{"id":18054,"date":"2022-02-25T14:24:51","date_gmt":"2022-02-25T13:24:51","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=18054"},"modified":"2022-02-25T17:27:17","modified_gmt":"2022-02-25T16:27:17","slug":"ucraina-tra-russia-e-usa-degliabbati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2022\/02\/25\/ucraina-tra-russia-e-usa-degliabbati\/","title":{"rendered":"L&#8217;Ucraina tra Russia e USA"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>L&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina e le ragioni moscovite<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Secondo la narrativa dei media occidentali i leader dei Paesi a vocazione autoritaria fuori della sfera di influenza liberal-democratica&nbsp; sono prima o poi designati come folli e psicopatici. E\u2019 successo con Muammar al-Gheddafi &#8211; oggi il Mediterraneo nel caos migranti paga il prezzo della sua eliminazione per mano occidentale &#8211; e attualmente la storia si ripete con la rappresentazione di Vladimir Putin dopo la sua decisione di entrare militarmente in Ucraina. Decisione non facile, come del resto le riunioni del Consiglio Nazionale di Difesa hanno chiaramente dimostrato.<\/p>\n\n\n\n<p>Poich\u00e9, in generale, invece \u00e8 sbagliato credere che <strong><em>uno \u00e8 il Marchese del Grillo e gli altri non son un c\u2026<\/em><\/strong> come Panatta ha ricordato a proposito delle attitudini di Novak Djokovic in Australia, cerchiamo di chiarire i motivi della non facile decisione di Putin.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <strong>primo motivo<\/strong> \u00e8 stato quello di dover constatare l\u2019 assoluta mancanza di progresso nella soluzione negoziata della crisi. Gli accordi di Minsk del 2014 che immaginavano una autonomia delle Repubbliche occidentali ucraine\u00a0 a maggioranza russa del Donbass in un quadro federale sono rimasti, per volont\u00e0 del governo di Kiev, lettera morta e come osservato dal Ministro degli esteri Lavrov, con riferimento all\u2019incontro con la collega britannica, il dialogo con gli Occidentali era quello di un sordo con un muto.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui vale &nbsp;la pena per una volta di mettere a fuoco il punto di partenza di Mosca, la visione mosco-centrica del problema. Cio\u00e8 le ragioni della Federazione Russa e non gli interessi del campo americano perfettamente integrante lo schieramento occidentale.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo il naufragio dell\u2019invasione dell\u2019Afghanistan e lo sforzo inane di inseguire le \u201cguerre stellari\u201d del presidente Reagan, la Federazione Russa ha cercato nonostante il crollo sistemico dell\u2019URSS, dal 1989, di salvaguardare una zona di influenza che gli assicurasse una sufficiente profondit\u00e0 strategica. Ha creato la Comunit\u00e0 degli Stati Indipendenti (CSI), cercando di mantenere intorno a s\u00e9, malgrado l\u2019incapacit\u00e0 di effettuarvi degli investimenti, le Repubbliche ex-sovietiche che nel frattempo avevano acceduto all\u2019indipendenza, come l\u2019Ucraina, nel 1991.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 aiutata dalla UE, nella sua difficile conversione, con il programma TACIS di accompagnamento del sistema dirigistico verso l\u2019economia di mercato, la Russia aveva proposto sin dall\u2019inizio degli Anni \u201990 ai Paesi europei una forma di cooperazione euroasiatica. La proposta dell\u2019EURASIA era stata immediatamente rinviata al mittente dagli Stati Uniti per il tramite degli alleati europei. Era chiarissimo oltre-Atlantico che la formazione di un <em>glacis<\/em> europeo dal Mediterraneo alla Siberia, riunente la tecnologia europea occidentale alla ricchezza russa in materie prime, avrebbe segnato la fine del controllo geostrategico americano sul mondo, condotto con delle flotte di sottomarini nucleari che non sarebbero pi\u00f9 stati liberi di navigare in franchigia nei diversi oceani. In altri termini avrebbe segnato la fine, come gi\u00e0 prima la talassocrazia britannica, anche della talassocrazia americana.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei fatti dal \u201990 in poi la Federazione Russa ha visto, rispetto alla vecchia URSS, ridotta di quasi 1500 km in direzione di Mosca la sua profondit\u00e0 strategica. Ha assistito alla quasi perfetta realizzazione del programma americano di vedere i paesi satelliti dell\u2019URSS nel Patto militare di Varsavia divenire membri dell\u2019alleanza occidentale della NATO e gli stessi, gi\u00e0 appartenenti economicamente al COMECON, essere accolti a braccia aperte nell\u2019Unione Europea. Ha anche assistito subito dopo alla creazione di una nuova cortina di ferro, l\u2019INTERMARIUM, esteso dal Baltico al Mediterraneo, lunga collana di basi NATO rivolte verso la Russia, dai Paesi baltici alla Polonia, alla Romania, alla Moldavia, sino alla Turchia. Ha osservato, con Barack Obama nel 2015, profilarsi per la ormai definita trascurabile \u201cpotenza regionale\u201d la prospettiva di vedere l\u2019Iran, riammesso nel consesso delle nazioni dopo gli accordi sul nucleare, divenire un pericoloso concorrente nelle forniture di gas all\u2019Europa con una nuova sistemazione energetica delle forniture europee. E ha stoppato l\u2019eventualit\u00e0 con l\u2019invasione della Crimea. Autentica mossa del cavallo. Ha visto la NATO e la UE pretendere e concretamente promuovere l\u2019integrazione nell\u2019Occidente anche della Georgia a minoranza russofona e dell\u2019Ucraina che nella sua parte orientale \u00e8 sempre stata tradizionalmente russa, russofona e filo-russa, contando il Paese una minoranza di sette milioni di russi su quaranta milioni di abitanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ha visto nel 2013 montare nella capitale Kiev dei disordini (Euro-Maidan) che, apparentemente accompagnati da una regia eterodiretta, <strong>dopo la propaganda per l\u2019adesione dello Stato all\u2019UE, &nbsp;condotta da alti rappresentanti del Parlamento europeo,<\/strong> hanno portato alla fuga del presidente filo-russo Yanukovic, mentre il nuovo governo ucraino denunziava immediatamente il contratto di locazione della base navale di Sebastopol nel Mar Nero e sopprimeva il russo come seconda lingua nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il<strong> secondo motivo <\/strong>\u00e8 la scelta del momento: il complesso militaro- industriale americano non ha esitato, negli ultimi tempi, a sfruttare la crisi&nbsp; per fornire all\u2019esercito ucraino e agli Stati europei orientali della NATO quantit\u00e0 sempre pi\u00f9 cospicue di armi. Mentre la stessa Turchia, in un certo senso, travolta dal successo commerciale del suo efficacissimo <em>drone Bayraktar<\/em>, aveva di recente cominciato le forniture in Ucraina. Del resto, dall\u2019altro lato dell\u2019Atlantico, gli Stati Uniti pur rullando mediaticamente continui tamburi di guerra, non sembravano disposti a scendere in guerra &nbsp;contro una potenza nucleare in un momento di forte debolezza della sua presidenza. Era per Putin il <em>momentum<\/em>, appunto di giocare d\u2019anticipo.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi c\u2019\u00e8 un probabile <strong>terzo motivo personale<\/strong>. Vladimir Putin non ha dietro la storia breve dello stato italiano, &nbsp;ma il retaggio secolare della terra dei due Imperi che gi\u00e0 all\u2019inizio del XVI secolo aveva&nbsp; liberato i Principati di Mosca&nbsp; dal giogo mongolo&nbsp; dell\u2019Ulus di Djochi. &nbsp;Dopo essere stato preso in contropiede nel 2013 da EuroMaidan, dalla strategia di allargamento della NATO all\u2019Ucraina ed <strong>avere di fatto perso il controllo del Paese Putin non vuole, a due anni dalla pensione<\/strong>, passare alla storia come lo Zar che ha perso definitivamente la famiglia slava di Kiev.<\/p>\n\n\n\n<p>E si \u00e8 imbarcato in una pericolosa avventura militare fidando nella ipotesi che la risposta degli avversari occidentali rimanga asimmetrica, confinata al terreno economico delle sanzioni. Il futuro ci dir\u00e0 se il suo rischio calcolato avr\u00e0 successo. Dipender\u00e0 da molte cose. Durata, estensione delle operazioni, resistenza ucraina. Quindi, neppure il futuro politico di Vladimir Putin \u00e8 oggi una cosa certa. Ma una seconda cosa sembra quasi certa. Il meccanicistico atlantismo europeo totalmente dipendente dal 1949 dalla visione americana del mondo espressa prima in funzione &nbsp;&nbsp;antisovietica e poi in funzione antirussa negli ambiti NATO \u00e8 stato, sino ad oggi, assolutamente incapace di concepire una sua autonoma idea geopolitica di sicurezza valida per il proprio continente, l\u2019Europa, di cui anche la Federazione Russa fa parte.<strong> Forse sar\u00e0 proprio la forza dei nuovi rapporti di forza <\/strong>che far\u00e0 arrivare laddove l\u2019intelligenza politica, condizionata da quasi secolari riflessi automatici di dipendenza, non ha mai osato arrivare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Carlo degli Abbati<\/strong>, docente di Storia dei Paesi musulmani al Dipartimento di Lettere e Filosofia dell&#8217;Universit\u00e0 di Trento&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina e le ragioni moscovite Secondo la narrativa dei media occidentali i leader dei Paesi a vocazione autoritaria fuori della sfera di influenza liberal-democratica&nbsp; sono prima o poi designati come folli e psicopatici. 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