{"id":17191,"date":"2021-11-26T10:36:48","date_gmt":"2021-11-26T09:36:48","guid":{"rendered":"https:\/\/passaparola.info\/web\/?p=17191"},"modified":"2021-11-26T10:36:50","modified_gmt":"2021-11-26T09:36:50","slug":"cosa-mangiano-gli-astronauti-demartino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2021\/11\/26\/cosa-mangiano-gli-astronauti-demartino\/","title":{"rendered":"Cosa mangiano gli astronauti?"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Era il 20 febbraio 1962 quando a bordo della navicella<em> Friendship 7<\/em> l\u2019astronauta americano John Glenn consum\u00f2 il primo pasto spaziale: salsa di mele in tubetto, qualche zolletta di zucchero e un po\u2019 d\u2019acqua. Uno spuntino pi\u00f9 che un vero pasto. Il timore era quello che in assenza di gravit\u00e0, il cibo potesse fermarsi in gola.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Pur coprendosi di gloria con le loro imprese, per i pasti gli astronauti dovettero a lungo accontentarsi. <strong>Durante tutto il corso delle missioni Mercury, Gemini e le prime Apollo, la principale voce in men\u00f9 era costituita da una purea di cibo in tubetto<\/strong>: qualcosa di non molto diverso dagli omogeneizzati per bambini. I primi men\u00f9 spaziali erano insipidi, inodori e mancavano di consistenza, ma i tempi sono cambiati e una dieta sana, equilibrata e saporita \u00e8 essenziale per rendere sopportabili e privi di effetti negativi sull\u2019organismo i lunghi periodi che gli astronauti trascorrono sulla Stazione spaziale internazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Di questo si \u00e8 parlato alla conferenza <strong><em>Italian Food in Space : New Technologies and traditional quality products for sustainability and nutritional well-being in outer space <\/em><\/strong>, organizzata dall\u2019Ambasciata italiana in Lussemburgo con la Camera di Commercio Italo-Lussemburghese, tenutasi ieri, (24 novembre, ndr)<strong> in occasione della VI edizione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo.\u00a0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ad aprire i lavori \u00e8 stato <strong>Giorgio Saccoccia<\/strong>, presidente Agenzia Spaziale italiana, intervenuto in video afferma<strong> che gi\u00e0 da tempo si sta pensando a migliorare il cibo nello spazio con la cucina italiana<\/strong>.<strong> Infatti la NASA ha selezionato un\u2019azienda di Milano per sviluppare nuove tecnologie nel settore del cibo spaziale<\/strong>. Giorgio Saccoccia aggiunge che il Lussemburgo in questo senso \u00e8 un partner importante. Infatti, lo scorso ottobre a Dubai le agenzie spaziali di entrambi i due Paesi hanno firmato un <em><a href=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/2021\/10\/27\/italia-e-lussemburgo-unite-nella-cooperazione-spaziale\/\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/2021\/10\/27\/italia-e-lussemburgo-unite-nella-cooperazione-spaziale\/\">Memorandum of Understanding<\/a> <\/em>(protocollo d\u2019intesa) che servir\u00e0 a catalizzare e approfondire in modo significativo la cooperazione tra l\u2019Italia e il Granducato nel campo dello spazio. Grazie all\u2019accordo \u00e8 stato stabilito un quadro di cooperazione, condivisione di competenze e scambio di informazioni tra le due agenzie e a beneficiarne, oltre alle agenzie, saranno anche gli istituti di ricerca, le accademie e le societ\u00e0 spaziali del settore privato.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Anche <strong>Marc Serres, ceo dell\u2019Agenzia spaziale lussemburghese<\/strong> conferma che i due Paesi collaborano gi\u00e0 da diversi anni sul tema dello sviluppo nello spazio. <\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 intervenuto alla conferenza anche <strong>Luca Parmitano<\/strong>,<strong> comandante della stazione spaziale internazionale<\/strong>, lo ha fatto attraverso un video e in pochi minuti<strong> ci ha raccontato che anche nello spazio con i colleghi di altri Paesi si parla di cibo e lui ha deciso di portare un po\u2019 della cucina italiana nello spazio realizzando delle ricette tradizionali come la lasagna, risotto al pesto, caponata e parmigiana<\/strong>. Il comandante della stazione spaziale internazionale ha raccontato che una sera ha organizzato una cena nello spazio usando cibo che poteva essere usato per sei mesi e ancora oggi i colleghi si ricordano di quella serata. Un aneddoto simpatico che ci fa capire quanto sia importante il cibo anche per chi per lunghi periodi vive nello spazio.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la conferenza non si basava solo sul cibo che mangiano gli astronauti ma sulla coltivazione nello spazio.\u00a0Di recente ASP SAEXE TEAM, Alta scuola Politecnica ha vinto il premio <em>Mars GreenHouse Big Ideas Challenge 2019<\/em> per coltivare verdura e ortaggi per gli astronauti che resteranno <strong>600 giorni su Marte<\/strong>. Il progetto \u00e8 principalmente incentrato sullo studio delle condizioni ottimali per far s\u00ec che determinati esseri vegetali possano essere coltivati e riprodotti su Marte. L\u2019idea \u00e8 stata illustrata attraverso dei filmati davvero suggestivi.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa grande sfida \u00e8 il trasporto del cibo su Marte. Bisogna stare attenti ai rischi, bisogna sviluppare tecnologie per <strong>coltivare e conservare il cibo e dovranno essere progettate in modo da mantenere stabilit\u00e0<\/strong>\u201d \u00e8 ci\u00f2 che ha scritto la dottoressa <strong>Simonetta di Pippo, <\/strong>direttrice di UNOOSA (United Nations Office for Outer Space Agency) nel suo messaggio di saluti ai partecipanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Da ricordare che proprio in Italia presso l\u2019<strong>Universit\u00e0 Federico II<\/strong>,\u00a0 il 4 novembre dello scorso anno nasceva il <strong>primo laboratorio dedicato alla coltivazione delle piante nello spazio<\/strong>. A chiusura della conferenza, lo Chef<strong> Ilario Mosconi <\/strong>dell&#8217;omonimo ristorante (stellato Michelin) di Lussemburgo, ha proposto una ricetta originale di &#8220;<em>Food in Space<\/em>&#8220;, basata sugli ingredienti della serra idroponica e cucinata con tecniche speciali dai profili nutrizionali della tradizione culinaria italiana e la qualit\u00e0 autentica dei suoi prodotti: <strong>un tortino di pomodori e patate con pesto al basilico.<\/strong> L\u2019incontro organizzato dall\u2019Ambasciata \u00e8 stato molto interessante e soprattutto ha messo in risalto le eccellenze italiane all\u2019estero e ha ribadito<strong> il continuo lavoro di sinergia tra l\u2019Italia e il Lussemburgo<\/strong>. Inoltre, la conferenza ha confermato che coltivare nello spazio non \u00e8 pi\u00f9 un sogno, ma un\u2019esigenza.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Paolo De Martino<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Era il 20 febbraio 1962 quando a bordo della navicella Friendship 7 l\u2019astronauta americano John Glenn consum\u00f2 il primo pasto spaziale: salsa di mele in tubetto, qualche zolletta di zucchero e un po\u2019 d\u2019acqua. 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