08, settembre, 2008
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Bollani-Rava

Date: 22-04-2008
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Il jazz italiano celebra due grandi maestri: Bollani e Rava.

Foto Emiliano Bruno, Dudelange -16/04/08

I due talenti, stelle del jazz mondiale, promettono un'esibizione di elegante e cristallina raffinatezza sonora. Uno al piano, l'altro alla tromba, si esibiranno al centre Culturel Régional di Dudelange, il prossimo 16 aprile.


Bollani

"The third man" è il suo ultimo disco con Enrico Rava. Un rapporto nato agli albori della sua carriera. Come descriverebbe il rapporto con il grande trombettista italiano?
Idilliaco. E' iniziato nel 1996 e sin dal principio ho avvertito una specie di simbiosi telepatica e soprattutto la sensazione che potevo davvero suonare tutto quello che mi passava per la testa perché quel che si voleva da me era creatività

Leggendo la sua biografia appare chiaro la sua straordinaria versatilità soprattutto in vari territori musicali. Ha suonato in dischi pop, in dischi di musica classica e naturalmente in ambito jazz. Che cosa trova più vicino alla sua personalità?
Il jazz. Che pero' per me non è più un genere musicale ma un linguaggio. Il linguaggio dell' improvvisazione. Che quindi si puo' "utilizzare" per dire cose molto diverse.

Lei è molto amato anche per la sua verve comica. Spesso e volentieri, durante i suoi concerti, riesce a divertire tutto il pubblico attraverso sketch esilaranti. Lo fa per allentare la tensione oppure fa parte del suo carattere giocare con il pubblico?
Lo faccio perchè sono cosi' nella vita. E' naturale, fa parte di me. Sarebbe strano il contrario.

Rava

Lei è uno dei musicisti jazz più influenti di tutti i tempi. Ha collaborato con alcuni mostri sacri come Lee Konitz, Pat Metheny e Michel Petrucciani. Come ci si sente ad aver lasciato il segno a livello mondiale?
In realtà è molto difficile vedersi dal di fuori.Quindi, non so se ho lasciato un segno a livello mondiale. Se così fosse ne sarei molto felice.


Spesso e volentieri gli italiani hanno il vizio di sminuirsi soprattutto in settori che consideriamo, spesso a torto, non appartenenti al nostro background storico. Il jazz, a mio avviso, è uno di essi. Cosa direbbe a quelli che ancora pensano che siamo musicisti di serie B?
Credo che ormai in Italia i musicisti abbiano preso coscienza del proprio valore. Per cui credo che questa idea di essere in serie B sia tramontata, anche alla luce dei riconoscimeni internazionali di molti di noi.

L’Italia e il jazz. Straordinari talenti sono nati nel nostro Paese. Mi vengono in mente, oltre a lei, Bollani, Fresu, Gatto e molti altri. Da cosa nasce questo straordinario feeling?
Una delle grandi qualità dei jazzisti italiani è sicuramente il calore e il senso della melodia. Comunque in questo ultimo decennio l'Italia è diventata uno dei mercati più importanti per quanto riguarda il jazz, e questo ha fatto si che "fare il musicista di jazz" sia diventato qualcosa di cui si può vivere decentemente. Questo ha sicuramente favorito l'esplosione di molti talenti.

di Paolo Travelli



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