{"id":11080,"date":"2015-06-12T06:52:25","date_gmt":"2015-06-12T04:52:25","guid":{"rendered":"https:\/\/bleuciel.lu\/passaparola\/2015\/06\/12\/la-turchia-del-dopo-elezioni-un-paese-con-il-fiato-sospeso\/"},"modified":"2021-06-14T00:38:09","modified_gmt":"2021-06-13T22:38:09","slug":"la-turchia-del-dopo-elezioni-un-paese-con-il-fiato-sospeso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2015\/06\/12\/la-turchia-del-dopo-elezioni-un-paese-con-il-fiato-sospeso\/","title":{"rendered":"La Turchia del dopo-elezioni: un Paese con il fiato sospeso"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/turkey_election_posters.jpg\"><img  loading=\"lazy\"  class=\"alignnone size-medium wp-image-11256 aligncenter pk-lazyload\"  alt=\"People walk past election posters  in Istanbul\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  width=\"300\"  height=\"195\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/turkey_election_posters.jpg\" ><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il commento pi\u00f9 eloquente del risultato delle elezioni politiche turche del 7 giugno scorso \u00e8 il <strong>contatore dei minuti di assenza dalle frequenze pubbliche del presidente della Repubblica Tayyep Recep Erdogan.<\/strong> Il 9 giugno alle 12.30 assommava gi\u00e0 a un giorno, 21 ore, 57 minuti e 02 secondi. Un vero e proprio record per l\u2019uomo che dalla sua elezione non ha mai smesso di intervenire sui temi pi\u00f9 disparati della vita pubblica, ad esempio impartendo consigli di tutti i tipi come quello alle donne incinte di restare a casa per non eccitare la libidine degli uomini, oppure sul numero di figli da procreare, o la separazione dei sessi sin dalle scuole elementari e via discorrendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec <strong>Zaman<\/strong>, il principale quotidiano dell\u2019opposizione con il direttore in galera e vari giornalisti gi\u00e0 condannati, commentava il dato pi\u00f9 originale di una campagna elettorale senza precedenti. Una campagna in cui i comizi e i gazebo dei partiti di opposizione &#8211; per la cronaca il vecchio CHP degli eredi di Ataturk, il MHP dei Lupi grigi panturanici e ultanazionalisti, e infine l\u2019HDP dei curdi &#8211; venivano sistematicamente attaccati da facinorosi sotto lo sguardo distratto quando non compiacente della polizia, i<strong>n cui erano vietati gli spot che esprimevano critiche al governo mentre il presidente della Repubblica, anche in Turchia carica super partes rappresentativa dell\u2019unit\u00e0 nazionale, appariva almeno tre volte al giorno in televisione per vilipendere i partiti dell\u2019opposizione, e incitare cos\u00ec gli elettori a votare per il suo partito di origine.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quell\u2019<strong>AKP<\/strong> \u2013 cio\u00e8 partito della giustizia e dello sviluppo &#8211; al potere da solo da 13 anni accreditato e acclamato dai media e dai politici nostrani come islamista moderato, quasi l\u2019equivalente di una democrazia cristiana di vecchio stampo per intenderci, con le moschee invece delle chiese e gli imam invece dei parroci, ma anche con le sue consorterie affaristiche ultimamente incappate nei rigori della legge, ma sveltamente cavate d\u2019impaccio da una magistratura pi\u00f9 che ligia. Un partito, l\u2019AKP, che ha innegabilmente traghettato il paese nel XXI secolo e nella democrazia dopo decenni di guerra civile strisciante e conseguente repressione militare. <strong>Ma questo stesso partito sembrava negli ultimi anni aver perso la sua missione iniziale, finendo per allontanarsi dai valori occidentali che aveva brandito per conquistare il favore e i fondi dell\u2019Unione europea e instaurando un regime sempre pi\u00f9 allineato ai peggiori regimi di stampo islamista con le donne velate e gli uomini barbuti.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sono soprattutto i giovani istruiti, la borghesia europeizzata e le popolazioni del mar Egeo oltre che i curdi delle province orientali, che hanno dato un forte segnale di arresto al 41%<\/strong> a un treno che dopo avere represso nel sangue la rivolta dei giovani di piazza Taksim e superato indenne i pi\u00f9 gravi scandali di corruzione della repubblica grazie al robusto intervento di Erdogan stesso, all\u2019epoca primo ministro, sembrava correre impazzito verso la Shariah e la dittatura personale. Questo, infatti, il senso dello sfrenato attivismo elettorale di un presidente che la costituzione vorrebbe al di sopra delle parti. <strong>Erdogan non si \u00e8 stancato di ripetere per tre comizi al giorno che gli servivano 400 seggi su 500 del Parlamento unicamerale per cambiare la Costituzione e trasformare il paese in una repubblica presidenziale, non di tipo americano o francese, quanto piuttosto bielorusso o nordcoreano, con un presidente, lui stesso, dotato di tutti i poteri, e gli altri a guardare. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ora il suo sogno si \u00e8 infranto, come titolavano i giornali turchi. Ma non le sue ambizioni<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il governo uscente del visionario prof. <strong>Davutoglu<\/strong>, l\u2019ex ministro degli esteri autore di un libro di 600 pagine su come la Turchia debba rifondare l\u2019Impero ottomano, ha gi\u00e0 rassegnato le dimissioni dopo essersi inimicato tutti gli stati confinanti. Resta in carica per gli affari correnti fino alla formazione del nuovo governo. A quattro giorni dallo spoglio delle schede elettorali per\u00f2 nessuno osa avanzare previsioni.<strong> Ma se il presidente tace il paese tiene il fiato sospeso.<\/strong> Nelle province orientali a maggioranza curda una serie di oscuri attentati al primo partito filocurdo della storia uscito vittorioso dalle urne sembra indicare una strategia della tensione alla turca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una vignetta per cos\u00ec dire umoristica faceva dire a un agente segreto sul punto di sparare e seminare bombe \u201ccos\u00ec capiranno che senza di noi c\u2019\u00e8 solo il caos\u201d. Ecco la principale preoccupazione dei turchi: <strong>ritorner\u00e0 il terrorismo degli Anni &#8217;80 che sfoci\u00f2 nel colpo di stato dei generali?<\/strong> Probabilmente no.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie alle purghe e ai processi agli alti gradi opportunamente inscenati negli ultimi mesi l\u2019esercito come pure la giustizia sono ormai saldamente nelle mani dell\u2019esecutivo. N\u00e9 la <strong>NATO<\/strong> n\u00e9 gli <strong>Stati Uniti<\/strong> hanno questa volta interesse a mettere in atto strategie eversive. Si parla molto di nuove elezioni ove i partiti dell\u2019opposizione non riuscissero a formare una <em>Koalisyon<\/em> sul modello tedesco. Finalmente il Pasci\u00e0, come i turchi chiamano il loro presidente, ha rotto il silenzio ed \u00e8 apparso in televisione con toni pi\u00f9 concilianti. Ora appella all\u2019unit\u00e0 nazionale dopo anni di prediche in senso esattamente contrario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019uomo della strada per\u00f2 non si fida. Ha seguito la sua mirabolante parabola e ha imparato a conoscerlo. A dieci anni vendeva fiori per le strade, oggi \u00e8 uno degli uomini pi\u00f9 ricchi della Turchia e si \u00e8 fatto costruire un palazzo in stile Ceaucescu di oltre 1200 stanze in barba a tutte le leggi e a tutti i regolamenti. All\u2019ordine degli ingegneri che lo ha denunciato ha risposto: \u201c<em>che vangano ad abbatterlo se ne sono capaci\u201d<\/em>. A lui, alla sua famiglia e ai suoi amici la democrazia ha detto bene, ma al<strong> 40% dei turchi che vive sotto la soglia di povert\u00e0 certamente no.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> E cos\u00ec \u00e8 anche svanito il sogno di \u201centrare in Europa&#8221;<\/strong>. Da tempo i turchi non ci credono pi\u00f9, da quando i parlamentari europei innalzarono quegli strani cartelli con la scritta Evet\/Yes, che prima di allora non avevano mai alzato per nessun altro stato candidato all\u2019adesione, e il giorno dopo le agenzie immobiliari inglesi si precipitarono a Istanbul a razziare appartamenti decrepiti con vista sul Bosforo da rivendere a prezzi astronomici. Oggi un operaio della <strong>Renault<\/strong> guadagna in Turchia meno di<strong> 400 euro al mese per 10 ore di lavoro al giorno.<\/strong> La lira turca si svaluta ogni giorno che passa, non per ultimo a causa dell\u2019instabilit\u00e0 politica, e l\u2019unica cosa che avvicina la Turchia agli standard europei \u00e8 il costo della vita, che nelle citt\u00e0 \u00e8 ormai proibitivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se questa \u00e8 l\u2019<strong>Unione europea<\/strong> i turchi oggi hanno detto Yok\/Thank you! E il Parlamento europeo, dopo anni di silenzi ha osato finalmente dire, ma solo 4 giorni dopo\u00a0\u00a0il verdetto elettorale, che la Turchia deve fare di pi\u00f9 per la democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(dal nostro corrispondente ennebi)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il commento pi\u00f9 eloquente del risultato delle elezioni politiche turche del 7 giugno scorso \u00e8 il contatore dei minuti di assenza dalle frequenze pubbliche del presidente della Repubblica Tayyep Recep Erdogan. 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