{"id":25030,"date":"2023-10-27T13:32:35","date_gmt":"2023-10-27T11:32:35","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=25030"},"modified":"2023-10-27T13:32:37","modified_gmt":"2023-10-27T11:32:37","slug":"difendiamo-le-parole-9-fallacara","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2023\/10\/27\/difendiamo-le-parole-9-fallacara\/","title":{"rendered":"Difendiamo le parole (9)"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Ogni settimana una poetessa, un poeta, un profilo, una citazione sul suo intendere il modo di costruire le parole, la sua poesia<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Luigi Fallacara<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-25033 pk-lazyload\"  width=\"351\"  height=\"365\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/fallacara2.gif\" ><figcaption>Luigi Fallacara (puglio.it)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Pugliese, nato a Bari nel 1890, dopo gli studi classici nella sua citt\u00e0, sale a Firenze dove studente di lettere viene subito coinvolto dall\u2019intensit\u00e0 culturale e letteraria che Firenze conosce a cavallo del secolo. Stringe amicizia con Giuseppe De Robertis e da lui viene introdotto a Giovanni Papini. Allora a Firenze si pubblicavano riviste di avanguardia qualche volte dalla durata effimera ma straordinarie nei contenuti, come la Voce, Lacerba, Il Frontespizio. Fallacara inizia la sua collaborazione alla rivista Lacerba che ospita scritti di Aldo Palazzeschi, Dino Campana, Giuseppe Ungaretti, Ardengo Soffici.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la partecipazione alla prima guerra mondiale la cui tragedia gli ispirer\u00e0 l\u2019inizio di una riflessione cattolica, ottiene il suo primo insegnamento ad Assisi dove insegna lettere dal 1920 in un Istituto tecnico, per cinque anni. La misticit\u00e0 dei luoghi in cui giunge dopo il matrimonio favorisce quello che chiamer\u00e0 \u201cil suo incontro con San Francesco\u201d Da allora il suo contenuto poetico si arricchir\u00e0 di una dimensione metafisica esprimendo un forte lirismo mistico. Continuata la sua carriera di insegnante e nominato ordinario a Reggio Emilia rester\u00e0 per lunghi anni nella citt\u00e0 dell\u2019Ariosto per ritornare infine nella citt\u00e0 della sua autentica formazione letteraria, Firenze. Al suo secondo periodo fiorentino si deve il periodo massimo della sua fioritura letteraria, del suo periodo piu\u2019 felice di creativit\u00e0. Ritrova il contatto con gli autori raccolti intorno ad una delle riviste che avevano formato i suoi riferimenti giovanili, Il Frontespizio. Piero Bargellini lo accoglie in redazione, ne sar\u00e0 sino alla fine un componente attivo. In quel periodo pubblica nuove raccolte di poesia Confidenza (1934), Poesie d\u2019amore (1937), Notturni (1941) in cui la influenza dell\u2019ermetismo \u00e8 arricchita dalla sua vena di lirismo mistico, da quella che il poeta definisce la sua \u201cansia di assoluto\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p>Richiamato alle armi anche per la seconda guerra mondiale, evitati per poco i campi di concentramento nazisti, ritornato a Firenze conclude con qualche passaggio alla pittura il suo itinerario poetico con due ultime antologie Residui del tempo e Il Frutto del tempo (1962) che gli valgono un ampio consenso della critica. Si spegner\u00e0 a Firenze il 15 ottobre 1963. Ma come spesso accade nella vita degli artisti \u2013 <em>nemo propheta<\/em> in patria, sia pure con qualche eccezione \u2013 sar\u00e0 l\u2019Universit\u00e0 di Pavia a raccogliere i suoi scritti nel Centro per gli studi sulla traduzione manoscritta di autori moderni e contemporanei. Destino forse di chi formato a Firenze non era comunque fiorentino di stirpe, non aveva dietro alle sue spalle la forza della sua contrada.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Loris Jacin<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cCominciata, dopo la prima esperienza di \u201cLacerba\u201d con una frequentazione dei Simbolisti, la mia poesia si trov\u00f2 a condividere alcune istanze della \u201cpoesia pura\u201d per la sua ricerca di assoluto. Si trattava, come \u00e8 noto, di una poetica del Verbo per cui la parola non era considerata valida se non enucleata in una superiore, luminosa sfera, a cui tendere in un\u2019ansia dell\u2019anima, religiosa per la sua riposta fiducia nell\u2019essere oggettivo, non per definizione.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u2019incontro con l\u2019ermetismo fu per me un incontro di contenuti pi\u00f9 che di forme e presuppose, come lo presuppone l\u2019ermetismo, una umanit\u00e0 totale nella sua ansia di assoluto, con tutte le sue angosce e le comuni tristezze.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Se queste allora non apparvero sempre, rimasero per\u00f2 sempre come presupposto e condizione delle singole conquiste. Esse infatti apparvero pi\u00f9 tardi, quando si scinder\u00e0 la mirabile sintesi, per dar luogo alla poesia postermetica, a una pi\u00f9 diretta espressione delle istanze esistenziali.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Una prova ce la d\u00e0 proprio Mario Luzi, il quale, mentre scriveva le poesie dell\u2019 <strong>Avvento notturno<\/strong>, pubblicava nel <strong>Frontespizio<\/strong> ( 1938) le sue istanze morali che solo piu\u2019 tardi, e specialmente con \u201c<strong>Onore del vero<\/strong>\u201d (1957) troveranno espressione poetica e, insieme, il proprio tempo storico.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Finita quella meravigliosa stagione, all\u2019ermetismo rimase sempre affidato il compito di consegnare un linguaggio e un problema del linguaggio alle nuove generazioni gi\u00e0 fuorviate dietro un facile realismo. Poich\u00e9, con quello stesso linguaggio gli ermetici approfondirono i problemi dell\u2019uomo, cercarono di dare una risposta alle domande che la guerra e il dopoguerra rendevano urgenti per tutti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quanto a me, nella ripresa dopo dieci anni di silenzio, con <strong>Le poesie, Residui del tempo, Celeste affanno, Il mio giorno s\u2019illumina<\/strong>, ho cercato di indurre quel linguaggio a seguire una specie di intima dialettica tra l esigenze metafisiche e le istanze esistenziali.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Cosi` quel mondo che poteva sembrare astratto nel suo platonismo concettuale scende sulla terra e si mescola con la nostra vita quotidiana e, senza perdere nulla delle sue conquiste, partecipa alla nascita della speranza, l\u00e0 dove essa puo\u2019 ancora apparire e rifulgere\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>IL SOLE DEGLI ADDII<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Sorpreso sole degli addii, stupita<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>verit\u00e0 che discopro nel paese,<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>sui volti delle case (e s\u2019indovina<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>suono di voci racchiuso dall\u2019aria<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>oscura a me delle finestre aperte)<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>le fontane di cui conosco il gelo,<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>l\u2019erba dei prati minuta alla mano.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Allontanato \u00e8 questo velo dolce<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>dove si stendono i vostri colori,<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>stanno gli sguardi e lo stormir degli alberi,<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>e s\u2019avvicina il canto degli uccelli.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>P<strong><em>i\u00f9<\/em><\/strong><\/em><\/strong> <strong><em>di questa distanza non conosco.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Nel ricordo che docile risorge,<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>minimo e caro presente del cuore,<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>fiere giornate d\u2019ardore e tormenti,<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>calme sere, il momento in cui rinasce<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>l\u2019improvviso aspettar della speranza<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>evocherete; ma questo vedervi<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>di l\u00e0 dal sole e gi\u00e0 fuori del mio<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>vivere, \u00e8 il vostro vero volto, eterno<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>e delicato, la vostra sorpresa<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>vita, oltre il tempo del nostro soffrire.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Cosi\u2019 la donna \u00e8 nei saluti estremi.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Mentre lo sguardo amante s\u2019allontana<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Dall\u2019aria mossa dei gesti d\u2019addio,<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>di l\u00e0 dal punto dolente ove indugia<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>umido il raggio della sua pupilla,<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em style=\"\"><b>un\u2019ora non <\/b><\/em><strong><em>p<\/em><\/strong><strong><em>i\u00f9 nostra, ecco, si posa<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>su lei, la veste d\u2019un sole remoto.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Noi, col distacco, portiamo in quel velo<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>di luce il volto, le parole, il pianto<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>fuori del tempo, oltre la nostra chiusa<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>ansia d\u2019amore, e la rapita immagine,<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>in un sereno senza mutamento,<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>silenziosa sorride all\u2019eterno.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>( da Poesie d\u2019amore)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>UN GIORNO IN PUGLIA<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Il barocco di chiese e di palazzi<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>\u00e8 bianco e nero come i giorni sazi<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>divisi dalla notte in parti uguali,<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>met\u00e0 vita e met\u00e0 sonno mortale.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Guardavo il chiaro ed il cupo pensiero,<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>come l\u2019angelo della cattedrale<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>che ha un occhio bianco ed ha l\u2019altro occhio nero.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Al sole, per i vicoli tortuosi<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>aprivano i gerani i rossi irosi,<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>ma all\u2019ombra, in un canale di miasmi,<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>vedevo, vita, come l\u2019uomo plasmi.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Sole azzurro di fumi, ombra in recessi,<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>tagliata a filo netto di coltello;<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>e di qua e di l\u00e0 era pur bello,<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>nel buio e nella luce, esser lo stesso.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>(da Celeste affanno)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ogni settimana una poetessa, un poeta, un profilo, una citazione sul suo intendere il modo di costruire le parole, la sua poesia. 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