{"id":24007,"date":"2023-08-25T09:30:00","date_gmt":"2023-08-25T07:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=24007"},"modified":"2023-10-04T09:33:38","modified_gmt":"2023-10-04T07:33:38","slug":"difendiamo-le-parole-3-aleramo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2023\/08\/25\/difendiamo-le-parole-3-aleramo\/","title":{"rendered":"Difendiamo le parole (3)"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Ogni settimana una poetessa, un poeta, un profilo, una citazione sul suo intendere il modo di costruire le parole, la sua poesia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Sibilla Aleramo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large\"><img  loading=\"lazy\"  width=\"292\"  height=\"393\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-24009 pk-lazyload\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 292px) 100vw, 292px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/sibilla.png\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/sibilla.png 292w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/sibilla-223x300.png 223w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>E\u2019 il nome d\u2019arte di Marta Felicina \u201cRina\u201d Faccio. L\u2019Aleramo, nata ad Alessandria nel 1867 e morta a Roma nel 1960, rappresenta oltre alla sua vocazione poetica una delle principale ispiratrici, autentica \u201cWegbereiterin\u201d, del movimento femminista che si esprime in Italia dalla fine del XIX secolo. Dopo un\u2019adolescenza segnata da una violenza cui fa seguito un infelice matrimonio riparatore, esprime da una piccola cittadina delle Marche la forte aspirazione all\u2019affermazione di una vita libera e consapevole battendosi contro le convenzioni dell\u2019Italia patriarcale dell\u2019epoca che vorrebbero confinare il destino delle donne in una condizione ipocrita di sacrifico e di subordinazione al ruolo predominante del <em>pater familias<\/em>. Lo fa innanzi tutto con l\u2019impegno giornalistico e politico fondando i primi nuclei dei movimenti femminili in Italia centrale ed entrando subito in contatto con Aurelio Saffi e con Giorgina Craufurd Saffi con cui partecipa a numerose manifestazioni per il diritto di voto e la lotta alla prostituzione femminile. Passata a Roma dal 1899 collabora con un gruppo di intellettuali progressisti \u2013 da Matilde Serao a Maria Montessori a Ada Negri a Giovanni Cena e Paolo Mantegazza \u2013 e assume la direzione del settimanale socialista \u201cL\u2019Italia femminile\u201d. Nel 1906 il suo romanzo autobiografico <em>Una Donna,<\/em> in cui si firma su suggerimento di Giovanni Cena come Sibilla Aleramo, le assicura una rinomanza internazionale. Vi narra le vicende della sua vita dall\u2019infanzia fino alla sofferta decisione di abbondare marito e figlio. Seguono otto anni di impegno sociale nell\u2019Agro Pontino, allora zona fortemente malarica, nell\u2019educazione serale dei contadini, impegno condiviso con Giovanni Cena e Angelo e Maria Celli. <\/p>\n\n\n\n<p>Dopo aver avuto durante la prima guerra mondiale anche un tormentato rapporto con il poeta Dino Campana giunge alla poesia nella maturit\u00e0 con la prima raccolta <em>Momenti<\/em>. Altre ne seguiranno sino all\u2019ultima <em>Luci della mia sera<\/em> che Sergio Solmi cura nel 1956. Nelle sue poesie si intrecciano felicemente la sua vena intimistica con la sua passione sociale. Iscritta al PCI nel 1945 mantiene un alto impegno politico collaborando con l\u2019Unit\u00e0 sino alla fine della sua lunga vita che si conclude a Roma nel 1960. Il figlio Walter le sar\u00e0 accanto, nonostante il loro sempre difficile rapporto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Loris Jacin<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cParlare della propria poesia mi sembra impossibile quasi come sarebbe parlare della propria saggezza \u2013 dato che la si possedesse. Che cosa ne sa il saggio, di come \u00e8 giunto a quell\u2019apice della conoscenza che \u00e8 tutt\u2019uno con la conclusione della vita? Sinch\u00e9 egli ha vissuto, ha avuto delle ore, attraverso gli anni, magari anche nella prima fanciullezza, in cui il suo spirito ha toccato la perfezione, si \u00e8 sentito cio\u00e8 in armonia assoluta con l\u2019universo, creatura senza nome n\u00e9 et\u00e0, paga di respirare sotto il silenzioso cielo\u2026Non era la saggezza, e nondimeno \u00e8 stato in tali ore, rarissime, di pura luce, che la saggezza andava via via foggiandosi&nbsp; senza che la creatura ne avesse coscienza: in un continuo ricominciare di esperienze, in un succedersi senza tregua di passione e di meditazione. Niun giorno mai era vano, questo solamente pu\u00f2 dire il saggio al termine del cammino, quando per una estrema volta attinge il lampo di grazia e di riconoscenza verso il cosmo\u2026<strong> Orbene, non \u00e8 questa la stessa condizione del poeta?<\/strong> Il poeta pu\u00f2 affermare unicamente che nulla gli \u00e8 segreto quanto la genesi della sua opera. Ricorda di aver scritto certi versi durante un tempo di amore, e certi altri in notti di angoscia, ricorda il viso amato e il motivo disperato, ma non potr\u00e0 mai spiegare a e stesso perch\u00e9 in situazioni identiche gli siano sgorgate liriche quasi felici e liriche di nessun valore\u2026\u201d. <\/em>    <strong>( da <em>Gioie d\u2019occasione<\/em>)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>POTENZA IN ME D\u2019AMORE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Potenza in me d\u2019amore<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>nelle stagioni esercitata strenua<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>riemerge talora nella memoria un autunno remoto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>che raggiunto invero il tuo segno credetti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>credetti esistesse veramente&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>quegli che tutta m\u2019 accogliesse<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>in alti uragani di gioia&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>poggiava grande la fronte sul mio petto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>le sue dure storie mi narrava&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>le mie tante fremendo ascoltava&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>navigavamo sur un lago fra i monti&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>e caro sarebbe stato profondare avvinti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>fra quelle come riverse in loro cheto sonno&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>ma in cuore un\u2019altra acqua tremava&nbsp;&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>la ove Aretusa giace&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>verde nell\u2019isola giusta dei miti&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>l\u2019isola che era la sua<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>e insieme mai vi andammo&nbsp;&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>oh potenza in me d\u2019amore<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>raggiunto non era il tuo segno&nbsp;&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>neppure quella volt\u00e0 n\u00e9 con altri dopo mai<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>ma in me tuttavia tu non perdevi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>ingigantivi anzi pi\u00f9 sempre<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>sinch\u00e9 bianco il capo e bianco il volto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>vanito il color oro e quel delle rose&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>ora so alfine a chi era rivolta<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>tu potenza in me d\u2019amore<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>alla intera gente umana rivolta eri<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>per i dolori e per gli errori suoi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>immenso stuolo sotto l\u2019immensa volta di stelle<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>&nbsp;umana gente che s\u00ec di rado conosce gioie&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>sfiora laghi con cime riverse in cheto sonno<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>assentisce alla Terra con alta passione&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>poi taluno ricade e solitario dispera<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>taluno invece sua fede mai non smentisce<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>in un domani giusto del mondo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>domani senza mai pi\u00f9 eccidi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>mai pi\u00f9 guerra n\u00e9 odio n\u00e9 fame<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>n\u00e9 fame di pane n\u00e9 fame di dominio<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>oh giusto e fraterno mondo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>oh potenza in me d\u2019amore<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>ora so alfine a chi eri rivolta<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>( da <em>Luci della mia sera<\/em>)<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ogni settimana una poetessa, un poeta, un profilo, una citazione sul suo intendere il modo di costruire le parole, la sua poesia Sibilla Aleramo E\u2019 il nome d\u2019arte di Marta Felicina \u201cRina\u201d Faccio. 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