Eugenio Bennato
Date: 20-03-2007
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Ciao Eugenio, abbiamo qualche domanda da porti in merito al tuo concerto che terrai il prossimo 22 luglio (2006, ndr) qui da noi a Lussemburgo.
Guardando la tua agenda ci rendiamo facilmente conto di quanto sia ricco il panorama di luoghi che sei in procinto di visitare e che hai gia visitato. Possiamo dire che sei tu che hai esportato il fenomeno “taranta power” nel mondo?
Sicuramente ho iniziato io a diffondere questo ritmo nel mondo, la stessa parola taranta è una mia invenzione che si è diffusa largamente anche in Italia
Puoi spiegarci se ci sono luoghi che ti affascinano particolarmente quando sei in tour? Quali sono quelli in cui ti senti particolarmente a casa?
Mi sento a casa in ogni parte del mondo sia perché amo il viaggio e dovunque c’è musica e umanità da scoprire sia perché i nostri connazionali sono presenti e attivi dappertutto e sono uno specchio fedele ed evoluto delle nostre radici.
Puoi presentarci Hasna El Becharia l’artista che sarà con te nella splendida abbazia di Neumunster?
Hasna è una voce straordinaria e rappresenta la storia di una musica fascinosa e coinvolgente: il gnawa, come la taranta, è un ritmo che avvolge l’ascoltatore e lo trasporta verso orizzonti nuovi ; il giro melodico è una musica che parte e potrebbe non finire mai, come tutta la musica popolare.
La tua ricerca nella musica etnica nasce con la Nuova Compagnia di Canto Popolare di cui eri parte fondamentale. In che modo il tuo approccio con la musica popolare si è evoluto nel tempo?
Dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare che ho fondato nel 1970 sono passato a Musicanova in cui l’esperienza della ricerca si è riversata in un’attività di composizione. Ho scritto nuove ballate e nuove melodie sui ritmi tradizionali che ancora oggi vengono eseguite da migliaia di ragazzi in Italia nei loro raduni e nelle feste popolari. Ma il passo decisivo è stato Taranta Power che ricollega tutta la musica etnica del Sud alla magia del ragno che avvelena e della danza liberatoria che salta. In quel momento il pubblico diventato protagonista ha creato un movimento vero, vasto e denso di futuro. Con “Che il Mediterraneo sia” il movimento si allarga per includere la grande poesia dei popoli Mediterranei; con “Sponda sud” lo sguardo si inoltra nei percorsi misteriosi di tutti i Sud del mondo.
(di Paolo Travelli per PassaParola/Luxembourg)