{"id":24786,"date":"2023-10-06T09:38:49","date_gmt":"2023-10-06T07:38:49","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=24786"},"modified":"2023-10-06T09:51:19","modified_gmt":"2023-10-06T07:51:19","slug":"difendiamo-le-parole-8-merini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2023\/10\/06\/difendiamo-le-parole-8-merini\/","title":{"rendered":"Difendiamo le parole (8)"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Ogni settimana una poetessa, un poeta, un profilo, una citazione sul suo intendere il modo di costruire le parole, la sua poesia<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Alda Merini<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-24788 pk-lazyload\"  width=\"434\"  height=\"253\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 434px) 100vw, 434px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/alda.png\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/alda.png 867w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/alda-300x175.png 300w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/alda-768x447.png 768w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/alda-800x466.png 800w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Alda Giuseppina Angela Merini nasce a Milano il 21 marzo 1931 da Nemo Merini, di nobile famiglia di Brunate, che di mestiere fa l\u2019assicuratore e da Emilia Painelli. Se \u00e8 una studentessa precocissima a cui del resto il padre fa regalo di un dizionario gi\u00e0 a cinque anni ha invece una madre che immaginando per la figlia la perpetuazione del suo ruolo di casalinga cerca di proibirle la lettura dei libri della biblioteca paterna. Quando, alle elementari, la figlia ha una crisi mistica e si mette a portare il cilicio la madre la costringe con la maestra ad uno speciale ritiro scolastico. Alda per reazione si veste di stracci e va a mendicare per le vie di Milano dicendo di essere orfana. La madre la recupera riempendola di botte. Ma anche l\u2019amato padre non contribuisce alla sua stabilit\u00e0 emotiva. Quando quindicenne, pur allieva di un semplice Istituto Professionale femminile, viene notata da una sua insegnante di latino, Silvana Rovelli, che la presenta ad Angelo Roman\u00f2&nbsp; il quale, a sua volta, la dirige su Giacinto Spagnoletti che ne apprezza le doti e ne indirizza il talento, Nemo Merini straccia la preziosa recensione che Spagnoletti aveva fatto di una sua poesia dicendole, quasi da antesignano di un Giulio Tremonti : \u201c Ascoltami, cara, la poesia non d\u00e0 il pane\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p>Ma non tutti apprezzano all\u2019inizio la vena artistica di Alda Merini come fa Spagnoletti. Mario Luzi \u00e8 pi\u00f9 cauto:\u201d La Merini Alda? Misterioso tipo quello\u2026non saprei per ora dire di pi\u00f9\u201d. Solo l\u2019uscita con l\u2019editore Schwartz nel 1953 della <em>Presenza di Orfeo<\/em> nella collana diretta da Giacinto Spagnoletti metter\u00e0 tutti d\u2019accordo e Luzi scriver\u00e0: \u201cHo letto il libro mi ha fatto una forte e ansiosa impressione\u2026\u201d.&nbsp; Nel frattempo Alda conosce nel 1947 \u201cle prime ombre della mente\u201d e le viene diagnosticato un disturbo bipolare. Circondata dall\u2019affetto di Spagnoletti, Giorgio Manganelli, Luciano Erba, David Maria Turoldo, verr\u00e0 seguita dallo psicologo Cesare Musatti.&nbsp; Prima della <em>Presenza di Orfeo<\/em>, pubblica le liriche <em>Il Gobbo<\/em> e <em>Luce<\/em> dedicata a Spagnoletti <em>nell\u2019Antologia della poesia italiana<\/em> da lui diretta mentre nel 1951 su suggerimento di Maria Luisa Spaziani, da lei conosciuta a Torino, l\u2019editore Giovanni Scheiwiller la pubblicher\u00e0 nell\u2019antologia <em>Poetesse del Novecento. <\/em>Lo stesso annodell\u2019uscita<em> di La presenza di Orfeo <\/em>si sposa in prime nozze con Ettore Carniti, un sindacalista operaio da cui avr\u00e0 due figlie, Emanuela e Flavia. <\/p>\n\n\n\n<p>Al suo pediatra Pietro de Pascale dedicher\u00e0 la raccolta <em>Tu sei Pietro<\/em> nel 1957. Gli anni \u201960 saranno segnati dalla recrudescenza della sua malattia e da otto lunghi anni di ricovero in ospedale psichiatrico. Nei brevi ritorni in famiglia nasceranno altre due figlie, Barbara e Simona. Riprende a scrivere nel 1979 ispirata dall\u2019intensit\u00e0 drammatica della sua vicenda umana pi\u00f9 recente, producendo quello che la critica Maria Corti ha definito il suo capolavoro, <em>La Terra Santa<\/em>, che le varr\u00e0 il Premio Librex-Guggenheim \u201cEugenio Montale\u201d nel 1993. Un\u2019opera che, concepita prima della improvvisa morte del marito, nel 1983, aveva avuto difficolt\u00e0 a fare riconoscere e pubblicare sino alla positiva decisione di Vanni Scheiwiller cui dedicher\u00e0 una commossa poesia. L\u2019anno dopo si trasferir\u00e0 a Taranto con il secondo marito, Michele Pierri, gi\u00e0 primario di cardiologia, che non mancher\u00e0 di farle avere le cure del reparto di neurologia dell\u2019Ospedale di Taranto che poi continuer\u00e0 a Milano dopo aver lasciato Taranto qualche anno dopo, affranta dalla affezione terminale del marito. <\/p>\n\n\n\n<p>Da allora riprender\u00e0 una straordinaria produzione poetica che le varr\u00e0 qualche anno dopo il <em>Premio Librex<\/em> e il plauso della critica che associandola a Luzi, Caproni, Bertolucci, Zanzotto, Fortini la definir\u00e0 la poetessa simbolo del \u2018900 italiano. Continuer\u00e0 a scrivere sino alla fine, che avviene nel novembre del 2009. Di lei colpisce la vastit\u00e0 e la variet\u00e0 della sua produzione letteraria che comprende anche una fase aforistica (<em>Aforismi e magie<\/em>, del 1999), una fase mistica e una vena musicale di composizioni che la manterranno vicina al mondo dello spettacolo con interpretazioni di sue poesie da parte di Milva, recital al Piccolo di Milano, lo spettacolo <em>Ebrietudini<\/em> con sei cantate composte da Federico Gozzellino su sue poesie, ma anche l\u2019opera sacra \u201cil poema della croce\u201d, rappresentata dapprima nel 2006 nel Duomo di Milano con Giovanni Nuti come voce solista e Alda recitante nel ruolo di Maria, e poi ripetuta in molte altre citt\u00e0 italiane. <\/p>\n\n\n\n<p>Ma soprattutto colpisce la tecnica quasi orale della sua poesia che con immediatezza ne traduce la profondit\u00e0 del pensiero. Un linguaggio poetico modernissimo che spiega perch\u00e9 che sia rimasta cos\u00ec amata dal pubblico che non la dimentica. Nel 2010 esce postumo l\u2019album \u201c<em>Una piccola ape furibonda \u2013 Giovanni Nuti canta Alda Merini<\/em>\u201d. Norman Zoia, l\u2019autore di Daiquiri blues, la omaggia nel 2013 in <em>Passi perVersi<\/em> come \u201cnobile grazia di Venere e coraggio di Madre\/ dolcezza dell\u2019umano genere\/ di angelo di stile\u201d. Ma soprattutto i suoi lavori continuano ancora oggi ad occhieggiare dagli scaffali di ogni libreria.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Loris Jacin<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa poesia \u00e8 leggenda, specie in et\u00e0 giovanile quando ogni palpito del cuore ed ogni conoscenza umana diventano filosofia dell\u2019amore. Questo libro (<em>La presenza di Orfeo,<\/em> ndr) comincia con il primo balzo verso la felicit\u00e0 della menzogna e verso la notoriet\u00e0, propiziata dal consenso critico di Giacinto Spagnoletti, Arturo Schwartz, Giovanni e Vanni Scheiwiller.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalle scuole professionali \u2013 con un tema miracolosamente letto dall\u2019insegnante di latino, Silvana Rovelli, nel quale avevo fatto un poco il verso a Carducci \u2013 venni iscritta con unanime assenso dei professori agli studi classici superiori e quindi preparata alla maturit\u00e0. Furono mesi duri, anni roventi, anni in cui -in una Milano distrutta- per resistere bisognava inventare il ritmo, la parola e una nuova scuola di poesia. In mezzo a questi fragori cominciai ad innamorarmi e soprattutto a scrivere. L\u2019amore a quindici anni \u00e8 circoscritto, fragile ma estremamente attento. Non si tratta di paranoia ma di complicit\u00e0 del discorso; la donna arde della propria seduzione ma contemporaneamente ne ha paura. L\u2019adolescenza, periodo mitico e burrascoso, \u00e8 sempre alla ricerca disperata di un vertice (di un <em>verso<\/em>) che la possa oltraggiare e al tempo stesso difendere. Gli anni trascorsi a Torino sotto la guida dello zio tenente colonnello, l\u2019educazione nella scuola torinese, l\u2019amicizia con Maria Luisa Spaziani e gli amori anche discutibili con noti letterati del tempo hanno influenzato la mia produzione letteraria.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo libro esce in occasione del Premio Librex-Guggenheim \u201cEugenio Montale\u201d per la Poesia e vuole essere un omaggio a Carlo Bo, a Paolo Volponi, a Giovanni Raboni e all\u2019editore.&nbsp; Con&nbsp; affetto ai miei lettori.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>(<em>dall\u2019introduzione a La presenza di Orfeo)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa mia infanzia non ha nulla di caratteristico: una infanzia apparentemente, esteriormente comune, ma, data la mia sensibilit\u00e0 acuta e forse gi\u00e0 esasperata, ricca di toni a volte angosciosi, melanconici. Sono sempre stata isolata, chiusa in me stessa, pochissimo compresa anche dai miei e, forse per questo, il mio amore per loro non aveva confini, era assoluto. A scuola, parlo dei corsi elementari, sono sempre stata prima e senza fatica perch\u00e9 lo studio fu sempre una mia parte vitale.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 tardi durante la guerra, quando per ragioni diverse non ho potuto iscrivermi alle scuole medie e anzi mi \u00e8 stato giocoforza sospendere qualsiasi genere di studio, oltre a soffrirne terribilmente, ho avuto improvvise le prime manifestazioni di quello scompenso nervoso che doveva sfociare quasi per sete di equilibrio in forme di poesie personalissime, perch\u00e9 so bene che per arrivare alla contemplazione spassionata degli oggetti, \u00e8 necessario un ordine interiore, una armonia di sentimenti, insomma un equilibrio fisico che a me, sin qui, sono sempre mancati. Del resto se vivessi piu\u2019 quietamente di come vivo la mia poesia sarebbe diversa e quindi \u00e8 necessario per ora che misuri ogni parola sul metro della mia irrequietezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Per caso ho conosciuto S., quando ero impiegata preso un commercialista. Egli mi ha ridato, per primo, la fiducia in me stessa, e mi ha costretta a guarire, a diventare pi\u00f9 donna, pi\u00f9 persona. Per lui ho conosciuto la gioia di veder pubblicati i miei versi accanto a quelli di insigni poeti moderni, ho potuto entrare nel \u201cmio\u201d mondo e di ci\u00f2 gli sar\u00f2 sempre grata\u2026Ora sono solo una moglie e una mamma (ho infatti due bambine) e d\u2019ora in poi, penso che scriver\u00f2 solo in funzione di loro, perch\u00e9 possano sapere tutto il mio amore o forse non scriver\u00f2 affatto perch\u00e9 i sentimenti migliori non trovano adeguate parole.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>( da <em>Poesia italiana contemporanea 1909-1959<\/em>&nbsp; a cura di G. Spagnoletti)<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHo la sensazione di durare troppo, di non riuscire a spegnermi: come tutti i vecchi le mie radici stentano a mollare la terra. Ma del resto dico spesso a tutti che quella croce senza giustizia che \u00e8 stato il mio manicomio non ha fatto che rivelarmi la potenza della vita\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>( da <em>La pazza della porta accanto)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>IL GOBBO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Dalla solita sponda del mattino<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Io mi guadagno palmo a palmo il giorno:<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>il giorno delle acque cos\u00ec grigie,<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>dell\u2019espressione assente.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Il giorno io lo guadagno con fatica<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Tra le due sponde che non si risolvono,<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>insoluta io stessa per la vita<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>\u2026e nessuno m\u2019aiuta.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Ma viene a volte un gobbo sfaccendato,<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>un simbolo presago d\u2019allegrezza<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>che ha il dono di una strana profezia.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>E perch\u00e9 vada incontro alla promessa<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Lui mi traghetta sulle proprie spalle<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>22 dicembre 1948<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>LA PRESENZA DI ORFEO<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; A Giorgio Manganelli<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Non ti preparer\u00f2 col mio mostrarmiti<br>ad una confidenza limitata,<br>ma perch\u00e9 nel toccarmi la tua mano<br>non abbia una memoria di presagi,<br>giacer\u00f2 all&#8217;informe<br>fusa io stessa, sciolta dentro il buio,<br>per quanto possa, elaborata e viva,<br>ridivenire caos&#8230;<br>Orfeo novello, amico dell&#8217;assenza,<br>modulerai di nuovo dalla cetra<br>la figura nascente di me stessa.<br>Sarai alle soglie piano e divinante<br>di un mistero assoluto di silenzio,<br>ignorando i miei limiti di un tempo,<br>godrai il possesso della sola essenza.<br>Allora, concretandomi in un primo<br>accenno di presenza,<br>sar\u00f2 un ramo fiorito di consenso,<br>e poi, trovato un punto di contatto,<br>ammetter\u00f2 una timida coscienza<br>di vita d&#8217;animale<br>e mi dir\u00f2 che non andr\u00f2 pi\u00f9 oltre,<br>mentre gi\u00e0 mi sviluppi,<br>sapienza ineluttabile e sicura,<br>in un gioco insperato di armonie,<br>in una conclusione di fanciulla&#8230;<br>Fanciulla: \u00e8 questo il termine raggiunto?<br>E per l&#8217;addietro non l&#8217;ho maturato<br>e non l&#8217;ho poi distrutto<br>delusa, offesa in ogni volont\u00e0?<br>Che vuol dire fanciulla<br>se non superamento di coscienza?<br>Era questo di me che non volevo:<br>condurmi, trascurando ogni mia forma,<br>al vertice mortale della vita&#8230;<br>Ma la presenza d&#8217;ogni mia sembianza<br>quale urgenza incalzante di sviluppo,<br>quale presto proporsi<br>e pi\u00f9 presto risolversi d&#8217;enigmi!<br>E quando poi, dal mio aderire stesso,<br>la forma scivol\u00f2 in un altro tempo<br>di pi\u00f9 rare e pi\u00f9 estranee conclusioni,<br>quando del mio &#8220;sentirmi&#8221; voluttuoso<br>rimase un&#8217;aderenza di dolore,<br>allora, allora preferii la morte<br>che ribadisse in me questo possesso.<br>Ma ci si pu\u00f2 avanzare nella vita<br>mano che regge e fiaccola portata<br>e ci si pu\u00f2 liberamente dare<br>alle dimenticanze pi\u00f9 serene<br>quando gli anelli multipli di noi<br>si sciolgano e riprendano in accordo,<br>quando la garanzia dell&#8217;immanenza<br>ci fasci di un benessere assoluto.<br>Cos\u00ec, nelle tue braccia ordinatrici<br>io mi riverso, minima ed immensa;<br>dato sereno, dato irrefrenabile,<br>attivit\u00e0 perenne di sviluppo.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>25 febbraio 1949<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ogni settimana una poetessa, un poeta, un profilo, una citazione sul suo intendere il modo di costruire le parole, la sua poesia. 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