Pieranunzi-Bianchi
Date: 10-11-2008
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Enrico Pieranunzi e Massimo G. bianchi in concerto!
Si esibiranno a Opderschmelz, il Centre culturel Régional di Dudelange il prossimo 27 novembre (ore 20).
PassaParola li ha intervistati per voi.
Enrico Pieranunzi
Dopo tanti anni passati a suonare con i più grandi artisti della scena jazz mondiale e dopo aver inciso più di 60 cd come si trova la voglia di sfidarsi attraverso la rilettura dell’opera di Scarlatti?
Si trova lasciandosi andare a una musica che si credeva di conoscere e che si rivela invece completamente nuova, imprevedibile, sconosciuta…una musica piena di vita, di fantasia tutta mediterranea, di invenzione, di arguzia e di struggimento. Una musica, tra l’altro, che sembra essere improvvisazione scritta e che perciò si inscrive nel flusso cangiante dell’ esistenza. La voglia di sfidarmi me l’ha data proprio il jazz, che è molto più di un “ linguaggio”, come comunemente si pensa…è invece un atteggiamento verso la musica, verso il mondo forse…E’ grazie ad esso che un musicista si sente continuamente proiettato verso il non noto, verso zone del suonare e dell’ improvvisare cui mai avrebbe pensato. Il jazz è un motore capace di spingerti verso dove non avresti mai creduto di andare…così dal 2007 ho iniziato quest’avventura, ho trovato nel grande Maestro barocco un ideale, straordinario compagno di viaggio.
Come nasce l’incontro con Massimo Giuseppe Bianchi?
E’ stato una sorta di crescendo rossiniano: l’ho conosciuto qualche anno fa nella veste di organizzatore, poi ho scoperto che si trattava di un preparatissimo collega; quindi, come una sorta di contagio, è nata in lui una passione sempre più sfrenata per il jazz. A quel punto sono stato per un po’ suo consigliere riguardo alle cose jazzistiche finché, con una sorta di pudore, egli m’ha rivelato che silenziosamente ma inesorabilmente il demone dell’improvvisazione si era impossessato completamente di lui. Quando il Maestro Bianchi si è finalmente palesato in questa veste - per lui e anche per me del tutto nuova - sono stato colto da sincera curiosità e, a quel punto, si sono svolti i nostri primi incontri musicali i cui esiti sono stati talmente positivi da indurci a formare un duo stabile. Duo che si muove con disinvoltura e una notevole dose di agilità intellettuale tra tradizione scritta e prassi improvvisativa. Con risultati davvero stimolanti e non di rado, devo dire, entusiasmanti, sia per noi due che per il pubblico.
Dopo aver suonato con tutti i più grandi esponenti del jazz mondiale con chi ameresti tornare a suonare?
Alcuni grandi con cui ho suonato in un passato ormai lontano purtroppo non ci sono più; con almeno tre di loro (Chet Baker, Art Farmer e il grande amico Johnny Griffin che ci ha lasciato anche lui da poco) mi sarebbe piaciuto suonare ora di nuovo…ma questo naturalmente implicherebbe una di quelle macchine del tempo di cui si legge solo nei romanzi di fantascienza. Da loro ho imparato tanto e con loro ho condiviso momenti magici di un’intensità fortissima, indimenticabile. Ci sono altri musicisti comunque con cui ho collaborato e con cui suonerò di nuovo. Uno è il grande batterista Paul Motian, mio complice in diversi cd. Ci incontreremo di nuovo a New York a fine ottobre, per due serate al Birdland insieme ad un grande del contrabbasso – Steve Swallow – con cui invece non ho ancora mai suonato. Poco dopo questo incontro, mi rivedrò sempre al Birdland con John Patitucci, fenomenale contrabbassista che farà parte di un quintetto “latino” con cui è in programma un’incisione live. Poi mi piacerebbe ricondividere il palco o lo studio d’incisione con due compagni d’avventura - Marc Johnson e Joey Baron – insieme ai quali ho fatto tantissima, meravigliosa e specialissima musica. Proprio a gennaio 2009 uscirà “Dream dance”, ultimo cd di una serie di incisioni realizzate in trio con questi due raffinati, splendidi musicisti. Una serie iniziata tanti anni fa, a metà degli anni ’80.
Massimo Giuseppe Bianchi
Leggendo il tuo curriculum si deduce che i tuoi studi sono particolarmente di natura classica in particolare cameristica. In che modo ti sei avvicinato al jazz?
Il jazz è una passione relativamente recente, sbocciata all’improvviso e sviluppatasi subito intensamente.Io vengo da studi classici. Però sin da bambino amavo improvvisare, anche se non in stile jazzistico cosa a cui, del resto, non sono particolarmente interessato neanche adesso. Ricordo per esempio lunghe improvvisazioni su temi del “Rigoletto” cui la mia mamma assisteva, con santa pazienza. Quello che mi interessa ora è cercare di fare buona musica con un mio vocabolario, che naturalmente affonda le sue radici nella musica “classica” e “contemporanea” ma si arricchisce delle musiche con cui vengo via via a contatto, prima fra tutte il jazz. Quanto a quest’ultimo poi, devo aggiungere che il primo disco che mi fece innamorare del jazz fu proprio dello stesso Enrico Pieranunzi – che allora non conoscevo – in duo con il contrabbassista Marc Johnson intitolato “The dream before us”.
Mi fece capire quali ampi spazi di creatività e di poesia potesse dischiudere l’improvvisazione ma soprattutto…mi piacque molto! e tuttora lo ascolto molto spesso.
Ebbi poi la grande fortuna di venire apprezzato e incoraggiato da Enrico, e dal lì è nato questo duo : la musica che facciamo prende le mosse da come siamo, dal piacere che ogni volta scaturisce dallo stare insieme e soprattutto dalle passioni comuni : è musica radicale perché segue la strada del nostro sentire senza essere continuamente tormentata dall’ossessione di piacere a tutti (deve piacere solo a noi , che però siamo abbastanza esigenti!!) ; ma è anche naturale nel senso che non è frutto di calcolo, di una strategia commerciale. Segue, insomma, una linea espressiva. Comunque seguo il jazz con passione : tra i musicisti in attività che ammiro particolarmente vorrei citare, oltre al già citato Enrico Pieranunzi di cui non perdo mai un concerto: Gianluigi Trovesi, Brad Mehldau, Louis Sclavis, Wayne Shorter.
Dopo l’avvicinamento al jazz di matrice soprattutto improvvisata, hai altri progetti di contaminazione con altri stili musicali ad esempio rock o pop?
Il pop mi piacerebbe se non mi annoiasse. Sono convinto che esista da qualche parte sulla terra della musica pop interessante solo che io non la conosco : il limite è mio. Quanto al rock, suono un programma in “piano solo” dedicato alle musiche di Frank Zappa, che conosco poco per dire il vero (quasi solo le musiche su cui improvviso) ma mi piace molto, era un genio sicuramente e credo fosse pure una persona molto simpatica!..E’ un progetto che mi sta dando molte soddisfazioni. Nel rock ci sono stati ( e forse ci sono anche oggi, ma è una scena che non seguo) grandi artisti nel passato, non è il mio mondo ma è un genere nobilissimo che rispetto molto. Invece non amo la cosiddetta “world music”, così come non mi piace la cucina internazionale : prediligo i cibi locali possibilmente gustati, per l’appunto, “in loco”. Naturalmente è questione di gusti.
Intervista raccolta da Paolo Travelli