{"id":10041,"date":"2011-01-09T16:49:35","date_gmt":"2011-01-09T15:49:35","guid":{"rendered":"https:\/\/bleuciel.lu\/passaparola\/2011\/01\/09\/anno-domini-2011-i-ragazzi-suonano-la-sveglia-ad-un-paese-in-letargo\/"},"modified":"2021-06-13T23:25:17","modified_gmt":"2021-06-13T21:25:17","slug":"anno-domini-2011-i-ragazzi-suonano-la-sveglia-ad-un-paese-in-letargo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/passaparola.info\/web\/2011\/01\/09\/anno-domini-2011-i-ragazzi-suonano-la-sveglia-ad-un-paese-in-letargo\/","title":{"rendered":"Anno Domini 2011: i ragazzi suonano la sveglia ad un paese in letargo"},"content":{"rendered":"<p><strong>Anno Domini 2011: i ragazzi suonano la sveglia ad un paese in letargo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/protesra.jpg\"><img  loading=\"lazy\"  class=\"aligncenter size-thumbnail wp-image-242 pk-lazyload\"  title=\"protesta\"  src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAEAAAABAQMAAAAl21bKAAAAA1BMVEUAAP+KeNJXAAAAAXRSTlMAQObYZgAAAAlwSFlzAAAOxAAADsQBlSsOGwAAAApJREFUCNdjYAAAAAIAAeIhvDMAAAAASUVORK5CYII=\"  alt=\"\"  width=\"150\"  height=\"150\"  data-pk-sizes=\"auto\"  data-pk-src=\"https:\/\/passaparola.info\/web\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/protesra.jpg\" ><\/a><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong>Nell\u2019inverno scorso, in un Paese intorpidito e assonnato, gli studenti universitari hanno rotto il tran tran dello shopping natalizio e sono scesi in piazza contro la legge Gelmini prima, occupando i monumenti di tutte le principali citt\u00e0 italiane e poi, dando vita ad una grande manifestazione nella quale non sono mancate n\u00e9 auto bruciate n\u00e9 vetrine in fiamme. Il dovere della politica in questo caso \u00e8 quello di dare delle risposte e analizzare i motivi della protesta che, a ben guardare, non sono solo legati alla riforma del sistema universitario. Che il 2011 porti consiglio?<\/strong><\/p>\n<p>\u201c<em>Buona sera e Buon Anno a voi tutti, italiane e italiani di ogni generazione. Non vi stupirete, credo, se dedico questo messaggio soprattutto ai pi\u00f9 giovani tra noi, che vedono avvicinarsi il tempo delle scelte e cercano un\u2019occupazione, cercano una strada. Dedico loro questo messaggio, perch\u00e9 i problemi che essi sentono e si pongono per il futuro sono gli stessi che si pongono per il futuro dell\u2019Italia<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 cosi che il presidente della Repubblica italiana ha aperto il tradizionale discorso di fine anno il 31 dicembre scorso, rivolgendosi direttamente alle giovani generazioni. Per la prima volta dopo anni, i giovani si trasformano da appendice a fulcro intorno al quale il Capo dello Stato ha sviluppato tutta la sua riflessione. Le parole che abbiamo ascoltato la sera di Capodanno, magari in modo distratto mentre eravamo presi dai preparativi del cenone, hanno delineato un discorso che possiamo definire \u201cdel tempo della crisi\u201d. Napolitano ha guardato in faccia un\u2019Italia smarrita e preoccupata e ha snocciolato una ad una le difficolt\u00e0 del nostro paese, chiarendo che \u201c<em>Proprio perch\u00e9 non solo speriamo, ma crediamo nell\u2019Italia, e vogliamo che ci credano le nuove generazioni, non possiamo consentirci il lusso di discorsi rassicuranti, di rappresentazioni convenzionali del nostro lieto vivere collettivo. C\u2019\u00e8 troppa difficolt\u00e0 di vita quotidiana in diverse sfere sociali, troppo malessere tra i giovani. Abbiamo bisogno di non nasconderci nessuno dei problemi e delle dure prove da affrontare : proprio per poter suscitare un vasto moto di energie e di volont\u00e0, capace di mettere a frutto tradizioni, risorse e potenzialit\u00e0 di cui siamo ricchi<\/em>\u201d. Durante i periodi di crisi \u00e8 forse normale rivolgersi ai giovani perche essi rappresentano l\u2019energia propulsiva di un paese, rappresentano il futuro e quindi, si dir\u00e0, che \u00e8 naturale che Napolitano si sia rivolto a loro, ma evidentemente le proteste degli studenti, culminate nella giornata del 14 dicembre scorso, hanno offerto pi\u00f9 di uno spunto al Presidente della Repubblica.<\/p>\n<p>A cavallo tra la fine dell\u2019autunno e l\u2019inizio dell\u2019inverno scorso, il mondo universitario ha dato vita ad una serie di proteste senza precedenti contro il DDL, oggi legge, predisposto dal ministro Maria Stella Gelmini, che \u00e8 destinato ha modificare nel profondo il volto dell\u2019universit\u00e0\u00a0 italiana. La protesta \u00e8 corsa alla velocit\u00e0 di internet, i collettivi degli studenti si sono moltiplicati nelle universit\u00e0, i monumenti in ogni citt\u00e0 italiana sono stati simbolicamente occupati dai ragazzi che li hanno vestiti con le loro parole: Cos\u00ec \u00e8 successo a Torino, sulla Mole Antonelliana, a Padova, sulla facciata della Basilica del Santo, a Pisa, sulla Torre pendente, a Venezia sulla Basilica di San Marco, e a Firenze sulla cupola del Brunelleschi. Hanno appeso li le loro parole perch\u00e9 sentono che il mondo politico \u00e8 sordo alle loro esigenze e hanno voluto srotolare i loro striscioni li dove non potevano non essere notati. E infatti non sono passati inosservati. I video degli striscioni sui monumenti hanno fatto il giro di tutti i TG nazionali e i blitz degli studenti hanno riempito le prime pagine di tutti i giornali, in un clima di scontro sempre pi\u00f9 duro tra governo, deciso a convertire in legge il DDl il prima possibile, e gli universitari, che non arretrano di un millimetro. Questo clima ci ha accompagnato fino al 14 dicembre scorso, quando il centro di Roma si \u00e8 trasformato in un campo di battaglia con vetrine rotte, macchine date alle fiamme e, come da tradizione, scontri continui con le forze dell\u2019ordine. Mentre riflettevo sulla protesta mi sono chiesta se veramente quella rabbia era il frutto esclusivamente del provvedimento Gelmini o se invece dietro a quella violenza si nascondeva qualche cosa di pi\u00f9. Veramente l\u2019oggetto della contestazione \u00e8 la sola riforma dell\u2019Universit\u00e0?<\/p>\n<p>Io credo di no. Penso piuttosto che la legge Gelmini sia stata insieme, l\u2019elemento scatenante e un collante eccezionale per un mondo, quello giovanile, pervaso da un profondo malessere. Quello che\u00a0 mi \u00e8 sembrato di scorgere dietro quegli striscioni \u00e8 stata la volont\u00e0 di ribellarsi ad una serie di cose che impediscono oggi, ad un giovane in Italia, di guardare serenamente al proprio futuro. E Futuro \u00e8 una delle parole che mi \u00e8 capitato pi\u00f9 spesso di leggere nei manifesti dei ragazzi. Vedendo quelle immagini alla televisioni l\u2019Italia ha avuto la sensazione di svegliarsi in qualche decennio precedente ed anche alcuni commentatori spiegavano che \u201cuna protesta del genere non si vedeva dagli anni 70\u201d. E\u2019 veramente cosi? Io credo di no. I ragazzi che scendevano in piazza qualche decennio fa erano animati, a torto o a ragione, dalla speranza, dalla volont\u00e0 di cambiare le cose, dalla convinzione che era possibile farlo. Nei loro figli oggi le speranze hanno lasciato il passo alla rassegnazione condita con la rabbia per una situazione a cui nessuno, o quasi, sembra interessarsi o prestare la dovuta attenzione.<\/p>\n<p>Lo scorso novembre l\u2019ISTAT ha reso noto che il tasso di disoccupazione tra i giovani (dai 15 ai 24 anni) \u00e8 pari al 28.9% con un aumento di 0,9 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 2,4 punti percentuali rispetto a novembre 2009. Quei fortunati che il lavoro ce lo hanno si devono dimenare nella giungla contrattuale che prevede diverse formule, ma un unico risultato: precariet\u00e0. E precario \u00e8 il lavoro, ma lo diventa anche la vita. E\u2019 di pochi mesi fa la notizia che il presidente dell\u2019 INPS, Antonio Mastrapasqua, nel rispondere a chi gli chiedeva perch\u00e9 l\u2019INPS\u00a0non fornisce ai precari la simulazione della loro pensione futura come fa con gli altri lavoratori, ha detto:<em>\u201cSe dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale\u201d. <\/em>Non saranno forse queste, insieme ha molte altre, le motivazioni sotterranee che hanno spinto i giovani ad andare in piazza? Non sar\u00e0 che allo \u201cscontro di classe\u201d, di antica memoria, si sta sostituendo oggi lo \u201cscontro generazionale\u201d? Non sar\u00e0 che per la prima volta nella storia i figli hanno avuto la certezza che staranno peggio di come sono stati i loro padri?<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la situazione in Italia, situazione nei confronti della quale, forse, non si presta la dovuta attenzione. In questo caso ci si chiede dove \u00e8 e cosa fa la politica? Con 314 voti a favore della fiducia e 311 contrari, il 14 dicembre 2010 alle ore 13.40, il Parlamento Italiano ha concesso al governo Berlusconi di andare avanti e intanto gli studenti avanzano su corso Rinascimento, chiusa da tre camionette blindate della polizia, al grido \u00abbranca branca branca leon leon leon\u00bb. Forse l\u2019unica soluzione per un giovane italiano \u00e8 partire?<\/p>\n<p>Marina Moretti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Anno Domini 2011: i ragazzi suonano la sveglia ad un paese in letargo. 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