{"id":11333,"date":"2016-09-24T14:14:01","date_gmt":"2016-09-24T12:14:01","guid":{"rendered":"https:\/\/bleuciel.lu\/passaparola\/2016\/09\/24\/michela-marzano-management-dellesistenza-o-dello-svilimento-gestionale-del-se\/"},"modified":"2021-06-14T00:53:23","modified_gmt":"2021-06-13T22:53:23","slug":"michela-marzano-management-dellesistenza-o-dello-svilimento-gestionale-del-se","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2016\/09\/24\/michela-marzano-management-dellesistenza-o-dello-svilimento-gestionale-del-se\/","title":{"rendered":"Michela Marzano, Management dell\u2019esistenza o dello svilimento gestionale del s\u00e9"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/michelam.jpg\"><img  loading=\"lazy\"  class=\"alignnone size-medium wp-image-14269 aligncenter pk-lazyload\"  alt=\"michelam\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  width=\"300\"  height=\"187\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/michelam.jpg\" ><\/a><\/p>\n<p>Il 17 settembre scorso il sito Unesco di Piazza Grande a Modena ha ospitato la <i>lectio magistralis<\/i> \u201c<b>Management dell\u2019esistenza\u201d<\/b> di Michela Marzano, nel quadro del 15\u00b0<i>Festival della Filosofia<\/i>. Resoconto.<\/p>\n<p>Chi non conosce la Marzano pu\u00f2 storcere il naso credendo che dietro il titolo si nasconda in realt\u00e0 un mero sofisma dal gusto esotico-imprenditoriale; <strong>chi la segue da anni sa, invece, che si \u00e8 occupata dello statuto del corpo nella condizione umana contemporanea, di bioetica, di sessualit\u00e0 e di innumerevoli tematiche che si raccolgono sotto l\u2019etichetta, piuttosto vasta, di \u201cfilosofia morale\u201d<\/strong>. L\u2019ascoltatore di quest\u2019ultimo tipo sa anche che il dialogo filosofico pu\u00f2 aprirsi e svilupparsi attorno a una domanda, o molte, e attende quindi che la filosofa, di origini romane, chiarisca il senso del titolo proprio ponendo degli interrogativi.<\/p>\n<p><b>Infatti \u00e8 cos\u00ec: quando si parla di <i>management<\/i> dell\u2019esistenza ci si chiede se il modello della competizione e della performativit\u00e0 aziendale possa applicarsi alla vita; se tale competizione sia da intendersi in riferimento agli altri, a se stessi o a entrambi; se l\u2019applicazione di questo modello rappresenti una soluzione vincente o sia per definizione destinata al fallimento \u2013 ma allora cosa si vince e cosa di perde?<\/b><\/p>\n<p>La Marzano non manca di mostrare la propria sensibilit\u00e0 storico-filosofica, ecco perch\u00e9 un articolo di <strong>Luigi Einaudi<\/strong> del 1923, intitolato <i>La bellezza della lotta<\/i>, costituisce il punto di partenza se non per trovare risposta ai quesiti iniziali, almeno per comprendere la legittimit\u00e0 degli stessi. Vent\u2019anni dopo le critiche weberiane al <i>Geist des Kapitalismus<\/i> e alla \u201cgabbia di durissimo acciaio\u201d in cui si \u00e8 trasformato il mantello del protestantesimo, Einaudi scrive: \u00ab<i>la natura umana \u00e8 cosiffatta da repugnare alla lunga al vivere quieto e tranquillo. Se questo dura a lungo, \u00e8 la quiete della schiavit\u00f9, \u00e8 la mortificazione dello spirito. Alla quiete che \u00e8 morte \u00e8 preferibile il travaglio che \u00e8 vita<\/i>\u00bb. Le parole di Einaudi celano un\u2019etica della competizione, alla cui base vi sarebbe una concezione antropologica dalle antiche origini, quella secondo la quale l\u2019uomo tende sistematicamente a elevarsi, a superare se stesso, in una parola: <strong>perfezionismo<\/strong> \u2013 il medesimo valore che nel contesto contemporaneo della performativit\u00e0-a-tutti-i-costi spinge ognuno ad andare oltre i propri limiti.<\/p>\n<p>La riflessione sul perfezionismo nel pensiero liberale trova espressione in <strong>John Rawls<\/strong> e, pi\u00f9 nello specifico, nel suo scritto <i>A Theory of Justice<\/i> (1971): tra le diverse teorie teleologiche, che specificano cio\u00e8 una concezione del bene, <b>il perfezionismo consiste nella massimizzazione dell\u2019eccellenza umana la quale, per\u00f2, prospetta una problematica di respiro pi\u00f9 ampio, non pi\u00f9 individuale, quale l\u2019amplificazione della disuguaglianza dovuta alla valorizzazione di alcuni individui a scapito di altri.<\/b><\/p>\n<p>In altri discorsi filosofico-etici, invece, \u00e8 capitato che al valore dell\u2019eccellenza e della perfettibilit\u00e0 individuale si accompagnassero gli ideali di autonomia personale, di possibilit\u00e0 di determinazione e, dunque, di autoaffermazione e autocreazione; si tratta di un\u2019idea del bene che si esprime nel linguaggio della meritocrazia e di cui il successo \u00e8 non solo realizzazione e suggello ma persino condizione. Questo \u201csogno liberale\u201d di autodeterminazione veniva descritto da<strong> Isaiah Berlin<\/strong>, in <i>Two Concepts of Liberty<\/i> (1958), come capacit\u00e0 dell\u2019uomo di concepire se stesso in quanto pensante, desiderante e agente; <b>ma pu\u00f2 quest\u2019etica della competizione, quale <i>management<\/i> dell\u2019esistenza, realizzare il suddetto sogno? La risposta della Marzano \u00e8 \u201cno\u201d. <\/b><\/p>\n<p>Le estreme conseguenze di questa etica possono arrivare a produrre infatti uno sterile \u201cculto della performance\u201d e generare uno slittamento di attenzione dal \u201csaper fare\u201d, inteso come ambito delle competenze personali, al \u201csaper essere\u201d, l\u2019ambito in cui al contrario non basta essere capaci di fare o gestire qualcosa ma anche di gestir-<i>si<\/i>.<\/p>\n<p>La \u201cgestione individuale\u201d consiste appunto nell\u2019abilit\u00e0 del singolo di amministrare, sotto propria ed esclusiva responsabilit\u00e0, molti aspetti della persona: il corpo, la psiche, l\u2019emotivit\u00e0, persino le relazioni con l\u2019altro e, pi\u00f9 in generale, con il reale. Come divulgato dai moderni <i>life coaches<\/i>, chiosa la filosofa<b>, questa esasperante supervisione manageriale del s\u00e9 si dovrebbe attuare attraverso una gestione del linguaggio<\/b>; per di pi\u00f9 gli stessi autoproclamantesi guru del <i>life style<\/i> di successo promuovono una sorta di nuovo volontarismo, l\u2019idea cio\u00e8 della possibilit\u00e0 per ogni individuo, garantita se lo si vuole davvero, della realizzazione di qualsiasi obiettivo, tralasciando l\u2019annesso delirio di onnipotenza nel voler imporsi anche al limite costitutivo dell\u2019uomo, ovvero la realt\u00e0 che \u00e8 appunto \u201caltra\u201d. \u00c8 attraverso nuove \u201cricette\u201d di comportamento \u2013 la Marzano le definisce scherzosamente \u201cprincipio della maionese\u201d \u2013 che viene cos\u00ec prescritto al soggetto di filtrare il mondo andando oltre il caos contingente, di concentrarsi solo su determinate emozioni, di pensare e parlare secondo un preciso linguaggio.\u00a0 <strong>Eppure, annota subito la filosofa citando Jaques Lacan, la verit\u00e0 del soggetto emerge proprio quando si balbetta! <\/strong>Uno degli aspetti pi\u00f9 preoccupanti di questa ondata neo-volontarista risiede nella valutazione del soggetto quale unico e diretto responsabile di ogni scelta.<\/p>\n<p>L\u2019accezione della contemporanea e occidentale nozione di autonomia \u00e8, come si pu\u00f2 intuire, ben lontana dalla definizione datane da <strong>Kant<\/strong> e, per di pi\u00f9, essa pare in un certo senso svuotata dall\u2019interno. <b>Il soggetto sembra libero di compiere delle scelte mentre in realt\u00e0 si trova a preferire uno scopo gi\u00e0 deciso, a lui resta solo la selezione dei mezzi per raggiungere quest\u2019ultimo: gli obiettivi non sono negoziabili e l\u2019autonomia risiede invece negli strumenti. <\/b>Per chiarire meglio la questione, la Marzano introduce l\u2019esempio di <i>Jaques le fataliste et son ma\u00eetre<\/i>, dialogo di <strong>Denis Diderot<\/strong>: in un passo riguardante proprio la capacit\u00e0 e la libert\u00e0 di scelta, Jaques il servo chiede al padrone se sia disposto a gettarsi da cavallo qualora sia lui e nessun\u2019altro a deciderlo; il padrone rappresenta in questo caso proprio l\u2019illuso difensore e sostenitore del modello personalistico, diretto e libero di elezione: si butterebbe da cavallo pur di provare di essere libero di una simile scelta. \u201c<em>Come!<\/em> \u2013 si oppone Jaques \u2013 <em>Se non vi avessi contraddetto mai vi sarebbe venuto in mente di rompervi il collo!<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Quando il discorso della Marzano volge al termine \u00e8 facile prevedere le conclusioni del ragionamento: <b>il <i>management<\/i> dell\u2019esistenza, che intreccia elementi quali il successo, l\u2019utilit\u00e0 e l\u2019apparire, cela in realt\u00e0 un fallimento esistenziale<\/b>.<\/p>\n<p>La gestione della propria vita come risorsa (il termine indica chiaramente un mezzo di cui ci si serve) contribuisce a nulla pi\u00f9 che un accumulo di gesti, di motti, di oggetti che complessivamente rendono l\u2019immagine di una vita di successo; tuttavia, condividendo la posizione di <strong>Georges Canguilhem<\/strong>, dietro un tale successo vi \u00e8 appunto un insuccesso esistenziale, uno scacco dell\u2019esistenza che concede di apparire mentre l\u2019essere si svuota di senso. In questa direzione si estende il dominio della manipolazione, espressione di una mancanza di accettazione, di riconoscimento e di amore \u2013 per s\u00e9 e per gli altri.<\/p>\n<p><strong>\u00a0Clelia Crialesi<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il 17 settembre scorso il sito Unesco di Piazza Grande a Modena ha ospitato la lectio magistralis \u201cManagement dell\u2019esistenza\u201d di Michela Marzano, nel quadro del 15\u00b0Festival della Filosofia. Resoconto. 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