12, marzo, 2010
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I bianconeri di Esch

Date: 24-06-2009
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I bianconeri di Esch, simbolo dell’italianità in Lussemburgo tra acciaierie e miniere.

Immaginiamo una squadra di calcio ultracentenaria, che gioca con una  maglia a righe bianconere, che ha vinto 27 scudetti e 12 coppe e il cui nome si ispira alla gioventù: non può essere che la Juventus di Torino, vero? Invece no, perché più vicino a noi esiste una squadra fondata da emigranti italiani che vanta le stesse caratteristiche e la stessa storia di successo della sua sorella piemontese, ossia l’AS La Jeunesse d’Esch.  
All’inizio del 20° secolo il Granducato conosce un boom economico legato all’industria del ferro, al punto di dovere ricorrere alla manodopera straniera. Arrivano polacchi, tedeschi, francesi e dal 1890 anche numerosi italiani. In pochi decenni i quartieri Brill, Grenz e Hoehl si trasformano una little Italy che conteranno fino a 8.000  persone. Fra mille difficoltà, questi nostri connazionali avranno cura di ricreare una specie di microcosmo italiano, che negli Anni Trenta finirà per comprendere bande musicali, truppe teatrali, società di mutuo soccorso, una missione cattolica, scuola italiana,  gruppi politici ... e società sportive!
Secondo la leggenda la Jeunesse è stata fondata nel 1907 da alcuni operai italiani, tra i quali un gruppetto di piemontesi che avrebbero scelto i colori sociali, il bianconero a righe, appunto.
Da sempre la comunità italiana di Esch si è riconosciuta in quella squadra di quartiere, che ha anche saputo trascinare la popolazione lussemburghese, unendo, di fatto, le due comunità almeno attorno al campo verde. Col tempo la Jeunesse diventerà un simbolo molto forte, anzi, un insieme di simboli.
Questa squadra sarà il fiore all’occhiello dell’integrazione
, grazie al cospicuo apporto di giocatori che la nostra comunità le fornisce ancora oggi. Portare quella maglia era però anche un’espressione di appartenenza al mondo operaio, con la sua grande tradizione di solidarietà. Questa caratteristica appariva soprattutto quando i bianconeri giocavano - e vale ancora oggi - contro squadre capitoline: chi ha indossato quella casacca, anche solo nelle giovanili come il sottoscritto, non potrà mai dimenticare come la tradizione si tramandava da allenatore, sempre un ex, ai ragazzini.
Se c’è una partita che meglio di tutte può riassumere la storia centenaria della Gioventù di Esch, allora è quella giocata (andata e ritorno) contro la Gioventù di Torino nel 1985. Quell’incontro è altamente simbolico a più di un titolo.
Intanto, la squadra di Esch si ritrovò davanti al modello che ne aveva ispirato la nascita. Inoltre, nella formazione titolare giocarono ben cinque ragazzi di origini italiane, tutti nati nel quartiere della Hoehl e quindi all’ombra dello stadio. Infine, fu uno spettacolo dover ‘emigrare’ allo stadio nazionale Josy Barthel di Lussemburgo, tante erano le richieste di biglietti della comunità italiana; quel giorno si presentarono quasi 20.000 persone al botteghino, roba mai vista! Siccome già all’andata il risultato era stato blindato, al ritorno a Torino la Jeunesse fu accolta in pompa magna dai dirigenti della Juventus, che organizzarono visite agli stabilimenti FIAT e addirittura un allenamento comune fra le due squadre, un regalo senza precedenti e per i giocatori italiani della Jeunesse un ricordo indelebile.
A proposito, nelle fila della Juventus all’epoca giocava un ragazzo nato a Joeuf, quindi a 30 chilometri da Esch. Quel ragazzo ora fa il Presidente dell’UEFA e accettò volentieri di fare il Presidente d’onore in occasione del centenario della Jeunesse nel 2007. Il suo nome? Tale Michel Platini...

Remo Ceccarelli


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