{"id":18512,"date":"2022-04-05T13:59:00","date_gmt":"2022-04-05T11:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=18512"},"modified":"2022-05-01T16:44:16","modified_gmt":"2022-05-01T14:44:16","slug":"25-aprile-no-lussemburgo-anpi-domenicucci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2022\/04\/05\/25-aprile-no-lussemburgo-anpi-domenicucci\/","title":{"rendered":"Sul palco in citt\u00e0 i nostri eroi dimenticati"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Furono 600 000 gli I.M.I. (Italienische Milit\u00e4r-Internierten), internati militari italiani che dopo l\u20198 settembre 1943 vennero deportati nei lager e trattati come traditori. Le loro storie ce le racconta Giacomo Vallozza in <em><a href=\"https:\/\/altrimenti.lu\/activites\/no-storia-di-un-rifiuto\/\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/altrimenti.lu\/activites\/no-storia-di-un-rifiuto\/\">NO!, storia di un rifiuto<\/a>. L\u2019odissea degli internati militari italiani<\/em>, di cui \u00e8 autore e interprete, con la regia di Giancarlo Gentilucci<\/strong>. <strong>Lo spettacolo teatrale<strong>, <\/strong>organizzato da <em>Anpi Lussemburgo<\/em>, in collaborazione con <em>Altrimenti <\/em>e <em>Circolo &#8220;E. Curiel<\/em>&#8220;, in occasione del 25 aprile, <strong><strong>verr\u00e0 messo in scena il 29 aprile, ore 20.30 presso Altrimenti<\/strong>,<\/strong> con il patrocinio dell\u2019Ambasciata d\u2019Italia in Lussemburgo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img  loading=\"lazy\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  class=\"wp-image-18514 pk-lazyload\"  width=\"362\"  height=\"512\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-ls-sizes=\"(max-width: 362px) 100vw, 362px\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/locandina-29-4-724x1024.jpg\"  data-pk-srcset=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/locandina-29-4-724x1024.jpg 724w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/locandina-29-4-212x300.jpg 212w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/locandina-29-4-768x1086.jpg 768w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/locandina-29-4-1087x1536.jpg 1087w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/locandina-29-4-800x1131.jpg 800w, https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/locandina-29-4.jpg 1132w\" ><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Cosa ti ha spinto a indagare su <\/strong><strong>un argomento cos\u00ec lontano e dimenticato della storia del nostro Paese?&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In occasione della presentazione di un libro sugli IMI (organizzata dal <em>Circolo Curiel <\/em>e dall\u2019Universit\u00e0 di Lussemburgo, <em>ndr<\/em>) mi documentai a fondo. Dieci anni fa ricevetti da un parente il diario di prigionia di mio padre Tommaso. Era sottotenente e fu catturato a Lubiana dall\u2019esercito tedesco, deportato e poi internato in 5 differenti campi. All\u2019epoca non sapevo nulla degli IMI, come furono chiamati i soldati italiani catturati sui vari fronti dopo l\u20198 settembre &#8217;43, che rifiutarono di aderire alla Repubblica di Sal\u00f2 e di continuare la guerra a fianco dei nazifascisti. Fu quello il primo atto di resistenza, una resistenza senz\u2019armi come venne chiamata, ovvero la volont\u00e0, a volte consapevole altre meno, di riaffermare la propria dignit\u00e0 di uomini, di esseri pensanti, capacit\u00e0 che il fascismo aveva loro tolto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Lo spettacolo, che si dipana attraverso un dialogo immaginario con tuo padre, ripercorre il ventennio fascista fino all\u2019armistizio. Quanto lavoro <\/strong><strong>di ricerca c\u2019\u00e8 dietro la preparazione del testo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Tutto \u00e8 venuto alla luce lentamente, quando si \u00e8 avviata la ricerca su chi fosse mio padre. Ho dovuto &#8220;cominciare dal principio&#8221;, dagli Anni &#8217;20, quando \u00e8 nato il fascismo. Da questa ricerca \u00e8 venuto fuori tutto quello che poi si ritrova nello spettacolo: la successione dei fatti storici, l\u2019invasione della Libia e dell\u2019Abissinia, l\u2019entrata in guerra, le dissennate invasioni dei Balcani e della Grecia, le varie riforme sociali. Ma soprattutto le nefandezze di cui il fascismo si \u00e8 macchiato, inclusa la strategia dell\u2019internamento di cui \u00e8 stato il primo ideatore. L\u2019altro faro che ha illuminato la mia ricerca \u00e8 stato Giovannino Guareschi. Al suo <em>Diario clandestino<\/em> si ispira l\u2019ultima parte del-lo spettacolo, e la sua ironia ha influenzato la scrittura di tutta l\u2019opera.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Qual \u00e8 l\u2019insegnamento pi\u00f9 importante che hai tratto dalle storie di questi &#8220;eroi&#8221; a lungo dimenticati?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per me quello degli IMI \u00e8 un grande insegnamento. Mi ha molto colpito il discorso che il colonnello Pietro Testa (comandante del lager degli italiani a Wietzendorf, un paesino vicino Amburgo) ha tenuto agli ufficiali del campo, circa tremila uomini, che si apprestavano ad attraversare un altro inverno, con temperature sovente di parecchi gradi sotto lo zero, con vestiario inadeguato e vitto inconsistente: \u201cLasciarsi andare non pu\u00f2 procurarci nulla di buono. Non dobbiamo crearci illusioni, ma vivere nella realt\u00e0 per brutta che sia. Dobbiamo restare con i piedi per terra: su questa terra che vedete, con il suo fango, con le sue buche, con le sue pietre; se vogliamo un fiorellino in questa desolazione dobbiamo piantarcelo con le nostre mani e coltivarlo con il nostro amore\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Se questa forza la dovevano trovare quegli uomini ch\u2019erano al limite della sopravvivenza, lontani dall\u2019affetto dei loro cari, in una situazione di degrado fisico e morale, perch\u00e9 non dovremmo trovarla noi nel cercare di costruire un mondo migliore, noi che viviamo nell\u2019agiatezza, che abbiamo acqua, luce, gas e qualsiasi comfort a disposizione, e che vediamo comunque tanta disperazione e tanto malessere nel mondo?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dopo questi 2 anni di pandemia che hanno colpito duramente il mondo dello spettacolo e del teatro in particolare, come \u00e8 cambiato il tuo modo di approcciarti al teatro e cosa hai in programma nei prossimi mesi?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>R.<\/strong> Due eventi per me epocali hanno cambiato le nostre vite: la pandemia e la guerra ai confini dell\u2019Europa. La pandemia ha dato uno strattone considerevole al mio rapporto col tempo. E non so ancora oggi quanto di bene e male c\u2019\u00e8 in ci\u00f2 che ha causato. Dapprima il tempo si \u00e8 dilatato, e quindi, almeno per me, si \u00e8 verificato un ritorno a quelle attivit\u00e0 che prima erano fatte rubacchiando qua e l\u00e0, ovvero la cura della casa, del giardino, la lettura. Poi, quando c\u2019\u00e8 stato il secondo lock-down tutto questo \u00e8 stato fatto diversamente, quasi con rassegnazione. La lettura \u00e8 scomparsa affidandosi ad una meno impegnativa visione di serie TV. Il rapporto con la terra \u00e8 diventato pi\u00f9 forsennato. Il teatro si \u00e8 presentato in una forma che a primo acchito ho odiato, ovvero lo <em>streaming<\/em>. Per un attore di teatro lo <em>streaming<\/em> \u00e8 una pugnalata al cuore ma era l\u2019unico lavoro che veniva offerto. Anzi, spesso veniva chiesto senza compenso come se non fosse pi\u00f9 un lavoro ma un servizio civile. L\u2019ho odiato, tutto il tempo. Finalmente siamo tornati in teatro e quindi la carne si rivestiva di senso. In teatro, il corpo, sonoro o visivo, \u00e8 il fondamento. L\u2019energia lo spettatore deve sentirla sulla pelle, non pu\u00f2 intellettualizzarla come al cinema. Siamo quindi tornati in presenza e ad una specie di normalit\u00e0 anche se ancora resiste una sensazione di inadeguatezza come se il prima non possa essere pi\u00f9 come prima. Vedremo se \u00e8 solo questione di tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi la guerra. Quello che accade per me \u00e8 difficile da comprendere. Pensare nel 2022 che la Russia possa fermare le lancette della storia e riportarle ai tempi della guerra fredda o, peggio, delle invasioni naziste, mi provoca un\u2019enorme angoscia. Con tutte le ragione che pu\u00f2 o non pu\u00f2 avere. Sento in TV nomi di citt\u00e0 protagoniste a suo tempo della prigionia di mio padre come Przemysl, o Leopoli, dove \u00e8 stato prigioniero Umberto, tuo padre. Le scene che ho immaginato nei diari, della fame che ti costringe a rovistare nella spazzatura o mangiare roba avariata, del freddo, temperature che arrivano anche a decine di gradi sotto zero e devi restare la notte fuori per fuggire dai bombardamenti, in colonna per arrivare in territorio amico o l\u2019attraversamento di fiumi gelati, mi riporta alle testimonianze degli internati, alle loro sofferenze. E ancora si riaffaccia l\u2019urgenza di una verit\u00e0 politica: la democrazia non \u00e8 eterna, \u00e8 un bene da apprezzare, curare, manutenere, verificare, difendere giorno dopo giorno, in ogni luogo, in ogni contesto. E nonostante questa non sia l\u2019unica guerra, forse \u00e8 solo quella dove i riflettori sono pi\u00f9 accesi che su altre e probabilmente anche per interessi di parte, eppure ogni volta \u00e8 lampante la stupidita, l\u2019insensatezza, la follia della guerra e la sconfitta che essa rappresenta per l\u2019umanit\u00e0. Spero vivamente che si faccia ogni sforzo possibile per accelerare il processo diplomatico, che l\u2019Italia sia pi\u00f9 incisiva e ripensi alla sua decisione di fornire armi (quanta ambiguit\u00e0 nella dicitura non letali). Infine spero che l\u2019Europa diventi veramente protagonista e sappia superare le differenze che vi sono al suo interno per trovare una politica estera e di difesa comune. A volte gli eventi catastrofici come guerre o calamit\u00e0 naturali, accelerano questi processi e io spero che sia cos\u00ec anche in questo caso.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Intervista a cura di Daniele Domenicucci<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Info<\/strong>: <a href=\"https:\/\/lussemburgo.anpi.it\/\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/lussemburgo.anpi.it\/\">ANPI.LU<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Prezzo d\u2019ingresso: 25 euro<\/strong> (20 per soci Anpi, studenti e chiunque lo acquisti in prevendita)<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Compra il biglietto<\/strong> <a href=\"https:\/\/altrimenti.lu\/produit\/no-storia-di-un-rifiuto-29-avril-2022\/\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/altrimenti.lu\/produit\/no-storia-di-un-rifiuto-29-avril-2022\/\">QUI<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Furono 600 000 gli I.M.I. (Italienische Milit\u00e4r-Internierten), internati militari italiani che dopo l\u20198 settembre 1943 vennero deportati nei lager e trattati come traditori. 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