11, marzo, 2010
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E.A.Fossi

Date: 24-03-2009
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FESTIVAL DELL'EUROPA

Nel quadro della campagna di sensibilizzazione per l'iscrizione alle liste elettorali dei residenti stranieri, il  Service jeunesse et famille del Ministero della Famiglia, in collaborazione con il Commissariat du Gouvernement aux étrangers hanno organizzato sabato 28 febbraio (a partire dalle ore 18) una serie di manifestazioni musicali dedicate a giovani e meno giovani,  presso le “Carré Rotondes”  1, Rue de l’Aciérie à Luxembourg Hollerich (ex sito Paul Wurth). Tra i vari gruppi che suoneranno anche i tedeschi Qntal e gli italiani Spectra Paris.

PASSAPAROLA HA INTERVISTATO LA LEADER DEL GRUPPO ELENA ALICE FOSSI

Cantante del gruppo storico Kirlian Camera,  la modella Elena Alice Fossi ci racconta il suo rapporto con la musica elettronica, dark e l'industriale.

L’esperienza con i Kirlian Camera di Angelo Bergamini  in che modo ha contribuito a creare il tuo personale concetto di musica?

Già essere a contatto con una persona come Angelo Bergamini è un’esperienza a sè stante, incredibilmente lontana da tutto, come lui è, appunto. E, proprio per questo motivo, difficile da descrivere. Con lui da subito ho trovato la massima complicità e da lui ho potuto imparare davvero tanto.

KC, si sa, è una band di cui si è detto di tutto, amata da molti e discussa da molti altri. Ci sono stati periodi piuttosto faticosi, dove ci sembrava di dover combattere contro i mulini a vento, come Don Chisciotte! Ognuno ha voluto metter bocca nelle nostre cose, tutti si sono sempre sentiti tranquilli nel catalogarci in un contesto o in un altro, nell’accusarci o assolverci, con la convinzione e la presunzione di sapere chi sia Kirlian Camera veramente. E’ stato buffo e doloroso per noi ascoltare e non capire come fosse possibile tutto questo. La musica è un veicolo del cuore, essenzialmente. E’ una semi-materializzazione dell’anima. Il nostro lavoro insieme ci ha sempre coinvolti totalmente. Con Angelo ho potuto finalmente lasciarmi andare. Questo mi ha permesso di fortificare certi lati del mio carattere. Con lui sono cresciuta  tra le lacrime - mai gratuite - di un accordo, sincero e puro desiderio di bellezza, e le ritmiche che, a tratti, sembrano percuotere con violenza i lembi della nostra pelle. Ogni emozione si muove viva tra le note. Non esiste tecnica, teatralizzazione o finzione di nessun tipo. Ogni cosa si trova dove deve essere. Per me questo è l’insegnamento più importante.

Il tuo gruppo “ Spectra Paris” é formato da sole donne. Donne che pero’ estrapolano dalle loro ugole un’energia formidabile. Qual é il vero punto di forza della tua band?

Ho iniziato questo cammino da sola, con l’intento di creare una band sensuale e allo stesso tempo forte ed ho per questo motivo riposto la mia attenzione su una band tutta al femminile. Musicalmente ho cercato un impatto più rockistico e glam rispetto al passato, che rispecchiasse ed in cui continuassero ad emergere i miei stati emozionali. Il risultato di tutto questo è stato “Dead Models Society”, il mio primo album come SPECTRA*paris, e la mia massima soddisfazione è stata quella di vedere un’audience capace di recepire gli accostamenti per certi versi azzardati che questo disco raccoglie. Quindi, moda e sangue, divertimento e cinismo, noir e sarcasmo, elettronica e chitarre rock… Ma, alla fine di tutto, la vera forza risiede nella band stessa. Quando ho finalmente trovato le mie musiciste è nato subito uno strano feeling che in anni di lavoro raramente avevo avvertito così forte. Nel momento in cui la band si è cimentata nelle prime esibizioni live, abbiamo sentito il pubblico riscaldarci il cuore e ci siamo ritrovate unite più che mai. Questa sensazione è la vera forza; sentire un’appartenenza reale ad un progetto che va oltre la musica. Salire sul palco ed essere pronte ad esplodere, tutte quante, e tornare nel camerino, affannate, ma con la voglia di reiniziare anche subito. E’ una fortuna, oltreché una forza!

Ti dividi tra la carriera di cantante e quella altrettanto importante di modella. Esiste una relazione tra queste due professioni? Faresti a meno dell’una per amore dell’altra?

Lavoro saltuariamente nel campo della moda perché inseguo da sempre l’idea della bellezza, quindi mi piace che corpo e mente non collassino. Riuscire a destinarli in un unico binario è per me un’esigenza e un divertimento. Per me una donna deve riuscire a sviluppare completamente la propria sensualità e la propria femminilità, ma con la forza di un TIR, senza trasformarsi necessariamente in “gattina”. Detto questo, la vera ed unica ambizione che ho è quella di trascorrere il resto della mia vita con la musica, finché morte non ci separi. Non c’è niente altro che possa avvicinarsi neanche minimamente a questo mio desiderio. Quindi la scelta sarebbe senza ombra di dubbio facile e indolore!

Che cosa significa per il vostro gruppo partecipare ad un evento  di grande importanza come il "Festival dell’Europa" ?

Non possiamo che essere onorate di questo invito. Intanto, dico con sincerità che il Lussemburgo personalmente mi ha sempre attratto. Inoltre, anche se non conosco molte delle bands che vi si esibiranno, e di cui, per questa ragione, non posso esprimere un giudizio ora, ho sentito parlare molto bene di questo evento. Così, risulterà un po’ mieloso, ma spero più che mai di piacere al pubblico lussemburghese che vi si radunerà!

Quali sono i vostri prossimi progetti con il mitico gruppo dei Kirlian Camera?

Dal momento che è appena uscito un album per noi molto importante, siamo ora in un profondo stato di fibrillazione. Sicuramente ci saranno concerti da fare e ci stiamo preparando per questo. A questo proposito la nostra idea è di proporre uno spettacolo rinnovato e con un uso maggiore di musicisti. Inoltre, sta per essere finalmente pronto il best of KC, che si intitolerà “Odyssey Europa”, un viaggio musicale lungo 30 anni, che uscirà nella confezione doppia in digipak e in edizione limitata di 4 album, dove troverete assemblate anche proposte musicali davvero rare. Un vero e proprio condensato che riassume una lunga - e complicata! – odissea…

di Paolo Travelli

 

 


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