11, marzo, 2010
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Claudio Petrillo

Date: 18-11-2008
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Claudio Petrillo un civile in zona di guerra

Claudio Petrillo, romano, classe 1968 è pronto a ripartire per l'Afghanistan. Dal 2006 lavora alla NAMSA. La sigla, forse, è nota soltanto agli addetti ai lavori, ma la NAMSA, cioè la principale agenzia NATO di gestione e supporto logistico, fu fondata in Francia nel 1958; dieci anni dopo, a causa del raffreddamento di Parigi nei confronti dell'Organizzazione, emigrò a Capellen, in Lussemburgo.

I settori di intervento della NAMSA comprendono, fra gli altri, il supporto alle operazioni militari della NATO, l'approvvigionamento comune di ricambi ed altri beni, la fornitura dei servizi necessari a sostenere i diversi sistemi d'arma impiegati. Compiti in questi ultimi anni decisamente aumentati, avendo esteso l'operato in più progetti di smilitarizzazione mirati a distruggere mine anti-uomo, munizioni convenzionali ed armi leggere.

Claudio Petrillo, fa parte del personale civile della NAMSA e, in particolare, è il responsabile del servizio qualità per il suo dipartimento chiamato LO-RS (Sustainment section) dove ha il compito di monitorare le ditte che offrono i propri servizi alla base NATO di Kandahar, antica capitale dell’Afghanistan, ora seconda città in ordine di importanza.

"La base NATO a Kandahar conta circa 12mila soldati che oltre ad impegnarsi in azioni di sicurezza sul territorio hanno bisogno di dormire, mangiare, lavarsi come tutti i comuni comuni mortali. Il mio servizio è propriamente operazionale e rientra nella logistica e nel supporto in questo caso, in una zona di guerra. In particolare la NAMSA indice gare d’appalto per rifornimenti di servizi. In qualità di responsabile della qualità, della formazione e Auditor ufficiale, specializzato sull’ ISO 9000 (ISO 9000 identifica una serie di norme e linee guida sviluppate dall’ISO (International Organization for Standardization) che propongono un sistema di gestione per la qualità, pensato per gestire i processi aziendali affinché siano indirizzati al miglioramento della efficacia e dell'efficienza della organizzazione oltre che alla soddisfazione del cliente, NdR) monitorizzo che il fornitore rispetti le clausole del contratto e soprattutto che il servizio reso miri alla continua soddisfazione del cliente. Quando questo non avviene, cerco, insieme ai colleghi, di trovare una soluzione adeguata ed efficace in tempi rapidi, affinchè il problema si risolva".

Petrillo è già stato in zona di guerra 4 volte, con un soggiorno che è variato dalle 3 settimane ai 4 mesi consecutivi. Riparte in novembre. Questa volta rientra prima di Natale. E’ consapevole del pericolo e ci racconta: "Viviamo nel deserto, confinati dietro a un filo, in austere condizioni di vita e lavoro. A volte mi sembra di vivere in una prigione a cielo aperto ma la fratellanza che si stabilisce con i membri del tuo stesso servizio è cosi forte che è difficile ritrovarla altrove".

Un pericolo reale causato dagli attacchi dei talebani che nonostante la presenza dei militari americani, canadesi, inglesi, olandesi, francesi che fanno parte dell’Allenza, non fermano la loro guerra.

Naturalmente ci vuole un carattere forte per affrontare certe esperienze. Scegliere un lavoro che implica delle missioni in zone di guerra, specialmente per un civile, presuppone una grande forza, soprattutto nell’adattarsi, anche se solo a tempo determinato, a condizioni "anormali" e nel dover convivere forzatamente in uno status vivendi non sempre sicuro, per non parlare della nostalgia che ti assale pensando agli affetti lontani.

"Naturalmente abbiamo attività ricreative, nella base ci sono 4 caffè, una palestra, un ristorante ma la maggioranza del tempo è dedicato al lavoro (si lavora sette giorni su sette senza orario)". Il solo momento per entrare in contatto con la popolazione locale è il sabato mattina, quando gli artigiani locali, solitamente uomini e bambini, partecipano al grande Bazar.

"E’ un momento di allegria" dice Petrillo e forse quello è il solo momento in cui l’idea di essere sempre "sotto tiro" si allontana.

La NATO è in Afghanistan per azioni di controllo e di protezione della popolazione, creazione di infrastrutture, ospedali, centrali idroelettirche, aeroporti, bonifica del territorio dalle mine.

Quello che resta nel cuore di Petrillo quando rientra in Europa è che fare questo lavoro in un Paese sconfinato rende i rapporti umani piu’ veri e sinceri. Certamente un modo per apprezzare valori della libertà, della fratellanza e della famiglia come per niente scontati.

(Intervista raccolta da Paola Cairo)


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