10, marzo, 2010
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Paolo Fresu 2

Date: 26-03-2009
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PAOLO FRESU: UN SOGNATORE TRA DI NOI

Simpatico e disponibile come sempre, il jazzista sardo, in concerto a Opdeschmelz, il Centre culturel Régional di Dudelange il 25 marzo prossimo, racconta  a PassaParola sogni e progetti futuri.     

Dopo tanti anni di carriera e centinaia di progetti  di ogni tipo che sogno hai ancora nel cassetto che non hai avuto modo o non hai potuto realizzare?

Tante cose ma devo dire che, come tutti i sardi, sono testardo e cerco sempre di realizzare ciò che voglio. Se poi non riesco posso sempre dire di avere provato a fare tutto il necessario….
A parte questo c’è un progetto dedicato alla musica barocca del ‘600 che io amo particolarmente e che in tutti questi anni ho sempre inseguito senza riuscire a realizzarlo. Ora forse ce la farò…
Poi di sogni ce ne sono molti altri ma la bellezza è quella di poterli inseguire e non solo di sognarli.

Il jazz é sempre più musica senza frontiere, ormai ci sono collaborazioni di musicisti da tutte le parti del mondo. Se tu dovessi costruire un quintetto ideale che musicisti chi metteresti insieme?

Paolo Fresu jazzista sardoNon lo so perché nessuno potrebbe incarnare assieme tutto quello che si ama e tutto il jazz. Al di la del fatto prettamente musicale (che è fondamentale) metterei assieme persone che siano curiose ed aperte e che abbiamo voglia di spendersi in un vero progetto corale e condiviso. Sembra banale ma, se non c’è questa voglia, non ha senso suonare con i migliori musicisti del mondo nel momento in cui la musica che si fa non possiede un’anima.

Ti ho visto suonare jazz classico, jazz improvvisato, jazz colto, jazz tradizionale ma Paolo Fresu che cosa ama sopra di tutto?

Ama la buona musica ed il buon jazz. Risposta scontata? Mica tanto…. Amo la musica che mi emoziona. Che poi sia jazz o classica o altro non importa. MI ritengo un musicista di jazz naturalmente ma la storia del jazz non solo insegna ma suggerisce l’apertura verso l’altro e verso il nuovo. Per questo bisogna amare molte cose.


Puoi indicarci alcuni talenti nostrani che si stanno facendo largo tra le fila delle nuove leve jazzofile?

Rischierei di fare torto a qualcuno perché sono veramente troppi. Una volta me la cavavo facendo il nome del mio collega trombettista piemontese Fabrizio Bosso ma oggi Fabrizio è una realtà importante del jazz italiano e non solo. Più che parlare di persone e di giovani parlerei di un giovane jazz italiano che è la migliore rappresentazione della nostra creatività. E’ nel vasto fenomeno che l’humus produce e credo che i prossimi anni ci riserveranno molte sorprese.

 di Paolo Travelli

 


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