle moschee e delle reggie, si fanno vetrate per le cattedrali e mosaici. Si alimenta l\u2018ozio dei ricchi, la volutt\u00e0 dei vecchioni, si fa crescere il numero dei porci di Epicuro. Quali benefici hanno tratto i popoli dall\u2019arte? Pane e cicoria, pane e cipolla, pane e pummarole. Intanto il pasci\u00e0 e il vescovo carezzano i damaschi e ascoltano il canto del cardellino automatico.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Sulle rive della Mosa, sule sponde del Nilo e del Tevere, del Limmat e dell\u2019Hudson, dove mi capita di trovare una fila di vecchi alberi e potermi appoggiare coi gomiti ad antichi parapetti mi viene di pensare alla precariet\u00e0 e alla fatalit\u00e0 della vocazione poetica. Perch\u00e9 scrivono i poeti? Per capire qualcosa bisognerebbe indagare sulle circostanze in cui si svolse la loro fanciullezza. Quasi sempre c\u2019\u00e8 un lutto, c\u2019\u00e8 la morte di una persona amica o di una persona cara che fece scaturire dall\u2019anima di un ragazzo i primi accenti, confusi al sapore delle prime lacrime. O fu una storia d\u2019amore infantile. Non c\u2019\u00e8 dubbio che all\u2019origine nel cuore del poeta giovinetto c\u2019\u00e8 l\u2019illusione di caratterizzare in modo unico la propria storia. C\u2019\u00e8 come l\u2019istintiva superbia del novizio entrato in una setta a partecipare alla celebrazione di un\u2019operazione occulta. E in questa fase&nbsp; credo che onanismo, narcisismo, sadismo abbiano un peso innegabile malgrado la cortina di silenzio e di fumo in cui di solito sono avvolte queste vicende nella storia della poesia. Naturalmente questa fede, questa disposizione al miracolo, questa tensione fisiologica non si possono nutrire di artifici n\u00e9 diventare una regola.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La poesia \u00e8 dunque di essenza caduca. Il poeta muore nel giro di qualche stagione ed \u00e8 costretto necessariamente a cambiare vita e abitudini. Puo\u2019 diventare uno storico o in retore, pu\u00f2 anche cavare sproloqui e profitti dalla propria miseria. Ma Socrate sapeva bene di essere fallito. Perch\u00e9 la verit\u00e0 \u00e8 nociva alla poesia come lo zolfo \u00e8 nocivo al ferro e lo snerva anche in minime dosi. Mi rendo conto della gravit\u00e0 di questa affermazione. Ma sono in piena coscienza. Nell\u2019arte non si deve chiedere la verit\u00e0. Guai a prendere questo giudizio come una <em>boutade <\/em>surrealista, non voglio difendere n\u00e9 la bellezza n\u00e9 il sogno.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La poesia si nutre di amore, amore della poesia. La vera spinta, la sollecitazione, la <em>promotion<\/em> alla poesia viene dai poeti, i poeti adorati. Non fate poesia che imiti la poesia dico ai poeti giovinetti, il contrario preciso di quel che raccomandano i poeti libertini. E del resto le rivoluzioni e le rivolte hanno senso soltanto se nascono come correzioni alle regole, alle consuetudini. Pensate che con un piccolo termine aggiunto Einstein ha cambiato l\u2019universo. L\u2019originalit\u00e0 del poeta consiste in piccole aberrazioni millesimali, in frazioni di angolo, come avviene nei calcoli astronomici e nella fisica delle particelle. L\u2019acume che noi riconosciamo ai maestri, quasi sempre si manifesta nell\u2019uso di piccoli nessi, congiunzioni, particole, spezzoni, tacche del linguaggio e nodi nella struttura. Un dente in pi\u00f9 o in meno in una ruota di orologio o di turbina basta a rovinare un dispositivo. Sempre pi\u00f9 l\u2019esercizio dell\u2019arte deve avvicinarsi a un processo scientifico, compensare la grazia perduta dei poeti fanciulli con la sapienza degli adulti, La testa molle del bambino deve diventare un duro teschio.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Non c\u2019\u00e8 altro latte per i poeti fuori dalla poesia. Le <em>lait plat<\/em> pi\u00f9 del gaio veleno, pi\u00f9 del fervido vino. Il poeta si attacca alle mammelle dei poeti, grandi mamme sella poesia.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>P.S. Mi accorgo che nel giro di queste ultime notti di novembre partito con la presunzione di castigare il mestiere dopo tanti raggiri sono tornato all\u2019unica conclusione accettabile.\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Leonardo SINISGALLI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Elegie<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>1<br>Mi ricorder\u00f2 di questo autunno<br>Splendido e fuggitivo dalla luce migrante,<br>Curva al vento sul dorso delle canne.<br>La piena dei canali \u00e8 salita alla cintura<br>E mi ci sono immerso disseccato dalla siccit\u00e0.<br>Quando sar\u00f2 con gli amici nelle notti di citt\u00e0<br>Far\u00f2 la storia di questi giorni di ventura,<br>Di mio padre che a pestar l&#8217;uva<br>S&#8217;era fatti i piedi rossi,<br>Di mia madre timorosa<br>Che porta un uovo caldo nella mano<br>Ed \u00e8 pi\u00f9 felice d&#8217;una sposa.<br>Mio padre parlava di quel ciliegio<br>Piantato il giorno delle nozze, mi diceva,<br>Quest&#8217;anno non ha avuto fioritura,<br>E sognava di farne il letto nuziale a me primogenito.<br>Il vento di tramontana apriva il cielo<br>Al quarto di luna. La luna coi corni<br>Rosei, appena spuntati, di una vitella!<br>Domani si potr\u00e0 seminare, diceva mio padre.<br>Sul palmo aperto della mano guardavo<br>I solchi chiari contro il fuoco, io sentivo<br>Scoppiare il seme nel suo cuore,<br>Io vedevo nei suoi occhi fiammeggiare<br>La conca spigata.<\/p>\n\n\n\n<p>2<br>Dolce compagno dove sei? I rami<br>Degli alberi gemelli intrecciano<br>In nitide ombre le linee<br>Delle nostre due vite sulla terra.<br>Io ti cerco come Ulisse cercava i suoi compagni<br>Nel porcaio. Il guardiano mi dice:<br>Non t&#8217;inganni il colore, il porco nero<br>Occ\u00f9pa, il porco bianco fa pi\u00f9 lume.<br>Ma il mio occhio \u00e8 stanco e poco sagace.<br>Io non sono pi\u00f9 astuto come un tempo<br>Ero con te furbo mercante ai giuochi.<br>Se la luna potesse spargere, questa sera,<br>Per un attimo solo, sui miei porci bianchi<br>E neri come rondini il miele di Circe<br>Ti ritroverei mio compagno dai denti forti.<br>Ti racconterei le gioie di quest&#8217;inverno<br>Di provincia, trascorso nelle terre della nostra<br>Infanzia. Ho toccato con la mia mano<br>Ho cacciato dalla tana la mia solitudine.<br>Dioniso torna ancora alle nostre feste<br>E le donne sbattono i campani<br>Per cacciare il capro dalle selve.<br>Io ti cerco nei pozzi chiari questa sera<br>Come allora che nel corpo dipinto delle rane<br>Si cercavano i nostri morti.<\/p>\n\n\n\n<p>( da Vidi le Muse)<\/p>\n\n\n\n<p><strong>POESIA D\u2019AMORE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Chi ama non riconosce, non ricorda,<\/p>\n\n\n\n<p>trova oscuro ogni pensiero,<\/p>\n\n\n\n<p>\u00e8 straniero ad ogni evento.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sono accorto pi\u00f9 tardi<\/p>\n\n\n\n<p>di tutti gli anni che l\u2019aria<\/p>\n\n\n\n<p>sul colle \u00e8 gi\u00e0 pi\u00f9 leggera,<\/p>\n\n\n\n<p>l\u2019erba \u00e8 tiepida di fermenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Dovevo arrivare cos\u00ec tardi<\/p>\n\n\n\n<p>a non sentire pi\u00f9 spaventi,<\/p>\n\n\n\n<p>pestare aride stoppie, raspare<\/p>\n\n\n\n<p>secchie murate, coprire la noia<\/p>\n\n\n\n<p>come uno specchio col fiato.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono un uccello prigioniero<\/p>\n\n\n\n<p>in una gabbia d\u2019oro. La selva<\/p>\n\n\n\n<p>variopinta \u00e8 senza colore per me.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019anima s\u2019\u00e8 trovata la sua stanza<\/p>\n\n\n\n<p>intorno a&nbsp; te.<\/p>\n\n\n\n<p>( da <em>Nuovi Campi Elisi<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p><strong>NARNI AMELIA SCALO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;I ricordi li cancelli questa sera<br>che un nome nuovo ti solleva la fatica<br>e una data scritta sopra la lavagna.<br>Sostano in mezzo alla campagna<br>i convogli dei treni merci,<br>ooi girano lentamente sul ponte della Nera.<br>T&#8217;\u00e8 lontana la voce lungo i nastri<br>trasportatori, straniera la terra<br>distesa sotto la tettoia.<br>Ti sembra che ogni guerra<br>si concluda in una resa e che ti valga<br>per la tua povera gioia<br>la docile sorpresa dei tuoi astri<br>familiari in un cielo d&#8217;esilio.<br>\u00c8 un&#8217;ora buona per te e questi allarmi<br>di campanelle nel fumo non ti dolgono.<br>Aspetti che risalga<br>il secchio dalla stridula cisterna.<br>Oscillano nell&#8217;oscura fuliggine i vetri rossi<br>della lanterna. Tu senti che \u00e8 primavera<br>da queste ventate di meli scossi<br>dai treni lungo la pianura.<\/p>\n\n\n\n<p>(da <em>Poesie)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ogni settimana una poetessa, un poeta, un profilo, una citazione sul suo intendere il modo di costruire le parole, la sua poesia. Leonardo Sinisgalli Leonardo Rocco Antonio Maria Sinisgalli nasce a Montemurro (Potenza), in Basilicata, nel 1908. 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