{"id":25812,"date":"2023-12-15T13:31:23","date_gmt":"2023-12-15T12:31:23","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=25812"},"modified":"2023-12-15T13:31:24","modified_gmt":"2023-12-15T12:31:24","slug":"difendiamo-le-parole-12-quasimodo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2023\/12\/15\/difendiamo-le-parole-12-quasimodo\/","title":{"rendered":"Difendiamo le parole (12)"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Ogni settimana una poetessa, un poeta, un profilo, una citazione sul suo intendere il modo di costruire le parole, la sua poesia<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Salvatore Quasimodo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-25814 pk-lazyload\"  width=\"469\"  height=\"259\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 469px) 100vw, 469px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/quasim.png\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/quasim.png 898w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/quasim-300x166.png 300w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/quasim-768x424.png 768w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/quasim-200x110.png 200w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/quasim-800x442.png 800w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Salvatore (Giuseppe Virgilio Francesca Francesco Paolo) Quasimodo \u00e8 il quarto autore italiano dopo Giosu\u00e8 Carducci (1906), Grazia Deledda (1928), Luigi Pirandello (1934) ad aver ricevuto nel 1959 il Premio Nobel per la letteratura. Lo seguiranno Eugenio Montale (1975) e Dario Fo (1997).<\/p>\n\n\n\n<p>Nasce a Modica, in provincia di Ragusa, una delle citt\u00e0 barocche patrimonio dell\u2019UNESCO della val di Noto, il 20 agosto 1901, dove il padre Gaetano \u00e8 capostazione, ma il nonno paterno Vincenzo pochi giorni dopo la nascita lo porta a Roccalumera, in provincia di Messina, cittadina di origine della famiglia, dove viene battezzato nella chiesa di Santa Maria del Bambino.&nbsp; Qui trascorrer\u00e0 tutta la sua infanzia e la sua giovinezza, e vi ritorner\u00e0 pi\u00f9 volte da adulto, per poi consegnare nel 1959 nelle mani del padre, ormai novantenne, l\u2019ambito premio Nobel.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa circostanza spiega perch\u00e9 l\u2019ermetismo fiorentino, il <em>trobar clus<\/em> che trova vita nella Firenze degli anni Trenta negli ambienti che Quasimodo comincia a frequentare soprattutto grazie alla prossimit\u00e0 con Elio Vittorini che ha sposata la sorella Rosa, resti nella sua poesia cos\u00ec profondamente marcato dalla cultura siciliana tradizionale, ricca anche di componenti arabo-mediterranee.<\/p>\n\n\n\n<p>Nulla all\u2019inizio sembra predestinare Salvatore Quasimodo ad un percorso poetico. E\u2019 studente di istituto tecnico a Palermo e consegue nel 1919 a Messina il diploma di Fisica. Ma questo non lo destiner\u00e0, come nel caso di Leonardo Sinigalli, \u201ca possedere due teste, due cervelli\u201d con cui trovare una conciliazione, che fu invece lo scopo sofferto della vita del poeta lucano alla ricerca del nuovo umanesimo nella sua \u201cCivilt\u00e0 delle Macchine\u201d.&nbsp; A Messina Quasimodo incontra e si lega di amicizia con Giorgio La Pira e con lui fonda nel 1917 il \u201cNuovo Giornale Letterario\u201d. Passa poi a Roma, dove pensa di concludere gli studi universitari di matematica e fisica, ma per le esigenze economiche della famiglia ripiega su di una vita di un impiegato che non manca pero\u2019, nel tempo libero, di studiare greco e latino con Monsignor Mariano Rampolla del Tindaro, pronipote del piu\u2019 celebre card. Rampolla, segretario di Stato di Leone XIII. Assunto nel 1926 come geometra dal Ministero dei lavori pubblici, \u00e8 destinato come primo impiego a Reggio Calabria.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1929, con l\u2019aiuto del cognato, approda a Firenze. Elio Vittorini lo introduce nei vivacissimi ambienti letterari fiorentini del tempo, dove incontra Eugenio Montale, Arturo Loria, Gianna Manzini e Alessandro Bonsanti che gli propone di collaborare alla rivista \u201cSolaria\u201d che ospiter\u00e0 le sue prime poesie. Sar\u00e0 proprio <em>Solaria<\/em> ad accogliere la sua prima raccolta <em>Acque e Terre<\/em> (1930), in cui figura la celeberrima <em>Vento a Tindari. <\/em>La sua prima antologia, incentrata sulla Sicilia come emblema di una felicit\u00e0 perduta con l\u2019esilio, fa riecheggiare l\u2019angoscia esistenziale dell\u2019autore&nbsp; scaturita&nbsp; dalla sua lontananza forzata dalla terra d\u2019origine. Condizione psicologica che accomuna il poeta a tutti gli italiani andati per il mondo, anche oltre i confini.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma Quasimodo resta funzionario. Lascer\u00e0 il Genio Civile solo nel 1938, dopo aver servito in varie sedi, a Imperia, dove nasce la prima figlia Orietta \u2013 il secondo figlio Alessandro nascer\u00e0 nel 1939 a Milano dall\u2019attrice e danzatrice Maria Cumani, sposata nel 1948 in seconde nozze &#8211; a Cagliari, Milano, Sondrio. Trasferitosi a Milano collabora con Cesare Zavattini e con la Rivista \u201cLetteratura\u201d vicina all\u2019ermetismo. Il <em>periodo ermetico<\/em> del poeta si conclude proprio alle soglie degli Anni \u201840 e trova la sua espressione in <em>Acque e Terre<\/em> (1930), <em>Oboe sommerso<\/em> (1932), <em>Erato e Apollion<\/em> (1936), versi&nbsp; che troveranno la lo definitiva collocazione nell\u2019antologia \u201c<em>Ed \u00e8 subito sera<\/em>\u201d che uscir\u00e0 nel 1941, con il titolo tratto da una delle poesie pi\u00f9 celebri ( <em>ognuno sta solo sul cuore della terra, trafitto da una raggio di sole: ed \u00e8 subito sera<\/em>)&nbsp; che faceva parte della prima raccolta. Per la sua raggiunta celebrit\u00e0 dal 1941 viene nominato professore di Letteratura italiana presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, incarico che terr\u00e0 sino al 1968. Sar\u00e0 la guerra, come per Bartolo Cattafi, a determinare una svolta profonda nell\u2019ispirazione poetica di Quasimodo. Sino ad allora l\u2019ermetismo del poeta si basa, come ha scritto la critica, su di \u201c<em>una poesia immobile ed immaginosa<\/em>\u201d, formata da \u201c<em>un linguaggio oscuro, ardite analogie, dominio delle ragioni ritmico-musicali e dell\u2019allusivit\u00e0 impressionistica a scapito della scansione logico-sintattica<\/em>\u201d. In fondo la poesia di Quasimodo riflette pienamente quella intesa poetica anti-classica che si era formata prima nella Firenze degli anni Trenta e poi in rimbalzo a Milano fra i giovani intellettuali che stavano intorno alla rivista \u201cFrontespizio\u201d di Giovanni Papini e Piero Bargellini, a \u201cCampo di Marte\u201d di Alfonso Gatto e Vasco Pratolini, sino alla milanese \u201cCorrente di Vita Giovanile\u201d dell\u2019allora\u2026 diciasettenne Ernesto Treccani. Forse \u00e8 il saggio su \u201cFrontespizio\u201d del 1938 di Carlo Bo, <em>Letteratura come vita<\/em>, a rappresentare il vero manifesto dell\u2019ermetismo cui si ispira anche Quasimodo. Ma poi viene la guerra e l\u2019ispirazione del poeta muta. Ne sono testimonianze immediate il saggio del 1946 <em>Poesia contemporanea<\/em> e il <em>Discorso sulla poesia<\/em> del 1953. E\u2019 questo il secondo periodo ispirativo, segnato da un forte rinnovamento. Il poeta si iscrive al PCI nel 1945. La sua poesia assume un nuovo linguaggio comunicativo, epico-lirico che si accompagna ad una nuova tematica di impegno civile. Non ne \u00e8 forse estranea la intensa attivit\u00e0 di traduzione che Quasimodo fa del poeta cileno Pablo Neruda (1952). Nascono le raccolte post-belliche: <em>Con il piede sinistro sopra il cuore<\/em> (1946); <em>Giorno dopo giorno<\/em> (1947); <em>La vita non \u00e8 sogno<\/em> (1947); <em>Il falso e vero verde<\/em> (1956); <em>La terra impareggiabile<\/em> (1958); <em>Dare e avere<\/em> (1966).<\/p>\n\n\n\n<p>Nella vita di Salvatore Quasimodo, a differenza di quanto accaduto per l\u2019altro pi\u00f9 giovane poeta siciliano, Bartolo Cattafi, si susseguiranno i riconoscimenti ricevuti in vita. Nel 1950 il Premio San Babila, nel 1953  il premio Etna-Taormina ex-aequo con Dylan Thomas, nel 1958 il Premio Viareggio. Infine nel 1959, la sua consacrazione finale, il Premio Nobel di letteratura \u201c <em>per la sua poetica lirica, che con ardente classicit\u00e0 esprime e tragiche esperienze della vita dei nostri tempi<\/em>\u201d . Andr\u00e0 a Roccalumera, a consegnare nelle mani del padre ormai novantenne il premio, padre a cui \u00e8 dedicata la commovente poesia che abbiamo selezionata. In seguito ricever\u00e0 le lauree honoris causa delle Universit\u00e0 di Messina e di Oxford.<\/p>\n\n\n\n<p>Nove anni dopo si spegner\u00e0 ad Amalfi, dove era stato designato come presidente di giuria del locale premio letterario. E\u2019 ancora il \u201cCentro per gli studi sulla tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei\u201d dell\u2019Universit\u00e0 di Pavia a conservare il suo archivio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Loris Jacin<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u201c<em>Il poeta moderno non \u00e8 un saggio; anzi: ma per lui \u201ctutto \u00e8 chiaro e deciso\u201d. Conosce la guerra e la povert\u00e0 (che c\u2019entra il populismo o l\u2019istanza sociale?) conosce la sua condizione umana e crede nella morte, teme la morte. E vuole ogni cosa qui, sulla terra. E difende la sua giornata d\u2019amore o di dolore. Troviamo quest\u2019uomo nelle precedenti generazioni poetiche? In questo senso va intesa la presenza dell\u2019uomo nella poesia contemporanea: \u00e8 una costante di corrispondenze con il mondo esterno costituito; una secca posizione antiromantica, antiidealista, dove i rapporti sono di natura razionale, le domande tradiscono le rese concettuali. Parlo della poesia di lingua inglese, di lingua italiana, spagnola, francese: di tutta la poesia del mondo moderno, anche di quello che ancora poco conosciamo, ad oriente dell\u2019Europa, che ha basi uniche con la civilt\u00e0 dell\u2019Occidente. E\u2019 avvenuto qualcosa intorno al 1945 nel campo della poesia: una drammatica distruzione dei \u201ccontenuti\u201d ereditati da un idealismo indifferente e dei linguaggi poetici fino a quel tempo fertili in ogni singola nazione battuta dalla guerra. Non \u00e8 polemica questa, ripeto, ma diretta constatazione: esiste anche un documentario non visivo dei fatti dello spirito, rintracciabile nelle parole \u201cmisurate\u201d degli uomini che non abbiamo ancora vergogna a chiamare poeti. Il poeta si \u00e8 trovato improvvisamente gettato fuori dalla sua storia interna: nell\u2019odore del sangue bruciato, la sua intelligenza particolare aveva lo stesso valore di quella proletaria e collettiva che sapeva si e no contare i pesci del miracolo cristiano. Il problema del \u201cperch\u00e9\u201d della vita si era trasformato nel \u201ccome\u201d si vive, o se vogliamo in quello del \u201cperch\u00e9\u201d si vive in un dato modo anzi che in un altro che non coltivi continuamente la morte quale protagonista della consolazione illimitata. Nasceva cosi\u2019 una nuova estetica: e certo dovremo ridimensionare l\u2019idea di poesia: comunque la tradizione ci aiuta poco, soprattutto qui in Italia, dove l\u2019uomo si \u00e8 permesso di parlare agli altri uomini in casi singolari, nelle forme dei poemi lontani dalla loro storia immediata, dalla storia dei poeti, dico. Il discorso privato (lirico) ha avuto uno sviluppo inconsueto (pensiamo anche all\u2019ultima poesia italiana, quella di oggi, piena di numeri alti nella quantit\u00e0 e nella qualit\u00e0, anche se non ha voci forti ancora, pedali indispensabili per definirsi come \u201cpersona\u201d), s\u2019\u00e8 fatto corale: la poesia lirica s\u2019\u00e8 contaminata con l\u2019elegia e l\u2019epica ( forme gi\u00e0 industriosamente fuse nella poesia di lingua inglese, per esempio) . Ora non si pensi a una giustificazione di \u201cforme\u201d (questa parola \u00e8 sempre equivoca e la adoperiamo per approssimazione) che sono state indicate dalla critica delle altre generazioni come provenienti da \u201clinguaggi tradotti\u201d per arrivare ad ammettere poi una sorta di \u201cinternazionale della poesia\u201d come \u00e8 avvenuto per la musica e per la pittura. La pittura e la musica sono arti che fino ad oggi hanno definito immediatamente un secolo nella sua natura piu\u2019 profonda di organizzazione civile, di costume, di preferenza verso una \u201cpoetica\u201d; la poesia invece, \u00e8 il nostro caso, non puo\u2019 sfuggire alle lotte con la propria tradizione fondamentale, alle costruzioni e modulazioni della propria lingua, non puo\u2019 nemmeno aprirsi una vita senza un linguaggio particolare, perch\u00e9, \u00e8 inutile riaffermarlo, soltanto nel linguaggio \u00e8 consegnata la possibilit\u00e0 di scrivere poesia.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Salvatore Quasimodo<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>AL PADRE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Dove sull\u2019acque viola<br>era Messina, tra fili spezzati<br>e macerie tu vai lungo binari<br>e scambi col tuo berretto di gallo<br>isolano. Il terremoto ribolle<br>da due giorni, \u00e8 dicembre d\u2019uragani<br>e mare avvelenato. Le nostre notti cadono<br>nei carri merci e noi bestiame infantile<br>contiamo sogni polverosi con i morti<br>sfondati dai ferri, mordendo mandorle<br>e mele dissecate a ghirlanda. La scienza<br>del dolore mise verit\u00e0 e lame<br>nei giochi dei bassopiani di malaria<br>gialla e terzana gonfia di fango. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La tua pazienza<br>triste, delicata, ci rub\u00f2 la paura,<br>fu lezione di giorni uniti alla morte<br>tradita, al vilipendio dei ladroni<br>presi fra i rottami e giustiziati al buio<br>dalla fucileria degli sbarchi, un conto<br>di numeri bassi che tornava esatto<br>concentrico, un bilancio di vita futura.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il tuo berretto di sole andava su e gi\u00f9<br>nel poco spazio che sempre ti hanno dato.<br>Anche a me misurarono ogni cosa,<br>e ho portato il tuo nome<br>un po\u2019 pi\u00f9 in l\u00e0 dell\u2019odio e dell\u2019invidia.<br>Quel rosso del tuo capo era una mitria,<br>una corona con le ali d\u2019aquila.<br>E ora nell\u2019aquila dei tuoi novant\u2019anni<br>ho voluto parlare con te, coi tuoi segnali<br>di partenza colorati dalla lanterna<br>notturna, e qui da una ruota<br>imperfetta del mondo,<br>su una piena di muri serrati,<br>lontano dai gelsomini d\u2019Arabia<br>dove ancora tu sei, per dirti<br>ci\u00f2 che non potevo un tempo \u2013 difficile affinit\u00e0<br>di pensieri \u2013 per dirti, e non ci ascoltano solo<br>cicale del biviere, agavi lentischi,<br>come il campiere dice al suo padrone:<br>\u2018Baciamu li mani\u2019. Questo, non altro.<br>Oscuramente forte \u00e8 la vita.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>(Da la terra impareggiabile)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>VENTO A TINDARI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Tindari, mite ti so <\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>fra larghi colli pensile sull\u2019acque <\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>delle isole dolci del dio,<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;oggi m\u2019assali<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;e ti chini in cuore. <\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Salgo vertici aerei precipizi<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;assorto al vento dei pini,<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;e la brigata che lieve m\u2019accompagna <\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>s\u2019allontana nell\u2019aria<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;onda di suoni e amore, e tu mi prendi<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;da cui male mi trassi <\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>e paure d\u2019ombre e di silenzi,<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;rifugi di dolcezze un tempo assidue <\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>e morte d\u2019anima.<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>A te ignota \u00e8 la terra <\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>ove ogni giorno affondo <\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>e segrete sillabe nutro: <\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>altra luce ti sfoglia sopra i vetri <\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>nella veste notturna, <\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>e gioia non mia riposa <\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>sul tuo grembo. <\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Aspro \u00e8 l\u2019esilio, <\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>e la ricerca che chiudevo in te <\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>d\u2019armonia oggi si muta <\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>in ansia precoce di morire;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em><br>e ogni amore \u00e8 schermo alla tristezza<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>tacito passo nel buio <\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>dove mi hai posto<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>amaro pane a rompere.<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Tindari serena torna;<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;soave amico mi desta <\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;che mi sporga nel cielo da una rupe<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>e io fingo timore a chi non sa<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>che vento profondo m\u2019ha cercato<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>(da Acque e Terre)<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>SALINA D\u2019INVERNO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Dolcezza, mai dentro mi dormi,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>e un giorno fingi di limpida luce<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>in cui le cose muovano<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>in limiti precisi;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;a fuoco suoni l&#8217;albero nel cielo,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>il caro ridere di creature umane.<br><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Salina: gelida. Gi\u00e0 fu nel tempo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;un segno espresso<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;il mutarsi dell&#8217;acqua<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>in forma incorruttibile:<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Alla sua legge trovarsi in armonia.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ecco, s\u2019acerba disumano il transito<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>d&#8217;uccelli di palude nell&#8217;aria vuota<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;pianto di nuovi nati.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Tra muschi grami, a supplizio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;splende la pietra livida;<\/em><em><br>deriva sull\u2019acqua<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;una radice naufraga,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>una foglia ancor verde<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;superflua alla terra.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>(da <em>Erato e Apollion<\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ogni settimana una poetessa, un poeta, un profilo, una citazione sul suo intendere il modo di costruire le parole, la sua poesia. 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