{"id":10808,"date":"2014-07-14T09:44:51","date_gmt":"2014-07-14T07:44:51","guid":{"rendered":"https:\/\/bleuciel.lu\/passaparola\/2014\/07\/14\/la-via-uruguagia-alla-felicita\/"},"modified":"2021-06-14T00:37:28","modified_gmt":"2021-06-13T22:37:28","slug":"la-via-uruguagia-alla-felicita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2014\/07\/14\/la-via-uruguagia-alla-felicita\/","title":{"rendered":"La via uruguagia alla felicit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><strong>Frank Iodice, scrittore italo-venezuelano residente in Francia, per realizzare un saggio sulla felicit\u00e0 ha incontrato il Presidente della Repubblica dell\u2019Uruguay Jos\u00e9 Mujica, ispirato dalla sua filosofia. Racconto di viaggio e di incontri di un uomo libero in giro per il mondo.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/iodice.png\"><img  loading=\"lazy\"  class=\"size-medium wp-image-8028 aligncenter pk-lazyload\"  alt=\"iodice\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  width=\"300\"  height=\"238\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/iodice.png\" ><\/a><\/p>\n<p>Da qualche tempo un piccolo Paese latinoamericano incastrato tra l\u2019Argentina e il Brasile \u00e8 al centro dell\u2019attenzione mediatica internazionale. L\u2019Uruguay misura circa tre volte la Svizzera, conta poco pi\u00f9 di tre milioni di abitanti, dei quali un milione e mezzo a Montevideo, la capitale. Le ragioni della sua notoriet\u00e0 sono riconducibili alla figura anticonformista del Presidente della Repubblica, Jos\u00e9 Mujica, responsabile di progetti innovativi a favore delle famiglie prive di reddito; oppure per le leggi di approvazione dell\u2019aborto e del matrimonio gay; o, ancora, per la recente regolarizzazione dell\u2019uso e del commercio della marijuana.<\/p>\n<p>Durante il suo discorso alle Nazioni Unite a Rio de Janeiro nel 2012, Jos\u00e9 Mujica cattura l\u2019attenzione mondiale parlando di felicit\u00e0 come scopo ultimo dell\u2019Essere Umano. \u00ab<i>Per essere felici dobbiamo fare ci\u00f2 che a noi piace<\/i>\u00bb, dice il Presidente Mujica, \u00ab<i>e per fare ci\u00f2 che a noi piace bisogna avere tempo<\/i>\u00bb. <b>Concetti tanto semplici quanto dimenticati nella nostra societ\u00e0 di consumo iniziano a fare il giro del mondo e passano di bocca in bocca; Mujica diventa innovatore del linguaggio politico, rinuncia al 90% del suo stipendio e lo cede al progetto a favore delle famiglie senzatetto. Dimostra quindi col suo stile di vita ai limiti della povert\u00e0 che ci\u00f2 che racconta \u00e8 realizzabile.<\/b><\/p>\n<p>Questo \u00e8 un sunto degli articoli che possiamo leggere su importanti testate di ogni Paese, da <i>El Pa\u00eds<\/i> al <i>Financial Times<\/i>, da <i>Il Mattino<\/i> a <i>Al Jazeera<\/i>, a firma di voci autorevoli, addirittura di premi Nobel come lo scrittore Mario Vargas Llosa.<\/p>\n<p>La ragione per cui scriviamo <i>questo<\/i> articolo \u00e8 la necessit\u00e0 di raccontare quanto riscontrato a Montevideo durante una breve ricerca durata tre mesi, pur consapevoli che per favorire lo sviluppo dell\u2019economia di una nazione sarebbe preferibile descrivere i possibili investimenti e tutto ci\u00f2 di cui si pu\u00f2 ampliamente leggere nei giornali di cui sopra. Conoscere la parte povera della citt\u00e0, i cosiddetti <i>cantegriles<\/i>, ci ha invece fatto sentire in dovere di dare un quadro pi\u00f9 completo della realt\u00e0 uruguagia, una realt\u00e0 per certi aspetti molto dura, un\u2019economia reduce da anni e anni di dittatura, un Paese, infine, che lotta per godersi la tanto agognata democrazia ottenuta solo nel 1985, a seguito delle leggi sull\u2019impunit\u00e0 che invitavano i cittadini a dimenticare quanto di atroce era accaduto durante quegli anni e a guardare al futuro.<\/p>\n<p>Siamo anche consapevoli che superare ci\u00f2 che si \u00e8 vissuto durante la dittatura non \u00e8 stato affatto facile e ha lasciato nello spirito degli uruguaiani una certa quantit\u00e0 di vendette incompiute. Oggi a Montevideo si cerca di dimenticare, dunque, ma non senza dare dignit\u00e0 al passato che tre quarti dei cittadini hanno in comune.<\/p>\n<p>Nel lato povero della citt\u00e0, nella zona dell\u2019Ippodromo, le strade non sono asfaltate, non c\u2019\u00e8 sistema fognario, le case sono fatte di mattoni e lamiere che d\u2019estate ardono come padelle sul fuoco e d\u2019inverno si congelano. I bambini che vivono in questi quartieri, di mattina, non riescono ad alzarsi perch\u00e9 si svegliano intirizziti dal freddo, e quando verso le undici il sole incomincia a riscaldarli, finalmente escono a giocare. Non tutti sanno scrivere, molti sanno a stento parlare, per far rispettare i loro spazi usano pugni e morsi. L\u2019umidit\u00e0 raccolta sotto i bassi soffitti durante la notte si trasforma in gocce ghiacciate che cadono sui loro letti per tutto il giorno, e di sera sono costretti a coricarsi nelle lenzuola umide. D\u2019estate, invece, quando le temperature raggiungono quaranta gradi all\u2019ombra, le lamiere scottano e in quegli stessi letti ci si scioglie in una pozza di sudore.<\/p>\n<p>Nelle bidon-ville vivono i cosiddetti selezionatori, che vanno in giro su carri di legno trainati da muli malnutriti per raccogliere plastica e carta dal fondo dei bidoni dell\u2019immondizia; vederli mentre si tuffano nei bidoni non \u00e8 bello come vedere i ricchi turisti argentini e brasiliani che si tuffano in acqua a pochi chilometri di distanza, sulle spiagge di Punta del Este. Montevideo \u00e8 una citt\u00e0 piena di contraddizioni. La maggior parte degli uruguaiani non vive a Punta del Este o a Pocitos, ma in condizioni di vera e propria miseria, vale a dire in condizioni che in Europa non siamo in grado di immaginare.<\/p>\n<p><b>Rispetto ad altre capitali sudamericane, Montevideo \u00e8 ritenuta una citt\u00e0 sicura, bench\u00e9 la delinquenza, soprattutto quella minorile, non abbia nulla da invidiare a quella degli altri Paesi.<\/b><\/p>\n<p>In particolare, ricordiamo che la legge vieta di arrestare i minori di diciotto anni. Ci sono istituti di recupero per i minori, dove per un omicidio si prevedono tre anni, che diventano due se ci si comporta bene, e ancora meno se ci si comporta benissimo. Questi istituti si chiamano INAU, ce ne sono tre a Montevideo, ognuno funziona in una maniera diversa. Quello che abbiamo visitato \u00e8 una specie di carcere, ci sono le sbarre alle finestre e bisogna dividere i ragazzi con la forza per non farli sbranare a vicenda. Gli impiegati hanno dovuto frequentare persino un corso di autodifesa prima di essere assunti; <strong>ce lo rivela Pablo Lopez, uno dei cinque educatori che gestiscono quasi cento bambini e adolescenti<\/strong>. \u00abI<em>n altri istituti per minori<\/em> \u2013 ci ha raccontato Pablo \u2013 <em>si usano droghe o sonniferi, e i ragazzi passano il giorno rintontiti nel loro letto<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Il tasso di criminalit\u00e0 giovanile \u00e8 molto alto, soprattutto perch\u00e9 gli adulti che vogliono rapinare un negozio o commettere reati anche peggiori usano i ragazzini, per cui si creano piccole bande di un adulto e tre minori per esempio, in quartieri pericolosi come Marconi o Casavalle. Pablo ci racconta che non \u00e8 facile resistere a lungo nell\u2019INAU, gli educatori restano al massimo un paio d\u2019anni; lo stesso vale per le educatrici, se non subiscono prima violenze gravi.<\/p>\n<p>Ci sarebbero tante cose di cui parlare, basta sedersi in un bar e osservare le persone, e le loro storie ci arrivano nelle mani senza fare alcuno sforzo. Montevideo \u00e8 una citt\u00e0 piena di storie; l\u2019Uruguay \u00e8 un paese di gente libera, sparsa nelle immense praterie, gente che non accetta compromessi; ma \u00e8 anche un paese di donne sole e povere, abbandonate nei <i>cantegriles<\/i>, che si realizzano soltanto rimanendo incinta, gravidanza dopo gravidanza dopo gravidanza, talvolta con uomini diversi, e a vent\u2019anni hanno gi\u00e0 tre figli; appena il pi\u00f9 grande incomincia a camminare ne vogliono un altro, e poi un altro ancora, perch\u00e9, senza, non sarebbero nulla, soltanto povere e anonime passanti.<\/p>\n<p><b>Riguardo alla dittatura militare, c\u2019\u00e8 un aspetto in particolare che non possiamo fare a meno di trattare: in un Paese relativamente piccolo come l\u2019Uruguay si pu\u00f2 incontrare la stessa persona pi\u00f9 volte in un giorno; ma cosa succede se questa persona \u00e8 la stessa che ti ha violentato vent&#8217;anni fa?!<\/b><\/p>\n<p>In un bar di Calle Canelones, sotto l&#8217;ombra fresca della parrocchia di San Jos\u00e9<b>, incontriamo la signora Titi,<\/b> che chiameremo cos\u00ec perch\u00e9 Titi \u00e8 un bel nome e perch\u00e9 le abbiamo promesso di scegliere un bel nome. Non ci rivela la sua et\u00e0, ma allo stesso tempo non nasconde n\u00e9 le rughe n\u00e9 i capelli bianchi, porta una camicetta gialla con i girasoli, in fondo alla strada in discesa, a due <i>quadras<\/i> dal bar, c&#8217;\u00e8 il mare.<\/p>\n<p>Titi ci racconta che negli anni Settanta finivano tutti in carcere, chi a lungo, chi solo per un giorno, \u00ab<em>eravamo prigionieri politici, anarchici, ribelli, fanatici, eravamo tutti pazzi perch\u00e9 non avevamo altra scelta<\/em> \u2013 ci racconta \u2013<em> la dittatura ti rende pazzo!<\/em>\u00bb. <strong>\u00a0Molte sue coetanee sono state torturate in quegli anni, fino all&#8217;Ottantacinque,<\/strong> \u00ab<em>fino all&#8217;altro ieri!<\/em>\u00bb Quello che in Europa non immaginiamo \u00e8 che oggi le amiche di Titi sono costrette a incrociare per strada i loro carnefici, gli stessi che quando erano ragazze hanno abusato di loro pi\u00f9 e pi\u00f9 volte, senza giustificazione se non quella della crudelt\u00e0 lecita quando eri dell&#8217;<i>Intelligenza<\/i>, i Servizi Segreti. In generale erano loro quelli specializzati nelle torture, formati in Panama dai militari francesi. Titi confessa di odiare i francesi, ha le sue ragioni, non possiamo darle torto. Ci racconta che al supermercato puoi incontrare l&#8217;uomo che ti ha picchiata quando eri in carcere, puoi incrociarti con lui in ascensore o vederlo seduto al bar a prendere un caff\u00e8 e godersi una pensione molto pi\u00f9 consistente della tua, dopo una brillante carriera militare!<\/p>\n<p>Le chiediamo come possa sopportare una cosa del genere, Titi ride forte, a Montevideo tutti ridono forte, e ci risponde: \u00ab<em>mi hijo, qui si \u00e8 fermato il tempo per la met\u00e0 di noi, siamo tutti in attesa che gli orologi riprendano a funzionare<\/em>\u00bb. <strong>Sui polsi dei politici ci sono buoni orologi?<\/strong>\u00a0\u00ab<em>Molto buoni\u00bb<\/em>, risponde Titi con un sospiro. Il nostro caff\u00e8 \u00e8 gi\u00e0 finito, lo abbiamo bevuto bollente perch\u00e9 quando ti abitui al mate perdi la sensibilit\u00e0 della lingua, Titi ci guarda con la premura di una madre lasciata tante volte e altrettante volte ritrovata in giro per il mondo. Ci spiega che ricominciare dai brandelli della propria dignit\u00e0 per diventare di nuovo donna non \u00e8 stato facile, e che qualche volta avrebbe voluto uccidere con le proprie mani quell&#8217;uomo che ha riconosciuto nel supermercato o nell&#8217;ascensore del suo stesso palazzo, ma poi, saggiamente, aggiunge: \u00ab<em>non servirebbe a niente, dopo aver introdotto la cosiddetta legge dei due diavoli<\/em> \u2013 una sorta di patto grazie al quale quanto era accaduto durante la dittatura doveva essere dimenticato per non generare una nuova guerra fatta di vendette \u2013 <em>abbiamo dovuto rinunciare alla prima met\u00e0 della nostra vita<\/em>\u00bb. <strong>Qual \u00e8 stato il momento pi\u00f9 difficile?<\/strong>\u00a0\u00ab<em>Quello in cui ho deciso di raccontarlo ai miei figli<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><b>La seconda testimonianza \u00e8 quella del signor Manuel<\/b>, vecchio proprietario di un bar del Barrio Sud. Chiacchieriamo con lui davanti a una buona Malta, bevanda simile alla birra molto diffusa in Sud America; alle nostre spalle c\u2019\u00e8 una grande fotografia di A<strong>lfredo Zitarrosa, famoso cantante montevideano.<\/strong> Parlare con gli anziani del Barrio Sud ci ha permesso di conoscere il punto di vista dei cittadini riguardo alle recenti manovre politiche cos\u00ec ben viste dai Media internazionali. Manuel fa riferimento a ci\u00f2 che sui giornali non \u00e8 stato scritto, naturalmente, e ci racconta che \u00ab<em>il progetto <strong>Un techo para todos<\/strong>, nonch\u00e9 il piano regolatore che sta permettendo di ridare una casa alle ragazze madri senza alcun reddito, \u00e8 stato ben pubblicizzato e ha dato all\u2019Uruguay\u00a0 la possibilit\u00e0 di distinguersi rispetto agli altri Paesi sudamericani. Per realizzarlo<\/em> \u2013 continua Manuel \u2013 <em>sono state scelte diverse imprese edilizie, attraverso un processo simile alle cosiddette gare d\u2019appalto e, infine, l\u2019intero progetto \u00e8 stato ceduto a un\u2019impresa venezuelana per venti milioni di dollari, venti milioni pagati alla Presidenza dell\u2019Uruguay per permettere a un altro Paese di costruire nel dipartimento di Montevideo e Canelones<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Se analizziamo la realt\u00e0 uruguayana dal punto di vista politico, le contraddizioni saltano subito all\u2019occhio; scopriremmo che, a seguito di un controllo del conto bancario in dollari del signor Presidente e degli altri leader dei partiti principali, quello di Mujica \u00e8 risultato essere il pi\u00f9 cospicuo. <strong>Risparmi messi da parte con la sua attivit\u00e0 di floricoltore?<\/strong> Pu\u00f2 darsi, ma a noi non interessa, innanzitutto perch\u00e9 preferiamo non credere a quello che si racconta nelle strade di Montevideo, e in secondo luogo perch\u00e9 il nostro approccio, come abbiamo avuto il piacere di dire a lui in persona, \u00e8 stato di tipo filosofico.<\/p>\n<p><strong>Abbiamo incontrato il signor Manuel mentre rientravamo dal Barrio del Cerro, un quartiere a venti chilometri dal centro, dove vive il Presidente Mujica. Volevamo vedere la sua gente per descriverla in queste pagine: le descrizioni pi\u00f9 belle sono quelle che sopravvivono nel ricordo.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il Presidente Jos\u00e9 Mujica \u00e8 un uomo sobrio, non ha alcuna scorta e veste sempre con abiti semplici, talvolta si \u00e8 presentato alle riunioni presso la sede della Repubblica in sandali e con il thermos per il mate sotto il braccio.<\/strong> \u00ab<i>Non avrebbe senso iniziare ad accumulare denaro adesso, a 79 anni<\/i>\u00bb, commenta spesso. Ecco perch\u00e9 ha deciso di aiutare i pi\u00f9 bisognosi e, nei limiti che il suo stesso partito, il Frente Amplio, gli ha concesso, mette in pratica la sua etica di vita dando un esempio a tutti coloro che sappiano coglierlo.<\/p>\n<p>Dopo diverse settimane di attesa, grazie all\u2019intercessione della signora <b>Adriana Gutierrez<\/b>, addetta alla comunicazione presso il Ministero della Cultura e dell\u2019Educazione, riusciamo a incontrare il Presidente, il quale si \u00e8 ritagliato una pausa tra una riunione e l\u2019altra. Consapevoli che si tratti di un evento irripetibile per un autore e un editore pressoch\u00e9 sconosciuti, ci accontentiamo dei pochi minuti che ci sono concessi*. Bere un caff\u00e8 in compagnia di un Presidente della Repubblica non capita certo tutti i giorni!<\/p>\n<p>Dopo aver esposto l\u2019idea di realizzare un testo ispirato alla sua filosofia di vita, con lo scopo di diffonderlo tra i giovani pensatori delle scuole italiane, e avergli regalato un libro di Seneca che ha molto apprezzato, stringiamo la mano a un uomo che merita tutta la nostra ammirazione. Come lui, centinaia di uruguaiani sono reduci da anni di reclusione, come ci ha raccontato la signora Titi, ma non tutti hanno avuto la fortuna di potersi prendere una tale rivincita nei confronti della vita stessa, che, per usare le sue parole precise, \u00ab<i>\u00e8 fatta di riprese; nella vita<\/i> \u2013 dice Jos\u00e9 Mujica \u2013 <i>ci\u00f2 che conta \u00e8 la capacit\u00e0 di ricominciare dopo essere caduti<\/i>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>E riguardo alla felicit\u00e0?<\/strong> Abbiamo imparato grazie alle parole di quest\u2019uomo semplice che per essere felici basta molto poco: quanto pi\u00f9 ci circondiamo di beni materiali, tanto pi\u00f9 ne saremo schiavi e sar\u00e0 pi\u00f9 pesante il carico di cianfrusaglie che dovremo portarci addosso. Un\u2019esperienza, questa di Montevideo, che ci ha insegnato molto e ci ha ricordato la fortuna che abbiamo avuto a nascere in Italia, un Paese che, al di l\u00e0 di tutte le critiche che possiamo sollevare, ci ha permesso di scegliere liberamente quale destino costruirci.<\/p>\n<p><strong>Frank Iodice<\/strong><\/p>\n<p>*In realt\u00e0 sono partito da solo, per realizzare un saggio sulla felicit\u00e0 ispirato alla filosofia del Presidente Mujica, a sua volta ispirata alle tesi di Seneca e di Erich Fromm; ma mi piace immaginare che con me ci fossero l\u2019editore Cosimo Lupo e la filosofa Ada Fiore, i quali mi hanno sostenuto dall\u2019Italia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Frank Iodice, scrittore italo-venezuelano residente in Francia, per realizzare un saggio sulla felicit\u00e0 ha incontrato il Presidente della Repubblica dell\u2019Uruguay Jos\u00e9 Mujica, ispirato dalla sua filosofia. 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