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Vinitaly
Date: 26-04-2009 Number of Views: 493
Vinitaly, quando l’Italia si fa bere Produttori piccoli e piccolissimi, grandi o sterminati, critici, ristoratori, importatori, enotecari, giornalisti, appassionati : tutti quelli che per un motivo o per un altro si trovano coinvolti nel mondo del vino e soprattutto nella sua produzione si sono dati ancora una volta appuntamento a Verona, la prima settimana di Aprile, per il più grande evento mondiale nel suo genere : Vinitaly. Fiera del vino (in realtà non solo fiera e non solo del vino) che muove un tale giro di flussi economici ed umani da riuscire a monopolizzare l’attenzione della stampa e ad attirare addetti ai lavori da tutto il globo terrestre. Giapponesi e americani prima di tutto, ma anche francesi, russi, scandinavi... dei 150.000 visitatori uno su tre è arrivato dall’estero. Gli altri due terzi sono connazionali provenienti da ogni singolo e sperduto angoletto d’Italia. Tutti lo contestano ma nessuno (che conti) riuscirebbe veramente a farne a meno, del tanto bisfrattato Vinitaly. Che nonostante le evidenti magagne, si conferma anno dopo anno l’unico modo offerto al pubblico di qualsiasi genere per potersi accostare, nell’arco di quattro giorni e di un pugno di migliaia di metri quadrati, alla quasi totalità dei vini in produzione in Italia. Vinitaly è anche questo : un enorme serbatoio in cui pescare novità prima ignorate. E fra le tante cattive notizie, una rassicurante la possiamo dare senza tema di venire smentiti : la produzione italiana di vini non smette mai di stupire. Ed è proprio Vinitaly la più grande fabbrica di stupefazioni offerte ad ogni degustatore. Nuovi vitigni di cui si ignorava l’esistenza arrivano alla ribalta mostrando già la stoffa per un futuro radioso. Vitigni più consolidati scoprono la propria vocazione per vinificazioni mai provate prima. Nuovi e giovanissimi produttori, apparentemente sprovveduti, riescono a confezionare vini perfetti, affascinanti, che daranno sicuramente filo da torcere ai ‘grandi’ della più alta tradizione. E tuttavia Vinitaly, per me, che rientro appieno nella tipologia degli ‘addetti ai lavori’ ha un fascino non solo professionale, ma anche umano. All’interno del suo bacino infinito ti offre sempre la possibilità di soprenderti per la sterminata varietà degli incontri che è possibile fare. E dopo tre o quattro giorni trascorsi zompettando da uno stand ad un altro, ingurgitando, sputazzando, chiaccherando, finisco sempre col fare la stessa riflessione : ma quanta gente incredibile si mette a produrre vino, per motivi diversi, in momenti diversi, in modi davvero diversi ? Pochi ambienti al mondo riescono ad essere così trasversalmente democratici come la produzione del vino, e come quella del vino italiano in particolare. E te la ritrovi tutta concentrata e assiepata lì, nello spazio di 91.000 metri quadrati, questa fauna che va dalla grandissima famiglia aristocratica e latifondista, raffinata, colta, distaccata, che con movimenti lenti e con mani ingioiellate ti versa nei calici nettari sopraffini, al contadino umile, semplice, timido, che con mani grosse e segnate dalla zappa ti apre bottiglie dal contenuto spesso (oh, quanto spesso !) emozionante. La tipologia di mezzo, quella tipologia che, a differenza delle due precenti ha una storia veramente recentissima, è quella del professionista (dentisti, veterinai, imprenditori edili, commercislisti etc.) che col vino non ha avuto mai niente a che fare e che, travolto dalla passione o dalla moda o dalla follia, decide di investire i suoi risparmi nel fondare una nuova casa vitivinicola, puntando, ovviamente, solo ed esclusivamente alla qualità. Quante storie raccontano i vini e come non confondersi a Verona, dove centinaia di migliaia di vini si incrociano scorrendo in direzioni diverse, portando via centinaia di migliaia di storie e di uomini diversi!
di Isabella Sardo

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