{"id":10814,"date":"2014-07-29T12:32:21","date_gmt":"2014-07-29T10:32:21","guid":{"rendered":"https:\/\/bleuciel.lu\/passaparola\/2014\/07\/29\/herbie-hancock-e-wayne-shorter-il-lusso-di-essere-se-stessi\/"},"modified":"2021-06-14T00:37:28","modified_gmt":"2021-06-13T22:37:28","slug":"herbie-hancock-e-wayne-shorter-il-lusso-di-essere-se-stessi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2014\/07\/29\/herbie-hancock-e-wayne-shorter-il-lusso-di-essere-se-stessi\/","title":{"rendered":"Herbie Hancock e Wayne Shorter: il lusso di essere s\u00e9 stessi"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/WAYNE.jpg\"><img  loading=\"lazy\"  class=\"alignnone size-medium wp-image-8135 aligncenter pk-lazyload\"  alt=\"WAYNE\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  width=\"300\"  height=\"187\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/WAYNE.jpg\" ><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo il loro primo ed unico lavoro discografico: &#8220;1+1&#8221; modernissimo e minimalista, l&#8217;Auditorium Parco della Musica di Roma ha accolto in concerto, lo scorso 26 luglio, <strong>Herbie Hancock e Wayne Shorter<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A vederli assieme si pensa ad una centrifuga nello spazio e nel tempo della storia del jazz.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due mostri sacri della musica il cui primo sodalizio risale ai tempi in cui facevano entrambi parte del<strong> quintetto di Miles Davis.<\/strong> Hancock era stato scelto da Davis a dispetto della sua giovanissima et\u00e0. Shorter invece, gi\u00e0\u00a01962, era uno dei musicisti di jazz pi\u00f9 stimati dalla critica e dal pubblico e in quel quintetto \u00a0non era solo uno strumentista ma portava avanti anche il suo lavoro da compositore ed orchestratore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Niente di cos\u00ec distante dalla musica di Miles Davis i concerti in duo, che seguirono alla loro uscita discografica del 1997.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il loro lavoro senza pi\u00f9 alcuna &#8220;dirigenza&#8221; sviluppava l&#8217;idea di una ricerca ben <b>pi\u00f9 astratta e meditativa, dove il suono era sempre rarefatto. Gi\u00e0 allora le atmosfere dilatate di 1+1 sorpresero <\/b>oltre quanto ci si potesse aspettare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli Hancock e Shorter del 2014 continuano a muoversi in quella stessa direzione.<br \/>\nIl loro non \u00e8 un concerto facile da raccontare. E&#8217; chiara una struttura immutabile dove Hancock sostiene l&#8217; armonica e la forza compositiva di tutti i brani mentre Shorter, sul suo sgabello, mette la sua voce, a tratti pi\u00f9 intensa in un inesauribile piena di suoni, spesso dissonanti e dove spuntano rare, alcune frasi abbozzate. Non mancano anche dei vuoti ampi in cui, senza il suono del sax di Shorter, esce forte la bellezza del pianoforte a coda che Hancock ha alternato per l&#8217;occasione al piano elettrico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; un concerto in cui i temi latitano e certamente questo pu\u00f2 essere stato, per molti, un motivo di difficolt\u00e0 d&#8217;ascolto. Il jazz sperimentale ha lasciato a bocca asciutta chi si attendeva lo svolgimento dei buoni e vecchi cari temi del genere.<br \/>\nLa formula in duo richiede con ogni evidenza le corde pi\u00f9 personali ed introspettive; richiede all&#8217;ascoltatore una concentrazione non indifferente. Shorter ha un gran da fare con le meccaniche del sax soprano e le incursioni di Hancock con il piano elettrico richiamano continuamente alla mente l&#8217;universo musicale di fine Anni \u201870 \u00a0primi \u201880, che il pianista non hai mai smesso di sentire come distintive della sua musica. Ci si pu\u00f2, dunque, annoiare se si attende il brano riconoscibile e se non si ha l&#8217;orecchio pronto a percepire gli spazi e la qualit\u00e0 dei suoni.<\/p>\n<p>Risultano persino comprensibili le defezioni dopo la prima mezz&#8217;ora di concerto, quando alcune persone hanno lasciato la Cavea. Nulla di strano per il pubblico presenzialista del jazz romano, parecchio attento al peso dei nomi sul palco pi\u00f9 che all&#8217;atmosfera sensazionale d&#8217;insieme.<\/p>\n<p>Da qualunque et\u00e0 e scuola la si prenda, <strong>l&#8217;eclettismo ed il talento permettono sempre il sacrosanto lusso di essere solo il musicista che sei, e in questo caso, anche dopo una carriera epocale di andare avanti oltrepassando la stessa identit\u00e0 storica che hai rappresentato.<\/strong><\/p>\n<p>Senza attingere al loro oceano di successi consolidati, Hancock e Shorter sono la prova provata della\u00a0longevit\u00e0 e della grandezza che il suono ha, soprattutto quando viene posto come l&#8217;unico vincolo a cui si deve\u00a0dare conto.<\/p>\n<p>Hancock stesso sul lavoro in duo con Shorter dice: &#8220;<em>Ci\u00f2 che ci preme \u00e8 scavare nella nostra musica, andare in profondit\u00e0, al cuore stesso del suono. Il suono acustico \u00e8 ci\u00f2 da cui nasce tutto<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p><strong>Valentina Pettinelli<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"&nbsp; &nbsp; Dopo il loro primo ed unico lavoro discografico: &#8220;1+1&#8221; modernissimo e minimalista, l&#8217;Auditorium Parco della Musica di Roma ha accolto in concerto, lo scorso 26 luglio, Herbie Hancock e Wayne Shorter. 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