{"id":26101,"date":"2024-01-18T16:47:49","date_gmt":"2024-01-18T15:47:49","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=26101"},"modified":"2024-01-18T16:47:53","modified_gmt":"2024-01-18T15:47:53","slug":"dal-mercato-europeo-comune-ad-ununione-cinturata-da-russia-e-stati-uniti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2024\/01\/18\/dal-mercato-europeo-comune-ad-ununione-cinturata-da-russia-e-stati-uniti\/","title":{"rendered":"Dal mercato europeo comune ad un\u2019Unione  cinturata da Russia e Stati Uniti"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>L\u2019UE \u00e8 aspirata nell\u2019ingranaggio di una guerra europea dai contorni ben lontani dalla loro rappresentazione mediatica. Sono in gioco la sua stabilit\u00e0 economica e le sue capacit\u00e0 negoziali<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Siamo perfettamente coscienti che queste nostre riflessioni non interessano nessuno fra i decisori del pianeta, ma sentiamo l\u2019obbligo morale di farle se non altro perch\u00e9 da giovani, molti anni fa, avevamo immaginato un\u2019Europa come nuova protagonista dei grandi dossier internazionali. Poi anche perch\u00e9 pensiamo che, comunque, delle scelte politiche basate su di una ipocrita manipolazione della realt\u00e0, su delle <em>fake-news<\/em> che gli interessi prevalenti fanno passare per pubbliche verit\u00e0 assolute, per definizione indiscutibili, finiscano prima o poi per rivelarsi esiziali anche per coloro che le hanno messe in circolazione. Non occorre scomodare il coraggioso analista svizzero <strong>Jacques Baud<\/strong>, per osservare il modo singolare con cui la comunit\u00e0 occidentale ha reagito prontamente alla crisi ucraina, quando la stessa comunit\u00e0 ha tranquillamente accettato, se non applaudito, il massacro di popolazioni musulmane o arabe dal 2001 sino al presente, del resto segnato dalla inesistenza di concrete reazioni occidentali contrarie, in particolare europee, a quanto di inaudito sta succedendo in questi ultimi mesi in Israele e in Palestina.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019atteggiamento occidentale, esteso certamente alle due rive dell\u2019Atlantico, sulla questione ucraina vanno distinti tutta una serie di fattori.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima componente della percezione \u00e8 certamente la <em>russofobia<\/em>. In Ucraina si \u00e8 sviluppata all\u2019inizio del XX secolo come lotta contro il \u201cgiudeo-bolscevismo\u201d che ispirava le milizie paramilitari ultranazionaliste, mai scomparse nel Paese da allora. Ma in tutto l\u2019Occidente \u00e8 sempre esistita in maniera latente. Se no, non si spiegherebbero la soppressione dei corsi su Dostojevski alla Bicocca, l\u2019allontanamento di direttori russi dalle orchestre o la discriminazione dei tennisti russi costretti a non figurare con la loro nazionalit\u00e0 nei grandi tornei, come all\u2019<em>Open<\/em> di Australia, anche se sono dei campioni indiscussi. E, soprattutto, non si spiegherebbe l\u2019immediata applicazione di sanzioni europee contro la Russia, gi\u00e0 in atto sei ore dopo la invasione del territorio ucraino del 24 febbraio 2022, <strong>quando si sa quanto normalmente sia complesso fare applicare delle regole a 27 Stati membri normalmente noti per delle diversit\u00e0 che pi\u00f9 che geopolitiche, sembrano di natura quasi antropologica.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Poi abbiamo la componente strategica, in cui la UE, per la totale mancanza di indipendenza militare, resta totalmente all\u2019interno di qualunque visione gli Stati Uniti concepiscano secondo la loro particolare <em>Weltanschauung <\/em>di paese dal \u201cdestino manifesto\u201d, attraverso i tempi, dalla fine della seconda Guerra Mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui bisogna riflettere alla totale diversit\u00e0 delle percezioni russa e occidentale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Se ci soffermiamo sul punto di vista russo, <\/strong>come pi\u00f9 volte ricordava sino all\u2019ultimo la compianta <em>H\u00e9l\u00e8ne Carr\u00e8re d\u2019Encausse<\/em>, invitando a considerare l\u2019immensit\u00e0 pianeggiante del territorio russo, i Russi, dopo essere stati per secoli vittime di invasioni tutte venute da Occidente (1812, 1918-22, 1941-45), senza contare la Rivoluzione bolscevica del 1917, istigata dalla Germania, hanno sempre nutrito una profonda diffidenza verso gli Occidentali. Sul piano strategico, la Russia ha sempre cercato di circondarsi di una zona cuscinetto, neutra e non ostile, se non altro per avere pi\u00f9 tempo per preparare la risposta ad un avanzamento nemico condotto su territori facili, privi di ostacoli naturali. Poi c\u2019\u00e8 un secondo elemento, mai ricordato nei narrativi occidentali sulla Russia e che, da voce isolata, Barbara Spinelli <strong>ha invece ricordato recentemente in un convegno in Italia<\/strong>. Qui la ragione strategica muove da un contenuto pi\u00f9 emotivo. La frantumazione dell\u2019URSS ha lasciato fuori dai confini della attuale Federazione Russa 25 milioni di Russi che si sono trovati in minoranza in paesi ormai divenuti indipendenti e loro ostili. <strong>Chi ha un minimo di coscienza storica ricorder\u00e0 quanto la decisione della Commissione Santer del dicembre 1997 di allargare la UE alla Estonia fra i sei nuovi Paesi ammessi, avesse sollevato le immediate critiche dell\u2019ONG dei diritti umani,<\/strong> <em>come Human Rights Watch<\/em>, per la condizione subita in quel paese dalle minoranze russe. E\u2019 in questo senso che va interpretata la frase di Vladimir Putin che <em>\u201cil crollo del comunismo sia stata la pi\u00f9 grande catastrofe del XX secolo<\/em>\u201d. Questa \u201camputazione\u201d psicologica \u00e8 stata il leit-motiv delle relazioni fra la Federazione e i suoi vicini. L\u2019attitudine russa \u00e8 invece sempre stata banalmente rappresentata come tendenza fisiologica della Russia anche post-sovietica ad invadere i paesi limitrofi. Quanto poi alla <em>vexata quaestio<\/em> della percezione russa sul mantenimento, oltre lo scioglimento del Patto di Varsavia, della NATO e poi il suo allargamento ai paesi della nuova Europa a partire dal 1999, non v\u2019\u00e8 stata subito da parte russa una vera inquietudine, la percezione di una minaccia diretta. Questa sensazione ha cominciato ad alimentarsi nel 2002, con il ritiro americano dal trattato ABM e la successiva disposizione di base missilistiche nei paesi di nuova adesione che riducevano la profondit\u00e0 strategica della Federazione di quasi mille km.<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto sembra lontana la dichiarazione del ministro degli affari esteri tedesco <strong>Genscher<\/strong> del 1990 \u201c <em>ogni tentativo di estensione militare della NATO sul territorio della DDR bloccherebbe la riunificazione tedesca<\/em>\u201d! Alla percezione russa si contrappone la visione americana che, strutturata sulla certezza dei neo-conservatori americani dopo il crollo dell\u2019URSS di costituire un Impero ormai capace di creare nel mondo \u201cla propria realt\u00e0\u201d, non ha mai abbandonato l\u2019obbiettivo di indebolire la Russia. Dotati di una rendita di posizione dopo il 1991 e cullati dalla cosiddetta \u201cillusione unipolare\u201d gli USA hanno iniziato il ritiro da tutti gli accordi conclusi con l\u2019USS durante la guerra fredda: <strong>Trattato ABM (2002), Trattato Open Skies ( 2018), Trattato sulle forze nucleari di portata intermedia (FNI) (2019).<\/strong> Nel quadro, come osserva <strong>Baud<\/strong>, di un \u201c<em>mobbing strategico\u201d<\/em> inteso a mettere la Russia al bando della comunit\u00e0 internazionale, come nuovo <em>rogue state<\/em>, stato canaglia, dopo Iran, Iraq, Corea del Nord, e prima della Cina.<\/p>\n\n\n\n<p>Tale strategia pu\u00f2 anche comprendere e la distruzione fisica dello Stato Russo e il frazionamento dell\u2019URSS, come appariva chiaramente dalla torta di compleanno del capo dei servizi segreti militari ucraini \u2013 GUR &#8211; Budanov, che ha fatto il giro del mondo. Obiettivo che ha anche circolato spesso negli ambienti del Dipartimento di Stato americano, nel quadro della Commissione Helsinki. Nei fatti, come ha osservato <strong>Robert H. Wade <\/strong>della<em> London School of Economics and Political Science <\/em>\u201c<em>the US and the NATO have long wanted Russia to attack Ucraine<\/em>\u201d, solo che la loro strategia si \u00e8 sempre basata su di un <em>wishful thinking <\/em>(pensiero di speranza, <em>ndr<\/em>) di cui si sono fatti perfetti interpreti tutti i media occidentali nelle loro rappresentazioni dell\u2019Ucraina sino ad oggi. La rappresentazione della guerra nei media europei, in particolare nei media francesi ed italiani, riuniva in s\u00e9\u00a0 tutti i principi della propaganda di guerra che per comodit\u00e0 ricordiamo ai lettori nella rappresentazione che ne fece pochi anni fa la scrittrice italo-belga <strong>Anna Morelli <\/strong>(Noi non vogliamo la guerra; \u00e8 il campo avverso il solo responsabile della guerra; il leader del campo avverso ha il volto del diavolo; noi difendiamo una causa nobile e non degli interessi particolari; il nemico provoca volontariamente delle atrocit\u00e0 mentre noi se commettiamo degli abusi lo facciamo solo involontariamente; Il nemico utilizza delle armi proibite; noi subiamo poche perdite, le perdite del nemico sono invece enormi;\u00a0 gli artisti e gli intellettuali sostengono la nostra causa; la nostra causa ha un carattere sacro; quelli che mettono in dubbio la nostra propaganda sono solo dei traditori).<\/p>\n\n\n\n<p>Ma proprio perch\u00e9 la strategia occidentale si basava sin dal principio su di un <em>wishful thinking<\/em> e non su di una concreta percezione della realt\u00e0, ci si vedeva continuamente costretti ad accordare la rappresentazione con una realt\u00e0 ben diversa nei fatti.\u00a0 A marzo 2022 l\u2019obiettivo dichiarato era il cambiamento di regime in Russia, approfittando delle condizioni di salute di un capo definito come sicuramente malatissimo. In base a questa rappresentazione, il dialogo iniziato proprio nel marzo 2022 fra<strong> Zelinsky<\/strong> e la Russia per una soluzione negoziata era prontamente stoppato da <strong>Joe Biden<\/strong> e da un <strong>Boris Johnson <\/strong>subito volato a Kiev per interrompere\u00a0 ogni via di pace ed esigere la continuazione della guerra, del resto incoraggiata dal quasi mezzo miliardo di EURO messo subito a disposizione della Ucraina da parte della UE col famoso strumento \u201ca sostegno della pace\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma a fine aprile 2022 l\u2019obiettivo cambia: come dichiarato apertamente da Hillary Clinton, bisognava indebolire la Russia in modo da impedirle in futuro di immaginare simili avventure.<\/p>\n\n\n\n<p>A giugno 2022, gli obiettivi occidentali si riducono a fornire armi all\u2019Ucraina perch\u00e9 consolidi la sua posizione in future negoziazioni e progressivamente la guerra diventa \u201can unvincible war\u201d, anche se questa \u00e8 una circostanza quasi sempre occultata nei media occidentali.<\/p>\n\n\n\n<p>Si spera nel 2023 anche nella riuscita della grande controffensiva. Dopo il massacro di Bakmut, che ricorda gli orrori&nbsp; della prima guerra mondiale a Verdun, non succede pi\u00f9 niente. Ma si continua a promettere altri fondi ed armi all\u2019Ucraina per la continuazione della guerra. Addirittura da parte della UE 50 miliardi sono promessi, come una sorte di macabro <em>Next Generation War Fund<\/em> dopo il <em>Next Generation EU<\/em>, come se la situazione dei cittadini europei e i loro cento nuovi problemi dovuti proprio alla guerra e alle sanzioni, ma anche alla velleitaria politica ecologista all\u2019europea, fossero l\u2019ultima delle preoccupazioni nutrite dalla Commissione di Bruxelles.<\/p>\n\n\n\n<p>Un impegno in un pozzo senza fondo di stanziamenti per spese militari a favore dell\u2019Ucraina dove la UE figura veramente come il vero <em>dindon de la farse<\/em> quando la guerra d\u2019Ucraina permette al vero procuratore della <em>proxy war<\/em>, gli Stati Uniti di <strong>Joe Biden<\/strong>, ogni vantaggio in vendite di GPL a cinque volte il gas russo di tubo e forniture militari incredibili per miliardi di dollari che arricchiscono soprattutto Lockheed Martin, RTX, Northrop Grumman, Boeing, General Dynamics, contemporaneamente impoverendo i futuri elettori europei.<strong> Tutto ci\u00f2 nella pi\u00f9 totale auto-referenzialit\u00e0 degli ambienti politici europei che comminano treni di sanzioni alla Russia, innanzi tutto\u00a0 distruttive, non come voluto della economia russa che vende ad altri quello che gli europei per motivi etici accompagnati dalla opportuna distruzione dei gasdotti russo-tedeschi non vogliono pi\u00f9 acquistare,\u00a0 ma per la stessa disastrata economia europea che appena usciva dalla crisi del\u00a0 Covid 19.<\/strong> Una autoreferenzialit\u00e0 diventata talmente evidente da consigliare ad un geopolitico francese serio come Pascal Boniface di non invitare pi\u00f9 gli alti funzionari di Bruxelles nei suoi panel perch\u00e9 affaticato dalla loro costante <em>langue de bois.<\/em><strong> Evidentemente, il rumore dei trattori tedeschi schierati a Berlino <\/strong>lungo la <em>Unter den Linden <\/em>non pu\u00f2 arrivare sino agli ambienti della Commissione di Bruxelles, dove importanti leader europei pensano gi\u00e0 dimettendosi al loro immediato avvenire. <strong>Ma i cittadini, i cittadini europei nei loro quotidiani problemi chi li ascolta?<\/strong> Eppure l\u2019Unione Europea sembrava imboccare con i <em>Next generation EU<\/em> una via nuova di solidariet\u00e0, recuperando buona parte del consenso perduto. Poi \u00e8 venuta l\u2019Ucraina e gli Stati Uniti hanno di nuovo raccolto intorno a s\u00e9 e alle sue scelte militari l\u2019Unione europea. Ricompattando l\u2019Europa intorno alla NATO, ma perdendo al tempo stesso l\u2019adesione di ca. due terzi del pianeta che si tengono ben lontani dall\u2019Europa e dalle sue contrapposizioni nazionalistiche. Creando, vittima dell\u2019ingranaggio della guerra, una situazione che ha efficacemente riassunto il noto imprenditore italiano <strong>Carlo De Benedetti<\/strong> <em>\u201cuna guerra che si sovrappone\u00a0 ad una recessione molto severa \u00e8 assurda, senza senso. Le conseguenze sarebbero catastrofiche<\/em>\u201d. Del resto, come osservato dall\u2019 economista americano <strong>\u00a0Steve H. Hanke\u00a0<\/strong>della <em>John Hopkins<\/em>, le sanzioni anti-russe\u00a0 costituiscono per l\u2019intera Europa l\u2019equivalente di \u201cun patto economico suicida\u201d.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, proprio nel senso di quanto immaginato dai suoi Padri fondatori, l\u2019Unione europea avrebbe dovuto conservare un potere di intermediazione negoziale nel primo grande conflitto europeo. Non lo ha fatto, in questo modo rientrando nell\u2019ingranaggio devastante della prima <em>proxy war<\/em> europea. Non ha senso che il ministro degli esteri europeo<strong> Josep Borrell <\/strong>dichiari che la soluzione del conflitto europeo spetta alla Cina. Con un\u2019opzione che oseremmo definire assurda, se si volesse dimenticare\u00a0 il Grande Gioco che si sta giocando intorno all\u2019Europa. Quello che, riferendolo all\u2019Afghanistan ottocentesco, il conte Alexander Nesselrode, ministro degli esteri dello zar Alessandro I definiva <em>Bol\u2019saja Iqra<\/em>, <em>Il Torneo delle ombre<\/em>. Invece una soluzione del conflitto riguarder\u00e0 inevitabilmente la Russia e gli USA, nella ripetizione di quella che una volta si chiamava guerra fredda e che \u00e8 adesso \u201cuna guerra mondiale a pezzi\u201d, secondo le parole di Papa Francesco. <em>Europa, quantum mutata ab tempore illo!<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Carlo degli Abbati<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Carlo degli Abbati \u00e8 professore associato di Politica Economica e Finanziaria e cultore della materia di Diritto della Unione europea presso la Facolt\u00e0 di Lingue e Culture Moderne dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Genova<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019UE \u00e8 aspirata nell\u2019ingranaggio di una guerra europea dai contorni ben lontani dalla loro rappresentazione mediatica. 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