Riccardo Fogli
Date: 16-11-2007
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Riccardo Fogli
Ospite dell'edizione annuale di "Microfono d'Oro", manifestazione canora organizzata dall'Associazione "Umbri nel mondo" a Esch/Alzette il 1 dicembre.
Il toscano di Pontedera (PI) appena compiuti i 60 anni, fa un bilancio sorridente della sua vita: da metalmeccanico, a leader dei Pooh, poi solista, ora studente di un istituto tecnico di Livorno, per prendersi il diploma.
PassaParola ha fatto un'amabile chiacchierata telefonica con il Riccardo Fogli di oggi, sempre in giro per concerti, entusiasta della musica, curioso di venire nel Granducato.
Intanto auguri, anche se un po’ in ritardo, per il tuo 60esimo compleanno. Ci si sente stanchi dopo tanti anni passati a girare il mondo da star?
No, assolutamente. Vorrei vivere altri 30 anni cosi.
Dove hai cantato ultimamente?
Ieri (13 novembre ndr), ero Milano al Teatro dal Verme per raccolta fondi intitolata a Dino Ferrari contro la distrofia muscolare, la settimana precedente a Mosca.
A 35 anni di distanza dalla fine del rapporto con i Pooh che cosa rimpiangi di quell’esperienza? E In che modo ti ha fatto maturare come artista?
(sorridendo…un po ')
La loro dichiarazione dei redditi! Ma credo che il valore più grande sia la libertà!!
Io ero un ragazzino con le tasche piene di sogni; allora eravamo tanti ed era difficile collocarsi.
Io non sono maturato in quegli anni là. Le maturazioni arrivano nei momenti difficili…da essere il leader ad essere ex leader è stata dura. Ho passato 3 anni alla ricerca di me stesso.
Bisognava esserci per capire le maschere che mettevo a seconda delle situazioni della vita….
Ma voglio ricordarmi di Pascoli e del fanciullino che è in noi. Perché nella vita bisogna sorridere, essere felici. Ora mi sento più vero.
Parliamo di Riccardo Fogli oggi. Il tuo ultimo album risale al 2005. “Ci saranno giorni migliori” era un album di inediti dopo tante raccolte. Hai in cantiere un nuovo progetto discografico?
Onestamente sto ascoltando e scrivendo molto ma non so quando uscirà un mio nuovo lavoro.
Il mio vero lavoro sono i concerti dal vivo.
Qual è la canzone che il pubblico ti richiede maggiormente?
Soprattutto: "Storie di tutti i giorni" ma anche "Malinconia" e "Tanta voglia di lei" o ancora
"Piccola Ketty".
Una domanda rituale per i nostri lettori. Che cosa ti aspetti dal pubblico italo-lussemburghese?
L'affetto di sempre e che cantino insieme a me le mie canzoni.
Perché cantare è liberatorio. Andare a un concerto in silenzio è un'offesa alla musica popolare che noi rappresentiamo.
A cura di Paolo Travelli.
Ha collaborato Paola Cairo