{"id":23442,"date":"2023-06-20T10:00:00","date_gmt":"2023-06-20T08:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=23442"},"modified":"2023-06-18T22:41:04","modified_gmt":"2023-06-18T20:41:04","slug":"ue-quali-adattamenti-futuri-per-ununione-a-35-stati-membri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2023\/06\/20\/ue-quali-adattamenti-futuri-per-ununione-a-35-stati-membri\/","title":{"rendered":"UE: quali adattamenti futuri per un\u2019unione a 35 Stati Membri?"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Al momento l\u2019Unione europea, che conta gi\u00e0 27 stati membri (28 prima della Brexit), \u00e8 confrontata all\u2019esame delle candidature di otto nuovi paesi europei: Turchia, Macedonia, Montenegro, Serbia Albania, Ucraina, Moldavia, Bosnia-Erzegovina. \u00a0Se tutti aderissero all\u2019UE, come diventerebbe l\u2019Europa? Uno sguardo sugli aspetti istituzionali, demografia, sostenibilit\u00e0 politica, fondi, agricoltura, partendo dalla storia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img  loading=\"lazy\"  width=\"1024\"  height=\"681\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-23445 pk-lazyload\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/allargamento-1024x681.jpg\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/allargamento-1024x681.jpg 1024w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/allargamento-300x200.jpg 300w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/allargamento-768x511.jpg 768w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/allargamento-800x532.jpg 800w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/allargamento.jpg 1156w\" ><figcaption>Foto: https:\/\/www.europarl.europa.eu\/<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nell\u2019ordine, la Turchia che aveva presentato una prima candidatura nel 1987, respinta a Lussemburgo nel 1997 ma riammessa nel 1999, la Macedonia del Nord, ammessa nel 2004 dopo una strenua opposizione della Grecia, il Montenegro candidato dal 2010, la Serbia dal 2012, l\u2019Albania dal 2014. Infine nella convulsa situazione creata in Europa dalla nota \u201coperazione militare speciale russa\u201d Ucraina, Moldavia, Bosnia Erzegovina sono state ammesse nel 2022. <strong>Quindi, oggi un allargamento da 27 a 35 stati membri dell\u2019Unione europea \u00e8 dietro l\u2019angolo, anche se i media europei continuano a restare concentrati sulle operazioni di guerra e di controffensiva in Ucraina.<\/strong> Si tratterebbe del secondo allargamento in dimensione della storia europea dopo quello a dodici concluso fra il 2004 e il 2007 che ha raddoppiato nel giro di pochi anni il numero di nuovi membri (sei) immaginato originariamente al vertice di Lussemburgo del 1997 secondo le proposte della Commissione diretta allora dal lussemburghese Jacques Santer.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse a questo punto vale la pena di un accenno storico sulla storia dell\u2019Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>Non occorre ritornare sui libri del liceo per ricordare che l\u2019impero carolingio si era costituito sull\u2019idea portante del fascino e della grandezza della Roma imperiale. L\u2019incoronazione di Carlo Magno nella famosa notte di Natale dell\u2019800 in San Pietro suggellava la nascita del Sacro Romano Impero d\u2019Occidente. Questo, replicato sul ricordo imperituro dell\u2019Impero Romano era fondato su di una <em>Advocatio Ecclesiae<\/em> invece estranea al mondo romano e frutto dell\u2019impronta religiosa cristiana introdotta con l\u2019imperatore Costantino, la cui Basilica Palatina domina il centro di quella che fu la temporanea (293-395 d.C.) ma preziosa sede dell\u2019impero Romano d\u2019Occidente, la vicina Trier (<em>Augusta Treverorum<\/em>). Unendo al carattere politico il carattere religioso l\u2019Impero si immaginava cos\u00ec privo di confini giuridici, si poneva come realt\u00e0 universale: nella citt\u00e0 di Dio agostiniana gli appartenenti alla Chiesa erano tutti partecipi dell\u2019Impero. Ma l\u2019Impero anche se fondato su leggi universali valide per tutto l\u2019Impero (i famosi Capitolari) nascondeva una sua intrinseca debolezza. Politicamente i tre nuclei componenti (franco, italiano, germanico) erano fra loro distanti e la loro eterogeneit\u00e0 fu sempre alla base di una certa congenita debolezza imperiale cui solo la personalit\u00e0 eccezionale e la potenza dei capi poteva in certi momenti porre rimedio. Ma un secondo fattore congenito contribuiva alla debolezza della costruzione politica immaginata. Ricordiamo che proprio il carattere religioso cristiano e la parte avuta dal Papa nella ricostruzione dell\u2019Impero portavano con s\u00e9 i germi del conflitto di autorit\u00e0 e di supremazia che dovevano condurre a contrasti drammatici fra la superiorit\u00e0 pretesa di un Papa, Vicario di Cristo, delegava l\u2019autorit\u00e0 all\u2019Imperatore e questi che, considerandosi erede dei Cesari, non riconosceva altra autorit\u00e0 terrena superiore. Conflitto che attraverso il Medioevo doveva spaccare l\u2019Italia nella dicotomia guelfi\/ghibellini per poi trovare un eco profondissimo propria nell\u2019opera e nella vita sofferta di Dante. Sino a che sarebbe tramontato in Italia il sogno ghibellino di Federico II di Svevia e con lui l\u2019applicazione per il regno di Sicilia di una Costituzione di Melfi (1231) che avrebbe fatto dell\u2019Italia un\u2019appendice centralizzata dell\u2019Impero, probabilmente portando storicamente il paese fuori dalla situazione speculare oggi presente, con le tendenze reiterate della politica italiana al <em>patchwork<\/em>\u00a0 regionale. Sino allo spegnersi poi, con la morte a Buonconvento di Arrigo VII di Lussemburgo, le speranze di Dante (nell\u2019\u201d<em>alto Arrigo<\/em>\u201d) e l\u2019avvento dopo Ludovico il Bavaro e Giovanni di Boemia del sistema italiano delle Leghe a partire dalla Lombardia del XIV secolo. <strong>Ora \u00e8 abbastanza singolare notare delle coincidenze strutturali fra la storia antica dell\u2019Impero Romano d\u2019Occidente e la storia post-bellica di quella che oggi si chiama Unione europea.<\/strong> Ma che in passato \u00e8 stata anche la Comunit\u00e0 del Carbone e dell\u2019Acciaio, la Comunit\u00e0 Economia europea, la Comunit\u00e0 europea dell\u2019Energia Atomica, la Comunit\u00e0 europea.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-23448 pk-lazyload\"  width=\"466\"  height=\"320\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 466px) 100vw, 466px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/arrigo-.jpg\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/arrigo-.jpg 931w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/arrigo--300x206.jpg 300w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/arrigo--768x527.jpg 768w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/arrigo--800x549.jpg 800w\" ><figcaption>Arrigo VII<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Veniamo prima all\u2019elemento del condizionamento esterno<\/strong>. Per il Sacro Romano Impero certamente la figura del Vicario di Cristo, il Papa, autorit\u00e0 da cui dipendeva attraverso la cerimonia stessa dell\u2019incoronazione la figura dell\u2019Imperatore. Solo eccezionalmente, come nel caso di Arrigo VII o di Ludovico il Bavaro, l\u2019incoronazione dell\u2019Imperatore avveniva al di fuori della Santa Sede. Per la pi\u00f9 recente comunit\u00e0 europea invece l\u2019ingombrante presenza della potenza egemone, vincitrice assoluta della II Guerra Mondiale, gli Stati Uniti d\u2019America, ha sempre costituito un fattore esogeno condizionante le scelte europee post-belliche. Nonostante le aspirazioni risentite in alcuni ambiti europei (in primis, la Francia del Generale Charles de Gaulle) le aspirazioni europee di collocarsi in una posizione terzaforzista fra i due blocchi post-bellici contrapposti facenti capo agli USA e agli URSS non hanno mai avuto alcun seguito. Nel 1955 a Bandung, nell\u2019isola di Giava, in Indonesia nasceva il movimento dei paesi non allineati, che riuniva quelli che oggi chiamiamo i BRICS, pi\u00f9 una moltitudine di diversi paesi, come l\u2019Afghanistan. Invece i sei paesi europei occidentali riuniti nella CECA, ma prima in altre intese di tipo classico (UEO, Consiglio d\u2019Europa, OECE) e progressivamente allargati sino a 28 membri nella UE, non sono mai usciti dallo schieramento occidentale atlantico, marcato militarmente da una NATO a guida statunitense. Condizionati dalla situazione militare di un continente in cui, una volta liberatolo nel 1945, le forze militari americane avevano deciso di stazionare senza limiti di tempo, trovando i paesi europei nell\u2019ombrello nucleare americano al di qua della individuata cortina di ferro un comodo rifugio protettivo dai rischi di un confronto con il sistema speculare che il dirigismo sovietico rappresentava per il mondo occidentale. Da qui la definizione di pacifico \u201cgiardino\u201d che sarebbe l\u2019Europa nella rappresentazione del suo \u201cministro degli esteri\u201d, lo spagnolo Josep Borrell Fontelles. Quindi, come gli Imperatori del Sacro Romano Impero, anche i leader europei hanno sempre dovuto conoscere i limiti chiari delle loro scelte sovrane, talvolta da Oltreoceano accompagnate, qualche volta condivise, talaltra osteggiate, comunque sempre condizionate. Sino alla evidente mancanza di un minimo di distacco rispetto alle scelte militari americane nel problema della <em>seconda<\/em> guerra europea dopo la Serbia (l\u2019Ucraina) che, di fatto, impedendo un minimo di credibilit\u00e0 internazionale dopo l\u2019assoluta adesione di un\u2019organizzazione multilaterale ad una indefettibile scelta di campo precludono all\u2019Unione europea qualunque ruolo internazionale di pacificazione europea del conflitto. Mettendo sostanzialmente in questo modo il futuro pacifico, ma anche il futuro economico, dell\u2019Unione europea in mano a soggetti esterni come Stati Uniti e Cina, aventi palesi obiettivi geostrategici evidentemente non coincidenti con gli interessi europei. <strong>E qui possiamo passare a trattare il primo elemento interno di debolezza attuale della costruzione europea che ricorda l\u2019eterogeneit\u00e0 degli elementi e dei nuclei etnici riuniti sotto l\u2019Impero carolingio<\/strong>. Ora, senza scomodare gli ottimi lavori dell\u2019antropologo francese Emmanuel Todd e la sua configurazione dell\u2019Europa come spazio inventato, secondo quanto del Mediterraneo aveva detto Pierre Willa dopo la magnifica rappresentazione di Fernand Braudel, dell\u2019Unione europea colpisce, almeno a contare dagli inizi di questo secolo, la sempre pi\u00f9 evidente eterogeneit\u00e0 dei nuclei componenti. Mentre si era cercato con i criteri di Copenaghen del 1993 di imporre ai Paesi candidati una certa omogeneit\u00e0 delle condizioni di partenza, in termini economici, sociali, di rispetto <em>dell\u2019acquis communautaire<\/em>, invece, con una decisione che si ha difficolt\u00e0 ad immaginare endogena<strong>, a partire dall\u2019inizio di questo secolo \u00e8 prevalso un approccio all\u2019adesione che non tiene pi\u00f9 conto di questa tradizione procedurale<\/strong>. Da qui l\u2019accesso alla UE di tutti i paesi ex-sovietici di Europa Centrale gi\u00e0 membri dell\u2019opposto Patto di Varsavia passati contemporaneamente nell\u2019organizzazione NATO, con almeno due, Bulgaria e Romania, esentati da ogni adempimento ai criteri descritti. Si potrebbe allora immaginare all\u2019origine la scelta innovante di un nuovo criterio di tipo geografico. <strong>Quindi, adesione di tutti i paesi geograficamente europei. <\/strong>Ma allora si aprirebbero con il caso della Turchia, che attende in realt\u00e0 una decisione dal 1987, anche delle possibilit\u00e0 per il Kazakistan che \u00e8 anch\u2019esso un paese europeo anche se non ufficialmente candidato. Mentre si dichiarano gi\u00e0 acquisite le otto adesioni di Ucraina, Moldavia, Albania e dei paesi dei Balcani occidentali vale a dire gli ex -stati della Repubblica federativa socialista di Jugoslavia, Macedonia del Nord, Montenegro, Serbia, Bosnia Erzegovina. Senza necessariamente immaginare l\u2019UE fra una decina d\u2019anni nelle condizioni del Sacro Romano Impero dopo la morte di Giovanni di Boemia alla met\u00e0 del XIV Secolo, <strong>l\u2019UE ulteriormente allargata<\/strong> (nella visione <em>extra-large<\/em>, chiamiamola cos\u00ec) non conterebbe solo i tre nuclei citati dell\u2019impero germanico, ma ne conterebbe addirittura sei, come del resto quattro sono antropologicamente i sistemi familiari che si dividono lo spazio europeo. Il nucleo occidentale, quello che il politologo italiano Lucio Caracciolo chiama l\u2019EUROQUAD, la \u201cvecchia Europa\u201d, secondo la definizione americana di Donald Rumsfeld, cio\u00e8 i Paesi fondatori pi\u00f9 i due paesi iberici con l\u2019Austria.\u00a0 Poi il blocco scandinavo (Danimarca, Svezia, Finlandia) cui aggiungiamo la Repubblica d\u2019Irlanda per prossimit\u00e0 solo geografica, il gruppo ugro-turco (Turchia, Ungheria), il gruppo balcanico (Grecia, Serbia, Croazia, Slovenia, Montenegro, Bosnia Erzegovina, Macedonia del Nord, Albania), il gruppo insulare strettamente mediterraneo (Malta, Cipro), il gruppo centro-europeo (Polonia, Baltici, Cechia, Slovacchia, Romania, Moldavia, Bulgaria), pi\u00f9 l\u2019Ucraina, naturalmente quando la Federazione Russa si rassegnasse ad una posizione geostrategica ormai trascurabile, essendosi convinta di avere definitivamente perso il controllo dell\u2019Ucraina con \u201cl\u2019operazione militare speciale\u201d e di dover quindi dimenticare in senso pi\u00f9 ampio\u00a0 i 25 milioni di cittadini russi rimasti al di fuori dei nuovi confini della Federazione dal 1991.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ora se \u00e8 evidente che il passaggio deciso agli inizi di questo secolo di accettare praticamente insieme dodici nuovi paesi che si aggiungevano ai sedici gi\u00e0 presenti non \u00e8 stato facilissimo, non si ha difficolt\u00e0 ad immaginare che il passaggio da 27 (dopo l\u2019addio della Gran Bretagna) a 35 stati membri sia altrettanto problematico<\/strong>. Dando luogo ad una organizzazione profondamente diversa nel funzionamento delle istituzioni. Una Nuova Europa ma non nel seno ironico di Donald Rumsfeld. Un\u2019altra Europa.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img  loading=\"lazy\"  width=\"1024\"  height=\"618\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-23450 pk-lazyload\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/europa-enls-1024x618.jpg\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/europa-enls-1024x618.jpg 1024w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/europa-enls-300x181.jpg 300w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/europa-enls-768x464.jpg 768w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/europa-enls-800x483.jpg 800w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/europa-enls-1160x701.jpg 1160w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/europa-enls.jpg 1207w\" ><figcaption>I Balcani occidentali verso l&#8217;UE<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Prendiamo prima l\u2019aspetto istituzionale<\/strong>. In particolare il <em>decision making process, il processo decisionale <\/em>comunitario. Oggi ci sono materie non economiche come difesa, politica estera, con l\u2019appendice evidente della politica delle migrazioni, in cui l\u2019UE non funziona come un organismo federale, ma come una conferenza intergovernativa. Le decisioni del Consiglio si assumono esclusivamente all\u2019unanimit\u00e0. Con 35 paesi appartenenti a sei diversi blocchi geopolitici, questo significherebbe il bloccaggio delle decisioni. Da ci\u00f2 discende la proposta di recente espressa dal cancelliere tedesco Scholz di introdurre almeno l\u2019abbandono del principio dell\u2019unanimit\u00e0 nelle decisioni di politica estera. Proposta sinora sostenuta dai sei vecchi paesi fondatori pi\u00f9 Spagna, Slovenia e Finlandia. Cio\u00e8 da nove paesi su ventisette<strong>. Poi ci sono le complicazioni geopolitiche.\u00a0 Cominciamo ipotizzando l\u2019adesione della Turchia.<\/strong> Non solo la sua presenza nella UE interiorizzerebbe la contrapposizione greco-turca conseguenza prima delle condizioni immaginate dal binomio dei vincitori, Francia-Gran Bretagna, nel 1920 con lo smembramento del califfato ottomano imposto con il trattato di S\u00e8vres. Condizioni del Trattato che combattendo in casa loro l\u2019invasione greca, i turchi avevano poi potuto modificare nel 1923, ma non per il tema della perdita del controllo di tutte le isole del Mediterraneo, tranne due, assegnate alla Grecia e con il Dodecaneso all\u2019Italia. Situazione che ha sempre da allora avvelenato i rapporti greco-turchi. <strong>Ma poi c\u2019\u00e8 anche l\u2019aspetto demografico<\/strong>. Con una popolazione superiore alla Germania (84 milioni contro 83), ma con prospettive demografiche ben migliori (indice di fecondit\u00e0 di 2 contro 1,5) la Turchia diverrebbe il titolare all\u2019interno del PE del gruppo parlamentare pi\u00f9 numeroso, oggi il tedesco, con 96 deputati. Cio\u00e8 godrebbe di quella condizione di favore numerico nel PE che il presidente francese Jacques Chirac, nel vertice di Nizza del 2000, per non far contare di pi\u00f9 la Germania rispetto alla Francia nelle votazioni a maggioranza qualificata del Consiglio, era stato comunque costretto a riconoscere alla Germania riunificata. Quindi il Parlamento europeo vivrebbe nel futuro con una presenza maggioritaria di deputati turchi e non tedeschi. Infine ci sono le ripercussioni dell\u2019allargamento sulle questioni di bilancio, il famoso <em>budget <\/em>comunitario. Questo riguarda certamente l\u2019adesione dell\u2019Ucraina. Ora sinora si \u00e8 affermato negli ambienti comunitari che il credito dell\u2019UE era tale da consentire di reperire sui mercati gli ingenti capitali che sono stati impegnati anche dagli Stati membri con il <em>Next Generation UE<\/em>.\u00a0 Programma che dovrebbe implicare fra sovvenzioni e prestiti il trasferimento di 800 miliardi EURO, citando per la sola Italia 209 Miliardi di EURO, come paese particolarmente colpito dalla pandemia di Covid-19. E sembrava gi\u00e0 questa una enorme sfida sulla cui adesione il governo tedesco di Angela Merkel aveva temporeggiato sino all\u2019ultimo. Ma poi \u00e8 venuta la guerra in Ucraina con il calcolo sbagliato di Vladimir Putin e di nuovo la UE ha impiegato altri 67 miliardi di aiuti umanitari, militari finanziari per Kiev. Non solo ma promettendo anche nel 2023 altri 18 miliardi di nuovi prestiti che la Commissione si impegna a ripagare cercando la garanzia dei 27 stati membri. In pi\u00f9 l\u2019Ucraina post-bellica arriverebbe nella UE in gran parte distrutta ed \u00e8 difficilmente immaginabile che gli Stati Uniti, fra i veri beneficiari economici della guerra, soprattutto per i settori degli armamenti e del <em>shale gas<\/em>, ersatz (surrogato, ndr) del gas russo, pensino veramente di restituire all\u2019Europa qualcosa. Lo si vede gi\u00e0 con i loro protezionistici <em>Inflation Reduction Act<\/em> e <em>Chips Act<\/em> che favoriscono esclusivamente le imprese americane. Di fatto il loro impegno diretto all\u2019indebolimento della Russia resta esclusivamente militare. Costo stimato al momento della ricostruzione e della ripresa del paese: oltre 400 miliardi EURO. Non solo. <strong>Arrivando nella UE dalla Ucraina ai Balcani gli otto nuovi paesi , tutti gli attuali Stati membri ad eccezione della Bulgaria diventerebbero dei contributori netti al bilancio europeo, cio\u00e8 pagherebbero pi\u00f9 di quanto ricevono dallo stesso bilancio<\/strong>. Inoltre, vista l\u2019immensit\u00e0 delle sue estensioni cerealicole la PAC (la Politica Agricola Comune) finirebbe con le regole attuali di destinare all\u2019 Ucraina la quasi totalit\u00e0 degli aiuti agricoli europei. <strong>Ma con quale sostenibilit\u00e0 politica negli altri Stati membri?<\/strong> Se poi si prendono insieme Ucraina ed i paesi dei Balcani occidentali, vale a dire gli stati derivati dal crollo della Repubblica jugoslava, si tratta di paesi che nelle statistiche ufficiali del PNUD, il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, sono in condizioni ben differenti, se si eccettua la Bulgaria, dagli attuali stati membri. Gli attuali 27 stati membri sono tutti inseriti nei parametri socio-economici esaminati dal PNUD per 191 paesi fra il 6\u00b0 posto della Danimarca e il 48\u00b0 posto dell\u2019Ungheria. Se si eccettua invece il ricco Kazakhistan (56\u00b0 posto) e il piccolo Montenegro (49\u00b0 posto), i paesi di futura adesione sono tutti invece in una situazione molto pi\u00f9 precaria, addirittura con Ucraina, Macedonia del Nord e Moldavia a chiudere la fila rispettivamente al 77\u00b0,78\u00b0e 80\u00b0 posto rispettivamente. <strong>Cio\u00e8 si tratterr\u00e0 di un arrivo massiccio di paesi molto pi\u00f9 deboli economicamente, oltre che in alcuni casi anche popolosi, che proprio per la loro condizione imporranno tutta una redistribuzione di fondi strutturali, agricoli, di coesione che oggi favoriscono gli attuali cittadini della UE<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-23444 pk-lazyload\"  width=\"365\"  height=\"512\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 365px) 100vw, 365px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/difensore-729x1024.jpg\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/difensore-729x1024.jpg 729w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/difensore-213x300.jpg 213w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/difensore-768x1079.jpg 768w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/difensore-1093x1536.jpg 1093w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/difensore-1457x2048.jpg 1457w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/difensore-800x1124.jpg 800w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/difensore-1160x1630.jpg 1160w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/difensore.jpg 1512w\" ><figcaption>Il manuale Defensor Pacis di Marsilio da Padova<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Se si immagina che la prossima legislatura europea fra il 2024 e il 2029 sar\u00e0 in gran parte assorbita dal tema dell\u2019allargamento, si possono immaginare quali saranno i problemi che dovr\u00e0 affrontare nel primo semestre 2024 la presidenza belga del Consiglio. Sperando che anche il governo belga non dovr\u00e0 arrivare alle conclusioni di certi sindaci eletti nel ponente ligure da lobby abituate atavicamente alla regola \u201cun voto, un favore\u201d che hanno finito per dimettersi il giorno dopo la elezione constatando la incompatibilit\u00e0 del budget comunale con le promesse elettorali. Ma sperando anche che soprattutto l\u2019Unione europea non si ritrovi nelle condizioni dell\u2019Impero dopo la sfortunata avventura italiana del figlio di Arrigo VII, Giovanni di Boemia. Anche perch\u00e9 \u00e8 problematico incontrare fra i leader europei del momento qualcuno che abbia la tempra ma anche la chiaroveggenza politica di un Marsilio da Padova. E nessuno sembra essere in grado neppure di concepire nel senso della sovranit\u00e0 europea un manuale come quel \u201c<strong><em>Defensor Pacis<\/em><\/strong>\u201d che ci lascia invece in eredit\u00e0 il grande padovano. Comunque sin d\u2019ora vada, ai membri della delegazione belga che assumer\u00e0 la presidenza semestrale del Consiglio dal 1\u00b0 gennaio 2024, per concluderla il 30 giugno a pochi giorni di distanza dalle elezioni europee, tutto il nostro auspicio di riuscita nel loro difficilissimo compito.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Carlo degli Abbati<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>*Carlo degli Abbati insegna Diritto dell\u2019Unione Europea al Dip. di Lingue e Culture Moderne dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Genova. Gi\u00e0 docente di Economia dello Sviluppo presso lo stesso Ateneo e di Storia dei Paesi musulmani presso il Dip. di Lettere e Filosofia dell\u2019Universit\u00e0 di Trento, \u00e8 stato funzionario responsabile del controllo della cooperazione europea allo sviluppo presso la Corte dei Conti Europea a Lussemburgo.<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Al momento l\u2019Unione europea, che conta gi\u00e0 27 stati membri (28 prima della Brexit), \u00e8 confrontata all\u2019esame delle candidature di otto nuovi paesi europei: Turchia, Macedonia, Montenegro, Serbia Albania, Ucraina, Moldavia, Bosnia-Erzegovina. \u00a0Se tutti aderissero all\u2019UE, come diventerebbe l\u2019Europa? 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