11, marzo, 2010
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Giuliana Andreini

Date: 14-02-2009
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Giuliana Andreini una psicologa a servizio della comunità.

 

Di matrice cognitivistica, specializzata in psico-oncologia, la dottoressa Andreini ci racconta un mestiere  difficile e interessante.

 

Bergamasca, 40 anni, sposata con due figlie, Giuliana si laurea in Psicologia a Padova, con una tesi sugli operatori dei reparti di oncologia. Dopo l'esame di Stato lavora nell'assistenza domiciliare all'interno di una ASL per conto di una cooperativa sociale di Bergamo, occupandosi di cure palliative e assistenza ai pazienti affetti da patologie invalidanti e con problemi neurologici e psichiatrici

"Quella di occuparmi della psico-oncologia - racconta Giuliana - è stata una scelta vera e propria". All'Ist. Nazionale Tumori di Milano segue una formazione completa per incoraggiare il paziente a verbalizzare pensieri e sentimenti negativi relativi alla malattia, chiarificare ed interpretare comportamenti ed emozioni disadattive relative al cancro, aiutare il paziente e la sua famiglia ad affrontare l’incertezza del futuro e le tematiche esistenziali.

Trasferitasi in Lussemburgo per seguire il marito, lavora prima al Foyer Reckental dove, grazie al riconoscimento del diploma e ad un corso di lussemburghese, ricopre il ruolo di psicologa d'equipe e poi come psicologa all'Ospedale di Kirchberg, dove esercita tutt'ora.

Al suo attivo uno stage di psichiatria al Centre Hospitalier (CHL) e un Corso di specializzazione in Psicoterapia cognitivo comportamentale all'Università di Louvain-la Neuve (B). "Sono stati anni duri di studio e lavoro –  racconta - ma oggi posso dire che sono contenta della scelta di lavorare in psichiatria perché non si puo' fare questo mestiere senza essere passati da li".

Dal 2005 l'Ospedale di Kirchberg grazie ad una modifica della legge del 26 maggio 1988 (che prevede che in ogni città del Granducato ci sia un centro di cura per situazioni di crisi, ndr) si occupa dei trattamenti sanitari obbligatori di pazienti con disturbi mentali, funzione che veniva esclusivamente ricoperta in precedenza dall’ospedale di Ettelbruck, CHNPE.

L'Ospedale si occupa della presa in carico in fase acuta del paziente, della sua stabilizzazione, del trasferimento in altre strutture di riabilitazione e/o del reinserimento sociale.

"Ci occupiamo dei pazienti ospedalizzati (15 posti letto, ndr) che soffrono di vari disturbi mentali: depressione, dipendenza da sostanze, ansia, psicosi, disturbi del comportamento, ecc. Esiste anche una forma di day-hospital, nei casi in cui il paziente puo' rientrare a casa la sera dopochè, durante il giorno, segue in ospedale i gruppi terapeutici, arte terapia, ergoterapia, sport terapia". Principalmente Giuliana si occupa di pazienti adulti.

"Dopo i colloqui individuali e l'affiancamento dell'equipe medica per le diagnosi, si passa ai gruppi terapeutici, i trattamenti, i colloqui con le famiglie. L'approccio del paziente all'equipe multilinguistica – ci spiega la Andreini - è molto positivo perché non si rischiano casi di isolamento".

Partendo da una generale riflessione sulla Legge Basaglia, ci addentriamo nel discorso sulle particolarità dei servizi di salute mentale in differenti Paesi europei.

Senza voler essere esaustive, conveniamo entrambe sui limiti di quella legge che, in Italia, fu positiva perchè chiuse i manicomi e identifico' il malato mentale come una persona con diritti e doveri ma che in pratica, in molti casi, fu di difficile applicazione.  Lo scorso anno, a 30 anni dalla sua approvazione, tanti sono stati i convegni per celebrarla o accusarla. E il mondo della psichiatria si è spaccato in due. Per alcuni è troppo ideologica mentre per altri è una legge di civiltà.

“Anche se non lavoro piu in Italia – conclude la psicologa -  questa legge rimane un faro per la psichiatria moderna; anche qui in Lussemburgo l’orientamento è verso le strutture di  recupero sociale, l’inserimento lavorativo, le comunità protette, piuttosto che il ricovero a lungo termine”.

p.c.

 


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